Friday, June 15, 2007

Holy Roller. Un altro 1977



“Tu sei più un artista be bop che altro, non è vero? Ti definiresti così?”. “Oh, beh, non mi sono mai definito con un nome, ma molti dj mi chiamavano hillbilly boppeggiante e be bop…”. È il 13 maggio 1955 quando si svolge questa conversazione, e nessuno, compreso Elvis Presley, sa che accidenti sia il rock’n’roll.
Nel bel libro appena edito in Italia da White Star (contenente decine di formidabili memorabilia estraibili) “Elvis, tesori e ricordi” è incluso anche un cd con alcune interviste tenute dall’artista tra il 1955 e il 1970. In un’altra di esse, l’intervistatore gli chiede se lui si considera un “holy roller” (termine dispregiativo che si usava per definire quei gruppi religiosi il cui fervore spirituale veniva espresso con urla e movimenti convulsi). Elvis si arrabbia parecchio, ma poi ammette di aver copiato parte del suo modo di porsi sul palcoscenico dallo stile di alcuni quartetti di musica gospel che era solito vedere esibirsi da ragazzino.

Il rock’n’roll è figlio della musica del diavolo? Certamente, ma evidentemente anche della musica sacra.
Da demonio e santità, non poteva che nascere un figlio pieno di contraddizioni come appunto il rock’n’roll… ma questo ce lo fa sentire ancora più vicino alla nostra fragile natura umana.

16 agosto 2007: saranno passati trent’anni dalla morte di Elvis. Ricordo ancora quando sentii la notizia alla radio, quel giorno. Sapevo poco di lui, ma ricordo ancora come se fosse oggi le reazioni dei miei genitori, anche loro presenti in quel momento. Mia madre un po’ commossa: “Oh… è morto anche lui…”. Mio padre infastidito: “Ecco la fine che fanno tutti quei drogati!”.

Anche questo è 1977.

1 comment:

Anonymous said...

Un applauso per papà Vites!

andrea

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