Tuesday, December 11, 2007

Il film di Natale

“Non è quello che c’è, ma quello che rimane fuori: questo è il rock’n’roll”. Come un breve assolo che colpisce in profondo, questa frase ricorda il valore della migliore musica rock: puntare dritto a quel punto che “non torna”. Ma, in piena coerenza, la frase viene tagliata fuori dalla versione cinematografica del film.

Almost Famous (lo so, è vecchio di almeno sei anni, ma è sempre uan visione che non guasta) basato sulle esperienze realmente accadute al futuro regista Cameron Crowe, giovanissimo giornalista rock nel 1973, è la ricostruzione di un’epoca storica in cui la musica rock ancora faceva rima con innocenza e passione. Per la prima volta in un film su questa musica gli stereotipi del “sesso & droga” sono messi in secondo piano, sottolineando invece il profondo senso di mistero e di scoperta di se stessi legato alla musica rock (emblematica la scena iniziale in cui la sorella maggiore lascia al piccolo protagonista la sua collezione di vinili, con un biglietto con la scritta “Ascolta questo disco con una candela accesa e vedrai il tuo futuro"; il disco è Tommy degli Who).
Il film rappresenta benissimo l’idea che nella musica rock – di quel periodo storico, naturalmente – ci sia una tensione ideale capace di esprimere i tanti tumulti dell’animo, specialmente giovanile. Significativa in questo senso la scena in cui la figlia maggiore, durante l’ennesimo scontro con la madre, utilizza l’ascolto di una canzone di Simon & Garfunkel (America) per comunicare i suoi sentimenti.

Viene esaltato il senso di amicizia che lega gli appassionati di musica, siano essi giornalisti, musicisti o ragazze innamorate: la scena sul pullman, dopo il litigio tra il cantante e il chitarrista del gruppo, in cui tutti si uniscono a cantare una canzone di Elton John (Tiny Dancer) illumina il film con l’evidenza di un abbandono possibile alla positività cui ciascuno aspira e che resiste nelle situazioni più difficili. Ognuno lascia da parte il proprio punto di vista ammettendo che l’amicizia ti permette di dire di sì alla vita, comunque essa si presenti.

Essere in tournée, però, finisce per diventare una “realtà” che si sostituisce alla realtà della vita vera (quando Penny dice a William, che vuole tornare a casa: “Questa è la tua casa adesso”). Una utopia destinata a crollare una volta che tutti i limiti (gelosie, tradimenti amorosi, rivalità etc) delle persone vengono a galla, e per questo il film è anche un bellissimo resoconto del viaggio che porta dall’innocenza dell’adolescenza allo scontro con la realtà del diventare adulti (emblematica la frase che Penny che rivolge al protagonista: “Sei troppo buono per il rock’n’roll”).

Come caratteristica di quasi tutti i film di Cameron Crowe, un regista del "positivo", c'è un lieto fine, in cui viene sottolineato che nonostante tutto è possibile preservare la cosa più importante, e cioè l’amicizia (tra il chitarrista Russell e il giovane protagonista, che alla fine si riconciliano).

I PERSONAGGI

La bravissima Frances McDormand impersona una delle più efficaci madri mai vistesuul grande schermo. È una professoressa liberal di sinistra che vuole crescere dei figli non mediocri, ma che tende ad imporre le sue scelte di vita, una risposta parodistica allo stereotipo dell'intellettuale repressivo che non capisce il rock, visto in tanti brutti film e spot pubblicitari. La sua conversazione telefonica con il leader del gruppo è un momento formidabile di ottimo cinema.

Kate Hudson
(figlia dell’attrice Goldie Hawn) è meravigliosa da ogni punto di vista, una icona di femminilità primi anni 70, apparentemente matura e misteriosa, ma in realtà fragilmente irresponsabile nel voler nascondere a se stessa la realtà, e alla fine profondamente ferita dal comportamento maschilista dei musicisti rock.

Peter Fugit
, il protagonista e giornalista di 15 anni, dal sorriso allo stesso tempo astuto e imbarazzato proprio come le situazioni in cui viene a trovarsi. Il rigore della madre lo fa partire meno sprovveduto della sua età, ma il "viaggio" che questa storia lo costringe ad affrontare per la sua passione nei confronti della musica lo porterà a diventare uomo.

Bill Crudup (il chitarrista Russell) è la rock star carismatica e attraente, il suo rapporto di odio/amore con il cantante della band ricorda i classici dualismi Jagger/Richards, diviso tra il ruolo di star e quello di persona in cerca di veri affetti e vere amicizie.

Philip Seymour Hoffmann è il famoso critico rock Lester Bangs (che sin dalle prime battute afferma che il rock è ormai morto), vero “re degli sfigati”, che ha capito tutto, cinico e disilluso, ma che incarna lo spirito positivo di Crowe. Non può esimersi dal fascino che il ragazzo gli provoca, quasi con istinto paterno. Compie un coraggioso atto di disponibilità nei confronti della realtà: la positività che attrae è più forte del cinismo desunto dalle sue esperienze passate.
CURIOSITA’
Molte scene sono tratte da avvenimenti reali: la rosa sul palcoscenico prima dell’inizio di uno spettacolo degli Stillwater, riprende esattamente l’immagine di copertina di un disco live di Neil Young, Time Fades Away, uscito proprio nel 1973; la scena in cui Russell, fatto di Lsd, vuole gettarsi dal tetto della casa urlando “Io sono un dio dorato”, ricorda quanto fece Robert Plant dei Led Zeppelin in circostanze analoghe dal tetto di un albergo di Los Angeles; le scene sul pullman degli Stillwater riprendono alcune fotografie del periodo della Allman Brothers Band, che era il gruppo che il giovane Cameron Crowe fu inviato a intervistare.
In una delle scene finali, quando William sta cercando Penny Lane, guarda dentro un taxi dove è seduto un elegante signore che legge il giornale: è Jann Wenner, direttore e fondatore di Rolling Stone.
Strictly personal: la scena in cui il gorilla della security sbatte la porta in faccia al giovane Miller lasciando entrare solo le groupie nel backstage è successa anche a me, giugno 1991, Roma, davanti alla porta del camerino di Bob Dylan: “Nel camerino di Bob Dylan entrano solo le donne”. La porta mi è stata sbattuta in faccia e la groupie è entrata.

La battuta più divertente: quando il nuovo manager cerca di spiegare alla band la realtà dello showbusiness: “Credete forse che Mick Jagger a 50 anni sculetterà ancora così su un palco?”.

PS: grazie a Giorgio Natale per gli illuminanti commenti sul film.

5 comments:

RagmanDrawcircles said...

lester bangs non e' degno di allacciarti gli infraditi
thanks, rag
ps: sogno ancora il giorno in cui ci vedremo sti benedetti film come si deve... con il volume che si meritano..

Stefano said...

Gran film per chi e' un amante della musica anni 70 e' un piccolo capolavoro musicale cinematografico,ricordo di averlo visto al cinema e successivamente di aver comprato il dvd pieno di curiosita' e vari backstage e making del film.

Non sapevo "dell'incidente" che riporti nel racconto su Bob Dylan,e' divertente,nel senso che e' una scena alla Dylan.
Ricordo di aver letto invece forse sulla fanzine "Rolling Thunder" dell'incontro con Bob piu' fortunato quando ti diede una pacca sulle spalle.

Spino said...

che voglia di rivederlooooo

Anonymous said...

ho visto questo film in casa con la mia fidanzata. Quando, all'inizio, il bambino scopre sotto il letto quel sacco pieno di vinili ben noti e legge la lettera della sorella, mi sono ritrovato in una situazione ben imbarazzante... Infatti lei si è girata verso di me e si è accorta che mi ero commosso fino alle lacrime!!
Poi però mi ha sposato lo stesso...

Kyle William said...

ah, io mi commuovo per questo, e' il dialogo nel backstage delle grupies :

"to truly love some silly little piece of music, or some band... so much that it hurts"

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