Sunday, February 03, 2008

Il fuoco della poesia

C'erano una volta i profeti,uomini coraggiosi e solitari che incuranti delle conseguenze alzavano forte la loro voce per rivelare tutto l'orrore e le storture contro cui correvano i loro fratelli. Oggi che il nostro mondo è gettato a capofitto nell'orrore nelle storture, Davide Rondoni - a cui non so se piaccia farsi chiamare profeta, ma poeta sicuramente sì, e lui lo è un poeta e anche bravo - alza forte la sua voce coraggiosa e irata (nell'elenco di link qui a fianco, trovate anche quelo relativo al suo sito personale). Il fuoco della poesia, suo ultimo libro, non è una antologia della poesia commentata. E' di più: è un viaggio nella nostra vita moderna e nella società in cui ci troviamo, società i cui maestri del pensiero e della politica hanno annientato il senso del bello e il gusto stesso di vivere, dandoci in cambio nichilismo e vuoti a rendere di ideologie di terza mano. Di fronte a denunce come "l'Italia è il Paese più vecchio d'Europa. Nella classifica mondiale gli italiani sono superati solo dai giapponesi", lui risponde con "un uomo che non appartiene a nulla di più grande di sé" - dice Rondoni - "difficilmente trova l'energia per donare la vita. Si intorciglia in ragionamenti, in paure, in scetticismi spesso mascherati da buon senso, ma che nascondono poca disponibilità al sacrifico e al coraggio". Profeta, voce nel deserto.

Rondoni ci conduce in modo unico, richiamando al valore della bellezza come unica possibilità contro il nulla che ci attanaglia. La sua arma è la poesia e "una frequentazione, una familiarità, una scandalosa, continua educazione al senso del bello e del giusto" scrive. E ancora: "I poeti sanno quella commozione di fronte a qualcosa di vero.La commozione dinanzi a qualcosa di bello, di giusto, rende quella cosa cara. Tale capacità di commuoversi è motore di civiltà, è la cosa più concreta, più operativa che ci sia nel mondo degli uomini. Concreta e in lotta con le altre forze operative: il desiderio di potere, di sfruttamento, di vanità".
Oppore la bellezza al potere, al nichilismo e allo strapotere imbecille del Grande Fratello: tante sono le poesie, anche sue, e poi quelle di TS Eliot, di Mario Luzi, di Baudelaire, di Leopardi, che troviamo in questo libro: "C'è una diseducazione imperante, vasta, piovresca, che sta allontanando la percezione dei nostri giovani da ciò che ci ha fatti almeno qualche volta esultare e commuovere".

Quando andavo a scuola, i miei insegnanti mi hanno fatto odiare le poesie. Ho dovuto rifugiarmi nella loro versione a scartamento ridotto che erano le canzoni rock, e lì vi ho trovato quelle cose di cui parla Rondoni. Sono stato fortunato, ma oggi nessuno fa ascoltare ai ragazzi non dico le poesie, ma nemmeno le buone canzoni rock. E allora che bello sentirsi dire che "la poesia non nasce in strani laboratori della lingua, tra amanti di libri polverosi. Nasce per la strada e ovunque quando un tizio che può avere una vita normale o speciale o una vita così così, poco importa, si lascia colpire dal continuo avvenimento dell'esistenza".
E' una sfida per la vita: "Non c'è niente di peggio, diceva il grande Péguy, che avere un'anima bell'e e fatta. Un'anima confezionata. La poesia rompe le confezioni".

4 comments:

Fausto Leali said...

Ricordo i tempi del liceo: studiavo letterattura francese e l'amavo tantissimo, come quella italiana e tutto quello che ci fosse di buono in giro.
Amavo anche studiare a fondo la biografia degli autori, perché pensavo che la loro opera non fosse imprescindibile da essa, anche se imparai in seguito che l'arte, la capacità di far fuoriuscire il desiderio di felicità e di scoprire il Mistero, aveva la capacità di diventare qualcosa di autonomo, in un certo senso quasi indipendente - ad un certo punto - dal faticoso cammino di vita del suo autore.
Prima che qualcun altro me li facesse scoprire, rimasi subito colpito da Leopardi e da Péguy, ma i miei insegnanti di allora definirono il mio desiderio di scoperta "criticuccia di destra".
Non importa, ho imparato tanto e continuo ad imparare tanto da chiunque si lasci coinvolgere dallo stupore del guardare in faccia la realtà con Verità.
E Rondoni é uno di loro: anche nel mio blog é nella lista dei links.

Anonymous said...

il torrente del cuore si è ridestato
e irrompe
e si specchia nel cielo
e rispecchia le cose

C. Pavese

te la dedico, grazie a Davide

anna

Michele said...

La grazia non è un’andatura attraente
e non è neanche il portamento elevato
di certe donne bene in mostra,
la grazia è la forza sovrumana
di affrontare il mondo senza sforzo,
sfidarlo a duello tutto il tempo
senza neanche spettinarsi,
non è femminile,
è dote dei profeti,
è un dono.

Questa poesia di Erri De Luca è la mia dedica, l'hanno letta anche all'Agorà dei giovani. Secondo me Davide è bravissimo ed è molto interessante il modo in cui sa trattare certi argomenti, proprio come in questo blog.
Continuate così.

Anonymous said...

Donarsi, profezie, sacro... Vedo che oramai poesia fa rima con sacrestia.
E l'ironia? Mai sentito parlare di Gozzano? Palazzeschi? Amen.
Però mi resta un dubbio. Ma non fate prima a trovarvi per la novena?

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