Sunday, September 13, 2015

Il suono della vita

Ricordo le telefonate eccitate: ma fa anche Chimes of Freedom, una versione irriconoscibile. Così irriconoscibile che infatti non era neanche Chimes of Freedom. In quei giorni antichi in cui si scopriva che stava per uscire un disco nuovo solo attraverso i passaparola dei più informati e soprattutto qualche passaggio radio, quando le radio non erano spazzatura, ma erano libere, libere veramente come cantava Eugenio Finardi, l'attesa aumentava di giorno in giorno. Poi il disco usciva e naturalmente un ragazzino di 14 anni non poteva permettersi di comprarlo subito, doveva aspettare la luna buona dei genitori che gli sganciassero i soldini.
Hard Rain usciva il 13 settembre di 39 anni fa. Era un bel periodo quello per essere ragazzi, c'era tanta bella musica dietro ogni angolo. Desire era uscito solo sette mesi prima, io l'avevo comprato due mesi prima, e già c'era un altro nuovo disco di Bob Dylan. Un disco misterioso, strano, pure bizzarro. A cominciare da quell'incredibile foto di copertina, un volto straniato e straniante, in primissimo piano, con quegli occhi inquietanti ed evidentemente sballati. Un disco punk prima del punk, un disco ferocemente garage, che urlava la stessa follia del Dylan di dieci anni prima, quello di "play fucking loud". Un Dylan spiazzante e irriconoscibile come allora, che buttava là un disco live con soli nove pezzi quando tutti facevano dei lussuosi doppi live che poi erano dei greatest hits pure ritoccati in studio per correggere errori e stonature e per auto incensarsi: ascoltate come siamo bravi, sembrava dicessero tutti.


Dylan se ne fregava. Il suono era indecifrabile, avvolto di nebbie soniche, la voce implacabile, cattiva, le canzoni scelte tra le sue più oscure, ma di una bellezza travolgente. Una bellezzaa inquietante. Cambiava i testi originali, improvvisava, guidava i musicisti dietro di lui nel caos più totale, nel buio più spaventoso, per uscirne salvo alla fine, ma era una guerra. C'era sangue nei solchi.
Il più grande disco dal vivo di Bob Dylan per chi scrive ancora oggi, ancor più della magnificenza dei live del 1966. Idiot Wind, la più grande performance mai registrata dal vivo della più grande canzone di sempre. Shakespeare sta gridando nel cortile. Paura. Le più intense e commoventi declamazioni liriche, One too many mornings. Mestizia, dolore, separazione, solitudine agghiacciante, You're a big girl now. Un urlo implacable, Lay lady lay. Garage rock del più insolente e straboccante, Maggie's farm.
Erano dei giorni gloriosi quelli per essere un ragazzino che si affacciava alla vita e quel disco suona ancora oggi più vivo che mai e più misterioso di allora.
Quella faccia finì anche su un poster, e quel poster finì sul muro della mia stanza da letto. A dettare il tempo, il ritmo della scoperta, la paura di crescere, le ansie, la consolazione, una compagnia per guardare in faccia a una vita che non era quella che doveva essere.
Ma non eri solo. Quel disco mi ha salvato la vita. Fu un riparo dalla tempesta della vita, proprio come la canzone, Shelter from the storm.

Shelter From The Storm - Bob Dylan from Rolling Thunder Bard on Vimeo.

8 comments:

marco1969 said...

sono d'accordo con te Paolo. Non esiste una canzone eseguita con tale intensità tanto da crearti un ipnotico fastidio e nello stesso tempo un liberatorio coinvolgimento totale.
Idiot Wind è questo e altro per me.
bye
Marco

Anonymous said...

E' vero, per quanto le Bootlegs series ci hanno regalato anni dopo il meraviglioso tour del periodo Rolling Thunder,rimane ad ogni modo questa la prima testimonianza di quel tour. Ed anche se questa in realtà ne sarà la coda per me ha lo stesso tuo valore! Cari vecchi vinili.....(Armando Chiechi)Ba

billiwing95 said...

Grazie Paolo per l'articolo e per il video!!! Come sai, amo questa versione! :D:D
Nicolò Villani

Rudy Salvagnini said...

Bella rievocazione di tempi lontani ma sempre presenti. Anch'io ho amato molto quel disco così volutamente imperfetto e così sottovalutato all'epoca in cui è uscito. E, anche, non ho mai capito perché la Rolling Thunder del 75 fosse considerata così superiore a quella del 76. Il suono sporco e cattivo del 76 era fantastico, così struggente e rabbioso. E Shelter from the Storm non è mai stata così bella.

b o s c o p a r l a n t e said...

Sai una cosa, Paolo?
Questa meraviglia dylaniana così misteriosa che cancella e disegna uno spazio vuoto, dietro ogni maschera che si manifesta e svanisce… come tale. C'era una ragazzina quindicenne, più vecchia di te, che non capiva un'acca d'inglese eppure, da allora sentiva questo vuoto, il salto, il baratro, il volo che Bob evocava, senza etichette (sempre allineando maschere e spazi…). ed adesso, che è una vecchia ragazza, l'inglese lo sa un po co di più (poco poco9 ma continua a sentire poesia e villo nel suono delle Voci di Bob, oltre le parole..Quindi, la sua missione è rendere oil Mistero realtà inviibile, palapitante, vera …
E tu, sei testimone… Grazie !

Francesco Spagna said...


Lo stesso mio coetaneo percorso, la stessa meraviglia che idiot wind potesse essere estesa, psichedelica, come una stella scura dei Grateful Dead. La fine - una della serie - di Bob Dylan, negli anni settanta, per risorgere, infinito, come spettro glamour due anni dopo e poi ancora assurgere al suo climax nell'alterazione più radicale e stravolgente, la redenzione... la nostra bella e selvaggia gioventù.
Grazie
Francesco "Gypsy Flag"

Anonymous said...

Hard Rain l'ho ascoltato la prima volta in treno molti anni fa. Avevo registrato il vinile su un nastro per il viaggio. Penso di averlo ascoltato 17 volte solo quella volta. Non ricordo quante canne mi fossi fumato ma arrivato a destinazione mi sentii diverso, come improvvisamente consapevole e meravigliosamente invecchiato.

Paolo Vites said...

che bei ricordi tutti quanti, grazie davvero. varrebbe la pena fare un libro con i ricordi degli ascoltatori, altro che boriosi e noiosi critici musicali...

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