Ci sono momenti, eventi, singole giornate che impattano sulla vita di tutti quanti, a qualunque latitudine. Il Natale è certamente l'evento che più impatta sulla vita di belli e brutti, credenti o non credenti. Ognuno poi vi risponde come vuole, ma nessuno può evitare di averci a che fare. Impatta, e tanto, anche su chi nella vita si dedica alla produzione dei dischi. Il mercato dei dischi natalizi, una tradizione americana incrollabile tanto quanto il tacchino il giorno del ringraziamento, è ancora piuttosto fiorente in un paese che da tempo ha sostituito il Natale con il più politically correct “stagione delle feste”, la holidays season per non urtare i credenti di altre religioni o i non credenti. Abitudine che sta prendendo piede anche da noi.
Resta il fatto che il Natale è il compimento di una attesa a cui ognuno consapevole o no guarda e per questo ci sono dischi di Natale che sembrano fatti per placare questa attesa. Per qui pochi minuti che può durare una canzone, l'attesa può trovare una risposta, trovare soddisfazione, evocare un oltre che supera di schianto la nostra fragile intemperanza. Sentimentalismo? No, a quello ci pensano i dischi di Natale di Mariah Carey o di Kenny G. La mia vita per ora è solo un’attesa, sembrano dire invece ben altre canzoni. L'attesa che avvenga. Cosa? Che quaklcuno ci venga incontro a dirci che la nostra sofferenza è finita. Solo chi ha molto sofferto attende.
Perché ad esempio uno come Mark Lanegan sente il bisogno di fare un disco di Natale? Le domande ovvie con lui non hanno risposte ovvie.
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Monday, December 24, 2012
Wednesday, March 21, 2012
Ho il blues del funerale
Lasciamo posto questa volta a un amico di scorribande concertisitche. Insieme, tra gli altri, abbiamo visto Bob Dylan e Mark Knopfler a Parigi. Lorenzo Randazzo ha la grande fortuna di lavorare spesso a Parigi e Londra, che è meglio di andare a lavorare a Milwaukee ad esempio. Così si becca molti concerti straordinari in anticipo a noi o anche concerti che da noi non si terranno mai. Lorenza ha un solo difetto: è milanista. Anzi due. copia un po' il mio (non)stile. E' uno dei tanti mostri che ho creato. Tutto questo per dare un po' di spazio al bellissimo ultimo disco di Mark Lanegan, Funeral Blues, che ho colpevolmente trascurato, ma che mi piace moltissimo.
Mark Lanegan, che Lorenzo ha visto due sere fa a Londra e che domenica sera sarà a Milano. In un weekend dei più assurdi: in due sere si gioca la scelta tra Roger Daltrey, Moe e Lanegan. Be' meglio così, Milano non è mica Milwaukee...
Mark Lanegan, chi era costui? Un tristone sopravvissuto alla morte che ho anche avuto la fortuna di intervistare, secoli fa. In collegamento telefonico Milano-Seattle, trascinato giù dal letto, mentre succhiava un capuccino, che a Seattle li fanno buoni. Parlando di fantasmi, folk music e Bob Dylan, ovviamente,e come sopravvivere al blues del funerale già allora. Fascinoso, cupo, profondo: il Nick Cave del grunge.
CLICCA SU QUESTO LINK PER LEGGERE LA RECENSIONE DEL CONCERTO DI LONDRA DI MARK LANEGAN
Mark Lanegan, che Lorenzo ha visto due sere fa a Londra e che domenica sera sarà a Milano. In un weekend dei più assurdi: in due sere si gioca la scelta tra Roger Daltrey, Moe e Lanegan. Be' meglio così, Milano non è mica Milwaukee...
Mark Lanegan, chi era costui? Un tristone sopravvissuto alla morte che ho anche avuto la fortuna di intervistare, secoli fa. In collegamento telefonico Milano-Seattle, trascinato giù dal letto, mentre succhiava un capuccino, che a Seattle li fanno buoni. Parlando di fantasmi, folk music e Bob Dylan, ovviamente,e come sopravvivere al blues del funerale già allora. Fascinoso, cupo, profondo: il Nick Cave del grunge.
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