Friday, March 27, 2015

Una volta tanto tempo fa

Il pomeriggio del 27 giugno 1980 mi svegliai nella mia camera. Avevo sognato onde che mi sommergevano per tutto il tempo che avevo dormito. In realtà poche ore prima, in mattinata, un paio di bagnini mi avevano letteralmente tirato fuori da quelle onde e portato in salvo. Stavo annegando. Il 27 giugno 1980 compivo 18 anni e quello stesso giorno il DC-9 dell'Itavia precipitò in mare. Una strage, anche quella in mare, ma lo venni a sapere probabilmente il giorno dopo.
Quel pomeriggio mi svegliai del tutto rincoglionito, ancora non riuscivo a realizzare se ero vivo o morto. Avevo ancora il sapore del mare in bocca, ma nonostante tutto non provavo alcuna paura per il mare, ci sarei tornato comunque a fare il bagno.
La prima cosa che vidi appena sveglio fu la copertina di un disco, bella e colorata. Poi il volto sorridente, timido e dolce di un'amica che si chiamava Jenny. Stava in silenzio, quel disco tra le mani, il mio regalo di compleanno. Ci misi un po' a realizzare tutto quanto. Ma mi sentii voluto bene: il sorriso di una ragazza, un disco.

Presi in mano il disco, i vinili avevano un fascino unico. I colori della copertina, l'odore, come un libro di favole che aspetta di essere letto. Anzi ascoltato. Quella copertina poi era particolarmente bella, con quel disegno medioevale di principi e principesse sembrava proprio quella di un libro di favole. Era poi stampata in un modo raro, quasi a rilievo, ruvida al tatto, bellissima da toccare, sembrava una stoffa pregiata.



Si intitolava Cruel Sister, il secondo disco dei Pentangle. L'ho ascoltato allo sfinimento, soprattutto il brano Lord Franklin che mi fece sussultare quando scoprii che la melodia era la stessa di Bob Dyan's Dream di Bob Dylan. Cominciai a scoprire quante musiche Bob Dylan aveva rubato, una vecchissima canzone popolare inglese, per farle sue. Nei Pentangle, magnifica formazione di folk revival inglese (quel disco risaliva al 1970) suonava John Renbourn. La sua voce e il suo tocco di chitarra acustica li avrei amati tantissimi. L'ho visto dal vivo una volta nel 1984, una serata indimenticabile insieme a Bruce Cockburn. Fu la prima volta che mi intrufolai nei camerini di un concertio per riuscire ad avvicinare artisti che amavo, con un falso tesserino da giornalista datomi da un amico, ignaro che un giorno quel tesserino sarebbe stato davvero a mio nome e che di intrufolamenti nel retro palco nei avrei fatti tanti.

John Renbourn è morto due giorni a 70 anni di età. La sera prima doveva presentarsi in un locale di Glasgow a suonare, come sempre. Ma non era arrivato. La mattina dopo preoccupati hanno mandato la polizia a casa sua per vedere cosa poteva essere successo. Lo hanno trovato morto, se n'era andato da solo e in silenzio. Come John Martyn, come Nick Drake, come tanti altri eroi di quella stagione magica tutta inglese, morti da soli ancora giovani.

L'ho amato molto, mi manca già tanto. Voglio riprendere in mano quella copertina e toccarla e annusarla e sentirmi di nuovo a 18 anni. Grazie Jenny. Grazie John.

3 comments:

Anonymous said...

Più unici che rari gli artisti come John Renbourn, dotati di una stupefacente tecnica strumentale sposata ad una sensibilità artistica fuori dal comune. Per un lungo periodo ho ascoltato solamente la sua musica; non che fosse una fissazione, ma dopo essermi avvicinato alla sua produzione come appassionato delle sei corde, non riuscivo semplicemente ad immaginare in circolazione qualcosa di più bello da ascoltare; era un periodo felice della mia vita, anzi, qualcosa di più: era sereno, e la musica di Renbourn, oltre ad essere di una bellezza disarmante, garantiva la discrezione e la delicatezza di cui avevo bisogno. Capita, alle volte, di sentirsi impreparati di fronte a certe forme d’arte perché qualsiasi cosa si provi a dire o a scrivere pare misera, squallida, e sembra quasi di fare un torto a chi ha contribuito, bene o male, a rendere gradevole un momento - più o meno lungo - della propria vita.

Blues

Buon viaggio, indimenticabile John.

https://www.youtube.com/watch?v=XFR8P_nN3Lg

Paolo Vites said...

belle parole, grazie

Anonymous said...

Grazie a te per l'articolo.

Blues

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