Monday, January 15, 2007

"Every song and every poem is about one of them: love, sex, death, loss, redemption"



“I get tired of people looking at my songs and feeling that they’re all sad and dark. There’s more to them than that. Some people might read Flannery O’Connor and see that as simply dark, and it is dark and disturbing, but there’s a philosophical aspect, even a comic aspect to it as well” (Lucinda Williams)

C’è qualcosa nei dischi della cantante della Louisiana che, senza apparire offensivi, è sesso puro, nella sua manifestazione fisica ovviamente. Non è solo il modo in cui la Williams usa la voce, caricandola di lussuriosa insistenza, o i testi talvolta espliciti (come Right In Time, su Car Wheels, che metaforicamente – ma mica tanto – alludeva alla masturbazione e perciò si beccò la censura di diverse radio americane). È proprio il modo in cui lei costruisce ed esegue le sue canzoni o fa in modo di posizionarle nella sequenza di un disco come questo. È proprio come una scopata, con quel lento incedere carico di desiderio nella voce e l’accompagnamento musicale che cresce con abbandono in modo esponenziale fino a raffigurare l’intensità di un orgasmo. Ci sono stati esempi in abbondanza, nella storia del rock, di questa capacità espressiva, ma in un’era di reality show (che fa rima con “finzione a tutto campo”) e di sensualità da grandi magazzini (che fa rima con la pacchianeria ostentata dalle varie Mariah Carey e Shakira), Lucinda Williams è l’unica a sbatterti davanti una autentica scopata a tempo di rock’n’roll. Credo che lei sia consapevole di questo e non si offenderebbe a leggere una cosa del genere. Non che ci siano volgarità nei suoi testi: sono canzoni d’amore in cui il desiderio inappagato per un amante inafferrabile o andato via fa sì che il suo struggimento risuoni – almeno per chi scrive – proprio così.

West giunge dopo alcuni dischi contradditori e poco ispirati; non brutti, certo, ma che avevano mostrato scarsa lucidità compositiva rispetto a quella esplosione che era stato lo splendido Car Wheels On Gravel Road.
West porta piuttosto a compimento un cammino musicale cominciato appunto allora, e probabilmente la presenza in studio di quel geniaccio di Hal Willner in qualità di co-produttore è la mossa vincente. I suoni sono curati alla grande, le canzoni sono scelte con gusto (tutte cose che mancavano agli ultimi due dischi) e i musicisti accompagnatori sono eccellenti (Bill Frisell, Gary Louris, Jim Keltner e Tony Garnier fra gli altri). Naturalmente la cifra artistica è quella classica sviluppata dalla Williams negli ultimi anni: dolenti ballate venate di country e di blues (Are You Alright, Mama You Sweet), furiose esplosioni elettriche (Unsuffer Me, Come On, Wrap My Head Around That).

Tanta è la disinvoltura a cui Lucinda è oggi in grado di affidarsi nel comporre, che si può permettere un brano come Fancy Funeral, dove, pur mantenendo un triste andamento musicale, arriva al punto di dire che “alcuni credono che un funerale elegante possa valere ogni centesimo speso, ma per ogni nichelino ci sono soldi che si possono spendere meglio”. Eresia delle eresie, andare a toccare uno degli ultimi tabù rimasti in un mondo che ha fatto piazza pulita di ogni tabù. Non quello della morte, però: “E le lunghe limousine nere valgono tre o quattro stipendi”. Che non sia un atteggiamento snob da no global un po’ radical chic lo dice il fatto che Lucinda Williams ha da poco perso la madre, a cui è dedicata la dolce Mama You Sweet. È piuttosto una constatazione di realismo solo in apparenza cinico. Non aveva forse detto Qualcuno, "lasciate che i morti seppelliscano i morti?".

Quanto West sia un disco profondamente elegante, pensato in modo anche ambizioso lo dimostra la bellissima Learning How To Live. È una ballata country di grande impatto melodico, ma la trovata è quella di mettere dietro al ritornello un coro dal classico incedere gospel: altri ne avrebbero sottolineato l’approccio country. Hal Willner ne fa invece qualcosa di più Unsuffer Me: ancora una volta – come già fatto in passato – il brano mostra il grande amore di Lucinda per il Neil Young degli anni 70, quello all’incirca dell’epoca di Zuma, con quel pastoso e al tempo stesso furioso andamento di chitarre elettriche, ma la genialità è quella di aggiungere alcune parti orchestrali in dissonanza che ti fanno pensare cosa sarebbe successo se i Velvet Underground si fossero recati a registrare il loro primo disco a Nashville. Così come “l’acido violino” che ricama dietro le chitarre poderose di Come On, capolavoro di orgoglio femminile: “Sei così concentrato su di te, vivi nella nebbia (…), non sei capace di accendere il mio fuco e allora vaffanculo, non sei neanche in grado di farmi venire”. Qualcuno ha detto Courtney Love? Non fatemi ridere.

E infine Wrap My Head Around That: qui la Williams usa una classica cadenza hip-hop su una ritmica martellante, e lo fa con risultati eccelsi. Quasi dieci minuti di immersione in una musica che nessun nero oggi sa più fare.
West non è un disco perfetto, naturalmente: come tutti i cd da quando il cd è stato inventato, contiene almeno due brani superflui: Rescue, brutto come un brutto brano degli U2 (cioè uno qualunque dei loro ultimi tre album), e la superflua What If. Ma per il resto sono soldi spesi in modo egregio.

2 comments:

gary198378 said...
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Fausto Leali said...

Can't wait. Her "Live @ The Fillmore" is one of the live recording I like the best.

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Poteva essere una cantina da qualche parte tra Juarez (ma non era il giorno di Pasqua) e il Rio Grande. Il cortile interno di un vecchio edi...