
Oggi è sempre a Sette, ma come inviato speciale ed editorialista. E scrive ancora dei bei libri. L'ultimo dei quali si intitola La feroce gioventù (Dalai editore, 176 pagine, 16,50 euro), ritratto di una generazione di giovanissimi capace di ammazzare il prossimo senza porsi un perché, e ha un sottotitolo quanto mai significativo che lo stesso Fiumi spiega essere decisivo per capire il senso del libro stesso: “In un paese violento senza più maestri”. Con Cesare dopo tanti anni abbiamo di nuovo parlato a lungo e il risultato è in questa intervista. Il quadro di una generazione senza maestri che fa lui mi trova tristemente d'accordo su tutto, forse tranne che in un passaggio. Quando dice che la scuola pubblica non sa più educare perché mandata in malore dai tagli economici, dalla mancanza di fondi eccetera. Certamente, è una scuola che vive un disagio. Ma allora io domando: e la (quasi) perfetta scuola americana che ha risorse economiche e scuole bellissime piene di meraviglie scientifiche, com'è che lì i giovani entrano armati di pistole e mitra e ammazzano i propri coetanei (Columbine docet)? Forse perché il problema è altro, è realmente educativo, cioè saper trasmettere dei valori (veri, come educare al desiderio di felicità ad esempio invece che alle ideologie che falliscono sempre e lasciano solo frustrazione e rabbia) invece che della semplice conoscenza tecnica. Il che si può fare anche senza soldi. Con i soldi meglio.
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