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Friday, July 05, 2013

The Most Rock 'n' Roll Rock 'n' Roll Band in the World

Qualcuno ha detto che il 1973 è stato l'ultimo grande anno del rock, poi basta. Gli anni in cui la musica rock sarebbe morta - the day that music died - sono moltissimi, grazie a Dio però risorge sempre. I Black Crowes come immagine (allampanati hippie dai lunghi capelli che sembrano usciti dalla foto di copertina del live "At Fillmore East" della Allman Brothers Band) e come proposta musicale sono probabilmente ibernati in quel 1973 reso celebre anche da uno dei più bei film sulla musica rock, "Almost famous/Quasi famosi". Sono una anomalia spazio-musicale. D'altro canto il cantante Chris Robinson è stato anche sposato con l'attrice Kathe Hudson, la protagonista di quel film là. Se qualcuno si chiede perché il 1973, è semplice: nel giro di un paio di anni sarebbero arrivati Bruce Springsteen e Patti Smith e poi anche il punk a spazzare via un certo modo di intendere il rock, imponendone un altro (che alla base è sempre lo stesso, comunque).

(Foto di Barbara Caserta)

I Black Crowes suonano quella e soltanto quella musica, quella che fa riferimento a gruppi come ABB appunto, e poi Faces, Stones, Traffic, Led Zeppelin, Humble Pie, tutte band che hanno dato il massimo dal punto di vista creativo entro e non oltre il 1973. I Corvi lo fanno con disinvoltura, freschezza, energia anche post grunge, visto che in fondo esordirono solo un anno prima di "Nevermind" dei Nirvana e qualcosa di quella carica hard rock ce l'hanno nel sangue. Lo fanno con il cuore puro, soprattutto: niente megalomanie assortite, solo l'amore indefesso per la "Musica". I sorrisi sul palco, le dita della mano che salutano con la "V" di pace & amore lo testimoniano.



CLICCA SU QUESTO LINK PER CONTINUARE A LEGGERE LA RECENSIONE DEL CONCERTO DEI BLACK CROWES

Saturday, June 02, 2012

La fraternità dei barbudos


Prendi Chris Robinson, cantante della più straordinaria, autentica e mirabolante rock band americana degli ultimi 25 anni (i Black Crowes); prendi Neal Casal, uno dei migliori songwriter, ma anche chitarristi degli ultimi 25 anni; prendi Adam MacDougall (tastierista dei Black Crowes); prendi un ottimo batterista di studio, George Sluppick; prendi Mark "Muddy" Dutton bassista dei Burning Tree la band di Marc Ford che già, è stato membro fondatore di quella fantastica band, i Black Crowes, Avrete sicuramente un bel mucchio di barbe lunghe, capelli lunghi e facce da hippie stralunati che si domandano quale buco spazio – tempo li ha scaraventati nel 2012 portandoli via da una qualche comune persa tra la California e l’Arizona, in attesa di partire per il festival di Woodstock.



Per noi che invece la musica ci piace ascoltarla, avremo un disco bellissimo, uno dei migliori in assoluto di questo primo scorcio dell’anno. Avremo infatti un “rituale da luna piena”. E noi con questa sorta di rituali ci andiamo a nozze. Big Moon Ritual è il tiolo del disco della Chris Robinson Brotherhood che esce ii 5 giugno: sette canzoni in tutto, una copertina che sembra quelle di Sid Griffin, vecchio spirito buono dell’arte psichedelica, e un viaggio cosmico alla ricerca dello spirito di Jerry Garcia. Che Chris Robinson infatti fosse innamorato folle dei primi anni 70 lo sapevamo attraverso la sua ex band, i Black Crowes, tra Faces, Stones e quant’altro. Con questo disco sfoga invece tutto il suo amore per i Grateful Dead che già si era intravisto ai tempi dei BC, specie nel periodo più psichedelico della band, tra il 1996 e il 97 (chi era al Palalido di Milano nel ’96 sa cosa intendo). Ma anche l’altro immancabile spirito guida di tutti i cuori buoni, Gram Parsons, omaggiato a profusione nell’iniziale e irresistibile Tulsa Tomorrow.



Canzoni che viaggiano oltre i sette minuti, chitarre liquide che risuonano tra la luna e il cosmo più lontano, la voce di Chris mai così pulita e piena di sentimento. Un disco pieno di incanto e vibrazioni infinite. E non è finita. A settembre esce il già il secondo disco della CRB, inciso contemporaneamente a questo, The Magic Door, e noi non vediamo già adesso l’ora di varcare quella porta magica. Intanto ci sediamo sotto al cielo stellato e invochiamo la luna, mentre questi sacerdoti del rock ci mettono in comunicazione con il Grande Uno.

Monday, July 11, 2011

I was born in a smalltown/ Summer festivals


(Foto di Filippo de Orchi)



Dieci giorni suonati, Vigevano, 7 e 9 luglio

Il “magic castle”, citando una nota composizione di Jimi Hendrix, è per il mese di luglio il Castello di Vigevano, giusto dietro la straordinaria Piazza Ducale del piccolo comune lombardo alle porte di Milano. Qui si tiene per la seconda volta “Dieci giorni suonati”, finalmente un festival rock a misura d’uomo (le zanzare tigre che infestano la zona non sono a misura d’uomo, ma d’altro canto non sono neanche da addebitarsi all’organizzazione, piuttosto dovrebbe pensarci il comune...), in una cornice architettonica, splendida, tra verde e antichità, stand gastronomici e non distributori automatici di prodotti preconfezionati, un’area che contiene al massimo tremila spettatori, dunque a misura d’uomo.



(Foto di Filippo de Orchi)

Senz’altro in questa estate 2011 "Dieci Giorni Suonati" (che si concluderà il 24 luglio con il concerto del surfista Jack Johnson) non solo per queste caratteristiche che sono comunque iondamentali per una sana fruizione della musica live, ma anche per il cartellone artistico proposto, si porta via la palma di miglior festival estivo italiano...


Per leggere la recensione di Black Crowes e John Mellencamp, clicca su questo link



(Foto di Filippo de Orchi)

Friday, July 08, 2011

Soul Singing, dieci anni dopo /Summer festivals


(Foto di Paolo Brillo)

Vigevano, Dieci giorni suonati, 7 luglio

Dieci anni dopo esatti, e sono sempre uguali, non invecchiano mai. A vederlo da vicino però fratello Chris ha qualche pelo bianco che spunta sul barbone. Li ho visti in concerto a ogni cambio di chitarrista: nel 1996 quando ancora c'era Marc Ford, nel 1999 e 2001 con Audley Freed e ieri sera con Luther Dickinson. Nel mezzo , mi sono perso il tour con quel ragazzetto alla chitarra, tale Jimmy Page, ma gli era venuto il mal di schiena e annullarono la già annunciata data al Forum. Li ho intervistati tutti e due, Chris durante il suo momento mod, capigliatura alla Rod The Faces Stewart; Rich serafico hippie zen come è sul palco. In entrambe le occasioni erano accompagnati dallo straordinario drummer Steve Gorman, sorta di portavoce ufficiale dei due fratelli che come ogni buon fratello si stanno un po' sulle palle.


(Foto di Fabio Baio Baietti)

Ieri sera a Vigevano hanno fatto un concerto cortino per i loro standard, solo un'oretta e mezza, ma quella italiana era la prima data del nuovo tour (che poi dovrebbe essere il loro ultimo ma chi ci crede, si sono sciolti e tornati insieme un infinito numero di volte) dopo sei mesi di assenza dai palchi, avevano bisogno di rodarsi di nuovo. Niente set acustico per noi, dunque, come accade negli altri spettacoli del tour, e scaletta facile, greatest hits, nessuna delle formidabili cover che sono soliti fare. Io speravo in Willin', ad esempio. Ma pur di vedere i Black Crowes dal vivo, va bene tutto. Sono ancora la più straordinaria american rock'n'roll band esistente (subito dopo, come impatto live, solo i Wilco), "The Most "Rock n' Roll" Rock n' Roll band on the Planet" come si diceva di loro a inizio carriera. E anche se Luther Dickinson ieri sera non mi ha fatto proprio impazzire (troppo tecnico, continuo a preferire il periodo Marc Ford), tanto che Rich che di solito è abbastanza in ombra ieri notte a Vigevano ha invece tirato fuori un paio di assolo spaccacuore, è stato uno spettacolo da paura.


(Foto di Fabio Baio Baietti)

Ad esempio la lunghissima suite cosmica di Wiser Time, cominciata con lungo solo di piano elettrico, proseguita con scambi tra Luther e Rich (che qui ha dato il meglio), mentre Chris se la godeva ballando e sballando per conto suo. Ma ci sono stati tanti momenti da brivido: l'inno dell'anima, Soul Singing, e la bordata hard rock finale di Remedy, da ammazzare anche le ultime fottute zanzare che ci hanno devastato per tutta la sera (non ci sono zanzare così bastarde come a Vigevano). Mi è piaciuto il faretto blu psichedelico puntato sulla folla per tutta Wiser Time, quasi un modo per unire nella luce band e spettatori e a far volare tutti verso mondi sconosciuti a noi umani. Sebbene il tasso sonico dei BC mantenga sempre presenta una componente hard rock, non c'è nessun'altra band in America capace di coniugare l'essenza di Grateful Dead, Allman Brs Band e The Band come loro. Anche gli Stones ovviamente, che come sanno tutti erano di London, Nebraska. La più pura e autentica "american cosmic music".


Sangue nei solchi del cuore

“Bob Dylan è in città, c’è bisogno di catturare qualcosa di magico”. La “città” è ovviamente New York, al telefono John Hammond, il più gran...

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