Tuesday, July 27, 2010

Storia di Julia. E di Frank. E anche mia

Yesterday is dead and gone - thanks God for that

And tomorrow is out of sight - thanks God for that too


(Kris Kristofferson)

Vi avverto, questo sarà un lungo post. Una sbrodolata indegna. E' l'ultimo per un bel po'. No, non vado in vacanza. Sono in missione per conto di Dio e non posso permettermelo. Ma sarò offline da tutte quello che non posso permettermi di essere. Allora devo fare il punto della situazione e poi concentrarmi su altrove. Ho bisogno di concentrarmi. Dove ho messo le anfetamine. Cazzo sta la coca? Per quello che dovrò fare nelle prossime settimane me ne serve un bel tiro lungo. Ah già, la coca è tutta all'Hollywood, così dicono dai filmati che hanno fatto le telecamere nascoste nei cessi del noto ritrovo milanese. Se la sono soffiata nelle narici tutta quanta Belen e la sua amica. Ma ...zzo dico io, è da quando sono arrivato a Milano nei primi anni 80 che tutti dicono e tutti sanno che all'Hollywood ci girano montagne di neve. E nel 2010 fanno la scoperta ufficiale. Forse perché l'Hollywood è da sempre il ritrovo dei calciatori - quelli fighi quelli di serie A - e allora certa gente è più potente anche dei politici. Fra un paio di settimane l'Hollywood riapre che credete.

No, sto bene così. Insomma. Sono contento. Stamattina avevo solo pensieri di morte, ma è colpa di quella big yellow fuckin' moon come dice Nick Cave, che mi manda fuori, è sempre così. Oddio Nick Cave, devo chiamare Londra, la mia amica Ch. incontrava il Grinderman oggi pomeriggio. Sono preoccupato. Ma no, lei sa tenere testa anche al Grinderman. Sto bene perché dopo un anno ho scoperto che riesco ancora a scrivere. Pensavo di aver perso la musa, come si dice, o di non averla mai avuta in realtà. Vabbè, un anno fa circa esatto perdevo anche il lavoro, e nei mesi successivi ne ho perse tante altre di cose, compresa parte del mio cervello. Però nelle ultime settimane mi sono sorpreso. Zzzo ce la posso ancora fare. Alla faccia di chi mi vuole male.

Ho visto dei bei concerti, anche, nelle ultime settimane. Mark Knopfler, che senza Dire Straits non avevo mai visto, ed è stato un bel sentire. Potete leggerne qua. Poi sono andato a sentire Paolo Nutini e lo so che non fa fico dire che piace, non è abbastanza indie alternative, ma dio se canta il ragazzo. Non fa fico perché vende dischi e piace un po' a tutti, ma è stata una serata divertentissima. Eccolo qua, il Nutini boy. Infine Kris Kristofferson. Wow. Lui sta qua. Forse è stata tanta buona musica a farmi ritrovare la forza e la capacità di scrivere.

Allora, ho anche dei debiti da pagare, dopo questo anno di sopravvivenza forzata. Niente di meglio che saldarli per ricominciare. Non so da che parte girarmi visto che di gente che mi ha tenuta stretta per i capelli che non ho negli ultimi tempi ce n'è stata parecchia, ma essendo questo un blog a tema musicale, qusta sera parleremo di due musicisti. La prima è Julia. Per quei tre o quattro che hanno comprato il mio libro "Do You Believe in Magic?" e gli altri cinque che me lo hanno scroccato a-gratis e si fossero chiesti chi era la Julia a cui è dedicato il capitolo "Storia di Julia", eccola qua. Ladies and gentlemen, please welcome la più bella voce di Germania. E' appena uscito il suo secondo, bellissimo cd, che si intitola "69.9", però non ci sono ancora videoclip dei nuovi brani, così vi farò ascoltare un pezzo del suo disco di tre anni fa che comunque era bellissimo anche quello. Julia è una songwriter straordinaria, è una ragazza bellissima e poi è mia amica. Una sera di febbraio che vagavo in macchina per Milano con una bottiglia al posto del volante e altre due ormai vuote sul sedile a fianco, mi arrivò un messaggino. "Sending snowy snowy greetings from Berlin, Julia". In quel momento lì fu abbastanza per farmi smettere di bere. Il cielo sopra Berlino, grazie J. Per cui che qualcuno le organizzi delle date in Italia, please, e comprate i suoi dischi. Vi farà solo del bene, http://www.julianoack.com



L'altro è Frank. Faceva capolino da qualche parte anche lui nel mio libro, non ricordo esattamente dove ma fa lo stesso. A lui credo di dovere anche dei soldi oltre a qualcosa d'altro, per cui cominciamo a sdebitarci. Ma no, Frank D'Acri ha fatto davvero un bel disco, alla fine. Esce il 10 settembre, ma cominciate a farvi le orecchie. Non ci credevamo in molti che ce l'avrebbe fatta, ma ce l'ha fatta. Ha tirato dentro un bel po' di musicisti coi controcoglioni, tipo il grandissimo - in tutti i sensi, anche fisici - Mark Harris, già produttore di de André. Ho visto questo disco nascere da un divano in una casa che non c'è più fino a uno studio di registrazione che credo ci sia ancora, e ne sono fiero anche io, in minima parte. http://www.myspace.com/frankdacri . Eccolo qua, ne parleremo ancora di Frank visto che gli devo dei soldi. Ma anche no. Anzi potrei organizzare un tour congiunto di Julia + Frank.



Che l'estate sia con voi. Io ho un libro da finire. Questa volta dovrei farcela. Thanx ev'body.

Friday, July 23, 2010

Me and Bobby McGee



Notte fonda, notte di afa pura. Che non hai neanche voglia di ascoltare musica. Mi "fisso" un altro drink, il drink dell'estate 2010, doppio bitter campari con dose abbondante di martini rosé o bianco a seconda delle serate. Certe volte ci butto dentro anche del vino rosso, nei bitter campari e se pensate che faccia schifo allora non leggete il cocktail che ha inventato il chitarrista dei National: vino rosso, vodka e martini. Lo devo provare, comunque. L'estate è ancora lunga. Mi fisso un drink o è il drink che fissa me. Accendo il tv color e c'è un film di vampiri, però mi acchiappa. Anche perché l'amico del protagonista è un vecchio - straordinario folksinger o countryman che dir si voglia. Mr. Kris Kristofferson. Che piacere rivederlo ancora in giro. Seppure in tv. Che lui, a suonare in Italia, non ci è mai venuto. Alla tua, Kris.



"Tijuana!" mi dice sorridendo e indicando la scrittina sulla mia t-shirt. Tijuana che. Sono in brodo di giuggiole come mai e faccio fatica a capire cosa stia succedendo. In Italia, finalmente ci è arrivato. L'ambientazione è un po' quella di un set hollywoodiano e ci sta per uno che ha fatto film con Barba Streisand e anche quel film di vampiri che stavo guardando una decina di notti fa. Il concerto è stato da paura. Ma adesso siamo stati invitati a incontrarlo. Nel salone del Castello Sforzesco dove ci troviamo, lui è in mezzo alla sala che aspetta, a turno, di salutare gli ospiti. Davanti tre o quattro fotografi. Sembra un po' quando si va a salutare il Papa, non che ci sia mai andato. Si va, ci si stringe la mano e si dicono cose senza senso, sapete come fanno i capi di stato davanti ai fotografi. E' il mio turno, e la macchina della mia fotografa che mi sono portata dietro appresso non funziona. Even the losers get lucky sometime. Torno da lui due volte con classica figura del pirla ma lui se la ride sempre - penso, ma quanto è figo quest'uomo - e sto aspettando adesso la foto ufficiale del fotografo ufficiale, speriamo arrivi presto, ma non servirà a cambiare la mia espressione beota che già traspare evidente in questi scatti. Che volete farci. Lui di anni ne ha 74 ma li porta meglio di me. Penso, ma dov'è Johnny Cash? Pat Garret? Billy The Kid? Vorrei arrivasse Alias a portarmi giù a Durango. A romance in Durango.


La recensione del concerto



Oh Lord, help me make it through the night. Esco dal salone del castello che gli amici mi devono sorreggere. Ho bisogno di un drink. Qualcuno mi fissi un drink.

Monday, July 19, 2010

Pensieri sparsi (per un amico)

E hai ottenuto quello che

volevi da questa vita, nonostante tutto?



E cos'è che volevi?

Sentirmi chiamare amore sentirmi

amato su questa terra


(Raymond Carver)



Le donne sono gli unici realisti. Il loro solo scopo nella vita è di circoscrivere con il loro realismo l'estravagante, eccessivo e a volte ubriaco, idealismo degli uomini
(G.K. Chesterton)


E la vita non è strana, la vita è più grande di noi. Essa ci conduce. Non cercare di fermarla.

Saturday, July 17, 2010

The neighborhood bully

Well, the neighborhood bully, he’s just one man
His enemies say he’s on their land
They got him outnumbered about a million to one
He got no place to escape to, no place to run
He’s the neighborhood bully




The neighborhood bully just lives to survive
He’s criticized and condemned for being alive
He’s not supposed to fight back, he’s supposed to have thick skin
He’s supposed to lay down and die when his door is kicked in
He’s the neighborhood bully




What has he done to wear so many scars?
Does he change the course of rivers? Does he pollute the moon and stars?
Neighborhood bully, standing on the hill
Running out the clock, time standing still
Neighborhood bully





Nelle foto: Bob Dylan a casa del rabbino David Pinto, Parigi, 1994

Wednesday, July 14, 2010

On a night like this



Sono le due e venti del mattino. Sto finendo un pezzo sul concerto dei Midlake che ho visto qualche ora fa e l'intervista che ho fatto a Tim Smith della band nel pomeriggio. Il pezzo non riuscirò a finirlo, ho svegliato tutta la famiglia ormai. Ma di dormire non se ne parla neanche. Al Magnolia, dove i Midlake hanno trionfalmente suonato nonostante un pubblico beota di presenzialisti radical chic da centro sociale de 'noiartri, un impianto audio degno di uno stereo del reader's digest degli anni 70, c'erano troppi fantasmi e troppo vibrazioni meravigliose per riuscire adesso ad andare a dormire. Quando l'articolo sarà finito, chi avrà il buon cuore se lo leggerà, sapete dove (eccolo, l'ho finito...). Io, come dicono i Midlake, "insegnerò ai miei piedi ad andare con una gioia, una gioia che devo ancora trovare". E come mi ha detto oggi (ieri, sorry) pomeriggio Tim Smith, "non so cosa sia la gioia, la devo ancora trovare".



Mi resta la sua bella faccia alla fine del concerto, quando dopo aver firmato un po' di autografi ci salutiamo, e gli dico continua a fare musica Tim, per favore, ne abbiamo bisogno della tua musica. Vorrei dirgli che le canzoni dei Midlake, in un periodo particolarmente di merda della mia vita, qualche mese fa, mi hanno letteralmente salvato la vita, ma evito. Cosa gliene può fregare. Lui scuote il capo un po' sconsolato, poi dice fra se e se: "Sì, hai ragione, devo mettermi sotto, devo scrivere altre canzoni". Ecco. Una notte al Magnolia, dove ho schivato qualche fantasma ma altri me li sono trovati davanti. Inevitabile. Ma bello, bellissimo.


L'amico Lorenzo Randazzo, che ha fotografato





Le foto del concerto sono di Alessandro Armadillo Man Maggiori



Monday, July 12, 2010

O.M.G.!

Rock Fans Outraged As Bob Dylan Goes Electronica



NEWPORT, RI—Audience members at the Newport Rock Festival were "outraged" Monday when rock icon Bob Dylan followed up such classic hits as "Like A Rolling Stone" and "Maggie's Farm" with an electronica set composed of atonal drones, hyperactive drumbeats, and the repeated mechanized lyric "Dance to the club life!"

"We came here to see the authentic Dylan, the one with the Stratocaster guitar and signature wild blues-rock band behind him," audience member Robert Hochschild said. "Then he walks out with these puffy headphones, some turntables, and a laptop? The guy's a Judas." When asked later about his musical transformation by reporters, Dylan said he had nothing to say about the beats he programs, he just programs them.

Tuesday, July 06, 2010

You can't always get what you want

neanche se ti chiami Mick Jagger.



I mondiali più brutti di tutti i tempi? Bah, mi sa di sì. Ma chissefrega io sto aspettando il 13 luglio come se fosse il giorno di Natale.



Il 13 luglio. Arrivano. In Italia.


Per la prima (l'ultima?) volta.


Al festival della zanzara aka Magnolia.


Loro.






Mid-fuckin-lake

Sunday, July 04, 2010

Tristitudine *

Mi sono tagliato la barba - il pizzo cioè - e quello che sto vedendo non mi piace. Cioè, non è che anche con il pizzo fosse un gran bel vedere, ma la faccia che sto osservando allo specchio non so di chi sia. Come se otto mesi circa con il pelo sul viso mi avessero fatto dimenticare quello che ero prima. Oppure otto mesi dopo non c'è più quella persona che avevo conosciuto per 47 anni. C'è qualcun altro, una faccia perplessa che non conosco e che mi osserva. Vediamo se riusciremo a fare amicizia, con questo nuovo personaggio che è arrivato a casa mia. Altrimenti lascio ricrescere il pelo che mi ero affezionato a quel tipo lì.

* Tristitudine non è un termine mio. Ho fatto del "love and theft" e ho rubato questa meravigliosa parola (tristezza + solitudine) a the Mighty Diana, che adesso ha aperto anche un bel blog e come già in tante altre cose da lei c'è solo da imparare. Non ho capito però perché mi ha fatto aprire un account su twitter. D., a che serve twitter?



Stanotte verso le due ho finito di leggere Just Kids di Patti Smith. Ho pianto parecchio leggendolo, specie alla fine, però non è un libro che dà tristitudine, tutt'altro. "Finalmente al cospetto del mare, dove Dio è tutto, riuscii a calmarmi", dice Patti Smith dopo la morte del suo amico/amante/fratello Robert M. Just Kids mi è stato regalato dalla mia amica Anna, in una scatola piena di meravigliose conchiglie bianche. Ho messo le conchiglie più belle sul mobile della sala, davanti ai volti di alcuni amici morti che mi fanno compagnia da quando non sono più qui, ma sono sempre qui. Così ho un pezzetto di mare in casa, e posso calmarmi anche io, come la Patti, quando la tristitudine prende il sopravvento. "Perché non so scrivere qualcosa che possa risvegliare i morti?" dice nelle ultime righe PS. "Questa ricerca è ciò che brucia più nel profondo". Già. Siamo destinati a bruciare dentro, fino al giorno in cui ritroveremo i nostri cari morti. Ma c'è il mare, ci sono le conchiglie, c'è Dio che è tutto in tutti.

Saturday, July 03, 2010

Just kids

Poiché l’arte canta di Dio, e a Lui appartiene in ultima istanza
Patti Smith



è veramente un fenomeno strano che tutti gli artisti, poeti, musicisti, pittori, siano materialmente degli infelici, anche quelli felici.

ciò riporta a galla l’eterno problema: la vita è tutta visibile da noi, oppure ne conosciamo prima della morte solo un emisfero?

dichiaro di non saperne assolutamente nulla, ma la vista delle stelle mi fa sempre sognare, come pure mi fanno pensare i puntini neri che rappresentano carte geografiche città e villaggi.


Vincent Van Gogh