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Wednesday, October 19, 2011

Satori in Paris



Anche io a Parigi ho avuto il mio satori (buddismo: illuminazione, risveglio, calcio in un occhio). L'ho avuto rileggendo dopo anni "Satori in Paris", misconosciuto libro dell'ultimo Jack Kerouac, che tengo a casa in una teca, in quanto regalatomi dalla Nanda Pivano in prima edizione originale americana del 1968. L'anno in cui Jack morì. E' un libro straordinario, divertente e angosciante allo stesso tempo. Strano nessuno ne abbia tratto un film. E' il paura e delirio a Parigi (e Bretagna) dello scrittore americano, spassosissimo in certe pagine, quasi tutte, tristemente arguto quando profetiza la sua morte e la sua possibile redenzione, un alcolizzato che vaga di bar in bar tra Parigi e Brest alla ricerca dei suoi antenati.



Altri satori che ho avuto a Parigi: 1. Montmartre e il Quartiere latino non valgono Soho a Londra o il centro storico di Roma. 2. I francesi non hanno ancora scoperto la scala mobile, fanculo alle migliaia di gradini da fare a piedi in ogni stazione della metro. 3. I francesi fanno la fila a quaranta per volta per comprarsi un cono gelato. 5. Ci sono pochissimi tabaccai a Pariigi. Morale: aprirò una gelateria con tabaccheria a L'Isle de France. Comunque Parigi è bella, imponente, eccessiva, fin troppo grandeur. E la baguette è una delle cose più buone al mondo.











Un altro satori: il Pére Lachaise, cimitero dove riposano alcuni dei più grandi uomini e donne della storia è tenuto da schifo. Sporco, malandato, le tombe diroccate e spalancate all'incuria. In una tomba tipo cappellina ci sono anche entrato dentro per vedere cosa si prova a giacere in quel cimitero. E' arrivato Jim Morrison a farmi sloggiare quasi subito. Doveva farsi un goccio insieme a Oscar Wilde. Sono andato da Abelardo ed Eloisa che gentilmente mi hanno accolto con amore. D'altro canto all'ingresso la loro tomba è segnalata come quella degli amanti leggendari. E gli amanti non ti mandano mai via.







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