

"Edward Hopper, pittore statunitense famoso soprattutto per i ritratti della solitudine nella vita americana contemporanea". Oibò, se prendiamo un Bob Dylan o un Lou Reed o tanti altri, potremmo definirli così: "musicista rock statunitense famoso soprattutto per le canzoni sulla solitudine nella vita americana contemporanea". A me invece piace definire Hopper un pittore rock. Quante copertine di dischi si potrebbero fare con i suoi dipinti? Una montagna. Quegli interni di squallidi motel, le stazioni della benzina lungo le highway americane, quegli interni di bar di notte in una grande metropoli, quei cuori spezzati davanti a una tazza di caffè: più rock di così non ce n'è.

Quello che però tutti o quasi non dicono è che in realtà Hopper non era il pittore della solitudine. Hopper è stato il pittore dell'attesa, che è una cosa ben diversa dalla solitudine. Attende chi ha incontrato qualcuno, è solo chi non ha mai incontrato nessuno. Nei quadri di Hopper poi c'è la medesima sospensione temporale che c'è in una canzone rock. Nei suoi quadri i personaggi spesso fanno qualcosa (cucire con la macchina da cucire, sfogliare un giornale, fumare, usare le posate), ma il loro gesto è congelato in una sospensione eterna, mentre ogni movimento, luce, azione intorno a loro accade senza interferire con essi. Non è come una canzone rock, che sospende il tempo e lo prolunga almeno fino a quando dura una canzone? E' proprio così. Quante colonne sonore rock si potrebbero abbinare ai quadri di Hopper.
