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Monday, July 04, 2016

Una tazza di caffè, pane tostato integrale e un piattino di olio d'oliva

Patti Smith vive da sola a New York. Il marito è morto ormai da anni e i figli sono grandi, ognuno per la sua strada. Patti Smith vive in un appartamento di due piani nel disordine più totale, tra oggetti accumulati da una vita da cui non sa privarsi, alle calze spaiate e alla ciabatta singola che trova difficoltosamente sotto al letto. L’altra chissà dove sarà. Con lei un paio di gatti e un cagnolino.

Tutte le mattine si infila un cappello di lana, un cappotto consunto, un paio di scarponi e attraversa il viale fino a Bedford Street per raggiungere il Cafè ‘Ino uno dei tanti locali del Greenwich Village. Qui beve tazze di caffè nero, mangia pane integrale tostato che immerge in un piattino pieno di olio. Ha un tavolo che è sempre il suo perché è sempre la prima ad arrivare alle nove di mattina. A volte però lo trova occupato, allora entra in bagno con un libro da leggere, aspetta dieci, quindici minuti finché il cliente se ne va e prende possesso del suo angolino: “Mi dà un senso di riservatezza dentro al quale mi ritiro in un’atmosfera tutta mia”. A volte il cliente non ne vuole sapere di andarsene: “Come suo, ha prenotato il tavolo?”. Lei con il suo berretto di lana e il cappotto sgualcito se ne sta in piedi come un bambino a cui hanno portato via il gioco preferito. “Be’ no, ma è il mio tavolo preferito” prova a protestare. “Era seduta qui? Non c’è niente sul tavolo e lei ha il cappotto addosso”. Fosse stato un episodio dell’Ispettore Barnaby l’avrebbero trovata strangolata in un dirupo dietro a una canonica abbandonata, pensa Patti.


E’ infatti una grande amante dei telefilm polizieschi, il suo tempo libero lo passa a guardarseli tutti, dice che i detective sono come gli scrittori in cerca di indizi da raccontare. “Non te la stai prendendo un po’ troppo per un tavolo d’angolo?”. A parlare era il mio Grillo Parlante interiore. “Oh va bene” ho detto. “Possano le piccole cose del mondo riempirla di gioia”. “Bene bene” ha commentato il grillo. “E possa restare prigioniera di una quantità di roba da riempirci un magazzino, senza cibo, acqua né cellulare”. “Me ne vado ha concluso la mia coscienza”. “Anche io” ho concluso e sono uscita".

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Tuesday, December 08, 2015

People have the power

Quello che è successo a Parigi la sera del 13 novembre, a molti di noi appassionati di musica rock ci ha segnato per sempre. Non perché un ragazzo che muore a un concerto rock è meglio di un bambino che muore su una spiaggia turca. Ma perché chi di noi, e chi non tra di noi, pensava che andare a un concerto rock fosse una fuga dalla realtà per un paio d'ore, ha capito dopo quella sera che la realtà ti si sbatte addosso ovunque, si impone, nella sua tragicità e nel suo dolore così come nella bellezza che cerchiamo proprio nei concerti rock. Per due sere, gli U2 hanno celebrato quei morti di Parigi, invitando prima Patti Smith, poi quella band che era sul palco del Bataclan il 13 novembre, gli Eagles of Death Metal. Tutte e due le volte si è cantato People Have the Power, perché "la gente ha il potere di redimere un mondo di pazzi", se lo vuole. Gli EODM, che nei giorni scorsi avevamo visto in un video piangere ricordando quella sera, dicendo di volersi inginocchiare davanti alle mamme dei ragazzi morti perché non sapevano quale altra parola si possa usare davanti a tanto dolore, sono tornati su di un palco. Così facendo ci hanno fatto capire che adesso tocca anche noi salire sul palco della vita quotidiana: "The bad guys never take a day off, and therefore we rock ’n rollers cannot either…and we never will. We are incredibly grateful to U2 for providing us the opportunity to return to Paris so quickly, and to share in the healing power of rock ‘n roll with so many of the beautiful people – nos amis – of this great city", hanno commentato. Il potere salvifico del rock'n'roll può aiutare il mondo.

Qualche sera fa con un gruppo di amici abbiamo cercato anche noi di celebrare il potere salvifico della musica. Ci siamo trovati al leggendario Una & Trentacinque di Cantù e abbiamo parlato, letto, cantato, suonato e riso. Ci siamo preparati per un Natale diverso. Ringrazio tutti quelli che sono venuti, alcuni anche dalla mia lontana e cara Liguria, chi ci ha dato lo spazio, chi ha suonato, chi ha organizzato, chi ha fatto le torte e anche chi non ce l'ha fatta a venire. Qua come ricordo una galleria di foto di un pomeriggio in cui l'unica cosa che ha contato è essere amici. Thanks ev'body. People have the power (Grazie ad Andrea Furlan per le belle foto)

Carlo Prandini


Blind Buddy Blues

Stefano Ferrè e Walter Muto

Stefano Corsini, Luca Frisio e Luca Rovini



Manlio Benigni






Francesco D'Acri


Sergio Arturo Calonego

Wednesday, December 24, 2014

Notte Santa

"Spiritualmente, bisognerebbe essere capaci di elevarci da soli. Si può essere ispirati da una canzone rock, ma la spiritualità è qualcosa di innato. Qualcuno può farti sentire bene o sentire felice, ma il quadro reale della spiritualità è dentro di noi". Così dice Patti Smith. L'annunciato, tra mille polemiche, concerto di Natale in Vaticano con la presenza, tra gli altri, anche della cantante americana si è poi svolto senza alcun problema. Nessun anatema, nessuna blasfemia. Nessun papa presente peraltro, come si sapeva comunque anche se tutti dicevano il contrario.
Si è svolto anche senza alcun problema il concerto nella basilica napoletana di San Giovanni Maggiore, anche questo atteso tra altrettante polemiche e scomuniche da parte di qualcuno che temeva che la presenza di Patti Smith declassasse e infangasse il luogo sacro.



Anzi, l'autrice della temuta canzone che comincia con i versi incriminati di "Gesù è morto per i peccati di qualcuno ma non per i miei" ha eseguito in quella occasione un brano inedito dedicato alla Vergine Maria.
Al concerto di Natale Patti Smith ha cantato O notte Santa, l'antico canto natalizio composto nel 1847 da Adolphe Adam per la musica e da Placide Cappeau per quanto riguarda le parole, titolo originale Minuit, chrétiens, considerato anche probabilmente il primo brano musicale mai trasmesso alla radio, insieme ad Alessandra Amoroso, Dolcenera e Chiara. Lo stesso brano Patti Smith aveva cantato anche lo scorso anno nel medesimo luogo, ma allora si era esibita da sola accompagnata dall'orchestra vaticana. Con le tre cantanti italiane a fianco, l'esecuzione di quest'anno è apparsa più contenuta, slavata, perdendo in gran parte la profondità e la bellezza di una delle più straordinarie canzoni appartenenti al repertorio natalizio. Non fu così l'anno scorso.

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Monday, November 24, 2014

Jesus died for somebody's sins but not mine

Da cristiano credente (osservante è un altro paio di maniche…) da una vita, il che significa ormai un bel po' di anni, mi stupisco di come la fede diventi talvolta occasione di chiusura invece che di apertura. Di litigio, invece che di unione (comunione?). Di chi si contende un Papa contro un altro papa, un po' come fanno gli ultras delle squadre di calcio (la mia è meglio della tua). Di invidie e gelosie, anche, ma soprattutto di chiusura in ghetti, di avvistamento solo di nemici. Di incapacità di leggere fenomeni culturali e artistici se sopra non c'è il bollino di "salvezza approvata" (non si sa da chi, poi). Che i cristiani siano litigiosi e abbiano un sacco di cattive qualità lo diceva anche un grande poeta, TS Elliott: "Bestiali come sempre, carnali, egoisti come sempre, interessati e ottusi come sempre lo furono prima". Per cui non è certo un dramma. Siamo esseri umani, nonostante la Salvezza che ci è stata offerta e donata, e tali restiamo. Il bello è anche questo. Però ci sono cose su cui è utile interrogarsi. Soprattutto per quanto riguarda la presunzione: siccome a noi è stata data la Verità di un Incontro salvifico, allora, non solo siamo meglio di tutti gli altri, ma dobbiamo tenere lontano chi pensa o vive diversamente da noi. Dalla diversità non abbiamo da imparare nulla.



Il caso della presenza di Patti Smith al concerto natalizio in Vaticano e del fastidio che sta provocando in alcuni fedeli è indicativo. La sua presenza è blasfema, hanno detto quelli del comitato Portosalvo di Napoli (un comitato come si legge sul loro sito, “ per la salvaguardia e la tutela del patrimonio storico, artistico, architettonico, culturale, antropologico e sociologico della Chiesa di S. Maria di Porto Salvo e delle altre chiese consacrate, ma non valorizzate o addirittura chiuse al pubblico in Napoli”).

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Tuesday, November 19, 2013

Woolgathering

"Tutto ciò che è contenuto in questo libro è vero ed è stato descritto esattamente com'era": è la frase che campeggia in alto sullo sfondo del dipinto di Jean Francois Millet, la pastorella che sorveglia il suo gregge di pecore. E' la copertina dell'ultimo libro di Patti Smith, "I tessitori di sogni" (Bompiani, 109 pgg.), uscito in parte negli Stati Uniti nel 1992 con il titolo di "Woolgathering" e ampliato adesso in questa nuova edizione. Il libro venne scritto quando la cantante e poetessa aveva 45 anni e viveva quella specie di "buon ritiro" dal mondo della musica, incominciato nel 1980 e che sarebbe proseguito fino alla morte del marito, avvenuta nel 1994.


Con lui aveva vissuto tutti quegli anni, mettendo al mondo tre figli e occupandosi della famiglia. Ma non smettendo di creare arte, anche se per lo più per se stessa. Questo libro fu una delle poche eccezioni a essere messa in commercio.

Scritto con il consueto stile della Smith, più che una raccolta di racconti brevi, si tratta di poesia in prosa: quello stile tumultuoso, visionario, sognante che l'ha sempre caratterizzata, specie nelle lunghe improvvisazioni musicali che si trovano quasi in ogni suo disco.

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Thursday, April 11, 2013

Wave thou art high wave thou are music




Che ci fa quella signora un po' male in arnese, in Piazza San Pietro? Le prime foto che appaiono sui media la mostrano con lo sguardo intensamente rivolto verso una direzione precisa. Intorno a lei guardie svizzere e qualche "men in black", agenti dei servizi di sicurezza facilmente identificabili per il look e l'atteggiamento. Siamo in Piazza San Pietro, e la signora dai lunghi capelli rossastri con qualche spruzzo di bianco vestita trasandata ha il volto familiare. La foto successiva non lascia dubbi, ma ne apre altri: è Patti Smith, l'icona della musica punk, trasgressiva, ribelle, la ragazza che lanciò la rivoluzione punk di metà anni 70 salvando la vita al rock stesso, che stava morendo di auto compiacimento e noia.



Adesso non è più quella ragazza, ha superato i 60 anni, ma il volto è sempre quello di una vagabonda del punk, persa tra la Bowery e il Greenwich Village. Ha un sorriso di felicità totale, mentre stringe la mano a un signore vestito di bianco che sorride altrettanto felicemente. Rock the Pope: quando il punk incontra la Chiesa. Patti Smith stringe la mano a Papa Francesco. Scioccante per molti versi, questa immagine, ma non così tanto se si conoscono i due protagonisti di questa storica stretta di mano.

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Wednesday, June 06, 2012

Believe or explode

"Volevo capire l'esperienza umana nella sua interezza", disse una volta Patti Smith. Se l'abbia capita non lo sappiamo, bisognerebbe chiederlo a lei, certamente Patti Smith si è immersa fino in fondo nell'esperienza umana in modo tale da toccarne ogni aspetto, perdendosi e ritrovandosi, facendo cioè quello che ogni essere umano seriamente impegnato con il suo desiderio di felicità dovrebbe fare. Non si è fermata alle apparenze, come succede molto spesso nel mondo della musica rock o anche della poesia, i due ambiti espressivi dove da sempre l'artista si muove, dove l'inganno è sempre dietro l'angolo e cascarci è facilissimo. Non ha insomma ridotto l'esperienza a un particolare, e così facendo è stata testimome a se stessa e al suo pubblico di una grande verità spesso tralasciata: che l'esperienza umana va colta in tutti i fattori che la costituiscono.



"Sono un'artista americana e non ho colpe", disse un'altra volta, sottolineando questo suo impegno con l'esistenza che non è sceso mai a patto con nulla, fossero l'ideologia di moda in quel momento o le esigenze assassine del mondo dello spettacolo. Questa sua voglia di capire l'esperienza umana l'ha portata talvolta in posti che solitamente sono off limits per una rock star. Qualche anno fa, invitata a esibirsi a Savona, Patti Smith, saputo dell'esistenza di un santuario dedicato alla Vergine Maria poco distante, chiede di poterlo visitare. Lì, il 18 marzo 1536 era apparsa, a un anziano Pastore, Antonio Botta, la Madonna. Nella cappella del santuario che ricorda questa apparizione, Patti Smith si inginocchia, bacia il pavimento e prega a lungo. Alla sera, durante il concerto, più volte giunge le mani in preghiera e ringrazia Antonio, il pastore, "per essere stato tramite tra la Vergine e noi”.


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Thursday, September 08, 2011

Se a piangere è Patti Smith

Vabbè, lei è emozionalmente coinvolta ovviamente, visto che la canzone è la sua. E' successo qualche sera fa a Stoccolma, durante la consegna del Polar Music Prize da parte della Royal Swedish Academy of Music. La motiviazione, per Patti Smith, era la seguente: "Patti Smith ha dimostrato quanto rock'n'roll ci sia nella poesia e quanta poesia ci sia nel rock'n'roll. Ha trasformato il modo in cui una intera generazione appare, pensa e sogna". Poi sul palco si sono esibiti per lei, cantando Dancing Barefoot, un duo di ragazzine, svedesi. Una esibizione splendida, e Patti non ha trattenuto le lacrime. Ci stavano.



A cantare erano le First Aid Kit, due sorelline sulle scene già dal 2008 e che hanno esordito discograficamente nel 2010. Adesso però sta per arrivare il loro primo disco serio: uscirà a gennaio del 2012, si intitola The Lion’s Roar e lo aspettiamo con curiosità calda. A riprova che non sono il solito gruppo per adolescenti con i brufoli - nulla di male ad avere i brufoli - come tante operazioni del genere, il fatto che nel disco fanno la comparsa personaggi come Jack White, Felice Brothers e Conor Oberst. Mica male.

Ps: ci sono diverse cose belle in arrivo, e anche prima. A parte i Wilco che tutti abbiamo già ascoltato grazie alla loro brillante idea di mettere in streaming il disco nuovo, il bellissimo The Whole Love, un ritorno ai Wilco migliori dopo le ultime prove appannate, escono anche Marketa Irglova con il suo primo disco solista, Anar, e Joe Henry con Reverie. Marketa è la splendida interprete di Once, la metà degli Swell Season; Joe Henry è Joe Henry. Ovvio.

Friday, April 22, 2011

dying and drying as I rise tonight

I see it all before me:
the days of love and torment;
the nights of rock-and-roll.
I see it all before me.
Sometimes my spirit's empty;
don't have the will to go on.
I wish someone would send me
energy.

Give me something.
Give me something to give.
Oh, God, give me something:
a reason to live.
My body is aching.
Don't want sympathy.
Come on. Come and love me.
Come on. Set me free.
Set me free.

The Lord is my shepherd. I shall not want.
He maketh me to lie down in green pastures.
He leadeth me beside the still waters.
He restoreth my soul.
He leadeth me through the path of righteousness for His name's sake.
Yea, though I walk through the valley of the shadow of death,
I will fear no evil, for Thou art with me.


Hey, Lord, I'm waitin' for you.
Oh, God, I'm waitin' for you;
waitin' to open Your ninety-eight wounds
and be Thee, be Thee.
Lead me, oh, lead me.



Leave me something.
Leave me something to live.
Oh, God, give me something:
a reason to live.
I don't want no handout;
no, not sympathy.
Come on. Come and love me.
Come on. Set me free.
Set me free.
Come on. Set me free
Set me free . . .

Oh, I'm so young, so goddamn young.
Oh, I'm so young, so goddamn young.
Oh, I'm so young, so goddamn.
Set me free.

In the presence of my enemies,
Thou anointest my head with oil.
My cup runneth over.
Surely, goodness and mercy shall follow me
all the days of my life.
And I shall dwell in the house of the Lord forever.


Ah, damn, goddamn, goddamn, goddamn.
Here I am.

Sangue nei solchi del cuore

“Bob Dylan è in città, c’è bisogno di catturare qualcosa di magico”. La “città” è ovviamente New York, al telefono John Hammond, il più gran...

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