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Wednesday, April 23, 2014

Goga e Magoga

"Accidenti Davide: ai tempi del vinile questo sarebbe stato un triplo ellepì". "Esatto, come Sandinista dei Clash!". Scherza e ride Davide Van De Sfroos, è decisamente di buon umore e soddisfatto del suo nuovo disco, il primo dopo tre anni, e ovviamente la prima cosa che gli viene in mente è uno dei suoi gruppi preferiti, i Clash. Chi scrive lo ricorda sul palco pochi minuti prima di una esibizione, intento ad attaccare con cura sulla sua chitarra un adesivo dei Clash. Le radici musicali di quest'artista sono profonde e diverse, ma tutte sanamente rock. Lo si sente in questo disco, "Goga e Magoga", ricchissimo di spunti, di citazioni, di una varietà sonica come non era mai successo prima. E allora ci sta un'altra citazione: "Potrebbe essere un 'freewheelin' Van De Sfroos, un Van De Sfroos a ruota libera, che ne dici?". Annuisce ridacchiando.



Anche liricamente è un disco ricco come non mai, un disco "bipolare" lo ha definito lui con una delle sue tipiche irresistibili immagini, che racconta "un'epoca che con il bipolarismo e la confusione interiore ed esteriore ha imparato a convivere con apparente rassegnazione". Un'epoca dove l'io dell'uomo è devastato, annichilito e addormentato, e lui lo dice benissimo, ma non per questo bisogna arrendersi. "Le mie canzoni cercano di comunicare comunque speranza" sottolinea. Ed è vero: immagini di luce appaiono e scompaiono qua e là nelle canzoni. Maria, la madre di Dio, per cui una preghiera vale sempre la pena, l'infermiera davanti alle atrocità della guerra che diventa un padre nostro. E alla fine quella dichiarazione bellissima, che la vita è un dono, che la vita è appartenenza, che la vita è affidarsi: "Qualcuno di loro ha maledetto il suo ballo, qualcuno ha perfino pregato di esser tagliato ma in molti accettano il dono, il dono di farsi cullare".

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Monday, July 22, 2013

Lo sciamano che cantava alla luna

In una sera dominata da una splendida (quasi) luna piena, un caldo afoso e milioni di zanzare, alcuni coraggiosi si danno appuntamento all’Ippodromo di Milano, sede per tutto il mese di luglio del festival City Sound, una delle più ricche rassegne musicali dell’estate milanese orami da qualche anno. Solo per fare qualche nome, di qui quest’anno sono passati e passeranno National, Deep Purple, Blur, Earth Wind & Fire e Santana. Questa sera però c’è lo sciamano del lago di Como: il pubblico non è quello delle grandi occasioni. I milanesi si sa il sabato di luglio se possono lo passano fuori porta, al fresco. Ma forse anche la poco oculata gestione di una estate musicale fatta di dozzine di eventi che si sovrappongono pure uno all’altro (chi scrive deve rinunciare a Patti Smith a pochi metri da casa sua per correre fino a Lucca per non perdersi Neil Young) con la crisi economica che incombe, gioca sui numeri di spettatori. Sarebbe l’ora che gli enti pubblici spendessero due lire per sovvenzionare i concerti: meglio la musica che l’abbruttimento delle movide spacca fegato e spacca cervello, no?
Davide Van De Sfroos non bada comunque al numero dei paganti e regala un concerto di formidabile intensità, due ore esatte di grande folk-rock che riesce anche quasi a scacciare le zanzare e a far sorridere la luna maestosa che ci osserva dall’alto.



In un contesto così, diversamente dalle esibizioni nei teatri più studiate e meno dirette, il cantautore sfodera tutta la sua originale carica emotiva, ricordandosi anche delle sue radici punk (Nona Lucia è dedicata ai Ramones che vengono pure citati a metà con il leggendario “hey ho let’s go!”) mentre la conclusiva La curiera termina in medley con London Calling dei Clash.

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Sunday, April 20, 2008

Festa popolare

Diceva che voleva fosse una festa, e festa è stata. Una grande festa di popolo. A certe tronfie rock star che fanno a gara a chi riempie più volte San Siro proponendo rituali sempre uguali e sempre più noiosi (e poi lamentandosi pure che "la realtà fa schifo": glielo chiedesse ai minatori di Frontale come è la realtà, minatori che ieri sera a un certo punto sono anche saliti sul palco) ha risposto con la semplicità di un ragazzo di 44 anni che guardava stupito quella folla incredibile che era lì tutta per lui, e non solo dal lago di Como. Erano venuti anche da Avellino, dalla Sardegna e da mezza Italia.
Ha dovuto fare anche lui la sfida dei grandi numeri, perché purtroppo in Italia funziona così: esisti solo se alzi la voce, e non importa la bontà di quello che già stai facendo da anni. Allora dai, proviamo a riempire il Forum così magari si accorgeranno anche di lui, Davide Van De Sfroos, sulle scene da dieci anni e uno sfracello di bellissime canzoni dietro le spalle. Ma questo canta in dialetto lombardo, sarà mica un leghista? Non è politically correct cantare così.

E invece il Forum l'ha riempito, e con un pubblico formidabile, in gran parte di giovani (almeno nel parterre dove mi trovavo io, facendo finta di essere giovane anche io, ma ieri sera mi rimbalzavano in continuazione in mente chissà perché le parole di quello lì, "in una sera che volevo sentirmi giovane, ho visto..." eccetera), felice, gioioso, che per l'entusiasmo sereno e non di quelli d'obbligo che si vedono normalmente ai concerti - del tipo, ho pagato 50 euro, devo far vedere che mi sto divertendo a tutti i costi - non poteva che ricordarmi il pubblico di Bruce Springsteen. Specialmente quando nei brani più "carichi" partivano tutti e undicimila a saltare e a ballare come un corpo solo. Come un popolo solo. Che spettacolo. E che canzoni. Tipo New Orleans. Non se ne scrivono di così belle in Italia. Per l'occasione eseguita appositamente con una Rickenbacker dodici corde imprestata dall'amico Bubola e che giungeva proprio dalle sponde del Mississippi.

Si è visto davvero qualcosa di nuovo in Italia, ieri sera, e in questo senso è stato un avvenimento. E' finita l'era dei Roxy bar e dei Bar Mario. No,ci saranno sempre, e chi vuole si accomodi ancora lì dentro. Ma c'è di meglio, adesso. Per noi che siam gente così, di bocca buona, c'è una festa in piazza dove lui, il Van De Sfroos fa salire sul palco anche un amico a cantare "zum zum zum", la canzone della zanzara. E soprattutto cè qualcosa di vero. E accidenti le parole di quello lì continuano a venir fuori, ma è stato proprio così: "Ho visto il futuro...". Eccetera. Al nichilismo e alla noia dei suoi colleghi che se la menano guardandosi l'ombelico dalla mattina alla sera, lui ha proposto storie vere, storie di gente che nonostante la vita sia dura, trova sempre il modo di sorridere. E agli undicimila lì davanti ha comunicato proprio questo senso di positività, che la vita è bella e vale la pena di essere vissuta. Ma la gente, quella vera, quella dei laghi, quella delle montagne, quella delle isole, questo l'ha sempre saputo. Adesso c'è qualcuno che ce lo dice con canzoni bellissime e tanta voglia di divertirsi.

Mai una volta, il Van de Sfroos, che abbia detto: "Ce l'ho fatta, ho riempito il Forum". Piuttosto: "Ce l'abbiamo fatta". E poi: "Allora esistiamo davvero". Un popolo che esiste e canta e balla e che si è guardato in faccia: cyber folk!

Sangue nei solchi del cuore

“Bob Dylan è in città, c’è bisogno di catturare qualcosa di magico”. La “città” è ovviamente New York, al telefono John Hammond, il più gran...

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