Da qualche tempo mi succede spesso: ho nostalgia degli anni 90. Non so bene perché, ma mi succede. Forse dipende dal solito fatto, cioè rimpiangere quanto abbiamo vissuto nel passato e considerarlo sempre migliore di quanto stiamo vivendo adesso. Un classico, insomma, della nostalgia umana. O forse dipende dal fatto che da quando siamo entrati nel terzo millennio non è accaduto niente degno di nota. Sto parlando di musica naturalmente. Del resto di cose successe, purtroppo, dalle Twin Towers alla crisi economica globale, ce ne sarebbe da riempire una enciclopedia.
Di certo negli anni 90 non avevo nostalgia degli anni 80, quel decennio non mi è mai mancato e credo non mi mancherà mai. Gli anni 70? In quelli ci sono dentro da sempre, praticamente sono una istantanea vivente di quel decennio e vista la musica che girava allora, non me ne pento e ci sto dentro alla grande. Sono sempre fortemente convinto infatti che l'ultimo grande disco della storia del rock sia uscito il 14 dicembre 1979, "London Calling" dei Clash ovviamente.
Se penso invece a questi ultimi tredici anni, a parte le band di cosiddetto neo folk (Avett Bros, Fleet Foxes, Mumford and Sons e chi più ne ha più ne metta) cos'altro è accaduto da farti fermare la macchina mentre hai la radio accesa e dire: accidenti che canzone? Che poi anche questi gruppi tendenzialmente hanno fatto un bel disco e poi niente di che. A me non viene in mente nulla, e infatti siamo sempre qui a lodare i dischi dei grandi vecchi, ormai vecchissimi. Già sapete chi intendo. Degli anni Duemila salvo due canzoni, neanche due dischi interi, però sono due grandi canzoni: England dei National e I and Love and You degli Avett Brothers.
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Friday, March 07, 2014
Thursday, March 10, 2011
I'm a bitch-wonder
Che ridere gli anni 90. Stavo guardando uno di quei programmi su Vh1 o forse era Mtv, quelle robe delle classifiche dei cento dischi dei rocker col pisello più lungo o le 50 canzoni più sexy di sempre. Insomma, qualche volta ne fanno di azzeccati, ad esempio quello che guardavo stasera. Gli one hit wonders, delle robe pazzesche, dei gruppi improponibili cancellati dalla storia della decenza rock. Aveva proprio ragione Lou Reed quando diceva che anche negli anni 60 – io ci aggiungo i 70 – c’era un sacco di musica del cazzo, mica solo oggi. Comunque, fra i tanti ecco uscire fuori un personaggio che allora adoravo, la bellissima Meredith Brooks. Quella di I’m a Bitch. E allora mi si è aperto un pozzo di ricordi, frivoli e leggeri come le canzoncine degli anni 90. Che però a ripensarci oggi sono stati anni divertenti.
Meredith Brooks: devo aver rotto le palle agli addetti stampa anche di New York per farmela intervistare, ma credo che in Italia manco ci sia mai venuta. Ovviamente la volevo intervistare solo perché era una figa pazzesca, o almeno era quel tipo di ragazza che è sempre piaciuta a me. Niente da fare, però I’m a Bitch mi piace ancora un sacco. Gli anni 90 erano anni di ricostruzione, si diceva allora. Dopo l’horror vacuis degli anni 80 il rock tornava a essere rock. C’erano i Nirvana, i Pearl Jam... mai piaciuti ‘sti grunge rocker, se non per il look così hippiesco, ma ho sempre trovato le loro canzoni di una noia mortale, hard rock da un tanto al chilo, per non parlare dei Soundgarden, tutti con questa tristezza cosmica e… ok, lo sappiamo tutti quello che fece Kurt Cobain. Però facevamo tutti finta di essere eccitati da questa nuova ondata di rock come Dio comanda. Poi vennero i new hippie, i Phish, la Dave Matthews Band, e un milione di altri gruppi che facevano il verso alla libera jam in libero stato ma a me lo facevano a fette con ‘sti strumentali che poco o niente avevano a che fare con i Grateful Dead ma piuttosto con l’odiatissimo progressive inglese dei 70s. Poi ‘sti figli di papà di nuovi hippie che erano figli di ex hippie che avevano fatto i soldi quanto se la tiravano. I figli dei figli dei fiori.. bah.
A me degli anni 90 piacevano le ragazze. Come in ogni decade da quando sono vivo peraltro. Mi piaceva il girl power, quello incazzoso delle Sleater-Kinney – che poi erano riot grrrl – e quello patinato di Alanis Morissette. Che queste tipe erano credibili. Recuperavano una estetica anni 60 e 70, ma ci mettevano dentro tutta l'ansia e la rabbia della loro generazione. Che gli anni 90, poi, sono stati davvero quelli della generazione X, e questo vale anche per le donne. Mi piacevano da impazzire le Blake Babies e soprattutto Juliana Hatfield. Tutte ‘ste ragazze erano eccitanti davvero, e adoravo quel loro modo di mandare a fare in culo noi maschietti. E’ il tipo di donna che mi è sempre piaciuto d’altro canto. Ma ve la ricordate Liz Phair? Ha! Altro che Alanis: “Scopami da dietro così intanto posso guardare la tv”. Genio. Molte di queste girls sono sparite nel nulla.
Penso a Sophie B. Hawkins, che si prese gli insulti dei Dylan fans perché fu mandata sul palco del Garden alla Bob Fest solo perché pubblicava per la Sony. Invece era un bel tipo di ragazza da bassifondi artistici di NYC: ricordo una sua telefonata a casa mia in una mezzanotte degli anni 90 per una divertentissima intervista che mi trasportò tra West 4th Street e Washington Square. Poi c’era la deliziosa Sarah McLachlan, per alcuni la nuova Joni Mitchell, ma chissà che fine ha fatto. C’era quella nevrotica simpatica di Fiona Apple che vidi in uno showcase solo voce e pianoforte appena era uscito il suo primo disco qui a Milano e tutti i journos strafatti di buffet offerto da mamma Sony che commentavano: Burp… è meglio che cresca e torni fra qualche anno. A me era piaciuta, aveva uno sguardo allucinato da impazzire. Ma ne fa ancora di dischi? Vabbè di Sheryl Crow inutile che ne parlo. Invece ricordo come sbavavano tutti per Jewel: venne a presentare il suo primo disco dove facevano il primo Zelig, quel localino in viale Monza: a me fece cagare sin da subito, ma tutti a lodarla. Abbiamo visto che fine ha fatto. Joan Osborne: quella sì che mi piaceva, così fottutamente bluesy e che bella intervista anche con lei. Non credo sia mai venuta a suonare in Italia e non ha più fatto un disco bello come il suo primo. Queste erano le più rock, le più simil hippie.
Invece c’erano le nevrotiche da college, che personaggi. Ricordo quando Lisa Loeb entrò nella saletta dove la aspettavo per intervistarla, mi sembrò di essere catapultato in un set di quei telefilm americani di allora, con quegli occhialoni, il visino da bambolina ma una bocca e due occhioni che... wow… che intervista. Si era messa con il figlio di Frank Zappa, venni poi a sapere. Oddio ce n’erano tantissime... tutte disperse, magari sono ancora là fuori che fanno dischi. Stanotte mi sa che mi faccio un revival degli anni 90, i miei anni 90, con le mie girls. Un decennio che finii in gloria, intervistando la mamma di tute loro, la divina Chrissie Hynde. Belli gli anni 90.
Meredith Brooks: devo aver rotto le palle agli addetti stampa anche di New York per farmela intervistare, ma credo che in Italia manco ci sia mai venuta. Ovviamente la volevo intervistare solo perché era una figa pazzesca, o almeno era quel tipo di ragazza che è sempre piaciuta a me. Niente da fare, però I’m a Bitch mi piace ancora un sacco. Gli anni 90 erano anni di ricostruzione, si diceva allora. Dopo l’horror vacuis degli anni 80 il rock tornava a essere rock. C’erano i Nirvana, i Pearl Jam... mai piaciuti ‘sti grunge rocker, se non per il look così hippiesco, ma ho sempre trovato le loro canzoni di una noia mortale, hard rock da un tanto al chilo, per non parlare dei Soundgarden, tutti con questa tristezza cosmica e… ok, lo sappiamo tutti quello che fece Kurt Cobain. Però facevamo tutti finta di essere eccitati da questa nuova ondata di rock come Dio comanda. Poi vennero i new hippie, i Phish, la Dave Matthews Band, e un milione di altri gruppi che facevano il verso alla libera jam in libero stato ma a me lo facevano a fette con ‘sti strumentali che poco o niente avevano a che fare con i Grateful Dead ma piuttosto con l’odiatissimo progressive inglese dei 70s. Poi ‘sti figli di papà di nuovi hippie che erano figli di ex hippie che avevano fatto i soldi quanto se la tiravano. I figli dei figli dei fiori.. bah.
A me degli anni 90 piacevano le ragazze. Come in ogni decade da quando sono vivo peraltro. Mi piaceva il girl power, quello incazzoso delle Sleater-Kinney – che poi erano riot grrrl – e quello patinato di Alanis Morissette. Che queste tipe erano credibili. Recuperavano una estetica anni 60 e 70, ma ci mettevano dentro tutta l'ansia e la rabbia della loro generazione. Che gli anni 90, poi, sono stati davvero quelli della generazione X, e questo vale anche per le donne. Mi piacevano da impazzire le Blake Babies e soprattutto Juliana Hatfield. Tutte ‘ste ragazze erano eccitanti davvero, e adoravo quel loro modo di mandare a fare in culo noi maschietti. E’ il tipo di donna che mi è sempre piaciuto d’altro canto. Ma ve la ricordate Liz Phair? Ha! Altro che Alanis: “Scopami da dietro così intanto posso guardare la tv”. Genio. Molte di queste girls sono sparite nel nulla.
Penso a Sophie B. Hawkins, che si prese gli insulti dei Dylan fans perché fu mandata sul palco del Garden alla Bob Fest solo perché pubblicava per la Sony. Invece era un bel tipo di ragazza da bassifondi artistici di NYC: ricordo una sua telefonata a casa mia in una mezzanotte degli anni 90 per una divertentissima intervista che mi trasportò tra West 4th Street e Washington Square. Poi c’era la deliziosa Sarah McLachlan, per alcuni la nuova Joni Mitchell, ma chissà che fine ha fatto. C’era quella nevrotica simpatica di Fiona Apple che vidi in uno showcase solo voce e pianoforte appena era uscito il suo primo disco qui a Milano e tutti i journos strafatti di buffet offerto da mamma Sony che commentavano: Burp… è meglio che cresca e torni fra qualche anno. A me era piaciuta, aveva uno sguardo allucinato da impazzire. Ma ne fa ancora di dischi? Vabbè di Sheryl Crow inutile che ne parlo. Invece ricordo come sbavavano tutti per Jewel: venne a presentare il suo primo disco dove facevano il primo Zelig, quel localino in viale Monza: a me fece cagare sin da subito, ma tutti a lodarla. Abbiamo visto che fine ha fatto. Joan Osborne: quella sì che mi piaceva, così fottutamente bluesy e che bella intervista anche con lei. Non credo sia mai venuta a suonare in Italia e non ha più fatto un disco bello come il suo primo. Queste erano le più rock, le più simil hippie.
Invece c’erano le nevrotiche da college, che personaggi. Ricordo quando Lisa Loeb entrò nella saletta dove la aspettavo per intervistarla, mi sembrò di essere catapultato in un set di quei telefilm americani di allora, con quegli occhialoni, il visino da bambolina ma una bocca e due occhioni che... wow… che intervista. Si era messa con il figlio di Frank Zappa, venni poi a sapere. Oddio ce n’erano tantissime... tutte disperse, magari sono ancora là fuori che fanno dischi. Stanotte mi sa che mi faccio un revival degli anni 90, i miei anni 90, con le mie girls. Un decennio che finii in gloria, intervistando la mamma di tute loro, la divina Chrissie Hynde. Belli gli anni 90.
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