Tuesday, July 17, 2007

“Milano, prega con me”

Antefatto.
Savona, 5 luglio 2007. Ferdinando Molteni, assessore alla Cultura del Comune di Savona dice a Patti Smith che a pochi chilometri dalla città, il 18 marzo 1536 a un anziano pastore di nome Antonio Botta, è apparsa la Madonna. Lei vuole sapere tutto di questo mistero e chiede di organizzare una gita al Santuario il giorno dopo. Accompagnata da Ezio Guaitamacchi (“il diretùr” come lo chiamo io, di Jam, carissimo amico che purtroppo vive di una fede sbagliata, quella milanista) a mezzogiorno di sabato 6 luglio Patti Smith è nella cripta che ricorda l’apparizione della Vergine ad Antonio, il vecchio pastore ligure. Bacia il pavimento, si raccoglie in preghiera, fa mille domande su quel luogo sacro.
Alla sera, durante il concerto, più volte giunge le mani in preghiera e ringrazia “Antonio, per essere stato tramite tra la Vergine e noi”.


(La chiesa N.S. della Misericordia, Santuario di Savona)

Intermezzo.
“La crocefissione di Cristo, la sua trasfigurazione, è un atto che si può a malapena comprendere in questa epoca intrisa di scienza” (Patti Smith, durante una intervista degli anni 90).



Finale.
Milano, 16 luglio 2007. È l’ultima serata di un tour di 47 date, e Patti Smith, 60 anni da poco compiuti, a tratti mostra tutta la fatica. Non importa. Davanti a un pubblico debordante (doveva essere un concerto per pochi intimi, sono arrivati in migliaia), la cantante si commuove più volte, ringrazia la città e il suo pubblico. Durante l’esibizione di Are You Experienced? (Jimi Hendrix), cade in ginocchio, improvvisa alcuni versi e a un certo punto dice “Milano, prega con me, non siamo fatti per morire, siamo fatti per rinascere”.
E se mi piace citare una debordante versione di Blitzkrieg Bop dei Ramones (ho aspettato tutta la vita di sentirla fare, soprattutto adesso che i fratelli Ramones sono andati tutti là nel paradiso dei rocker) in cui lei si limita a ballare e saltellare mentre Lenny Kaye e JD Daugherty fanno del loro meglio per farci sentire come se fossimo al CBGB’s, là sulla Bowery, in una sera di metà anni 70, non posso fare a meno di citare la conclusiva, parossistica, devastante, lunghissima e abrasiva Rock’n’Roll Nigger. Presa una chitarra, Patti sale sulla batteria lanciando strali di feedback. Non è più una donna di 60 anni anni, mistica e dolcissima, come lo era stata pochi minuti prima quando aveva eseguito Perfect Day di Lou Reed (“Domani mi fermo qua” dice “vado alla Scala a sentire la Traviata. Per cui non vi lascio, sarò tutto il giorno insieme a te, Milano”), adesso è la selvaggia ragazza punk che ricordavamo trent’anni fa. A un certo punto comincia a staccare a una a una, in modo lento e intenso, le corde della chitarra. La alza alta verso il cielo e dice, declamando forte: “No more fucking bombs, no more fucking wars, this is our instrument of war, there is only one war, the war of rock’n’roll”.

Detto da chiunque altro, sarebbe semplicemente stupido. Detto da lei, in questa afosa notte milanese in cui il rock’n’roll è riuscito misteriosamente a compiere ancora una volta la sua missione, quella di spaventarci, ispirarci, farci guardare verso un “oltre”, è maledettamente giusto. E anche vero.

3 comments:

skywalkerboh said...

Grazie per la splendida istantanea del concerto di ieri... non ce l'ho fatta a venire, muoversi dalla Sardegna a volte è problematico, ma c'era un mio amico, e mi ha chiamato estasiato!
ho visto Patti domenica scorsa a Cagliari, anche lì ha suonato Blietzkrieg Bop dei Ramones, Perfect Day di Mastro Lou e ha chiuso il concerto proprio come hai raccontato (fra l'altro ferendosi le dita)...
ero folgorato: una esplosione di VERO ROCK come non sentivo da tempo!
Patti è un monumento di coerenza, un'Artista Rock davanti alla quale non c'è scampo, bisogna solo alzare le mani e lasciarsi andare... il crescendo dei suoi concerti è liberatorio, catartico...
io ho 36 anni, l'epopea punk non l'ho vissuta, ero bambino, e ho conosciuto Patti in ritardo... ma n'è valsa la pena...
son passati 8 giorni e ancora sono folgorato...

Fausto Leali said...

che peccato non esserci stato...
comunque grazie al tuo racconto é stato quasi come essere lì.

e complimenti al diretur, anche lui ha le sue croci: gli tocca sopportare dei collaboratori interisti...

Anonymous said...

Si, probabilmente lo e

Can't help falling in love with you

Morire sulla tazza del gabinetto non è esattamente una morte da re. Morire perché da giorni non riesci ad evacuare, e lo sforzo è tale da pr...