Sunday, October 23, 2011

Sunday Morning Music

Questa incompletezza è tutto ciò che abbiamo
Charles Bukowski

E curioso che Joe Henry, nelle note che pubblica nel suo nuovo disco, Reverie (che titolo meraviglioso: "fantasticheria"), parli più volte di consolazione. Se c'è un artista di cui ogni nuovo disco è sempre stato un gesto consolatorio, un momento di pura consolazione sospesa nel tempo e dentro al tempo, quello è Joe Henry. E' così anche questa volta, ma ancor di più che in precedenza, nello straordinariamente bello ultimo disco. Che ovviamente, uscendo quasi a ridosso di un nuovo disco di Tom Waits, farà passare inosservato come sempre accaduto all'uomo del Minnesota, il suo, di disco. Che rispetto a quello di Tom Waits (a proposito, ha smesso di fare rutti e altri rumori assortiti, è tornato a fare canzoni, anche se copiaincollate da tante che aveva già fatto; bei testi comunque) è decisamente meglio, per un artista che talvolta è stato accusato di riprendere appunto la lezione di Tom Waits.



Non è così ovviamente: Joe Henry viene da tutt'altro mondo sonoro e umano, e se il suono che è stato capace di inventare nel corso degli anni a qualcuno è sembrato attingere dall'artista californiano, è solo perché entrambi guardano a un tempo fuori del tempo, un tempo pre rock'n'roll. Joe Henry difatti potrebbe - e dovrebbe - produrre un disco di Tom Waits: a quest'ultimo farebbe solo bene, viste le produzioni eccelse che Henry a saputo fare nel corso degli anni (Solomon Burke, Bettye Lavette, Aimee Mann, Elvis Costello, Allen Touissant, Mose Allison e quelle per i suoi dischi, ovviamente) e che hano oscurato anche la sua discografia tanto sono geniali.

"E' una cosa bizzarra vivere con il senso di una fame inappagabile al tempo stesso della soddisfazione - paura e consolazione - che sbattono sulle tue ossa in modo uguale. Ma no, non c'è alcuna vita oltre al tremolìo, nessuno autentica consolazione per il desiderio, perché il desiderio non vuole essere consolato, solamente sostenuto e trattenuto in quel terribile e sacro stato di bisogno. Così me ne sto seduto sulla spiaggia e aspetto; fumo, rido e ricordo. E' chiaro e fa caldo ma non lo sarà per molto ancora. E tale senso di anticipazione è la sola cosa che ha mai avuto uno scopo nella completa luce del giorno" (Joe Henry)

Reverie potrà ricordare invece quelle pagine scarne ed essenziali, piene di magia acustica appena sfiorata dal jazz, di un disco capolavoro come fu l'antico Shuffletown, abbandonando per un momento certo sperimentalismo. Ne esce una raccolta di canzoni che vaga dalle visioni di un Henry Fonda davanti alla Bank of America, da una camera abbandonata ad Arles dedicata a Vic Chesnutt; dalle sensazioni di un ottobre incipiente che già gela le ossa al fantasma di Odetta. Tutto in modo commovente, con una delicatezza e una gentilezza impossibili da trovare altrove, tutto in modo consolatorio appunto, per prepararci a entrare nell'inverno che ci attende. Come solo Joe Henry sa fare: un amico che non chiede niente, ma offre qualcosa. Che ci attende sempre nella sua "stanza del piccolo uomo": per offrire un bicchiere di whiskey, accenderti un sigaro, chiudere le tende e mettere su un vecchio 78 giri di un tempo nel tempo che non esiste più, ma di cui abbiamo ancora bisogno. Perché siamo fatti tutti così: con un senso di fame inappagabile e un desiderio che ha bisogno solo di essere sostenuto e non di essere spento. Mai, costo quel che costi: "Sono qui da un'ora da quando sono arrivato e sono a tre ore da dove ardo di andare, e forse due da dove ti troverò, tra il mondo e tutto quello che conosco" (JH)

7 comments:

Anonymous said...

E tale senso di anticipazione è la sola cosa che ha mai avuto uno scopo nella completa luce del giorno"
Grazie, non lo conoscevo... Ho 44anni, mi dicono che dovrei vivere il periodo di massima soddisfazione esistenziale, ma non è così. E si attende... Si attendo ancora e ancora, la pienezza. Shiva

Sull'Amaca said...

Immagino che l'album Bad As Me tu l'abbia già ascoltato, io l'ho ordinato e dovrò attendere ancora qualche giorno. Ho già letto recensioni su Tom Waits e più o meno dicono quello che tu scrivi e resto perplesso e sempre più fiducioso che sarà un bel disco.
Per J.Henry massimo rispetto ovviamente.

Maurizio Pratelli said...

Applausi a te e al grande joe. Questo ancora non ce l'ho. Ne approfitto per ripassare il precedente.

laura said...

questo è un disco prezioso, che consola. fatto apposta per l'inverno incipiente, perché denso di malinconia, ma anche di speranza ed energia. come se abbandonarsi alla fantasticheria, almeno nello spazio di un disco, fosse la cura migliore.

grazie

Paolo Vites said...

si attende tutta la vita, sheva, fino all'ultimo istante.

amaca, tom waits, non è un brutto disco ma è un continuo riciclo di quello che fa da decenni, comincia a stufare

allelimo said...

Come dice Paolo, nel nuovo disco di Waits non c'è nulla che sorprende: è un disco di maniera, qualche bella canzone, tanti riempitivi. Difficilmente lo ascolterò più di un paio di volte prima di cancellarlo dall'iPod...

Anonymous said...

Sì quello di Joe Henry è proprio un bel disco. Bruce Peninsula: cosa ne pensi? Luca

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