Paris in the afternoon is charming,
Paris in the evening is enchanting,
but Paris after midnight… Is magic.
Midnight in Paris

Il giochino alla fine è fin troppo facile. Ad esempio, lo ha già fatto la mia amica Manu "Blue Eyes" sul suo status di Facebook: "Dodici rintocchi... e... arriva un taxi nero con su Dylan e John Lennon, che mi invitano a salire, mi offrono un joint e si va ad una festa dove ci sono Allen Ginsberg, Gregory Corso, Donovan e The Band al completo…". E' il giochino che viene spontaneo appena si esce dalla visione dello straordinariamente bello ultimo film di Woody Allen, Midnight in Paris. Anche io ho voluto provarlo subito appena uscito dalla sala, ma come quasi sempre succede, mia moglie non mi ha capito mentre blateravo. In realtà, grazie al non avermi capito, mi sono fermato un attimo dubbioso perché non saprei neanche io in quale epoca avrei voluto andare a finire nello spassoso - ma emozionante - viaggio indietro nel tempo che ogni sera a mezzanotte il protagonista del film va a fare, sorta di Cenerentola back to the future. Il primo pensiero è stato: gli anni 70, alle serate dei Led Zeppelin o degli Stones, backstage con Andy Warhol e groupie assortite, al Max Kansas City di New York. Però io negli anni 70 ci ho vissuto veramente, anche se da ragazzino e in zone meno interessanti di quelle.
Midnight in Paris è un film incantevole. Soprattutto perché per la prima volta dopo decenni Woody Allen lascia perdere quel suo cinismo ossessivo "la vita è una merda" che onestamente aveva un po' rotto le palle. Ad esempio nel, per me noioso e davvero brutto Basta che funzioni (Whatever Works). Sono infatti rimasto sbigottito quando il protagonista del film a un certo punto dice: "La vita è un mistero". E la tipa risponde: "Questo è il presente: è un po' insoddisfacente perché la vita è insoddisfacente". Cioè nulla basta a soddisfarci in questa vita terrena, eppure è un mistero che ci cattura. Tutto il film si gioca infatti nel desiderio di sfuggire il presente per un passato giudicato meglio di quanto si sta vivendo. Avanti e indietro nel tempo, per scoprire che ogni passato rimanda a un altro passato, e alla fine quello che conta è il presente. Con la speranza di un cambiamento possibile, come avviene nell'ultima scena conclusiva. Rarissimo in un film di Woody Allen.

Un film incantevole che esalta tutta la bellezza e la magia di Parigi, ed essendoci appena stato mi sono divertito a rivedere tutti i luoghi che avevo attraversato. La frase migliore però rimane quella che il protagonista rivolge alla ragazza che è l'amante di tutti i personaggi della Parigi anni 20, da Picasso a Modigliani: "Con te le groupie fanno un salto di qualità". Lei ovviamente non capisce. Genio di Woody Allen.
Ripensandoci, alla fine però c'è un'epoca in cui vorrei recarmi, qualche sera, dopo lo scoccare della mezzanotte. Memphis, Tennesse, studi della Sun Records. A sentire e guardare Johnny Cash, Elvis e Jerry Lee Lewis che registrano i loro capolavori. E dopo andare con loro in un juke joint ad ascoltare vecchi bluesmen e bere Bourbon. Sì, mi piacerebbe davvero guardare in faccia Elvis e come il protagonista del film rimanere incantato dal privilegio di un incontro così. Non sarà Hemingway, o Salvator Dalì, o Picasso, o Gertrude Stein, ma che diavolo, ognuno ha il suo dopo mezzanotte che si merita.