Tuesday, August 07, 2007

There's a hellhound on my trail


Lo aveva cercato per tutta la vita. Da quando, ragazzino, aveva sentito una sua raccolta di registrazioni. Da allora si era messo sulle tracce di Robert Johnson, arrivandoci vicino più volte, ma sempre solo sfiorandolo. Anche quando, preso il coraggio a piene mani, aveva provato a rifare i suoi blues: Ramblin' on my Mind, con John Mayall, ad esempio. Ma era stato solo quando le dita avevano preso a riffare, con violenza che gli era stata fino ad allora sconosciuta, Cross Roads Blues, con i Cream, che dal palco, in mezzo al pubblico, una sera credette di vederlo in mezzo a quegli hippie strafatti di Lsd. Robert Johnson, il suo fantasma, o forse solo uno spettatore di colore seppure elegantemente vestito in doppiopetto e con un Borsalino in testa; quello era uno spettatore che non era solito vedere in mezzo ai suoi fan. Se ne era andato scrollando le spalle. Lui lo aveva evocato meglio che in precedenza, ma evidentemente non era ancora abbastanza.

Fu un paio di anni dopo, nel caldo opprimente di Miami, che Robert Johnson, o chi per lui, questa volta sarebbe rimasto. Lui, circondato da alcuni ottimi musicisti, tra cui il chitarrista slide 'straordinaire', Duane Allman, stava registrando un nuovo disco, ma era più di un disco soltanto: era una battaglia, per la vita e per la morte. "Perché l'amore fa male?" gridava con un urlo che gli veniva dalle viscere mentre la chitarra pestava e lanciava strali come un mitragliatore laggiù nel Vietnam. "Hai mai amato una donna?" si chiedeva battendo forte le dodici battute, e Duane gli veniva in soccorso quando le sue dita cominciavano a sanguinare. "Nessuno ti viene ad aiutare quando sei giù e fuori": già, se ne stava rendendo conto, ma la sua chitarra non voleva saperne di fermarsi di suonare. Come aveva detto una volta il suo grande amico George Harrison, "la sua chitarra stava piangendo". Per una donna, proprio la donna del suo amico George.

Mai duetti di chitarra furono registrati in modo più appassionante, come nella devastante e senza sosta Key to the Highway, mai Robert Johnson era stato evocato prima in modo così stupefacente. Ecco perché Layla and Other Asorted Love Songs trasuda disperazione e morte, ed ecco perché c'è sangue in quei solchi. Quel blues, quell'antico blues così profondamente cercato, per Eric Clapton si era finalmente reso reale. C'è più senso del blues in una (apparente) ballata acustica quas country come I Am Yours che in decine di altri blues che aveva e avrebbe poi registrato in seguito. Non è la formula che conta, l'anima di un uomo - quando suona.
Certa musica chiede un prezzo da pagare. Il conto sarebbe stato salato: un anno dopo quelle session Duane Allman sarebbe morto in un incidente di motocicletta; il formidabile batterista Jim Gordon una decina di anni dopo avrebbe fatto a pezzi (letteralmente) la madre, finendo la sua carriera in un ospedale criminale; il bassista Carl Radle sarebbe morto nel 1980, fegato spappolato da troppo alcol e droga; lo stesso Eric Clapton si sarebbe salvato per un pelo da una tossicodipendenza devastante e quasi vent'anni dopo Mr. Hellhound sarebbe venuto a chiedere il saldo, quando il piccolo figlio di 5 anni sarebbe volato giù da un grattacielo.

In questo disco un gruppo di musicisti lotta per la vita, affondando ed emergendo da una nebbia che li sta per inghiottire: dalle rullate di batteria cosmiche di Little Wing a quando sfumano gli ultimi accordi dolcissimi di pianoforte nella coda di Layla, sai che sono riusciti a mandare via quel demonio che stava sulle loro tracce. Almeno per un po'. Robert Johnson sfiora il Borsalino, sorride e si allontana. Non ci sarà mai più un altro disco così perché a scherzare troppo con il demonio ci si scotta.

E' tutto lì, in quei cinque minuti grondanti disperazione di Bell Bottom Blues, il blues di quando hai toccato il fondo. Perché dal fondo puoi solo risalire.

2 comments:

giovastrider said...

Un disco da portare nella famigerata isola deserta, un capolavoro assoluto. Assoluto. Come il grido straziato di Clapton & Allman. Nessuno conosce il mio dolore, tranne uno

Anonymous said...

good start

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