Wednesday, January 08, 2014

Make some noize

A volte quello che ci vuole veramente è un po' di rumore, aveva detto qualcuno anni fa. Quella che segue è una storia di rumore, quando il rumore è l'unica cosa che resta per farsi sentire, o per sentire se stessi.

Alla fine degli anni 60 una canzone tracciava le coordinate dell'apocalisse imminente così come la percepivano milioni di americani. All along the watchtower, scritta e incisa da Bob Dylan e pubblicata sul disco "John Wesley Harding" uscito nei primissimi giorni del 1968, l'anno in cui l'apocalisse sembrò davvero diventare ipotesi reale tra massacri in Vietnam e paese in preda alla rivoluzione, era una inquietante ballata acustica dai versi misteriosi sostenuta da un'armonica quasi impossibile da ascoltare, tanto lancinante e acida suonava nelle orecchie degli ascoltatori. Ispirata a diversi passaggi dell'antico testamento, essa sembrava esprimere una inquietudine potente, difficile da decifrare. Chi erano i messaggeri che stavano arrivando? Cosa portavano con sé, quale annuncio di morte e di paura? Chi erano il joker e il ladro, che studiavano come abbandonare una città troppo confusa e assassina? La vita ormai non era diventata altro che una beffa? In pochi versi scarni ed essenziali, Bob Dylan descriveva la pazzia che aveva avvolto la società americana, quella della guerra in Vietnam, e si tirava fuori da tutto ciò: io e te, si dicono il poker e il ladro, ci siamo già passati e non è questo il nostro destino, non diciamo falsità, l'ora sta diventando tarda.



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9 comments:

Ferdinando M. Ametrano said...

Paolo, Paolo, ma cosa ti sei fumato?

Potrei sottoscrivere l'entusiasmo del tuo commento per la versione elettrica di Youngstown, non di certo per questa Tom Joad riciclata

Il video c'e' anche senza sottotitoli in tedesco:
http://www.youtube.com/watch?v=B-c6GphpAeY

Anonymous said...

Bellissimo articolo Signor Vites.
Vedo con molto piacere che la vediamo allo stesso modo. Tra l'altro l'intero album è tutt'altro che brutto.
Con stima
massimo lurati

Anonymous said...

Forse, l’incidente di Dylan è solo una leggenda, oppure, se è realmente accaduto, può aver avuto una fisionomia meno grave di quanto lo stesso Dylan abbia poi riferito, in un momento di atipica – per quanto riguarda la sua vita privata - loquacità. Forse è semplicemente caduto dalla moto, ma può aver pensato che l’occasione era buona, considerate le sue oramai mature intenzioni (“There must be some way out of here”), di liberarsi del caos che lo circondava (“too much confusion”), per godere di un legittimo riposo (“I can't get no relief”) dopo anni di insostenibile pressione, e per tenere alla larga – almeno per un po’ – certe sanguisughe (“Businessmen, they drink my wine, plowmen dig my earth, None of them along the line know what any of it is worth”). Forse, poco prima, il Joker(man) aveva già fatto sapere le sue intenzioni a qualcuno del suo seguito (“the thief”, losca e melliflua - “kindly spoke” - figura del ‘Business’), dal quale però aveva ricevuto solamente una dose di rancore (“[…] this is not our fate. So let us not talk falsely now, the hour is getting late”). Erano in affari, non se n’era accorto? Per il pubblico era persino un ‘profeta’: l’inganno era perfetto per quella stupida generazione di illusi. Nessuna tregua, quindi: stretto in una morsa, perseguitato (“princes kept the view”), sfruttato e usato (“While all the women came and went, barefoot servants, too.”), ne aveva piene le tasche di respirare una grottesca caricatura di ciò che nei suoi versi chiamava libertà; confinato dai merletti di quella torre di guardia, era sprofondato in un turno di sentinella senza fine. Il nemico non era lontano, ma lì, a due passi e lo circondava. “All along the watchtower”. Dall’interno della sua prigione poteva assistere, inerme, a questa infinita, insopportabile commedia, che da lì a qualche anno sarebbe diventata tragedia, e avrebbe inghiottito una sfilza di ventisettenni di irripetibile talento. Il Joker osservava, e capiva. Il suo viso era oramai deformato in una maschera tragica e grottesca, mani e piedi pronti a lanciare quel corpo stremato lontano da quell’inferno. Fuori, in lontananza (“Outside in the distance”), un puma ringhiò (“a wildcat did growl”): il più solitario dei felini lo avrebbe avvolto nella sua identica e selvaggia solitudine: c’era solo da pazientare ancora un po’, l’occasione prima o poi si sarebbe presentata. Due cavalieri (“Two riders were approaching”) avvertono che qualcosa di irregolare sta succedendo, e si avvicinano. Non ci stanno proprio: la posta in gioco è troppo alta, non possono permettersi di perdere quel saltimbanco, nemmeno per un giorno. Troppo tardi: il Joker se n’era andato e correva, tanto che il vento iniziò ad ululare (“the wind began to howl“), passando le invisibili dita tra i suoi capelli, mentre in estatica contemplazione, Robert Allen Zimmermann gustava quella sospirata sensazione. Per la seconda volta nella sua vita aveva trovato una risposta nel vento anche se oltraggiato, questa volta, dall’amaro sapore dell’asfalto. MPSS

Anonymous said...

Errata Corrige: Zimmerman. MPSS

Paolo Vites said...

bell'analisi MPSS (che sta per...?). a me colpì però molto la recensione di jon landau dell'epoca che disse che tutto JWH si riferiva in qualche modo alal guerra in vietnam, e soprattutto Watchtower. forse nelle canzoni bisognerebbe immaginare qualcosa oltre a decifrarla letteralmente parola per parola

Anonymous said...

A me piace scrivere, tutto qui. I significati - più o meno fantasiosi - sono prerogativa altrui. :-)

Fausto Leali said...

Gran bel video e gran bella versione, invece. D'altra parte il Boss fa sempre discutere e c'è chi ha già stroncato il nuovo disco (Zambo). Io lo ascolterò con curiosità, invece, e senza pregiudizi.
Magari per scoprire che Springsteen finisce per sorprendermi sempre.
ciao, grazie

Andrea Peviani said...

Hai scritto un pezzo da fuoriclasse.
Mai come in questo caso è esplosa lo psicodramma per dire più in fretta e più forte che Springsteen ha sbagliato tutto. Quello l'ha capito dopo 2 ascolti, quell'altro dopo 1, i più furbi si sono fermati a metà e il più figo di tutti solo con i titoli.
E' incredibile quanta gente abbia rinunciato ad emozionarsi con una canzone così, a riascoltarla per quello che è, completamente un'altra cosa.
Forse non è vero che è la cosa più bella incisa nel 21° secolo, ma meritava un colpo di genio come questo.

Paolo Vites said...

grazie andrea. sì forse la definizione di canzone del millennio è esagerata ma onestamente erano anni che non sentivo un singolo brano così potente

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