Saturday, February 28, 2015

Shadows in the night

Adesso la mattina scelgo: o mi faccio la barba o mi faccio la doccia. Tutte e due è troppo faticoso, troppo pesante. Spesso poi non faccio nessuna delle due cose. Il caffè, le pillole e poi esco. Ogni cosa è diventata una routine insopportabile. Timbrare il biglietto, salire sul vagone della metro, prendere un cappuccino al bar. Gesti fatti milioni di miliardi di volte sempre identici. I capuccini in qualunque bar fanno sempre più schifo. La tazza sa di sapone da lavapiatti, le miscele sono sempre più orride. La sigaretta, le persone da scansare sul marciapiede.
Eppure ogni mattina quando esco di casa ti vengo a cercare. A volte non mi riesce, rimango stordito e inebetito nel ripetersi di gesti sempre uguali. A volte mi sembra di vederti, dietro l’angolo, nella luce fioca di un lampione.


Ricordo benissimo il primo giorno che ti ho incontrato e visto in faccia. Un pomeriggio mite di ottobre, io ragazzino in mezzo a cento ragazzini, sui gradini del piazzale davanti a una chiesa. Poi nel bosco, a inseguirsi e inseguirti. La felicità. Mi sentivo nella casa dove non ero mai stato.

Ti ho perso da qualche parte. Ogni giorno mi chiedo se sono io che ti ho lasciato andare o sei tu che mi hai lasciato. La legge è diventata il mio io fino a farmi perdere i tratti del mio volto.

Nessun essere umano per sua natura è in grado di sostenere la verità. I rapporti a qualunque livello si basano su menzogne, compromessi, cose non dette nella loro interezza

Faccio cose strane, anche brutte, perfino disgustose per sfuggire alla legge e alle regole della sopravvivenza. Questo orrore impossibile da affrontare poi lo ricaccio subito nell’ombra. Diventato anonimo questo senso di colpa si riflette su tutto il mio comportamento. La folla che mi circonda fa lo stesso. Ci riconosciamo colpevoli di tutto cioè di niente. Tutti torturati da un senso morboso di indegnità, un senso di colpa generalizzato. E rinunciamo alla vita.

Vorrei reincontrarti di nuovo. Sentirti dire quello che dicevi: “Tutte queste miserie provano la sua grandezza. Sono miserie da gran signore”.

2 comments:

Cardioman said...

Faccio cose strane, anche brutte. Ma mi capita anche d'amare. Ho letto da qualche parte che l'amore ci è stato dato per avere la capacità di portare il dolore. È così che non rinunciamo alla vita.
Grazie.

kaapi carla barnabei said...

Grazie, Paolo.

Alla vita si può rinunciare in tanti modi, ma basta spostare lo sguardo ed a volte basta, essere sorpresi da qualcosa (una goccia di pioggia su un filo, una foglia che cade, o anche un sussurro, un'inciampo o addirittura un incidente) ,ti accorgi che quello a cui stai rinunciando non è la vita, perché comunque stai vivendo. E allora, cosa sta accadendo… Ko sappiamo, chi siamo? Non lo sappiamo , mai fino in fondo.

Se alla vita rinunciamo o crediamo di farlo , allora stiamo attenti in questa che consideriamo rinuncia, trasformiamola in una resa alla vita- Rinascerà. rinasce. Chissà cosa ... <3