Thursday, April 14, 2011

Il teschio e le rose

Ci sono un sacco di artisti e band che a volte mi sogno di vedere in concerto. Perché non lo potrò mai fare, out of time. Mentre cammino per Milano con la flebo di i-pod infilata nel buco (dell'orecchia) e parte, chesso, un pezzo dei Clash, ecco che mi immagino il tour della reunion che non c'è mai stata. Immagino tutto: il tipo di scaletta (nei miei sogni a occhi aperti cominciano con Tommy Gun, mentre una enorme bandiera inglese si srotola dietro di loro), la scenografia, le luci, la gente. Elvis me lo immagino avvolto in un blu indaco con il resto del palco e dei musicati nell'oscurità che canta Can't Help Falling in Love e poi tutte le migliaia di persone che invece di mettersi ad applaudire scoppiano in lacrime. Il rumore delle lacrime. Poi mi immagino loro, i Morti Riconoscenti. Mi immagino che stanno suonando una travolgente Goin' Down the Road Feeling Bad mentre dal soffitto (tutti questi concerti me li immagino al Forum di Assago che fa cagare però dove altro avrebbero potuto suonare) cadono giù migliaia di palloncini colorati e tutti si mettono a tirarli tra di loro e sul palco un enorme scheletro posto al lato sinistro comincia a illuminarsi e a muovere le braccia verso il pubblico. Che figata. Cazzo se ne abbiamo persi di concerti fondamentali in Italia.



Allora quando sono tornato a casa e ho staccato le flebo musicali, accendo il cd player. Ormai vivo in una dimensione musicale continua non stop. A volte salgo in macchina con l'iPod a manetta, giro la chiave e parte lo stereo che avevo lasciato acceso la sera prima a tutto volume e mi spavento da solo dico eccheccazzo succede inchiodando conme un demente. Pazzia. Comunque ero rimasto che stavo mettendo su uno dei migliori dischi live della storia, sicuramente uno dei migliori dei Grateful Dead, quello del teschio e delle rose, Skull and Roses, noto così perché non ha titolo ma ha questa deliziosa immagine in copertina. Conditi come siamo con tante leggende psichedeliche, ci si dimentica che i Dead, almeno fino a quando è stato in vita lo straordinario Pig Pen, erano anche una fottutissima rock'n'roll party band. Con una dose di R&B da paura. Quando facevano Good Lovin' cadeva giù il mondo. Avevano un'anima di puro divertimento che molti non hanno mai capito - o apprezzato. Il periodo migliore per sentire questo sound, nonché il loro periodo migliore come live band per me, è quello che va dal 1970 al 1972.



Il periodo in cui non a caso fanno anche i loro due dischi in studio più belli, American Beauty e Workingman's Dead. Quando diventano una 100% all american band. Skull and Roses, ma anche il live in Inghilterra del 1972 (Steppin' Out with the Grateful Dead: England '72), sono la documentazione di tutto ciò. Strepitosi quando fanno canzoni da redneck lacrimevoli come Mama Tried (hippie di destra?), folgoranti quando la chitarra di Jerry Garcia dà fuoco alla festa con Johnny B Good, memorabili quando Pig Pen si impossessa del microfono e fa partire la festa con Big Boss Man. Jerry Garcia in questo periodo è al culmine, vocale e chitarristi: la sua chitarra è robusta, potente, garage e allo stesso tempo delicata: ci sono certi passaggi in questi due dischi da stendere un elefante.



E' una festa continua, questo album, dall'iniziale Bertha alla conclusiva scoppiettante Not Fade Away. Ovviamente quando parte l'immancabile drums solo, 18 minuti di psichedelia abusata, scatta lo skip automatico. Se un cd solo di tutta questa bonanza non vi basta, e non vi basterà, gettatevi a pesce morto su Steppin' Out with the Grateful Dead: England '72: questo è addirittura un quadruplo cd - buaaauuu - ed è letteralmente, da paura. Dico solo che la Good Lovin' che c'è qui dura venti minuti. Cosmico!

10 comments:

Anonymous said...

E il cofanetto in uscita di 60 cd con tutte le registrazioni dei concerti europei del '72?
AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH!!!

Maurizio Pratelli said...

Post psichedelico! Anzi, cosmico!

Gabriele Gatto said...

Consiglio: Rockin'in Rhein, triplo registrato in terra crucca, con Pig Pen. Grandioso.

ciocco72 said...

dovevi chiamare il post 'from the vault'!
comunque holy words my friend.

allelimo said...
This comment has been removed by the author.
Paolo Vites said...

i dischi in studio in effetti non sono il massimo della vita. prova con un bel live

Anonymous said...

...ad esempio Ladies and gentlemen dal Filmore del '71, spettacolare!! A presto, Marcello

bluesjana said...

concordo con quanto scritto.
Tra il 1970 e il 1972, i G.D. hanno dato il meglio di sè.

Skull&Roses è un grandissimo disco.
Anche il live in Europe, però, non è niente male. Anzi, contiene diverse perle.

aldo said...

Bella lì
Music never stopped

SigurRos82 said...

I miei Dead preferiti resteranno sempre quelli intrippati di LSD di Aoxomoxoa, Anthem e soprattutto del Live/Dead. La live band che sono stati post-69/70 non si discute, e nemmeno i dischi più 'roots' come American Beauty e Workingman's Dead; tuttavia a mio parere i GD che hanno realmente segnato un'epoca sono quelli dei voli psichedelici, delle interminabili Dark Star e delle placide Morning Dew. Giustappunto, secondo me il Live/Dead passato poi alla storia non rende pienamente ragione dello splendore di quelle serate al Fillmore West...preferisco di gran lunga la versione integrale :)

http://www.allaboutjazz.com/php/article.php?id=20329

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