Friday, May 22, 2015

Thanks Dave

I tentativi di imitazione sono stati (e saranno) infiniti. Anche a casa nostra dove un comico poi sparito per motivi vari dalla tv aveva copiato in ogni particolare - anche la tazza del caffè - lo studio televisivo di David Letterman, Dave per amici e fan, pensando che in Italia nessuno avesse mai visto l'originale. Quello che non gli riuscì di copiare, lui e nessun altro che ci abbia provato, era lo stile unico e irripetibile di Letterman. Umorismo, talvolta anche cinico, ma mai volgare, di classe altissima, umanità, capacità di commuoversi e commuovere, rispetto per gli ospiti, ironia e auto ironia. E anche una cosa che in Italia per forza di cose non si potrà mai fare, a parte il tentativo di Renzo Arbore con la trasmissione Doc: portare in televisione la musica che si ama, non quella che si deve portare perché imposta per interessi economici, di connivenze varie o di share.



In trentatré anni e 6mila e 28 puntate Letterman ha portato tutti, dai più grandi ai più sconosciuti. Tutti rigorosamente live, senza trucchi e pagliacciate. Ci ha fatto piangere quando ha dedicato una puntata a un musicista morente per un tumore inguaribile portandolo in studio per l'ultima volta (quando Letterman chiese a Warren Zevon se la malattia gli avesse "insegnato" qualcosa che noi non sapessimo, questi rispose: "Non molto eccetto sapere adesso quanto vale gustare ogni sandwich che mangio"); ci ha fatto sussultare presentando le ultimissime novità, the next big thing, prima che diventassero di successo. Ha tirato letteralmente fuori di casa star restie a esibirsi in tv come Bob Dylan per alcune apparizioni memorabili.

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Sunday, May 17, 2015

La vendetta di Sugar Man

Va in scena un atto unico, la morte dell’artista davanti al pubblico adorante. C’è un elemento di morte in ogni performance artistica, perché l’arte evoca vita e morte in ugual misura, a volte più una che l’altra. Nel caso di Sixto Rodriguez la morte trascende la performance stessa e si incarna nella figura dell’artista stesso. E’ lui la morte che si presenta nuda e sfrontata davanti al pubblico, quasi a deriderlo e a cercare una sorta di vendetta: guardate come mi avete ridotto. Ingmar Bergman e William Shakespeare stasera sono ospiti d’onore in prima fila e sorridono compiaciuti.
Non è un concerto in realtà, è un commosso tributo a un uomo che ha vissuto due, tre vite, perdendo quasi sempre secondo l’ottica umana, non in quella sovrumana. La gente che riempie il lussuoso teatro Arcimboldi e che ha sborsato soldi non da poco per esserci lo sa e non è qui davvero per la musica: è qui per vedere se Sugar Man esiste davvero e per pagare il suo debito. Nel vero senso della parola: uno dei massimi geni della popular music del secolo scorso derubato di ogni centesimo, derubato della sua arte, derubato di tutto ma non del cuore e dell’anima merita che gli si ridia indietro almeno qualcosa. Nonostante il concerto sia di qualità musicale molto scarsa (colpa, più che di Rodriguez, di una band di scalzacani improvvisata probabilmente il giorno prima e che non conosce l’abc della musica) al pubblico non importa. Sono standing ovation continue, la gente applaude fragorosa e gli invia tutto il suo amore. Per l’uomo. E che uomo.



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