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Monday, September 30, 2013

Una città chiamata Giubileo

“Quando mi drogavo diventavo un mostro”: così ha detto di se stesso in una recente intervista Elton John, vittima soprattutto della cocaina per oltre vent’anni. Un mostro, ma anche un pessimo autore di canzoni: quello che era stato uno dei più brillanti musicisti della sua epoca, dall’esordio nel 1969 più o meno fino all’uscita del disco “Blue Moves” nel 1976 (in mezzo capolavori della storia della musica moderna come il disco con il suo nome del 1970, “Tumbleweed Connection”, “Madman across the water”, “Goodbye Yellow Brick Road”, “Captain Fantastic” e altri ancora) finì perso in una dozzinale e plastificata musichetta da Mtv. E’ interessante notare che a fronte delle vendite plurimilionarie in tutto il mondo del suo primo periodo, in Italia Elton John è conosciuto maggiormente per il suo periodo peggiore, quello degli anni 80 e 90, il che forse suggerisce una cosa o due sui gusti di massa del pubblico italiano.



Ma tornando a Sir Reginald, essere riuscito a disintossicarsi e a frequentare gli ambienti giusti, quelli ad esempio di musicisti giovani come Ryan Adams che lo hanno spinto a ripensare al suo periodo d’oro, piuttosto che stilisti di moda e principesse – anche quelle morte – lo ha riportato magicamente a fare nuovamente ottima musica. Certo, non paragonabile a quella della prima metà degli anni 70, ma il disco “Songs from the West Coast” del 2001 fu uno sbalorditivo ritorno alla forma con una collezione di canzoni di invidiabile classe.


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Saturday, October 23, 2010

The bitch is back

Ci ha provato sin dal 2001, con il buon Songs from the West Coast, a far dimenticare l’orrido personaggino che infestava le notti di Mtv, ma anche le mattinate e i pomeriggi, durante gli anni 80 e 90. Adesso si è finalmente ricordato di essere stato uno dei migliori autori di canzoni degli anni 70, e per farlo ha dovuto chiamare con sé in studio un altro fantasma di quegli anni straordinari, Leon Russell, visto per l’ultima volta sul palco del Concert for Bangladesh. Insieme hanno fatto un disco pregno di nostalgia per quei tempi là: inutile fingere, sono due anziani signorotti, uno dei quali per poco non ci lasciava le penne (Leon), ma il sentimento c’è tutto.

Quello per l’America profonda, quella America che The Band cantava orgogliosa (Elton un giorno dedicò una canzone al batterista di quel gruppo, intitolandola semplicemente Levon, e di The Band si è sempre professato ammiratore indefesso). Gone to Shiloh, d’altro canto – in cui appare al canto anche Neil Young - potrebbe essere la nuova The Night They Drove Old Dixie Down, mentre altri messaggi di una mappa nascosta appaiono qua e là. Ad esempio quando Elton canta "I hear you singing 'I Shall Be Released' like a chainsaw running through a masterpiece" e il riferimento evidente qui è allo scomparso Richard Manuel,scomparso pianista di The Band, oppure in un’altra occasione, quando cita “the winter of our discontent” che è sì William Shakespeare, ma anche l’ultima novella scritta da John Steinbeck. Un disco pieno di sentimenti, dunque, e forte come una quercia del Tennessee. Da ascoltare a notte, con una bottiglia di rosso sanguigno e un sigaro fumante, che l’inverno è alle porte e abbiamo bisogno di coperte calde per non lasciare che il cuore si raffreddi. Non vogliamo che sia un altro "winter of our discontent".


qua la recensione approfondita del disco


Sangue nei solchi del cuore

“Bob Dylan è in città, c’è bisogno di catturare qualcosa di magico”. La “città” è ovviamente New York, al telefono John Hammond, il più gran...

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