Non ho ancora fatto in tempo ad appoggiare le valigie in casa che da qualche parte si accende Mtv e parte il singolo del nuovo imminente album dei Pearl Jam. Oddio, The Fixer è di una bruttezza imbarazzante e il video che guardo di sbilenco mentre accumulo valigie su valigie è ridicolo. Si preannuncia un ennesimo grande disco inutile, quello di Vedder & soci, al pari di quello dei Black Crowes del cui singolo altrettanto orribile avevo dato qualche anteprima già a luglio (okkei, poi magari si tratta solo di due canzoni cessose in due dischi di alto livello, ma insomma credo valga ancora oggi la politica che il singolo 'annuncia-album' sia il pezzo migliore del disco in questione... o no?).
Intanto l'unica band nata dopo il 1979 che apprezzavo, specie in concerto, si è sciolta. Non so bene cosa sia successo, è successo altre volte, io comunque sto con Liam, che mi piace molto di più del noiosissimo fratellino, anche se è Noel che ha scritto tutte le grandi canzoni del gruppo inglese. Vabbè, avevano comunque detto che quello che dovevano fare a Milano ieri sera sarebbe stato il loro ultimo concerto per i prossimi cinque anni. Vuoi vedere che nel 2014 ci sarà la reunion degli Oasis? Comunque onore a un gruppo che fa suo il motto del better to burn than to fade away: di inutili gruppi rock è già pieno il mondo.
Mentre disfo valigie penso che non ho granché da aspettarmi per settembre, uno dei mesi che amo di più. A parte ovviamente le ristampe dei dischi dei Beatles (godo). Allora vale la pena consolarsi con una delle più belle canzoni settembrine di sempre, quando ancora esistevano grandi gruppi rock. Onore & amore ai Big Star:
Monday, August 31, 2009
Wednesday, August 19, 2009
Safe in heaven, dead
"Dottor Vites?". E' mezzanotte, il telefono sta squillando a casa mia mentre io e mia moglie, freschi sposini, ci dedichiamo agli obblighi matrimoniali. La voce dall'altra capo del filo è una voce stanca, ma calda. "Dottor Vites?": nessuno mi ha mai chiamato - né mi chiamerà - mai così. "Sono Nanda, Nanda Pivano. Ho ricevuto la sua rivista. Eh Bobby... Non l'avrò mica disturbata vero nonostante l'ora? Sa io a quest'ora comincio a lavorare. Ma lei cosa vuole da me?". Sarà l'ora, mezzanotte, sarà l'impegno a cui mi stavo dedicando, sarà che non ricordavo neanche più di aver spedito una copia della mia fanzine dedicata a Bob Dylan anche a lei, a Fernanda Pivano. Sarà che non mi sarei mai aspettato che lei mi avrebbe veramente telefonato. Che cosa voglio da lei? Ma veramente nulla. E' già abbastanza sapere che lei ha sfogliato quel giornaletto. "Vuole che la faccia scrivere sul Corriere della Sera? Tutti mi cercano perché vogliono qualcosa in cambio da me... Lei Dottor Vites è il primo che non mi chiede nulla".Forse perché non le ho mai chiesto nulla che quella notte nacque un'amicizia semplice e bella. Erano tempi, inizio anni 90, che della Nanda si erano dimenticati tutti. Non era ancora scattato quel meccanismo di sponsorizzazione che avrebbe accompagnato i suoi ultimi anni, quando personaggi che non avevano mai avuto nulla a che fare con lei e con il suo mondo facevano a gara per averla sul palco o sui loro libri. Lei era davvero sola in quei giorni, e malata. Andavo nella sua casa in via Senato a Milano, rigorosamente dopo le 8 di sera, una casa grande e buia, piena di pile di libri disordinati ovunque, anche sulle seggiole. Non sapevi mai dove sederti. Una infermiera se ne andava e lei compariva, piegata sul suo bastone. Piangeva, tanto. Nessuno mi cerca più. Mi lasciava frugare nei suoi armadi, tra i libri. Roba da far paura: gli originali del San Francisco Chronicle, libri con dediche di Hemingway. Mi permetteva di prendere quello che volevo, per fotocopiarmeli. Il romanzo autografo mai finito di Neal Cassady. Fossi stato lo stronzo che non sono mai riuscito ad essere avrei potuto sparire con quel ben di dio, farci dei soldi e magari anche una carriera.
Dopo andavamo a cena in Corso Venezia, un bel ristorante dove era accolta come una principessa. E finalmente la Nanda sorrideva. Prendeva sempre a fine cena una spremuta di mandarino. Non ci avevo mai pensato. Adesso bevo sempre anche io spremuta di mandarino.
L'ultima volta che ci siamo visti è stato tre o - credo - quattro anni fa. Eric Andersen era venuto a Milano a suonare a una presentazione di una nostra rivista. Aveva insistito perché andassimo a trovarla. "Eric non la sento da tempo, so che è molto malata". Alla fine andammo, aveva cambiato abitazione, una coppia di ragazzi molto zen si prendevano cura di lei. Parlammo, ci salutammo, ci tenemmo la mano. I suoi grandi occhi sorridevano come sempre quando c'era uno dei suoi "amici americani".Ieri sera ho chiamato l'amico Jacksie per dirgli che la Nanda se n'era andata. C'era anche lui quell'ultima volta con me ed Eric. Mi ha detto che qualche giorno fa se n'è andato anche Francesco, era il chitarrista di Eric Andersen quando il cantautore si esibiva in Italia. L'avevo conosciuto due anni fa a un loro concerto a Bergamo. Si vedevano i segni della malattia, ma lui diceva di sentirsi bene. Invece è andato anche lui, in questo agosto che farà pure un caldo torrido e bastardo, ma dentro di me sento freddo, con tutti questi amici che se ne vanno. "Care stelle", come ha detto la mia amica Clara.
Fossi stato bastardo nella mia vita oggi avrei una carriera. Invece sono sempre il solito sfigato, ma va bene così. Non ho una carriera, ma da ieri sera, ne sono certo, in questo grande meraviglioso cielo blu di agosto c'è una stella in più, e credo anche che, "al sicuro, in cielo" - safe in heaven dead come deciva il suo grande amico Jack Kerouac - ho una preghiera in più assicurata per la mia anima di peccatore.
Nessuno mi aveva chiamato Dottor Vites. Nessuno, adesso, lo farà più.
Monday, August 10, 2009
Last radio is playin'
Perché il film I love rock radio è così bello? Solo perché la storia che racconta è bella anch'essa? Non solo. Provate ad ambientare una storia come quella in una radio di oggi e quel film sarebbe una schifezza. E' un grande film, il miglior film rock insieme ad Almost Famous, che possiate vedere perché è pieno di grande musica. D'altro canto era il 1966 e 1967. Pensate alle schifezze che passano le radio di oggigiorno e capirete che una storia come quella poteva accadere solo allora. "E' meglio avere dei quasi amici che non avere amici per niente", come dice uno dei dj mentre la nave pirata sta facendo naufragio. Come Almost Famous, in fondo alla musica rock ci sono degli amici. Altrimenti non regge. "Rock'n'roll" allora, battendoci il petto come i magnifici protagonisti del film nella sua ultima scena.
Rock'n'roll è quella cosa a cui ha dedicato la sua vita un grande uomo morto improvvisamente pochi giorni fa. Agosto, come nel 1995 quando un amico mi disse che era morto Jerry Garcia. Qua, on the beach, dove non ho contatti con il mondo 'reale', ancora una volta è stato lui a darmi la triste notizia: è morto Willy De Ville. E mi dispiace, cazzo se mi dispiace. Lo amavo, da morire. Non ci sono più uomini come lui oggigiorno che alla musica sacrificano la propria vita. Oggi i musicisti sono come impiegati che timbrano il cartellino. Fingono di essere musicisti, ma il loro bluff è facile da vedere, perché nel cuore non hanno niente. Willy lo avevo intervistato poco tempo fa, http://gamblin--ramblin.blogspot.com/2008/01/this-must-be-night.html. Sono stato fortunato a beccarlo un'ultima volta, senza sapere che sarebbe stata l'ultima volta.Dove sono quelle cazzo di sigarette, adesso, Willy?
Monday, August 03, 2009
Guida all'ascolto

1. La musica si ascolta rigorosamente da soli. E' il comunicarsi di una esperienza del cuore al cuore di un'altra esperienza. Altrimenti c'è sempre quello/a che salta fuori, "ma stasera poi ci facciamo 'na birra o anche sei?". No, non va bene, non si spezza il flusso comunicativo. Il moto dei pianeti potrebbe rovesciarsi.
2. La musica si ascolta alta, ma ognuno ha il suo volume adeguato. E' la voce di chi canta, quella che deve uscire con potenza. Nulla come una voce che canta spalanca il cuore. Per cui ci si adegua alla voce del cantante.
3. La musica non si ascolta da ubriachi o da "stupefatti". Magari va bene farlo a un concerto, o se si ascolta Ragged Glory di Neil Young. La musica deve ubriacare il cuore e basta. Se ubriacate il cervello, al cuore arriva poco o niente. Non si ascolta musica per andare fuori, ma per entrare dentro.
4. La musica non si deve ascoltare in cuffia. Cioè, certe volte è piacevole, ma la musica è un'onda d'urto che ti butta giù sul divano, ti sommerge ti ferisce ti lava ti strapazza ti impedisce di muovere dito. Anche di respirare, ma non per più di 30 secondi. Non va iniettata nel cervello attraverso le orecchie. Sempre che i vicini di casa non rompano le palle, ovvio. La musica va lasciata respirare, e tu con essa.
5. La musica si ascolta in macchina solo se ci si trova su strade semideserte, non c'è traffico, non ci sono semafori, rotonde e precedenza assortite che interrompano l'ascolto. E coglioni che cercano di superarti sulla destra. In macchina il volume deve essere alto, davvero alto. Non si deve sentire null'altro che la musica, ricordandosi ogni tanto di guardare nello specchietto retrovisore se è spuntata un'ambulanza o - peggio - una macchina della polizia. E' vietato ascoltare musica quando si guida in città. Il risultato è una schifezza snervante.
6. Un disco va ascoltato per intero, dalla prima all'ultima canzone. Se non ci si riesce, vuol dire che quel disco non valeva la pena.
7. Va bene però, a volte, ascoltare la stessa canzone e solo quella in rotazione anche per una settimana anche per un mese intero. Certe canzoni creano dipendenza e l'uomo, di natura, è un essere dipendente.
8. Se hai il cuore spezzato, ascolta solo canzoni tristi. Ascoltare brani gioiosi per cercare di affogare la tristezza è cercare di evadere dalla realtà. La musica è il reale che si esprime. (Naturalmente, tutte le grandi canzoni sono canzoni tristi. Anche Satisfaction degli Stones).
9. Viceversa, mettere su un disco triste mentre hai voglia di far casino, ballare o semplicemente vivere vibrazioni ottimiste, è semplicemente da pirla. (Naturalmente, tutte le grandi canzoni sono ottimiste. Finché sanno esprimere la promessa, altrimenti meglio cliccare turn off).10. Ascoltare musica non interrompe la vita. La conduce piuttosto verso il suo bisogno ultimo. Chi ascolta musica di continuo è un tipo strano. E' uno a cui non basta niente. E' uno che ha il cuore ferito e desidera che esso sanguini per sempre.
Friday, July 31, 2009
La tempesta del secolo (e quei cosi lì)
Non so perché da mesi non posso più vedere il canale 426 di Sky. Era il mio preferito, quello con Orrori da gustare e quell'altro figo che andava in giro per il mondo ad assaggiare tutti i tipi di cucina. Vorrei da oggi non vedere più invece il canale 501 di Sky, quegli storditi che fanno le previsioni meteo 24 ore su 24. Ora, un programma meteo che va in onda 5 minuti al giorno su un canale qualsiasi può sbagliare, un canale che ha fatto delle previsioni meteo il suo unico motivo di vita 24 ore al giorno non può sbagliare così: "Nuvole in Valtellina", dice. Ok, anche se devo andare a pochi chilometri da Livigno non prendo manco la giacchetta di jeans. Chissefrega di qualche nuvola. Alla penultima galleria della supestrada che collega Lecco con la statale per Bormio invece,dopo abbondanti acquazzoni siamo tutti fermi per oltre 50 minuti in mezzo a nuvole tossiche di gas di scarico. 50 cazzuti minuti bloccati perché la galleria successiva è allagata e fanno deviare tutti sulla statale. E' scoppiata infatti la tempesta del secolo. 50 minuti dopo, finalmente all'aperto, ci troviamo inondati che non sappiamo se sia la pioggia o l'acqua del lago che ci sta sommergendo. Sulla strada vola di tutto, cavedani, trote e credo anche qualche natante. Un disastro. Cinque ore per arrivare a destinazione. Nuvole in Valtellina? Canale 501 dei miei - insert whatever you might like.
Al ritorno, imbarcata finalmente mia figlia e due dei suoi compagni di campeggio, scambio qualche chiacchiera con il cappelluto sedicenne al mio fianco che è ottimo chitarrista, avendolo visto esibirsi appunto a fianco di mia figlia. Si parla della fiera di Senigallia dove questi giovani si recano spesso - toh esiste ancora? Certo. Li vendono ancora i bootleg, sai le registrazioni dei concerti. Sì. Vendono anche quei così lì, come si chiamano... Il giovane cappelluto annaspa un po'. Che diavolo vendono? Sì, i 45... quei cosi 45... I 45 giri,? I dischi? I vinili? Sì, ecco vinili. Oddio, vorrei farli scendere tutti e tre. No, mia figlia i vinili sa cosa sono, la casa ne è piena. Ragazzo, ma hai mai ascoltato musica da un vinile? No, dice. Mia nonna ha un giradischi magari un giorno ne ascolto uno. Ecco, sua nonna. Mi sento nonno anche io. E mi domando quanto manchi alla fine del mondo, oggi che un ragazzo non sa neanche più dare il nome a un vinile, oggetto sconosciuto. Anzi, ilmondo come lo conoscevo io evidentemente è già finito. And I feel fine.
Al ritorno, imbarcata finalmente mia figlia e due dei suoi compagni di campeggio, scambio qualche chiacchiera con il cappelluto sedicenne al mio fianco che è ottimo chitarrista, avendolo visto esibirsi appunto a fianco di mia figlia. Si parla della fiera di Senigallia dove questi giovani si recano spesso - toh esiste ancora? Certo. Li vendono ancora i bootleg, sai le registrazioni dei concerti. Sì. Vendono anche quei così lì, come si chiamano... Il giovane cappelluto annaspa un po'. Che diavolo vendono? Sì, i 45... quei cosi 45... I 45 giri,? I dischi? I vinili? Sì, ecco vinili. Oddio, vorrei farli scendere tutti e tre. No, mia figlia i vinili sa cosa sono, la casa ne è piena. Ragazzo, ma hai mai ascoltato musica da un vinile? No, dice. Mia nonna ha un giradischi magari un giorno ne ascolto uno. Ecco, sua nonna. Mi sento nonno anche io. E mi domando quanto manchi alla fine del mondo, oggi che un ragazzo non sa neanche più dare il nome a un vinile, oggetto sconosciuto. Anzi, ilmondo come lo conoscevo io evidentemente è già finito. And I feel fine.
Wednesday, July 29, 2009
Dal tramonto all'alba
Watching her
Strolling in the night
So white
Wondering why
It's only After Dark
I find myself in her room
Feel the fever of my doom
Falling falling
Through the floor
I'm knocking on the Devil's door
In the Dawn
I wake up to find
her gone
And a note says
Only After Dark
In my heart
A deep and dark
and lonely part
Wants her and
waits for After Dark
All'inizio è un enorme vassoio di patatine fritte. Poi saranno bottiglie di Jack Daniel's e quant'altro. Il tramonto è andato da un pezzo. Anzi è notte fonda, quasi mezzanotte, l'ora giusta perché sul palco salgano Tito e i suoi tarantolati. Non suoneranno fino all'alba, ma va bene lo stesso, perché quando arrivi a casa all'alba manca ormai poco.
Anche le zanzare elefante che infestano il bello spazio del Circolo Magnolia dalle parti dell'Idroscalo si fanno da parte quando attaccano le prime note del blues malato e vizioso di questa incredibile band, la preferita di Quentin Tarantino e di Robert Rodriguez, nei cui film (Dal tramonto all'alba è uno di questi, storia surreale di vampiri improbabili) hanno fatto capolino più di una volta: Tito And Tarantula, ladies and gentlemen, annunciato sul palco dalla musica - ovvio - di Arancia meccanica.
Sia per la stazza fisica che per l'approccio musicale sembra che là sopra ci siano Roky Erickson e i suoi 13th Floor Elevator: garage blues schizzato, che va dalla psichedelia al metal. Il tutto attraverso il grande corazon messicano di Tito: ascoltarlo in Las flores del mal spacca il cuore, ma è per farcelo spaccare che siamo venuti fino a qua. Due, trecento zombie del rock'n'roll, vampiri malati di buio di quelli che preferiscono lottare con le zanzare che fare presenza ai concerti "trendy". Qua a noi non ci vede nessuno.
Ma noi non vogliamo che ci veda nessuno. Dal tramonto all'alba è il tempo giusto,lontani dalle luci della città, lontani dal dolore, lontani dai rimpianti. Noi siamo quelli uncool, orgogliosi di esserlo, quelli che raramente escono e quando lo fanno, lo fanno per dimenticare.
Tra bordate chitarristiche fumose e pesanti, fughe in avanti con il pedale del wah wah ben pigiato, esplosioni soniche che sembrano annunciare l'arrivo dell'inferno, Tito ha disegnato una sorta di impossibile Messico dell'oltretomba: ovvio che tutti abbiano un brivido quando arriva After Dark: Tito, sempre con un sorriso splendente sul faccione, tra un muchas gracias e l'altro,comincia a invitare le senoritas a salire sul palco. C'è ne è anche una con una rosa tra i lunghi capelli neri. Alla fine salirà anche qualche maschietto, ma va bene così: sono in una ventina lassù a ballare messicano con il re dei vampiri.
Il finale è tutto per Angry Cockroaches: il ritmo è sfrenato, lo spirito dei Ramones si è depositato lungo il Rio Grande e la notte si chiude pogando. Noi lasciamdo andare l'ultima birra, ringraziamo e riprendiamo la strada verso casa. O le nostre tombe. Sta quasi per albeggiare, d'altro canto.
Tutte le foto sono di Alessandro Paramount Ciciuxs Maggiori, l'uomo che avrei voluto sposare
Strolling in the night
So white
Wondering why
It's only After Dark
I find myself in her room
Feel the fever of my doom
Falling falling
Through the floor
I'm knocking on the Devil's door
In the Dawn
I wake up to find
her gone
And a note says
Only After Dark
In my heart
A deep and dark
and lonely part
Wants her and
waits for After Dark
All'inizio è un enorme vassoio di patatine fritte. Poi saranno bottiglie di Jack Daniel's e quant'altro. Il tramonto è andato da un pezzo. Anzi è notte fonda, quasi mezzanotte, l'ora giusta perché sul palco salgano Tito e i suoi tarantolati. Non suoneranno fino all'alba, ma va bene lo stesso, perché quando arrivi a casa all'alba manca ormai poco.Anche le zanzare elefante che infestano il bello spazio del Circolo Magnolia dalle parti dell'Idroscalo si fanno da parte quando attaccano le prime note del blues malato e vizioso di questa incredibile band, la preferita di Quentin Tarantino e di Robert Rodriguez, nei cui film (Dal tramonto all'alba è uno di questi, storia surreale di vampiri improbabili) hanno fatto capolino più di una volta: Tito And Tarantula, ladies and gentlemen, annunciato sul palco dalla musica - ovvio - di Arancia meccanica.
Sia per la stazza fisica che per l'approccio musicale sembra che là sopra ci siano Roky Erickson e i suoi 13th Floor Elevator: garage blues schizzato, che va dalla psichedelia al metal. Il tutto attraverso il grande corazon messicano di Tito: ascoltarlo in Las flores del mal spacca il cuore, ma è per farcelo spaccare che siamo venuti fino a qua. Due, trecento zombie del rock'n'roll, vampiri malati di buio di quelli che preferiscono lottare con le zanzare che fare presenza ai concerti "trendy". Qua a noi non ci vede nessuno.
Ma noi non vogliamo che ci veda nessuno. Dal tramonto all'alba è il tempo giusto,lontani dalle luci della città, lontani dal dolore, lontani dai rimpianti. Noi siamo quelli uncool, orgogliosi di esserlo, quelli che raramente escono e quando lo fanno, lo fanno per dimenticare.Tra bordate chitarristiche fumose e pesanti, fughe in avanti con il pedale del wah wah ben pigiato, esplosioni soniche che sembrano annunciare l'arrivo dell'inferno, Tito ha disegnato una sorta di impossibile Messico dell'oltretomba: ovvio che tutti abbiano un brivido quando arriva After Dark: Tito, sempre con un sorriso splendente sul faccione, tra un muchas gracias e l'altro,comincia a invitare le senoritas a salire sul palco. C'è ne è anche una con una rosa tra i lunghi capelli neri. Alla fine salirà anche qualche maschietto, ma va bene così: sono in una ventina lassù a ballare messicano con il re dei vampiri.
Il finale è tutto per Angry Cockroaches: il ritmo è sfrenato, lo spirito dei Ramones si è depositato lungo il Rio Grande e la notte si chiude pogando. Noi lasciamdo andare l'ultima birra, ringraziamo e riprendiamo la strada verso casa. O le nostre tombe. Sta quasi per albeggiare, d'altro canto.Tutte le foto sono di Alessandro Paramount Ciciuxs Maggiori, l'uomo che avrei voluto sposare
Tuesday, July 21, 2009
What a long strange trip has been
"Is there life after Jam? Where have your talents taken you now?"
(Eric Andersen all'autore di questo blog)
Nella primavera del 1990 mi affacciavo nel bel mondo del giornalismo musicale. Nel modo classico: una fanzine (erano i giorni pre-Internet... oggi ci sono le webzine). Si chiamava Rolling Thunder e ovviamente era dedicata a Lui. Che allora, Bob Dylan, aveva 49 anni e io 28. Oggi io ne ho 47 e lui 68. Che cazzo c'entra? Niente. Siamo solo più vecchi tutti e due.
La fanzine durò un paio di anni; nel frattempo scrivevo lettere indignate alla rivista Mucchio Selvaggio e loro, per farmi smettere di rompere i marroni - però me le pubblicavano tutte - mi chiamarono a collaborare allo storico magazine. Ricordo che comprai la mia prima copia del Mucchio nel 1978: c'erano i Grateful Dead in copertina e l'articolo si chiamava "What a long strange trip has been". Esordii dunque per un giornale vero nella primavera del 1991: ovviamente un pezzo su Bob Dylan, la recensione del concerto che tenne a Zurigo nel gennaio di quell'anno.
E' curioso che come editore di una fanzine sia riuscito ad avvicinare e a parlare con Bob Dylan (avvenne nel giougno 1991, come ormai sanno anche i sassi), mentre nei circa 17 anni di giornalismo musicale vero (cioè pagato) non sono neanche riuscito a vederlo di striscio, figuriamoci a intervistarlo.
Per non ricordo più quale motivo circa nel 1993 passai al Buscadero, altra storica rivista musicale italiana. Anche lì ci rimasi un paio di anni. Entrambi i lavori erano comunque dei "dopo lavori", non a tempo pieno, ma ci si faceva le ossa, come si dice. Nell'ottobre del 1996 ricevetti una telefonata dal direttore di JAM: mi chiedeva se ero disponibile ad andare in redazione per qualche mese, una sostituzione temporanea. Ci sono rimasto quasi 13 anni. A tempo pieno. Da qualche giorno ho mollato il colpo. Troppo vecchio per il rock'n'roll, o per quello che ne è rimasto. Ho tirato troppo la corda, ultimamente, e anche se il rock'n'roll in Italia non c'azzecca quasi niente, credo di aver ecceduto nel rock'n'roll lifestyle "de noiartri". Mi piglio dei mesi sabbatici, come dicono gli americani. Non vedo l'ora di ritrovare il gusto di ascoltare un disco solo per la voglia di farlo e non perché obbligato a farlo. Al momento ascolto un cazzo. Un paio di settimane fa mi sono anche comprato un iPod. E' veramente un oggetto stupido in tutta la sua scomodità (ho già rotto le cuffiette), ma comunque dopo due settimane, calcolando che a casa ho, credo, circa 30mila canzoni sparse su dischi vari, sono riuscito a mettercene dentro circa 400. Le uniche che ho sempre voglia di ascoltare. Delle altre 29600 canzoni non so che farmene.
Non so come dice il mio amico Eric, dove mi porterà adesso il mio talento. Se del talento ne ho mai avuto. Una amica collega giornalista quando le ho detto che non lavoro più a Jam, mi ha scritto una cosa che mi ha commosso molto: "Sarebbe un peccato che un talento come il tuo vada perduto". Evidentemente questo talento fittizio ha colpito almeno un paio di persone in tutti questi anni. Le ringrazio.
Ho perso interesse anche nel blog. Internet - a parte le informazioni più o meno utili che si possono trovare in giro - è davvero un grande nulla. Negli ultimi tempi ho fatto incetta dei cosiddetti "social networks" e posso dire che sono delle solenni minchiate. Cioè: a chi frega se su twitter c'è un gruppo di 50mila persone che protestano per questo o quello? Spento il computer quelle 50mila persone spariscono nel nulla. Per non parlare delle "amicizie". Ho 406 amici su Face Book dove mi sono iscritto a novembre dell'anno passato. Di questi 406 quelli che frequentano attivamente FB sono sempre gli stessi 12. Gli altri che cazzo mi hanno chiesto l'amicizia a fare, e io perché gliel'ho data che manco so chi sianoe poi su FB non ci vengono mai?
Invece ho scoperto che su Internt c'è anche una cosa bella: si chiama Tumblr. E' bella perché ognuno posta sul suo specie di blog quello che vuole, foto e frasi, e poi sono a disposizione di tutti per girarsele sul proprio. Peschi solo le cose che ti piacciono e condividi, non c'è la possibilità di lasciare commenti e la gente, almeno quelli che sono in scambio con me, è davvero carina. Insomma, non ci si parla addosso su Tumblr, non si cerca di predicare ai convertiti e non, di mostrare a tuti quanto siamo fighi. Basta parole. Siamo stanchi di parole. Meglio la realtà.
Ad esempio questo è il mio ideale di blog perfetto. Naturalmente non l'ho inventato io ma una mia amica, più sveglia di me: http://bythesong.tumblr.com/.
Ognuno dei partecipanti posta frasi di canzoni che lo hanno colpito. Niente commenti escatologici sulle canzoni. Si leggono e basta. Sono le canzoni ad avere la precedenza. Alla fine verrà fuori una raccolta imponente delle canzoni che ci hanno lasciato una ferita nel cuore. Perché, come dice il mio amico De Gregori (a proposito, occhio alle edicole a partire da novembre più o meno...), "tutti hanno un cuore".
(Eric Andersen all'autore di questo blog)
Nella primavera del 1990 mi affacciavo nel bel mondo del giornalismo musicale. Nel modo classico: una fanzine (erano i giorni pre-Internet... oggi ci sono le webzine). Si chiamava Rolling Thunder e ovviamente era dedicata a Lui. Che allora, Bob Dylan, aveva 49 anni e io 28. Oggi io ne ho 47 e lui 68. Che cazzo c'entra? Niente. Siamo solo più vecchi tutti e due.
La fanzine durò un paio di anni; nel frattempo scrivevo lettere indignate alla rivista Mucchio Selvaggio e loro, per farmi smettere di rompere i marroni - però me le pubblicavano tutte - mi chiamarono a collaborare allo storico magazine. Ricordo che comprai la mia prima copia del Mucchio nel 1978: c'erano i Grateful Dead in copertina e l'articolo si chiamava "What a long strange trip has been". Esordii dunque per un giornale vero nella primavera del 1991: ovviamente un pezzo su Bob Dylan, la recensione del concerto che tenne a Zurigo nel gennaio di quell'anno.
E' curioso che come editore di una fanzine sia riuscito ad avvicinare e a parlare con Bob Dylan (avvenne nel giougno 1991, come ormai sanno anche i sassi), mentre nei circa 17 anni di giornalismo musicale vero (cioè pagato) non sono neanche riuscito a vederlo di striscio, figuriamoci a intervistarlo.
Per non ricordo più quale motivo circa nel 1993 passai al Buscadero, altra storica rivista musicale italiana. Anche lì ci rimasi un paio di anni. Entrambi i lavori erano comunque dei "dopo lavori", non a tempo pieno, ma ci si faceva le ossa, come si dice. Nell'ottobre del 1996 ricevetti una telefonata dal direttore di JAM: mi chiedeva se ero disponibile ad andare in redazione per qualche mese, una sostituzione temporanea. Ci sono rimasto quasi 13 anni. A tempo pieno. Da qualche giorno ho mollato il colpo. Troppo vecchio per il rock'n'roll, o per quello che ne è rimasto. Ho tirato troppo la corda, ultimamente, e anche se il rock'n'roll in Italia non c'azzecca quasi niente, credo di aver ecceduto nel rock'n'roll lifestyle "de noiartri". Mi piglio dei mesi sabbatici, come dicono gli americani. Non vedo l'ora di ritrovare il gusto di ascoltare un disco solo per la voglia di farlo e non perché obbligato a farlo. Al momento ascolto un cazzo. Un paio di settimane fa mi sono anche comprato un iPod. E' veramente un oggetto stupido in tutta la sua scomodità (ho già rotto le cuffiette), ma comunque dopo due settimane, calcolando che a casa ho, credo, circa 30mila canzoni sparse su dischi vari, sono riuscito a mettercene dentro circa 400. Le uniche che ho sempre voglia di ascoltare. Delle altre 29600 canzoni non so che farmene.
Non so come dice il mio amico Eric, dove mi porterà adesso il mio talento. Se del talento ne ho mai avuto. Una amica collega giornalista quando le ho detto che non lavoro più a Jam, mi ha scritto una cosa che mi ha commosso molto: "Sarebbe un peccato che un talento come il tuo vada perduto". Evidentemente questo talento fittizio ha colpito almeno un paio di persone in tutti questi anni. Le ringrazio.
Ho perso interesse anche nel blog. Internet - a parte le informazioni più o meno utili che si possono trovare in giro - è davvero un grande nulla. Negli ultimi tempi ho fatto incetta dei cosiddetti "social networks" e posso dire che sono delle solenni minchiate. Cioè: a chi frega se su twitter c'è un gruppo di 50mila persone che protestano per questo o quello? Spento il computer quelle 50mila persone spariscono nel nulla. Per non parlare delle "amicizie". Ho 406 amici su Face Book dove mi sono iscritto a novembre dell'anno passato. Di questi 406 quelli che frequentano attivamente FB sono sempre gli stessi 12. Gli altri che cazzo mi hanno chiesto l'amicizia a fare, e io perché gliel'ho data che manco so chi sianoe poi su FB non ci vengono mai?
Invece ho scoperto che su Internt c'è anche una cosa bella: si chiama Tumblr. E' bella perché ognuno posta sul suo specie di blog quello che vuole, foto e frasi, e poi sono a disposizione di tutti per girarsele sul proprio. Peschi solo le cose che ti piacciono e condividi, non c'è la possibilità di lasciare commenti e la gente, almeno quelli che sono in scambio con me, è davvero carina. Insomma, non ci si parla addosso su Tumblr, non si cerca di predicare ai convertiti e non, di mostrare a tuti quanto siamo fighi. Basta parole. Siamo stanchi di parole. Meglio la realtà.
Ad esempio questo è il mio ideale di blog perfetto. Naturalmente non l'ho inventato io ma una mia amica, più sveglia di me: http://bythesong.tumblr.com/.
Ognuno dei partecipanti posta frasi di canzoni che lo hanno colpito. Niente commenti escatologici sulle canzoni. Si leggono e basta. Sono le canzoni ad avere la precedenza. Alla fine verrà fuori una raccolta imponente delle canzoni che ci hanno lasciato una ferita nel cuore. Perché, come dice il mio amico De Gregori (a proposito, occhio alle edicole a partire da novembre più o meno...), "tutti hanno un cuore".
Thursday, July 16, 2009
All things must pass
L'uomo entrò nello studio di registrazione. Con sé, una chitarra. E la voce, la sua voce. Una voce come poche altre al mondo. Era il cantante di una ancora sconosciuta rock band americana, di lì a poco il mondo avrebbe conosciuto la sua voce e la sua band. Ma adesso, in quelle fredde giornate di novembre del 2001, c'era solo lui. E la sua voce. Doveva fare in fretta. Qualcuno era morto da pochi giorni. Voleva - doveva - ricordarlo nell'unico modo possibile, cantando e reigstrando alcune delle sue canzoni. Oh, quel tipo adesso morto era stato una star, una delle più grandi che il mondo avesse conosciuto. Era il piccolino in quel gruppo di giganti che aveva cambiato la storia del mondo e la vita di milioni di persone, compresa la sua. "Le sue canzoni avevano il potere di guarire" avrebbe detto pensando a lui.Da solo, in studio, con la sua chitarra, e qualche sovraincisione della sua meravigliosa voce, avrebbe creato un canto funebre, una preghiera sofferente, con la voce - le voci - che si inseguivano fin lassù, nelle navate di una antica chiesa gotica, dove i fantasmi di monaci intenti a salmodiare si radunavano nella notte dei tempi. E poco importa che questo fosse invece uno studio di registrazione da qualche parte nei moderni Stati Uniti d'America. L'effetto che alla fine riuscì ad ottenere fu lo stesso. Sei canzoni in tutto venenro registrate, alcune sconosciute ai più, seppur bellissime: Long, Long, Long; Behind the Locked Door; Love You To; My Sweet Lord; Sir Frankie Crisp e All Things Must Pass.
Già, tutto deve passare, pensò il cantante dalla voce meravigliosa posando la chitarra e facendo segno al tecnico, dietro al vetro, di spegnere il registratore. Uscì dalla porta e si dimenticò di quelle registrazioni. Perché il suo tributo era stato pagato. Passarono otto anni e il cantante decise che adesso era ora di lasciare andare a tutto il mondo quelle registrazioni. Forse scherzando, forse no, decise di pubblicarle cambiando leggermente le iniziali del suo nome, forse facendo un nuovo tributo a quell'uomo morto nel novembre 2001. Invece di "Jim James", come lui si chiama, le pubblicò con il nomignolo di "Yim Yames", come lo ying e lo yang di quelle religioni orientali che al tipo morto erano sempre piaciute tante. E mai tributo fu più dolce da ascoltare.* http://www.yimyames.com/site/
Tuesday, July 14, 2009
Sciopero dei blog??
Fatevi un bagno di realtà piuttosto
“mannò, ci vuole ogni tanto lo sciopero del bloggerz.
io, per esempio, finora son riuscita a pulire con lo stuzzicadenti tutta la tastiera.
Mr. Mozo Rising
"bella lì, Bà!
fate il siopero, sì, così non mi si gonfiano reader e dash e, per un giorno, riesco anche a fare l’essere umano (si alza e va a lavorare pieno di speranze :)"
(via nikink)
(thanx http://blondeinside.tumblr.com/)

“mannò, ci vuole ogni tanto lo sciopero del bloggerz.
io, per esempio, finora son riuscita a pulire con lo stuzzicadenti tutta la tastiera.
Mr. Mozo Rising
"bella lì, Bà!
fate il siopero, sì, così non mi si gonfiano reader e dash e, per un giorno, riesco anche a fare l’essere umano (si alza e va a lavorare pieno di speranze :)"
(via nikink)
(thanx http://blondeinside.tumblr.com/)
Friday, July 10, 2009
That big yellow fuckin' moon
Vado a Torino una volta (o due al massimo) a decennio. Sempre per cause rock e sempre ne torno appagato. Nel 1988 ci andai due volte, per Springsteen allo Stadio Comunale e pochi mesi dopo di nuovo per il concerto di Amnesty International, stesso luogo e ovviamente per vedere Springsteen di nuovo. Nel 1990 andai al nuovo stadio per vedere gli Stones, e nel 1998 non so dove per vedere uno dei più bei concerti di Bob Dylan (quello leggendario in cui il muto del rock rilasciò uno dei suoi commenti più lunghi di sempre, "its great to be back in the most beautiful country in the world").
Ieri sera ci sono andato per Nick Cave, un festival (bleah) vicino alla Villa Reale di Venaria (credo si chiamasse).
A Torino ai concerti rock ci sono alcune delle più belle ragazze d'Italia (e io ne conoscevo due, la Bea e la Manu - can't help it if I'm lucky).
Se poi vai in giro con Stefano "4ottave" Ferré, è come andare in giro con Mike Tyson, puoi arrivare fin quasi sotto il palco anche a pochi minuti dal concerto. Ecco, diciamo che a Torino non hanno ancora trovato uno in grado di mixare il soundboard, che era tutto a livello di distorsione massima, ma quando sul palco sale Mr Stagerlee in persona, chissefrega. Devastante, osceno, santo e demonio, peccatore e convertito, ma soprattutto rock, fuckin' rock come non se ne sentono più in giro. Pensavo ai 77mila a Disneyland che si sono sciroppati quella band irlandese da cartoni animati la sera prima, e io adesso qui che flippavo e sotto il calore bianco, il rumore biancom accecante di Dig Lazarus Dig vomitata con una potenza inaudita. Per non dire dell'attacco con una travolgente Papa Wont Leave You Henry. I nuovi Bad Seeds, senza più il magnifico Mick Harvey (a cui dedica un brano mai fatto prima dal vivo, Nature Boy), sono in realtà dei Grindermen che trascendono anche il concetto di punk music. Pure la bellissima The Weeping Song diventa uno stonato, distorto, cacofonico vomito dalle viscere. Non c'è tempo e spazio per la Bellezza stasera, siamo ancora all'inferno e - diciamocelo - ci stiamo benone per adesso. Figuriamoci se poi non arriva pure lui, Mr Staggerlee in persona.
A parte quando Cave si siede al pianoforte e ci consiglia di andare da lei a dirglielo, che l'amiamo: "This is a love letter... go tellin' her go tellin' her..." consiglia dolcemente.
C'era pure la luna piena, o quasi, ad alzarsi docilmente sopra il grande palco. Se ne accorge pure lui, e ci invita, dopo tanto cataclisma sonoro, ad alzare lo sguardo verso quella "big yellow fuckin' moon". E alla fine, un po' di redenzione dopo tanto sangue e dolore, con Nick Cave arriva sempre: Get ready for love. Siamo pronti per l'amore? Mah... Concludendo con non so quale canzone, non credo fosse sua, di quelle che cantano gli amanti abbandonati al pub ubriachi e storditi. Per farsi forza insieme, per farsi compagnia. Lui la canta per farci compagnia, che la vita non è gratis, e alla fine tenta una acrobazia vocale per lui impossibile, stona, scoppia in un gran sorriso e alza le spalle. Straight to you, mr Cave, dal tuo grande cuore al nostro piccolo cuore.
Ieri sera ci sono andato per Nick Cave, un festival (bleah) vicino alla Villa Reale di Venaria (credo si chiamasse).
A Torino ai concerti rock ci sono alcune delle più belle ragazze d'Italia (e io ne conoscevo due, la Bea e la Manu - can't help it if I'm lucky).
Se poi vai in giro con Stefano "4ottave" Ferré, è come andare in giro con Mike Tyson, puoi arrivare fin quasi sotto il palco anche a pochi minuti dal concerto. Ecco, diciamo che a Torino non hanno ancora trovato uno in grado di mixare il soundboard, che era tutto a livello di distorsione massima, ma quando sul palco sale Mr Stagerlee in persona, chissefrega. Devastante, osceno, santo e demonio, peccatore e convertito, ma soprattutto rock, fuckin' rock come non se ne sentono più in giro. Pensavo ai 77mila a Disneyland che si sono sciroppati quella band irlandese da cartoni animati la sera prima, e io adesso qui che flippavo e sotto il calore bianco, il rumore biancom accecante di Dig Lazarus Dig vomitata con una potenza inaudita. Per non dire dell'attacco con una travolgente Papa Wont Leave You Henry. I nuovi Bad Seeds, senza più il magnifico Mick Harvey (a cui dedica un brano mai fatto prima dal vivo, Nature Boy), sono in realtà dei Grindermen che trascendono anche il concetto di punk music. Pure la bellissima The Weeping Song diventa uno stonato, distorto, cacofonico vomito dalle viscere. Non c'è tempo e spazio per la Bellezza stasera, siamo ancora all'inferno e - diciamocelo - ci stiamo benone per adesso. Figuriamoci se poi non arriva pure lui, Mr Staggerlee in persona. A parte quando Cave si siede al pianoforte e ci consiglia di andare da lei a dirglielo, che l'amiamo: "This is a love letter... go tellin' her go tellin' her..." consiglia dolcemente.
C'era pure la luna piena, o quasi, ad alzarsi docilmente sopra il grande palco. Se ne accorge pure lui, e ci invita, dopo tanto cataclisma sonoro, ad alzare lo sguardo verso quella "big yellow fuckin' moon". E alla fine, un po' di redenzione dopo tanto sangue e dolore, con Nick Cave arriva sempre: Get ready for love. Siamo pronti per l'amore? Mah... Concludendo con non so quale canzone, non credo fosse sua, di quelle che cantano gli amanti abbandonati al pub ubriachi e storditi. Per farsi forza insieme, per farsi compagnia. Lui la canta per farci compagnia, che la vita non è gratis, e alla fine tenta una acrobazia vocale per lui impossibile, stona, scoppia in un gran sorriso e alza le spalle. Straight to you, mr Cave, dal tuo grande cuore al nostro piccolo cuore.
Thursday, July 09, 2009
Top Five Moon Songs
Più invecchio e più sono soggetto alla luna. La odio. Fa parte delle caratteristiche del mio segno, il cancro, siamo luna-dipendenti, o lunatici. Una volta non era così, ma adesso quando entra la luna nuova, possono essere anche le 3 del mattino, mi sveglio di colpo e non dormo più. Neanche nelle notti successive. È anche vero che in quei giorni sono pieno di energie, per cui il non dormire non mi fa molto effetto. È però vero che appena la luna va via, cado in depressione. Una vita di merda.Fra pochi giorni saranno 40 anni dallo sbarco dell’uomo sulla luna. Ricordo benissimo quella notte del 20 luglio 1969. Avevo 7 anni ed eravamo in vacanza con la famiglia sulle Dolomiti. Ricordo che mi svegliai in piena notte – non so se c’era la luna nuova – e trovai mia madre davanti al televisore in bianco e nero. “Che fai” chiesi. Lei ci mise un po’ a rispondere. Era del tutto assorta davanti allo schermo come non la avevo vista mai. “Allora?” insistetti. Lei mi guardò con commiserazione “Non capisci, gli uomini stanno scendendo sulla luna”. E che sarà mai pensai io e tornai a dormire.
No, non potevo capire cosa significasse per una persona adulta vivere quel momento incredibile. Quarant’anni dopo mi domando come mai nessuno vada più sulla luna, però. Forse che in fondo in fondo non era poi così importante?
Queste notti sta arrivando la luna nuova e già da ieri non dormo più. Allora ho pensato a una top five delle canzoni dedicate alla luna. Mi sono venute in mente queste:
1. Blue Moon, come la fece Elvis alla Sun nel 1954. Da paura. Dimenticate lo standard piacione che conoscono tutti e terrorizzatevi con questa versione che sembra anticipare sonorità di 50 anni dopo. Una canzone piena di fantasmi.
2. Moon River, Henry Mancini, dalla colonna sonora di Colazione da Tiffany. Audrey Hepburn sul balcone di casa sua che canta questa splendida canzone è uno dei momenti più alti del cinema di tutti i tempi.
3. Moondance, Van Morrison. Non c’è bisogno di dire altro
4. Marquee Moon, Television. La luna come anfetamina. Tossica.
5. Moonshadow, Cat Stevens. Scoprire di avere un’ombra passeggiando in una notte di luna piena: ecco il motivo di questa canzone che mi piace tanto.
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