Tuesday, April 14, 2009

Dead men don't tour

"I morti non fanno tournée", dicevano quando lo videro salire sul palco. Sixto (così battezzato perché il sesto di sei figli) Diaz Rodriguez - un chicano nato a Detroit da famiglia messicana - doveva essere morto. Per forza. Non si lascia il mondo del rock'n'roll solo perché i primi due dischi non hanno avuto successo. Lui lo fece, probabilmente perché aveva più dignità di tutti. La storia di come le figlie, surfando su Internet, un giorno scoprirono che il padre, trent'anni dopo, era diventato una star in paesi improbabili come il Sud Africa e l'Australia, tanto che le ristampe dei suoi dischi erano diventati platino, la si trova in giro su Internet, ed è una bella storia. Girarono anche un documentario su di lui, e anche questo si trova nella rete, su YouTube, dal titolo Looking for Jesus.

Io so soltanto che Cold Fact e Coming from Reality, usciti rispettivamente nel 1970 e 1971 e adesso disponibili su cd, il secondo anche con tre bonus relative alle session del suo terzo disco poi abortito, sono due album bellissimi. Rodriguez, oltre a essere un buon songwriter rock con chiare ascendenze dylaniane, ma capace anche di affascinanti immersioni nel soul e nel folk di matrice anglosassone, aveva una delle più belle voci di questa musica. Ricca di sentimento e di carisma. Di dolcezza e di rabbia. Una voce che "bucava" e buca ancora. "I played every kind of gig everywhere, I played faggots bars motorcycle funerals open houses concert halls" cantava Sixto. Ma non c'era posto per lui, lui che era nato in una "troubled city, in rock'n'roll Usa".

Ma, hey, avolte anche i morti ritornano.


(Grazie Ro)

2 comments:

anna said...

mi sta cambiando il pomeriggio
: ) thanks

Nicola Pagano said...

Caspita!! - Che storia!!!

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