"Mi manca chiunque", dice Rick Vigorous in La scopa del sistema, il primo importante libro di David Foster Wallace, uscito nel 1987. In quella frase c'è tutto l'uomo che si è impiccato il 12 settembre di dieci anni fa, a 46 anni di età. Era malato di depressione da quando aveva vent'anni, si era curato in modo assiduo, si era anche sposato. Ma si sa che dalla depressione non si esce mai del tutto, il cane nero ti rimane alle costole nella battaglia approfittando di un tuo momento di distrazione.
Ma non è di depressione che scriveva Wallace, piuttosto di quella malinconia dolce e vibrante che vive chi si sente fatto di mancanza: mi manca chiunque. Non mi manca la mia donna, mia madre, il mio amico: mi manca tutto, mi manca ogni cosa.
A dieci anni dalla sua morte, il mistero della sua arte è pari soltanto alle lodi sperticate e vertiginose che gli sono state tributate, già quando era ancora in vita, definito uno dei maggiori scrittori americani di sempre. Eppure libri come Infinite Jest (1996) con le sue 1400 pagine, sono una sfida aperta ancora oggi. Celano un mistero che probabilmente ancora nessuno ha carpito.
Come Douglas Coupland, l'autore di due capolavori come Generazione X e Generazione Shampoo, Wallace aveva colto in maniera straordinaria la sperdutezza della sua generazione, abitanti di centri commerciali alienanti, di college dove il massimo delle aspettative era lo sballo, di palestre di fitness e di sport come il tennis, insomma della solitudine immensa che ormai avvolge una nazione, gli Stati Uniti, dove il numero dei suicidi è da decenni in crescita vertiginosa. Per Wallace, forse, la sfida era stata cercare di capire cosa potesse esserci dietro il fallimento conclamato del sogno americano: "La letteratura si occupa di cosa vuol dire essere un cazzo di essere umano" disse in una intervista. Per Wallace e la sua generazione il mondo non era il posto dove viviamo la nostra vita, ma qualcosa che ci impatta addosso e ci lascia doloranti e spaventati. Ma anche ci si ride sopra, cosa che Wallace sapeva fare.
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Thursday, September 13, 2018
Friday, March 04, 2011
Infinite Jest
La realtà è che morire non è brutto, ma dura per sempre. E per sempre non rientra nel tempo

Ci sono questi due giovani pesci che nuotano insieme, e a un certo punto incontrano un pesce più vecchio che nuota in direzione opposta, il quale fa un cenno di saluto e dice, “‘Giorno, ragazzi, com’è l’acqua?”. I due giovani pesci continuano a nuotare per un po’, e infine uno dei due si rivolge all’altro e fa, “Che diavolo è l’acqua?”
Se temete che io intenda presentarmi a voi come il pesce vecchio che spiega cos’è l’acqua, non preoccupatevi. Non sono il vecchio e saggio pesce. Il punto fondamentale della storiella dei pesci è che le realtà più ovvie, ubique e importanti spesso sono quelle più difficili da vedere e di cui è più difficile parlare. Detto in questi termini, naturalmente, non è che un luogo comune -ma il fatto è che, nelle trincee quotidiane dell’esistenza adulta, i luoghi comuni possono essere una questione di vita o di morte. Potrebbe suonare come un’iperbole, o un’insensata astrazione. Scendiamo nel concreto, allora…
Perché c’è un’altra cosa vera, ed è questa: nelle trincee quotidiane della vita adulta, l’ateismo non esiste. È impossibile non venerare qualcosa. Tutti venerano. L’unica scelta che possiamo fare è cosa venerare. E un’ottima ragione per scegliere di venerare qualche specie di divinità o di ente spirituale -Gesù Cristo o Allah, Jahvè o la dea-madre di Wicca, le Quattro Nobili Verità o un qualche insieme infrangibile di principi etici- è che praticamente qualunque altra cosa voi veneriate finisce per mangiarvi vivi. Se venerate i soldi e gli oggetti -se è in essi che riponete il vero significato della vita-, non ne avrete mai abbastanza. Non sentirete mai di averne abbastanza. Questa è la verità. Venerate il vostro stesso corpo, la vostra bellezza e il vostro fascino, e vi sentirete sempre brutti, e quando il tempo e l’età inizieranno a farsi notare, morirete un milione di volte prima che essi vi abbandonino davvero.
In un certo modo, tutta questa roba la sappiamo già -è stata codificata in forma di miti, proverbi, cliché, tranquillizzanti, epigrammi, parabole: lo scheletro di ogni grande storia. Il trucco è mantenere salda davanti a voi la verità nella consapevolezza quotidiana. Venerate il potere -vi sentirete deboli e impauriti, e avrete bisogno di un potere sempre maggiore sugli altri per tenere a distanza la paura. Venerate la vostra intelligenza, la vostra brillantezza -finirete col sentirvi stupidi, degli impostori, sempre sul punto di essere smascherati.

La Verità con la V maiuscola riguarda la vita prima della morte. Riguarda la possibilità di riuscire ad arrivare ai trent’anni, o ai cinquanta, senza che vi venga voglia di spararvi un colpo in testa. Riguarda la semplice consapevolezza -consapevolezza di quello che è così vero ed essenziale, così nascosto in bella vista attorno a tutti noi, che dobbiamo continuare a ripeterci costantemente:
"Questa è l'acqua, questa è l'acqua; dietro questi eschimesi c'è molto più di quello che sembra". Farlo, vivere in modo consapevole, adulto, giorno dopo giorno, è di una difficoltà inimmaginabile. E questo dimostra la verità di un altro cliché: la vostra cultura è realmente il lavoro di una vita, e comincia...adesso. Augurarvi buona fortuna sarebbe troppo poco.
Il testo integrale della conferenza di David Foster Wallace

Ci sono questi due giovani pesci che nuotano insieme, e a un certo punto incontrano un pesce più vecchio che nuota in direzione opposta, il quale fa un cenno di saluto e dice, “‘Giorno, ragazzi, com’è l’acqua?”. I due giovani pesci continuano a nuotare per un po’, e infine uno dei due si rivolge all’altro e fa, “Che diavolo è l’acqua?”
Se temete che io intenda presentarmi a voi come il pesce vecchio che spiega cos’è l’acqua, non preoccupatevi. Non sono il vecchio e saggio pesce. Il punto fondamentale della storiella dei pesci è che le realtà più ovvie, ubique e importanti spesso sono quelle più difficili da vedere e di cui è più difficile parlare. Detto in questi termini, naturalmente, non è che un luogo comune -ma il fatto è che, nelle trincee quotidiane dell’esistenza adulta, i luoghi comuni possono essere una questione di vita o di morte. Potrebbe suonare come un’iperbole, o un’insensata astrazione. Scendiamo nel concreto, allora…
Perché c’è un’altra cosa vera, ed è questa: nelle trincee quotidiane della vita adulta, l’ateismo non esiste. È impossibile non venerare qualcosa. Tutti venerano. L’unica scelta che possiamo fare è cosa venerare. E un’ottima ragione per scegliere di venerare qualche specie di divinità o di ente spirituale -Gesù Cristo o Allah, Jahvè o la dea-madre di Wicca, le Quattro Nobili Verità o un qualche insieme infrangibile di principi etici- è che praticamente qualunque altra cosa voi veneriate finisce per mangiarvi vivi. Se venerate i soldi e gli oggetti -se è in essi che riponete il vero significato della vita-, non ne avrete mai abbastanza. Non sentirete mai di averne abbastanza. Questa è la verità. Venerate il vostro stesso corpo, la vostra bellezza e il vostro fascino, e vi sentirete sempre brutti, e quando il tempo e l’età inizieranno a farsi notare, morirete un milione di volte prima che essi vi abbandonino davvero.
In un certo modo, tutta questa roba la sappiamo già -è stata codificata in forma di miti, proverbi, cliché, tranquillizzanti, epigrammi, parabole: lo scheletro di ogni grande storia. Il trucco è mantenere salda davanti a voi la verità nella consapevolezza quotidiana. Venerate il potere -vi sentirete deboli e impauriti, e avrete bisogno di un potere sempre maggiore sugli altri per tenere a distanza la paura. Venerate la vostra intelligenza, la vostra brillantezza -finirete col sentirvi stupidi, degli impostori, sempre sul punto di essere smascherati.

La Verità con la V maiuscola riguarda la vita prima della morte. Riguarda la possibilità di riuscire ad arrivare ai trent’anni, o ai cinquanta, senza che vi venga voglia di spararvi un colpo in testa. Riguarda la semplice consapevolezza -consapevolezza di quello che è così vero ed essenziale, così nascosto in bella vista attorno a tutti noi, che dobbiamo continuare a ripeterci costantemente:
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