Saturday, October 16, 2010

Murder Ballads



«Sono stato con Dio e con il diavolo.
Hanno litigato per avermi.
Dio ha vinto, io ho preso la sua mano, la migliore.
Non ha mai vacillato la mia certezza che Dio mi avrebbe tirato fuori»

Mario Sepulveda, secondo minatore estratto dalla miniera di San José

Nick Cave ne avrebbe potute scrivere, di “murder ballads”, con tutto quello che sta succedendo in Italia nelle ultime settimane. O meglio, non ne avrebbe scritte ma avrebbe aspettato un po’, che la gente avesse raccolto in forma canzone quelle cose orribili che succedevano intorno a loro e se le sarebbero tramandate. Ma che dico. Oggi c’è la televisione, le canzoni non servono più. E nessuno scrive più “murder ballads”. L’horror reality show cui abbiamo assistito in queste settimane è davvero l’inizio di un’era di morte in diretta televisiva. Ho scritto parecchio anch’io nelle ultime settimane sul caso di Sarah Scazzi e mentre il mio collega aveva capito tutto sin dagli inizi, io no. Perché a certi orrori non si vuole mai credere fino in fondo. L’altro giorno ad esempio ho dovuto scrivere un pezzo sul suicidio in diretta webcam di un ragazzo svedese. Mentre cercavo le fonti per il pezzo, mi sono imbattuto nel video che lui stesso aveva messo online e che nessuna polizia postale tre giorni dopo il fatto si era preoccupata di rimuovere. Non ho resistito e l’ho guardato. Bella roba. Sono stato male ovviamente anche se facevo fatica a capire che stavo guardando un ragazzo di 21 anni che stava morendo o una fiction tv. Whats real and what is not, come si chiedeva il Grande Bardo secoli fa.

Più di ogni altra cosa mi stupisce il disgusto di plastica su questa (e quella della donna romena uccisa con un pugno e quella del tassista milanese mandato in coma dopo un pestaggio) vicenda. Come se il male non esistesse da sempre. Come se l’uomo non fosse cattivo, da sempre. La possibilità di fare il male è di tutti, compresi quelli che su certi giornali hanno invocato “il ritorno della bontà”. Bontà de che? Ma per favore. Come si fa a essere "buoni"? Mi metto di impegno e sarò buono. Per 5 minuti, probabilmente. Il male lo facciamo tutti, ogni istante, in modi diversi.

Ma certo, è vero che la bontà è possibile. Non possiamo farlo da soli con le nostre mani cattive, il bene. Ci vuole qualcuno che ci liberi dal male. Non più in questa epoca moderna, questi modern times che hanno fatto fuori l’unica possibilità di non fare il male. Perché oggi tutto ci è possibile. Siamo liberi. Abbiamo la libertà. Ci siamo liberati di qualunque costrizione morale, nessuno ci deve dire cosa è giusto e cosa è sbagliato. Bastiamo a noi stessi. Abbiamo la libertà. Quella di fare il male.

Le murder ballads ci sono sempre state. Oggi nessuno le scrive più, ma le murder ballads si cantano ancora. Nel nostro cuore, un cuore che desidera il bene, ma fa il male.

Dimenticavo. Tra gli horror reality shows di queste settimane, c'è stato anche qualcosa di straordinariamente bello. Qualcghe imbecille l'ha definito "i minatori cileni escono dalla casa del grande fratello". E stato un reality anche quello è vero, ma incredibilmente commovente. Un popolo li ha sostenuti, e li ha accompagnati all'uscita del loro inferno, 700 metri sotto terra. Sono tornati a rivedere il sole, come diceva il Sommo Poeta, o a rivedere le stelle, cioè. Segno che una speranza c'è sempre, quando il cuore reclama la giustizia e qualcuno sa aspettare, affidandosi a una preghiera. Che come diceva Patti Smith, è la cosa più intelligente che possiamo fare.

20 comments:

Maurizio Pratelli said...

quanto hai ragione. siamo cattivi da sempre. ma oggi l'orrore fa audience in questo mondo in cui non si capisce più nulla: tutto vero, tutto finto. Siamo più liberi, ma l'oscena tv "della morte in diretta" ha reso schiavo chi la guarda.

Fausto Leali said...

il nostro cuore "desidera il bene, ma fa il male".
Il nostro cuore, cioé, riconosce che quello che desidera - il bene - esiste, ma poi non riesce ad essere fedele al riconoscimento di quel desiderio.
Come dici tu: "mi metto d'impegno e sarò buono. Per 5 minuti, probabilmente".
Ecco perché "la cosa più intelligente che possiamo fare" é chiedere la forza che da soli non ci possiamo dare.
E che ci consente di ricominciare in ogni istante.
Ad amare.

grazie del post

kaapi carla said...

Sì, pregare .Ma senza l'intento , più o meno cosciente, di organizzare il consenso /di Dio ,nel senso del Divino, Funzione, Matrice o come chiamar lo si voglia) affinchè soddisfi i nostri desideri.

L'intento della nostra vita e del nostro percorso asservito al desiderio ed alla divisone ci blocca nel conflitto.
Il dualismo mi sembra idealizzato proprio dall'enfasi a distinguere bene e male (inferni e paradisi, dio o divinità e diavoli o demoni) invece che a superare il dualismo rilasciando ogni rancore. Accettando i nostro limite, la nostra naturale solitudine.

Esseri liberi alla Visione richiede pulizia e spazio...
Fare pulizia, chiarezza, dentr attravesrso un processo che ci r(i(porti Finchè si ritorna al Nulla (meraviglioso)...

Onorare l'appartenenza (al sacro, al divino oltre ogni "schieramento"religioso), la nostra presenza, qui ora. E celebrare della Gioia. Così, almeno mi sembra e sento...

:-)
Thanks !
kc

Anonymous said...

La cosa veramente triste è che la nostra è solo ILLUSIONE di libertà.
Non siamo mai stati più "schiavi" di come lo siamo ora, nell' Epoca Moderna...

Francesca

Paolo Vites said...

exactly

Skywalkerboh said...

d'accordo anche io

anna said...

grazie Paolo, avevo un nodo dentro pieno di dolore.

Quei minatori mi hanno commosso
mi è tornata in mente la novella di Pirandello: Ciaula scopre la Luna. Ciaula è l'aiutante di un minatore ed ha sempre vissuto in miniera, quando una notte esce e vede la luna ne rimane così strabiliato da scoppiare a piangere.
« Il bujo, ove doveva essere lume, la solitudine delle cose che restavan lì con un loro aspetto cangiato e quasi irriconoscibile, quando più nessuno le vedeva, gli avevano messo in tale subbuglio l'anima smarrita, che Ciàula s'era all'improvviso lanciato in una corsa pazza, come se qualcuno lo avesse inseguito il buio totale è lo smarrimento dei suoi punti di riferimento e quindi non sa come muoversi. E Ciàula si mise a piangere, senza saperlo, senza volerlo, dal gran conforto, dalla grande dolcezza che sentiva, nell'averla scoperta, là, mentr'ella saliva pel cielo, la Luna, col suo ampio velo di luce, ignara dei monti, dei piani, delle valli che rischiarava, ignara di lui, che pure per lei non aveva più paura, né si sentiva più stanco, nella notte ora piena del suo stupore. »
ciao

Ragman said...

forse l'ho trovata una murder ballad dei giorni nostri.
canzone di cui, infatti, mi sono innamorato.
yours.

---

Love is all
(Tallest man on earth)

Well I walk upon the river like it's easier than land
Evil's in my pocket and your will is in my hand
Oh, your will is in my hand

And I'll throw it in the current that I stand upon so still
Love is all, from what I've heard, but my heart's learned to kill
Oh, mine has learned to kill

Oh, I said I could rise
From the harness of our goals
Here come the tears
But like always, I let them go
Just let them go

And now spikes will keep on falling from the heavens to the floor
The future was our skin and now we don't dream anymore
No, we don't dream anymore

Like a house made from spider webs and the clouds rolling in
I bet this mighty river's both my savior and my sin
Oh, my savior and my sin

Oh, I said I could rise
From the harness of our goals
Here come the tears
But like always, I let them go
Just let them go

Well I walk upon the river like it's easier than land
Evil's in my pocket and your strength is in my hand
Your strength is in my hand

And I'll throw you in the current that I stand upon so still
Love is all, from what I've heard, but my heart's learned to kill
Oh, mine has learned to kill

Oh, I said I could rise
From the harness of our goals
Here come the tears
But like always, I let them go
Just let them go

Elisabetta said...

Nessuno avrebbe potuto descrivere meglio di come hai fatto tu quanto è successo e quanto sta succedendo nel nostro mondo. Grazie Paolo!

Anonymous said...

Discorrendo di quella che ritenevo essere l'impotenza di Dio di fronte al male ed ai fatti della vita, una mia amica, una sera, se
ne uscì con "da Dio non viene il male, ma Dio può trarre il bene dal male". Dio può certamente, negli avvenimenti, intervenire in
qualche modo, ma per me è sempre stata una cosa complicata da capire, e ancora più complicato capirne l'effettiva portata, i
risvolti, e tutto quello che ne consegue. Quello di cui invece sono certo è che Dio interviene nelle persone, perchè l'ho visto,
come vedo sorgere il sole ad est. Non dico di aver solo visto le persone decidere di cambiare in direzione del bene, o decidere di
fare proprio un codice, un comportamento che ritenevano 'buono', ma ho visto le persone cambiare nella loro sostanza, se così si può dire. E non sono proprio le persone, con il loro contributo, con le loro scelte, azioni, a modificare i fatti e la (nostra) storia? E' altrettanto vero che al di sopra di tutto questo sussiste la libertà di rifiutare questa opportunità. Questo vuol dire che
da sempre, e per sempre, bene e male si troveranno fianco a fianco, sfumature intermedie comprese, per cui chi sceglie il bene si scopre a fare il male e chi fa il male, può scoprire le meraviglie del bene: se la nostra essenza non manifestasse una così
palese fragilità, quale necessità avremmo avuto di essere salvati? La consapevolezza di potermi trovare, in questo faccia a
faccia, da una parte o dall'altra della barricata è per me un deterrente nel valutare ciò a cui assisto quotidianamente con gli
occhi di un giudice. Come cambiare, allora? Nel modo più equo che si possa immaginare, altrettanto valido per il misero quanto per il capo di stato: la preghiera.

"A noi sono necessarie le parole per richiamarci alla mente e considerare quello che chiediamo, ma non crediamo di dovere
informare con esse il Signore, o piegarlo ai nostri voleri. Quando diciamo: «Liberaci dal male», ricordiamo a noi stessi che non
siamo ancora in possesso di quel bene nel quale non soffriremo più alcun male. Questa domanda [...] ha un significato larghissimo. Perciò, in qualunque tribolazione si trovi il cristiano, con essa esprima i suoi gemiti, con essa accompagni le sue lacrime, da essa inizi la sua preghiera, in essa la prolunghi e con essa la termini." (da 'Lettera a Proba' - S. Agostino)

E', più o meno, quello che hai già detto tu: ne ho spudoratamente approfittato per riordinare le idee. Bell'articolo, Vites.

Paolo Vites said...

Blues, non trovo qui il tuo bellissimo commento che mi è arrivato invece via mail. vuoi che lo pubblichi io?

mi scrivi alla mia mail, cmq, che trovi qui sul blog nel mio profilo, grazie

Paolo Vites said...

the missing post di Blues! grazie ancora:

Discorrendo di quella che ritenevo essere l'impotenza di Dio di fronte al male ed ai fatti terrificanti della vita, una mia amica, una sera, se ne uscì con "da Dio non viene il male, ma Dio può trarre il bene dal male". Lo trovai molto sensato. Dio può certamente intervenire, negli avvenimenti, in qualche modo, ma per me è sempre stata una cosa complicata da capire, e ancora più complicato capirne l'effettiva portata, i risvolti, e tutto quello che ne consegue e che va al di là di quanto i miei sensi possano recepire, con tutta la più buona volontà. Quello di cui invece sono certo è che Dio interviene nelle persone, perchè l'ho visto, come vedo sorgere il sole ad est. Non dico di aver visto le persone decidere solamente di cambiare in direzione del bene, o decidere di far proprio un codice, un comportamento da loro ritenuto 'buono', ma ho visto le persone cambiare nella loro sostanza, se così si può dire. E non sono proprio le persone, con il loro contributo, con le loro scelte, azioni, a modificare i fatti e la (nostra) storia? E' altrettanto vero che al di sopra di tutto questo sussista la libertà di rifiutare questa opportunità. Ciò vuol dire che da sempre, e per sempre, bene e male si troveranno fianco a fianco, sfumature intermedie comprese, per cui chi sceglie il bene (amore) si scopre a fare il male e chi fa il male, può scoprire le meraviglie del bene: se la nostra essenza non manifestasse una così palese fragilità, quale necessità avremmo avuto di essere salvati? La consapevolezza di potersi trovare per un nonnulla, in questo faccia a faccia, da una parte o dall'altra della barricata è un potente freno nell'azzardare a valutare ciò a cui si assiste quotidianamente con gli occhi di un giudice. Come cambiare, allora? Come dare a Dio il modo di intervenire? Nella maniera più equa che si possa immaginare, altrettanto valido per il misero quanto per il capo di stato o la stella del Rock and Roll: la preghiera. "A noi sono necessarie le parole per richiamarci alla mente e considerare quello che chiediamo, ma non crediamo di dovere informare con esse il Signore, o piegarlo ai nostri voleri. Quando diciamo: «Liberaci dal male», ricordiamo a noi stessi che non siamo ancora in possesso di quel bene nel quale non soffriremo più alcun male. Questa domanda [...] ha un significato larghissimo. Perciò, in qualunque tribolazione si trovi il cristiano, con essa esprima i suoi gemiti, con essa accompagni le sue lacrime, da essa inizi la sua preghiera, in essa la prolunghi e con essa la termini." (da 'Lettera a Proba' - S. Agostino)

E', più o meno, quello che hai già detto tu: ne ho approfittato per riordinare le idee. Bell'articolo, Vites, soprattutto la lente d'ingrandimento sulla responsabilità di ciascuno; molto contro-tendenza rispetto al più usato 'gli altri'.

Anonymous said...

Arriverai a destinazione?

Blues

Anonymous said...

Sorry, just a quick test.

Blues

Fausto Leali said...

grazie blues, di vero cuore

Anonymous said...

Non c'è di che, nel senso letterale: non ho inventato nulla.

Blues

Anonymous said...

Ma ... 'Non ho inventato nulla' sembrerebbe significare 'ho inventato qualcosa'. In inglese è più sensato: 'I have not invented anything'.

Blues

Fausto Leali said...

E' vero, blues, non é invenzione, ma, comunione, quella sì. Quando ciò che hai nel cuore risuona nelle parole di un altro, parole tanto più ascoltate quanto più ti sei fatto capace d'essere vuoto per riceverle, allora accade qualcosa.
Ma quel Qualcosa é Ciò che ti rende capace di ripartire, ricominciare ad amare nell'attimo presente.
Insieme.
E, allora, grazie di nuovo, a te e quel Qualcosa o, meglio, Qualcuno, che ci fa ricominciare

Anonymous said...

Bel post, tutto vero sul male un solo appunto sui minatori, quello non era un reality.
I reality sono finti, ognuno ha minimo 10 autori che lo scrivono GF compreso e tutti recitano. I minatori erano la vita reale. M

Paolo Vites said...

grazie.

riguardo ai minatori, era proprio quello che volevo dire, non era un reality, era realtà. ma mi sa che mi esprimo troppo male

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