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Friday, December 12, 2014

Captain of dreams

"Dove sarò quando tornerò a casa? Chi vedrò quando sarò tutto solo? E che cosa farò? Dimmi, che cosa potrò fare?". La risposta, ovviamente, è a pagina 43. Comincia così lo straordinario concerto solista di David Crosby nella magnifica cornice liberty del Teatro Sociale di Como ("è solo la seconda volta in trent'anni che faccio dei concerti da solo" dice a un certo punto "e quando ho pensato di farne qualcuno in Europa, ho scelto l'Italia, perché qui ho tanti amici").



Lui d'altro canto è sempre stato l'uomo delle domande, anzi della domanda: quella di significato dell'esistenza. E le domande stasera, con cinquant'anni e più di carriera alle spalle, la droga, il carcere, il trapianto di fegato, sono sempre vive e non lasciano tranquilli, mai. D'altro canto se sei un uomo impegnato seriamente con l'esistenza le domande non le metti a tacere anche se sei anziano, arrivato - professionalmente -, sopravvissuto, come ci scherza sopra lui: "siamo ancora, qui, chi l'ha detto che saremmo rimasti vivi". Domande che torneranno a inizio secondo set: "mi domando chi siano gli uomini che davvero governano questo paese e mi domando perché lo governino con mano così feroce, quali sono i loro nomi e in quali strade vivono, mi piacerebbe passare di lì e dare loro un pezzo della mia mente, per fare pace per l'umanità, la pace non è poi una cosa così maledettamente difficile da chiedere". Già, quella pace che oggi come ai tempi del Vietnam semplicemente su questa Terra non esiste.

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Tuesday, October 09, 2012

From Trastevere to the California sun

In un momento storico dove le grandi multinazionali del disco latitano, sprofondate in una crisi che ha radici ben più lontane e profonde di quelle dell'eurozona, bisogna affidarsi a piccoli e coraggiosi attivisti del rock. Le grandi case discografiche si sono infatti affossate da solo, scegliendo logiche di mercato a scartamento ridotte, basate su idoli passeggeri creati spesso a tavolino, spulciando fra i protagonisti dei talent e dei reality show. Smettendo insomma di andare a cercare i talenti sulle assi sudate e sporche dei piccoli locali. Se una volta a guidarle c'erano mecenati illuminati che hanno avuto l'ardire di scommettere sui Bob Dylan, i Bruce Springsteen e tanti altri, oggi ci danno ragazzini scovati grazie ai click su youtube. E' così che operazioni come quelle di Ermanno Labianca (scrittore e giornalista, un passato da discografico lui stesso) che ha dato vita a una piccola etichetta indipendente, la Route 61, si distinguono modo meritevole. Si tratta di autentiche operazioni di "resistenza musicale": difendere il buon nome dell'arte in un'epoca storica di cialtroneria dilagante.



L'ultima coraggiosa peripezia di Ermanno si chiama "Music is love", un doppio cd tributo alle canzoni leggendarie di Crosby, Stills, Nash e Young. Per la precisione, il primo tributo al mondo dedicato a quattro dei più importanti autori di canzoni di ogni epoca, e arriva proprio dall'Italia.




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Monday, August 08, 2011

Captain of dreams

From here to Venezuela
There's nothing more to see
Than a hundred thousand islands
flung like jewels upon the sea
For you and me


Dice l'Ansa che David Crosby insieme a CSN&Y è stato uno dei simboli della beat generation. Mah. Potere dell'informazione. Quantomeno la baggianaggine dell'agenzia di stampa mi è servita per ricordarmi che il 14 agosto anche Croz, dopo Dylan, compirà 70 anni. E per uno come lui, dato per morto una dozzina di volte almeno, non è un traguardo da poco. Lo intervistai nel luglio di esattamente dieci anni fa, chiedendogli se quando aveva cominciato la sua carriera avrebbe mai immaginato di trovarsi ancora a fare dischi e concerti a 60 anni. All'altro lato della linea telefonica Niguarda-California, lo sentii sorridere sotto i suoi baffoni. Chissà oggi cosa mi rispondrebbe.



Che David Crosby compia gli anni di agosto, e scrivere queste righe mentre sono al mare, ha perfettamente senso. Lui è il marinaio del rock. Canzoni come The Lee Shore, ascoltate per la prima volta 35 anni fa, hanno aperto di schianto le porte non solo della grande musica, ma di un oceano, quello vero, quello che lui già allora salpava hippie felice pieno di Lsd e erba magica alla guida del suo veliero. Quello immortalato poi nella copertina del secondo disco di CSN. Croz, come lo chiamano gli amici, è un figlio del mare, è quello che ha incarnato la più sincera utopia hippie fino all'estremo, che signifca fallmento: dai profumi dei giardini incantati della mente infatti è finito nell'orrore del crack e di una pistola nel cruscotto a guidare impazzito per Sunset Boulevard. Ci è voluto un anno di carcere ospite delle galere di zio Bush nel Texas più redneck per salvargli la vita, anche se quella volta che gli parlai al telefono potevo sentire boccate di gangia uscire dalla mia cornetta.



La voce di Crosby è sempre stata melodia della più purissima qualità, la voce più incantevole della storia del rock: un disco come If I Could Only Remember My Name l'ho divorato da ragazzo milionate di volte, sempre a cercare di carpirne i segreti. Resta tutt'oggi il momento più totale, più poetico, più drogato e più magico di tutta l'utopia West Coast, California state of mind e hippie generation (altre che beat generation). A Tamalpais High, poi, cantato in If I could only..., ci sono anche stato, vent'anni fa, quando ero a San Francisco. Ci misi un po' a raggiungere quel monte sopra la baia di San Francisco perché continuavo a sbagliare l'uscita dal Golden Gate, ma poi, al tramonto quando finalmente vi arrivai in cima e pure senza droga, ho capito come mai dal quella cità un giorno erano potuti sgorgare musica e sogni tanto profumati e straordinari. Addirittura l'ardire di Triad. E ancora oggi fa specie che un tale Che Guevara del rock abbia fatto parte dei Byrds, ma in fondo sì, ci sta. Come mi disse in quella conversazione, i Byrds sono come il primo amore, sarei pronto a tornare a suonare con loro anche adesso. Cioè allora, 10 anni fa, che adesso mi sa sia troppo tardi.

David Crosby di persona è sempre stato come le sue canzoni: pace e armonia. Nel 1992 mi infilai nel backstage del Palatrussardi prima di uno (splendido) concerto acustico di CSN. Mi ero portato la mia fanzine su Bob Dylan. Volevo fotografarlo con il giornalino in mano, sarebbe stato uno scoop promozionale da paura. Lo aspettai scendere dal palco dopo il soundcheck e lo avvicinai. Lui mi mise una mano davanti dicendo, se vuoi una intervista chiedi al manager. Io gli mostrai la mia fanzine e lui vedendo il nome del suo eroe Bob Dylan si illuminò sotto ai baffoni. Fotografarlo con in mano il giornaletto fu facilissimo. Un giorno "scannerò" quella foto.



E che dire di Almost Cut My Hair, la più cazzuta canzone dell'era Woodstock? Altro che fiori nei capelli. Lascerò sventolare la mia bandiera freak era più che una parola d'ordine, era un motto, era il senso della vita. Da allora, da quando ho la patente, guardo sempre nel mio specchietto retrovisore per controllare che non ci sia un'auto della polizia che mi segue. Paranoia power. Ma di moniti, messaggi cifrati, meditazioni zen, Croz ne ha lasciati a manciate nelle sue canzoni, e fortunato chi se li è appuntati e li tiene stretti con sé: Cause the blind are leading the blind And I am amazed at how they stumble, Homeward through the haze. E ancora oggi mi domando di quale libro dovrei andare a pagina 43, per trovare il segreto della vita, perché, diavolo d'un Croz, ti sei dimenticato di dirci di quale libro si trattava: Pass it round one more time, I think I'll have a swallow of wine, Life is fine, Even with the ups and downs,, And you should have a sip of it, Else you'll find, It's passed you by. O frse non c'è nessun libro, ma è la vita, la vita soltanto. Che tu hai celebrato nel.la sua bellezza più intensa. Auguri Croz, vecchio marinaio del rock.




Sangue nei solchi del cuore

“Bob Dylan è in città, c’è bisogno di catturare qualcosa di magico”. La “città” è ovviamente New York, al telefono John Hammond, il più gran...

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