Era una bella mattinata di ottobre, sole caldo e aria fresca, cielo blu e niente polveri sottili come Milano, rare volte, sa essere. Fuori di quel locale che apparteneva a Enzo Jannacci, in pieno centro, splendido locale purtroppo chiuso prima del previsto, fumavo una sigaretta prima di entrare a incontrare Donovan. Già, una delle prime leggende del mio piccolo mondo musicale, leggende che negli anni a seguire avrei incontrato a piè sospinto. Eccolo che arriva: "Che ci fai qui, non ti piacerà mica Donovan?" gli chiedo. "Sono scappato per respirare un po' d'aria".
Lui è Claudio Todesco, di lì a pochi mesi sarebbe diventato il mio "compagno di banco" per oltre tredici anni. Avrei capito cosa intendeva con quelle parole, molte le giornate e anche non poche serate passate in quegli uffici di Milano 2 con gli aeroplani rombanti che passavano sopra la testa direzione Linate. Mi dà un disco da recensire, "roba che può piacerti", l'esordio dei 16 Horsepower e sì che mi sarebbero piaciuti (li avrei anche intervistati, ovviamente). Me ne avrebbe passati un bel po' di dischi che mi sarebbero piaciuti, negli anni.
Questa è la storia di Jam, così come l'ho vissuta dall'ottobre 1996 mio ingresso in redazione, al luglio 2009, mia uscita dalla redazione. Adesso, tre anni circa dopo che me ne sono andato, non ci sarà mai più alcuna redazione di Jam perché non ci sarà più Jam. E mi dispiace, mi dispiace un sacco.
Se ho imparato a scrivere, lo devo a Jam. E' stata una palestra di esercizio formidabile, e non poteva essere altrimenti con le dozzine tra recensioni e articoli che scrivevamo ogni mese. E' stata anche una palestra di crescita musicale, visto che i tre moschettieri che eravamo (io, Claudio e il direttore Ezio Guaitamacchi) esprimevamo tre mondi musicali diversi. Grunge con derive pinkfloydiane Claudio, hippismo sfrenato Ezio e… un grande boh io, che passavo dai Clash a Bob Dylan e dai Ramones a Gram Parsons. In tre discutevamo e ci passavamo i dischi da scoltare, ma poi aveva sempre ragione il direttore: ho lottato strenuamente per avere i Wilco in copertina ma non ci sono mai riuscito. Va bene così.
Jam era davvero un gran bel giornale, specie negli ultimi anni che ci sono stato e immagino anche in quelli che io non c'ero (non ho più avuto il coraggio di sfogliarne neanche una copia, troppo male). Un giornale equilibrato, vintage al punto giusto, appassionato con un grande cuore. Le cover story di anche 50mila battute erano la nostra forza, come nessuno le faceva in Italia. La mia prima fu sulle connessioni tra beat generation e musica rock, la mia ultima su Astral Weeks di Van Morrison,.Avevo cominciato bene e finivo meglio, anche se non lo sapevo. Grazie a Jam ho incontrato per telefono o di persona eroi assoluti della mia vita: Paul McCartney, Joe Strummer, Patti Smith, Robbie Robertson e una valanga di altri, ad esempio la mia amata Beth Orton, con la quale nel backstage di un suo concerto quasi ci baciavamo sulle labbra e nella sua camera d'albergo con le scarpe coi tacchi sbattute in giro e il letto disfatto Chrissie Hynde. Sogni di rock'n'roll.
Jam era tutto e il contrario di tutto: pensavamo di essere grandi giornalisti, poi una volta al mese a me e a Claudio ci toccava scaricare in garage il nuovo numero. Ci chiedevamo: ma anche Jann Wenner e Greil Marcus scaricavano Rolling Stone in cantina?
Poi succedeva anche di andare in stampa (poche volte eh) con una svista madornale, come quando scrivendo una recensione di un disco di Meshell Ndegeocello, non ricordandomi come si scriveva esattamente e proponendomi di controllare in seguito, rimase nella versione andata in stampa e poi in tutte le edicole la frase: "il nuovo disco di Meshecomecazzosichiama". Vabbè, è rock'n'roll anche questo.
Yours, truly. Mark Knopfler con il suo vero fratello
Ho viaggiato in Europa grazie a Jam: concerti e interviste a Londra (Mark Knopfler, Sheryl Crow, Lauryn Hill), in Germania (John Mellencamp, Aerosmith, Kings of Leon). Dopo il concerto di Mellencamp ero così eccitato - e ubriaco - che quasi cercai di mettere in pratica una leggenda del rock'n'roll: sfasciare la camera d'albergo. Riuscii solo ad aprire una bottiglia di birra sul davanzale della finestra, non se ne deve essere accorto nessuno, meglio così. Con gli Aerosmith invece io e un collega di un altro giornale partimmo convinti che tutto, viaggio, albergo e soprattutto cibo alcolici fossero pagati dalla casa discografica come era sempre successo. Invece no: solo viaggio e albergo erano pagati e avevamo speso in alcol più del viaggio. Fu un momento di panico leggendario. Ma era anche l'inizio della fine del giornalismo musicale italiano: i soldi stavano finendo. Adesso gli artisti esteri non vengono neanche più in Italia a farsi intervistare, i viaggi te li devi pagare e invece del disco omaggio ti arriva un bel link da fare il download. Non crediate che stia facendo quello della "casta": chi ha lavorato nei mensili musicali specializzati di soldi ne ha sempre visti pochi e quelli non erano privilegi, ma un modo di arrotondare.
Claudio Todesco, con cui ho scazzato spesso (minchia, mi correggeva anche le virgole in bozza) rimane un esempio di professionalità e serietà come nel giornalismo musicale non ho mai incontrato. Infatti mi sono sempre chiesto come mai facesse il giornalista musicale. E un grande scrittore: spero che il giornalismo non perda la sua firma, adesso che non c'è più Jam.
Con Ezio ci siamo lasciati male, era un periodo di merda della mia vita (toh, lo è ancora adesso), ma è stato un amico, sempre.
In questi ultimi anni che non ero più a Jam quasi una volta al mese sognavo di tornare a lavorarci: Ezio non ne era molto contento, ma me ne dava la possibilità. Questo per dire quanto mi mancava quel giornale.
Adesso se n'è andata anche la Liliana, sorella di Ezio, che era un po' la nostra mamma adottiva. Mi dispiace un casino. Mi dispiace di tutto. Ma ho anche incontrato un sacco di bella gente: i nostri collaboratori, troppi per ricordarli tutti. Loro sanno chi sono. Che cazzo di lungo strano viaggio è stato.
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Friday, November 08, 2013
Tuesday, July 21, 2009
What a long strange trip has been
"Is there life after Jam? Where have your talents taken you now?"
(Eric Andersen all'autore di questo blog)
Nella primavera del 1990 mi affacciavo nel bel mondo del giornalismo musicale. Nel modo classico: una fanzine (erano i giorni pre-Internet... oggi ci sono le webzine). Si chiamava Rolling Thunder e ovviamente era dedicata a Lui. Che allora, Bob Dylan, aveva 49 anni e io 28. Oggi io ne ho 47 e lui 68. Che cazzo c'entra? Niente. Siamo solo più vecchi tutti e due.
La fanzine durò un paio di anni; nel frattempo scrivevo lettere indignate alla rivista Mucchio Selvaggio e loro, per farmi smettere di rompere i marroni - però me le pubblicavano tutte - mi chiamarono a collaborare allo storico magazine. Ricordo che comprai la mia prima copia del Mucchio nel 1978: c'erano i Grateful Dead in copertina e l'articolo si chiamava "What a long strange trip has been". Esordii dunque per un giornale vero nella primavera del 1991: ovviamente un pezzo su Bob Dylan, la recensione del concerto che tenne a Zurigo nel gennaio di quell'anno.
E' curioso che come editore di una fanzine sia riuscito ad avvicinare e a parlare con Bob Dylan (avvenne nel giougno 1991, come ormai sanno anche i sassi), mentre nei circa 17 anni di giornalismo musicale vero (cioè pagato) non sono neanche riuscito a vederlo di striscio, figuriamoci a intervistarlo.
Per non ricordo più quale motivo circa nel 1993 passai al Buscadero, altra storica rivista musicale italiana. Anche lì ci rimasi un paio di anni. Entrambi i lavori erano comunque dei "dopo lavori", non a tempo pieno, ma ci si faceva le ossa, come si dice. Nell'ottobre del 1996 ricevetti una telefonata dal direttore di JAM: mi chiedeva se ero disponibile ad andare in redazione per qualche mese, una sostituzione temporanea. Ci sono rimasto quasi 13 anni. A tempo pieno. Da qualche giorno ho mollato il colpo. Troppo vecchio per il rock'n'roll, o per quello che ne è rimasto. Ho tirato troppo la corda, ultimamente, e anche se il rock'n'roll in Italia non c'azzecca quasi niente, credo di aver ecceduto nel rock'n'roll lifestyle "de noiartri". Mi piglio dei mesi sabbatici, come dicono gli americani. Non vedo l'ora di ritrovare il gusto di ascoltare un disco solo per la voglia di farlo e non perché obbligato a farlo. Al momento ascolto un cazzo. Un paio di settimane fa mi sono anche comprato un iPod. E' veramente un oggetto stupido in tutta la sua scomodità (ho già rotto le cuffiette), ma comunque dopo due settimane, calcolando che a casa ho, credo, circa 30mila canzoni sparse su dischi vari, sono riuscito a mettercene dentro circa 400. Le uniche che ho sempre voglia di ascoltare. Delle altre 29600 canzoni non so che farmene.
Non so come dice il mio amico Eric, dove mi porterà adesso il mio talento. Se del talento ne ho mai avuto. Una amica collega giornalista quando le ho detto che non lavoro più a Jam, mi ha scritto una cosa che mi ha commosso molto: "Sarebbe un peccato che un talento come il tuo vada perduto". Evidentemente questo talento fittizio ha colpito almeno un paio di persone in tutti questi anni. Le ringrazio.
Ho perso interesse anche nel blog. Internet - a parte le informazioni più o meno utili che si possono trovare in giro - è davvero un grande nulla. Negli ultimi tempi ho fatto incetta dei cosiddetti "social networks" e posso dire che sono delle solenni minchiate. Cioè: a chi frega se su twitter c'è un gruppo di 50mila persone che protestano per questo o quello? Spento il computer quelle 50mila persone spariscono nel nulla. Per non parlare delle "amicizie". Ho 406 amici su Face Book dove mi sono iscritto a novembre dell'anno passato. Di questi 406 quelli che frequentano attivamente FB sono sempre gli stessi 12. Gli altri che cazzo mi hanno chiesto l'amicizia a fare, e io perché gliel'ho data che manco so chi sianoe poi su FB non ci vengono mai?
Invece ho scoperto che su Internt c'è anche una cosa bella: si chiama Tumblr. E' bella perché ognuno posta sul suo specie di blog quello che vuole, foto e frasi, e poi sono a disposizione di tutti per girarsele sul proprio. Peschi solo le cose che ti piacciono e condividi, non c'è la possibilità di lasciare commenti e la gente, almeno quelli che sono in scambio con me, è davvero carina. Insomma, non ci si parla addosso su Tumblr, non si cerca di predicare ai convertiti e non, di mostrare a tuti quanto siamo fighi. Basta parole. Siamo stanchi di parole. Meglio la realtà.
Ad esempio questo è il mio ideale di blog perfetto. Naturalmente non l'ho inventato io ma una mia amica, più sveglia di me: http://bythesong.tumblr.com/.
Ognuno dei partecipanti posta frasi di canzoni che lo hanno colpito. Niente commenti escatologici sulle canzoni. Si leggono e basta. Sono le canzoni ad avere la precedenza. Alla fine verrà fuori una raccolta imponente delle canzoni che ci hanno lasciato una ferita nel cuore. Perché, come dice il mio amico De Gregori (a proposito, occhio alle edicole a partire da novembre più o meno...), "tutti hanno un cuore".
(Eric Andersen all'autore di questo blog)
Nella primavera del 1990 mi affacciavo nel bel mondo del giornalismo musicale. Nel modo classico: una fanzine (erano i giorni pre-Internet... oggi ci sono le webzine). Si chiamava Rolling Thunder e ovviamente era dedicata a Lui. Che allora, Bob Dylan, aveva 49 anni e io 28. Oggi io ne ho 47 e lui 68. Che cazzo c'entra? Niente. Siamo solo più vecchi tutti e due.
La fanzine durò un paio di anni; nel frattempo scrivevo lettere indignate alla rivista Mucchio Selvaggio e loro, per farmi smettere di rompere i marroni - però me le pubblicavano tutte - mi chiamarono a collaborare allo storico magazine. Ricordo che comprai la mia prima copia del Mucchio nel 1978: c'erano i Grateful Dead in copertina e l'articolo si chiamava "What a long strange trip has been". Esordii dunque per un giornale vero nella primavera del 1991: ovviamente un pezzo su Bob Dylan, la recensione del concerto che tenne a Zurigo nel gennaio di quell'anno.
E' curioso che come editore di una fanzine sia riuscito ad avvicinare e a parlare con Bob Dylan (avvenne nel giougno 1991, come ormai sanno anche i sassi), mentre nei circa 17 anni di giornalismo musicale vero (cioè pagato) non sono neanche riuscito a vederlo di striscio, figuriamoci a intervistarlo.
Per non ricordo più quale motivo circa nel 1993 passai al Buscadero, altra storica rivista musicale italiana. Anche lì ci rimasi un paio di anni. Entrambi i lavori erano comunque dei "dopo lavori", non a tempo pieno, ma ci si faceva le ossa, come si dice. Nell'ottobre del 1996 ricevetti una telefonata dal direttore di JAM: mi chiedeva se ero disponibile ad andare in redazione per qualche mese, una sostituzione temporanea. Ci sono rimasto quasi 13 anni. A tempo pieno. Da qualche giorno ho mollato il colpo. Troppo vecchio per il rock'n'roll, o per quello che ne è rimasto. Ho tirato troppo la corda, ultimamente, e anche se il rock'n'roll in Italia non c'azzecca quasi niente, credo di aver ecceduto nel rock'n'roll lifestyle "de noiartri". Mi piglio dei mesi sabbatici, come dicono gli americani. Non vedo l'ora di ritrovare il gusto di ascoltare un disco solo per la voglia di farlo e non perché obbligato a farlo. Al momento ascolto un cazzo. Un paio di settimane fa mi sono anche comprato un iPod. E' veramente un oggetto stupido in tutta la sua scomodità (ho già rotto le cuffiette), ma comunque dopo due settimane, calcolando che a casa ho, credo, circa 30mila canzoni sparse su dischi vari, sono riuscito a mettercene dentro circa 400. Le uniche che ho sempre voglia di ascoltare. Delle altre 29600 canzoni non so che farmene.
Non so come dice il mio amico Eric, dove mi porterà adesso il mio talento. Se del talento ne ho mai avuto. Una amica collega giornalista quando le ho detto che non lavoro più a Jam, mi ha scritto una cosa che mi ha commosso molto: "Sarebbe un peccato che un talento come il tuo vada perduto". Evidentemente questo talento fittizio ha colpito almeno un paio di persone in tutti questi anni. Le ringrazio.
Ho perso interesse anche nel blog. Internet - a parte le informazioni più o meno utili che si possono trovare in giro - è davvero un grande nulla. Negli ultimi tempi ho fatto incetta dei cosiddetti "social networks" e posso dire che sono delle solenni minchiate. Cioè: a chi frega se su twitter c'è un gruppo di 50mila persone che protestano per questo o quello? Spento il computer quelle 50mila persone spariscono nel nulla. Per non parlare delle "amicizie". Ho 406 amici su Face Book dove mi sono iscritto a novembre dell'anno passato. Di questi 406 quelli che frequentano attivamente FB sono sempre gli stessi 12. Gli altri che cazzo mi hanno chiesto l'amicizia a fare, e io perché gliel'ho data che manco so chi sianoe poi su FB non ci vengono mai?
Invece ho scoperto che su Internt c'è anche una cosa bella: si chiama Tumblr. E' bella perché ognuno posta sul suo specie di blog quello che vuole, foto e frasi, e poi sono a disposizione di tutti per girarsele sul proprio. Peschi solo le cose che ti piacciono e condividi, non c'è la possibilità di lasciare commenti e la gente, almeno quelli che sono in scambio con me, è davvero carina. Insomma, non ci si parla addosso su Tumblr, non si cerca di predicare ai convertiti e non, di mostrare a tuti quanto siamo fighi. Basta parole. Siamo stanchi di parole. Meglio la realtà.
Ad esempio questo è il mio ideale di blog perfetto. Naturalmente non l'ho inventato io ma una mia amica, più sveglia di me: http://bythesong.tumblr.com/.
Ognuno dei partecipanti posta frasi di canzoni che lo hanno colpito. Niente commenti escatologici sulle canzoni. Si leggono e basta. Sono le canzoni ad avere la precedenza. Alla fine verrà fuori una raccolta imponente delle canzoni che ci hanno lasciato una ferita nel cuore. Perché, come dice il mio amico De Gregori (a proposito, occhio alle edicole a partire da novembre più o meno...), "tutti hanno un cuore".
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