(Da una e-mail ricevuta, a proposito dei miei deliri sul blues *)
A fine anni 70 mi innamorai perdutamente dell'introduzione che Riccardo Bertoncelli scrisse a un volume di traduzioni dei testi di CSN&Y (traduzioni peraltro bruttine, ma non le aveva fatte lui). La lessi e rilessi tante di quelle volte che finii per impararla quasi a memoria. Era poesia, poesia rock, più che un saggio critico. Allora non pensavo di mettermi a scrivere di musica, finché c'era qualcuno che scriveva così che bisogno c'era di provare a fare altrettanto. Purtroppo Bertoncelli si dedicò ad altri impegni, anche se credo scriva ancora. Nello stesso periodo, era il 1978, mi innamorai anche di un articolo di Mauro Zambellini sulla scena di New York del periodo. Il primo disco che ho comprato perché una recensione mi aveva convinto a farlo (era piuttosto un lungo articolo, ma allora si faceva così) fu Two Sides to Every Story, 1977, di Gene Clark, e l'autore del pezzo era Raffaele Galli.Smisi poi per noia di leggere le riviste rock, negli anni 80, fino a che mi imbattei a fine decennio in Blue Bottazzi che esaminava quanto uscito in non ricordo quale anno musicale. Fui di nuovo preso dalla passione per la lettura rock. Si può fare, pensai, si può scrivere così. E lo feci. Feci una fanzine su Bob Dylan e ne mandai qualche copia a Blue per sapere la sua opinione. Mi telefonò per dirmi che gli sembrava cosa bella, che anche lui anni prima aveva cominciato con una fanzine. Fu una sorta di battesimo della scrittura, di sponsorizzazione. Per cui adesso chi si incazza per le cose che scrivo se la prenda con Blue Bottazzi. E Bertoncelli. E Zambellini. Two Sides to Every Story, per la cronaca, quando lo comprai non mi piacque. Oggi mi piace tantissimo, per cui prendetevela anche con Raffaele Galli.
Da quando poi ho cominciato a farne il mio lavoro, ho scoperto Greil Marcus e Lester Bangs. Cerco di ispirarmi a loro, adesso. Cioè scrivere di musica rock, come qualunque altra cosa nella vita, non può essere una cosa neutra e non si può cercare di piacere a tutti. Non vuol dire azzeccarci sempre, tutt'altro. Manco Greil e Lester lo facevano. Figurarsi io. Vuol dire però non essere fan. Perché il fan farà sempre il tifo per la sua squadra. Qualche tempo fa un amico mi ha segnalato che in un forum dei Pearl Jam qualcuno era incazzato con me perché "avevo parlato male dell'ultimo disco dei Pearl Jam". Non ho mai scritto alcunché sull'ultimo disco dei Pearl Jam, ho solo ascoltato il singolo e scritto di quel brano (che reputo tutt'oggi bruttissimo). La persona poi aggiungeva che quando parlo di Bob Dylan invece parlo sempre benissimo. Il che è falso: negli ultimi anni ho parlato male o poco bene tante volte di Bob Dylan, tanto che diversi fan di Dylan mi hanno scritto messaggi ricchi di insulti assortiti. Vedete come si può distorcere la realtà quando si è dei tifosi. Il problema è la cattiva educazione che abbiamo ricevuto per tanti decenni attraverso tante riviste musicali che hanno insegnato solo a fare i tifosi, non gli appassionati di musica.
La stessa cosa mi è capitata a volte con musicisti di cui mi sono permesso di criticare i loro dischi. Italiani,ovviamente. C'è un gruppo rock di casa nostra molto amato di cui recensii benissimo l'esordio, salvo dire che secondo me tecnicamente aveva dei difetti come qualità di registrazione. Da allora non mi hanno più mandato i loro dischi perché si erano offesi.
Ma non disperiamoci: ci sarà sempre un Bertoncelli o un Vites a sparare cazzate... E per citare ancora il maestro Guccini, "tanto saranno le ultime oramai".
Keep rockin'
* cmq con l'amico che mi ha scritto ciò ci siamo lasciati senza malumori reciproci. Credo


