Sunday, June 19, 2011

Stelutis alpinis


I miei genitori non avranno fatto tante cose, ma mi hanno messo davanti la Bellezza. Non solo sono nato e vissuto al mare, che è già bella cosa. Ho imparato a stare in silenzio davanti ai tramonti sul mare o a guardare attonito i cavalloni delle onde che si frantumavano durante le tempeste sugli scogli e sulla passeggiata. Tutte le estati, finché sono andato in vacanza con loro e cioè 13 anni, ci portavano sulle Dolomiti in un paesino che si chiamava Nova Levante. Per qualche motivo da alcune settimane sto pensando intensamente a quel posto e a quegli anni. Ho ancora dentro l'odore di quelle case di legno dove passavamo due mesi d'estate e venti giorni di inverno. I prati immensi intorno alle case, il "bambi" come lo chiamavamo noi che quasi ogni sera all'ora di cena usciva dal bosco dietro casa e si avvicinava alle abitazioni (sì lo so fa tanto Heidi ma me ne frega un cazzo se fa questa impressione). A volte veniva, altre no. Però c'era sempre l'anticipazione e il sussulto della sorpresa inaspettata quando poi si manifestava. Usciva dai boschi già scuri per la notte incipiente, un po' spaventosi, e cercava qualcosa, forse l'ultimo raggio di sole, forse una sorta di contatto. E anche noi cercavamo senza saperlo qualcosa. Attendevamo, e lui era quell'attesa.


Poi c'erano le montagne della catena del Catenaccio che vedevo dalle finestre di casa. Potevo stare ore a guardare quelle rocce che come tutte le Dolomiti all'ora del tramonto diventavano rosa. Mi facevano paura, queste montagne mute. Roccia morta. Una aveva un picco su cui si vedeva benissimo una croce piantata lì e io mi domandavo quanti anni ci voleva a una persona per arrivare fin lassù, forse tutta la vita. C'era il lago di Carezza, un nome già bello, in mezzo a boschi fittissimi con le acque più verdi del mondo, altro che Caraibi.


A Nova Levante ricorod benissimo le olimpiadi di Monaco del 1972, ricordo le gare di Mark Spitz che mi affascinavano un casino, ricordo la strage dei palestinesi come un evento oscuro e poco chiaro. Ricordo il correre a casa all'ora di cena dopo essere passato davanti a dozzine di piccole case di legno con fiori colorati ai balconi, i crocefissi piantati lungo i sentieri. Il senso di pace, anche da soli in posti sconosciuti, di non essere mai fuori luogo.


C'era questo enorme albergo stile Overlook Hotel di Shining, costruito dai tedeschi prima della Grande guerra, enorme e pauroso. C'era la cucina spaziosa e antica dove la mattina si aspettava il latte preso dal mucche (molto Heidi anche questo), e all'ora di pranzo si ascoltava alla radio la Corrida.


Per uno nato in una città di mare, poi, aver imparato a nuotare in una piscina con intorno le montagne è qualcosa di bizzarro. C'era un senso di solitudine malinconica e positiva, c'era la Bellezza tutto attorno, e mi è rimasta dentro e continuo a sognare Nova Levante ancora oggi. Lasciamo tracce ovunque siamo stati nella nostra vita, e quelle tracce non scompaiono, reclmano una presenza che c'è ancora. Forse un giorno ci tornerò, a vedere cosa è successo di quei posti.



8 comments:

laura said...

c'è sempre qualcosa di impalpabile nei ricordi condivisi. la sensazione di non riuscire mai a raggiungerne il cuore. e meglio così, resta intatto l'incanto.

anch'io ho ricordi belli delle dolomiti. e quest'estate ho appena prenotato cinque giorni lassù, in val di fassa.

Anonymous said...

Conosco Nova Levante!
La fontana con le marmotte.

Il Latemar, il Catinaccio, regno di re Laurino, che si specchiano nel lago di Carezza.

E' quasi asciutto ora.


Francesca

HaushinkaTheHurricane said...

Meraviglia! non mi dispiacerebbe farci un salto!

andrea said...

Per esperienza personale ritengo sia meglio non tornare nei luoghi che si sono amati tanto. (...some have changed and not for better).
Più belli sono i ricordi, maggiori sono le aspettative e più dolorose sono le delusioni che se ne ricavano. Anche ammesso che questi luoghi siano rimasti intatti, vivere la malinconia che inducono è comunque poco piacevole.
Capisco comunque l'attrazione verso di essi e ammiro la sensibiltà delle tue riflessioni.

anna said...

le montagne hanno un'anima e quella resta intatta nel tempo.
Mi hai fatto venire nostalgia del silenzio; qualcosa di miracoloso accade sempre quei 5 primi giorni d'agosto che sono in valle d'aosta e penso che le montagne c'entrino.

Maurizio Pratelli said...

io e te abbiamo passato l'infanzia insieme senza saperlo. Oltre a chiavari, come sai, passavo estate e inverni sulle dolomiti. Ai piedi delle pale di san martino: paneveggio, passo rolle, san amrtino di castrozzo, poi qualche anno dalle parti di canazei. Posti che ho ancora nel cuore....

Paolo Vites said...

fratelli separati alla nascita!

Blue Bottazzi said...

Ho un'esperienza simile, non erano le dolomiti ma ogni estate da bambino passavo forse un mese a Ulzio, paesello in Val di Susa. Ricordo, anzi rimpiango, i profumi, così forti, così ricchi di vita, da quello dei prati a quello delle mucche, ed il profumo delle case di legno con la stalla al piano terra...

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