Saturday, August 17, 2013

Day(s) of locusts

C'è un tempo immemorabile sulle montagne che si gettano nel mare. C'è un silenzio accecante interrotto solo dal canto continuo a volte infernale a volte frenetico delle cicale. Più il sole è alto e picchia inesorabile, più cantano anzi urlano. Di sera si placano di notte si zittiscono.
Per generazioni il canto delle cicale è stata l'unica compagnia per uomini e donne e bambini che dalle montagne cercavano di strappare la vita coltivando la poca terra disponibile creando terrazze sui fianchi dei monti per renderli orti oliveti vigne. Una vita apparentemente impossibile di quelle generazioni infatti sui monti sono rimasti pochi vecchi come le sentinelle di Dino Buzzati.
I vecchi casolari sono stai sostituiti da villette per vacanzieri e ordinati b&b. Si è fuggito dalle montagne cercando facili comodità in riva al mare o nelle grandi città. Antichi resti di abbazie sono nascosti nella foresta che selvaggia li ha ricoperti. Nessuno va più a tagliare la legna o a ordinare il bosco che prende il sopravvento su case chiese rifugi abbandonati. Solo il tempo immemorabile resta a far da guardiano. Dove sono fuggiti tutti? Quelle famiglie che vivevano a stretto contatto in poche casupole isolate aiutandosi sostenendosi raccontandosi alla domenica la vita dove sono andate? E'incredibile quante chiese e chiesette ci siano sparse tra questi monti: ogni gruppetto di case ne ha una. Come se l'esigenza, allora, sentita più importante per tutti fosse quella di costruire appena possibile una chiesa a protezione, che li radunasse, che desse il significato a una settimana di stenti e fatiche. Ce ne sono a dozzine, oggi quasi tutte inutilizzate, anche due una vicina all'altra costruite in epoche diverse. Occhieggiano dai fianchi delle montagne e sembrano richiamare a un angelus che nessuno conosce più. Sono occhi storpiati nel canto delle cicale.
A disperdersi in eleganti e comode case di città, ma sono rimaste sole. I giovani cercano compagnia nella caciara dei social network bevendosi la nullità e il luogomunismo dei giudizi: tutto è falso, tutto è propaganda tutto è fatto per oscurare il cuore che era buono, o almeno semplice. Adesso il cuore di tutti è cattivo. Ma tutti hanno un cuore, cantava qualcuno. Quassù è rimasto il canto infernale delle cicale che forse appare tale perché non hanno più nessuno per cui cantare. Solo le ombre, i fantasmi, i ricordi. La morte.

3 comments:

Bartolo Federico said...

bellissimo.

Paolo Vites said...

grazie amico mio

anna said...

che nostalgia!...
(sull'adriatico dal 9 agosto...)

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