Thursday, November 06, 2008

Political Bob

I was born in 1941 the year Pearl Harbor was bombed, it has been dark ever since. I guess things are really gonna change now
(Bob Dylan durante un concerto a Minneapolis, la sera del 4 novembre 2008)

Nel gennaio 1993 Bob Dylan era fra i tanti musicisti rock invitati sulle scale del Campidoglio a esibirsi per celebrare l’elezione di Bill Clinton a presidente degli Stati Uniti. Cantò Chimes of Freedom, una canzone che significava più di mille comizi elettorali a proposito di appartenenza politica a uno schieramento piuttosto che a un altro.
Due sere fa, a Minneapolis, durante un concerto, saputa la notizia della ormai certa vittoria di Obama, il musicista ha rilasciato dal palco la dichiarazione che leggete là sopra, “credo che le cose adesso cambieranno davvero”. In scaletta, brani dal significato palese come The Times They Are A-Changin’ e Masters of War.

La gente si è sempre lamentata che Bob Dylan, a differenza di uno Springsteen, non prenda posizioni politiche, non scriva più canzoni politiche (a parte che con quelle che ha scritto 40anni fa, non ha certo bisogno di farne di nuove) e queste sue dichiarazioni o partecipazioni a eventi politici dovrebbero fare piazza pulita su certe lamentele. Sì, Bob Dylan vota e sostiene il Partito democratico americano. Questo non vuol dire che fa un uso strumentale del suo essere artista per convincere i suoi fan a votare questo o quel partito. Arte e politica non ci azzeccano nulla.

C’è una dimensione etica, invece, nella politica, che oggi non esiste più e che Dylan non perde occasione di ricordarci. Perché nella frase del concerto di Minneapolis, ci sono dentro valutazioni profondissime ed enormi, come sempre quando Bob Dylan apre bocca anche per dire solo due parole. Ad esempio, che nell’“oscurità” in cui siamo vissuti dai tempi di Pearl Harbor ci sono dentro anche quegli anni che secondo la maggior parte delle persone avrebbero cambiato il mondo in meglio, gli anni 60. Al momento vale la pena fare una sola valutazione, che credo sia quella che più stia a cuore a Dylan stesso, e cioè che la lunga marcia per i diritti civili dei neri americani, cominciata con la marcia di Washington nel 1963 (e Dylan c’era, era sul palco a cantare) si è finalmente conclusa con l’elezione di un nero a presidente degli Stai Uniti.
E perciò, anche se adesso tutti saltano sul carrozzone di Obama con le motivazioni più incredibili e che di fatto non centrano nulla con un modo di intendere la politica che è diverso milioni di anni luce ad esempio da quello italiano, siamo contenti della sua vittoria. Buon lavoro, Mr President.

28 comments:

lillo said...

beh che dylan viva e senta profondamente il mondo e la cultura dei neri non ci piove, molta della sua musica e della sua storia ne è la prova...

quanto al fatto che un artista debba necessariamente "fare" politica, mi è sempre sembrata una bella michiata...

l'arte quand'è vera arte è sempre politica! (anche senza fare lo spelling)

mentre le opere che la politica la cercano, le più retoriche, irrimediabilmente sono anche le più datate...

silvano said...

Sono d'accordo con Lillo, la vera arte è vera politica: sempre. Il problema è semmai che c'è poca arte e meno politica in giro, ma questo è un altro discorso.
Tornando a Bob, come non accorgersi che la sua arte è sempre stata politica? Che senso ha il chiedergli di schierarsi esplicitamente? La sua musica, i suoi testi, la sua storia sono quanto di più esplicito ci possa essere circa la politica e le prese di posizione.
Questo non significa che io non ammiri Springsteen approvando in toto il suo esplicito appoggio ad Obama ed i suoi concerti "politici", in occasione della campagna elettorale.
Non è infatti, nel caso di Dylan e nel caso di Springsteen, minimamente in dubbio la loro onestà intellettuale, le differenze nelle scelte di essere più o meno espliciti nel loro agire politico credo lo si debba esclusivamente ricercare esclusivamente nelle loro specificità caratteriali.
ciao, silvano.

Anonymous said...

"Nel gennaio 1993 Bob Dylan era fra i tanti musicisti rock invitati sulle scale del Campidoglio a esibirsi per celebrare l’elezione di Bill Clinton a presidente degli Stati Uniti".

è lo stesso clinton che 5 anni più tardi ha bombardato la serbia senza mandato dell'onu vero?
w i presidenti americani democratici e JFK con le sue baia dei porci e vietnam.
obama, rispetta la tradizione ché l'iran è là che ti aspetta...

andrea

Paolo Vites said...

visto che arte e politica non ci azzeccano?

silvano said...

Non mi dire che un quadro, una canzone, un libro, un film, che siano arte non siano anche contemporaneamente politica. Diverso poi è il discorso delle nostre faziosità personali e della storia che va diversamente dai nostri desideri. Dylan non ci azzecca con le decisioni politiche dell'amministrazione Clinton. Sono convinto che come artista la sua onestà intellettuale fosse cristallina. Non giurerei invece sulla cristallinità di Clinton, ma nel caso di Clinton non stiamo parlando di un artista bensì di un politico. Cosa diversa è.
;D
La politica non è arte ma l'arte è politica?!

Paolo Vites said...

"Non mi dire che un quadro, una canzone, un libro, un film, che siano arte non siano anche contemporaneamente politica. "

scherzi a parte, vorrei capire: la gioconda di da vinci o la pietà di michelangelo sono politica?

silvano said...

Questa è una bella domanda. A questo punto dovremmo trovare una definizione condivisa di cosa sia la politica.
Allora la pietà di Michelangelo o l gioconda potrebbero essere create oggi? L'artista racconta rielabora reinterpreta un vissuto storico immanente trascendendolo, il vissuto quotidiano odierno è ben diverso da quello del rinascimento italiano. Nell'opera di quei due grandi maestri vi era dentro anche la politica e la cultura del tempo o no?
Dylan perchè non potrebbe scrivere Blowin in the wind oggi? Ascoltando quella canzone si respira la storia degli anni 60 e di un movimento politico e culturale che oggi non c'è più. C'è politica dentro a blowin in the wind?
ciao.

Gattosecco said...

Anche Joan Baez si lamentava che Dylan non avesse un ruolo "attivo", almeno quanto il suo.
Un artista, in quanto personaggio pubblico, può contribuire a smuovere le masse, ma un artista, in quanto tale non è un politico, ma "solo" un artista e in quanto tale non può sostituirsi a chi lo dovrebbe fare come lavoro.

silvano said...

In linea di massima sono d'accordo con te gattosecco, ma non mi sento di dire che un artista debba astenersi. Non credo che Joan Baez sia più o meno brava in funzione del suo attivismo politico. Adesso magari mi sbaglio, ma non mi sembra di ricordare casi di artisti che si siano sostituiti a politici, difficilmente si riesce a fare entrambe le cose. Comunque tu hai introdotto un altro tema interessante, e cioè quale sia la funzione dell'artista come intellettuale nel quotidiano e quindi nella politica e nella storia. Non male!E' che, a questo punto, ho l'impressione che rischiamo di perdere il bandolo della matassa introducendo nuove questioni.
ciao, silvano.

Paolo Vites said...

intanto bisognerebbe capire se un musicista rock è un artista - io credo sia vero in pochissimi casi, ma proprio pochi.

poi anche che cosa si intende per arte, oltre che cosa si intende per politica. io credo che un artista cerchi di esprimere il suo gusto per il bello, inteso come affermazione di qualcosa di misterioso, di indefinito, di ciò che alberga nell'animo umano. per questo non ritengo che l'arte sia politica, anche se è vero - e giusto - che un artista esprima la realtà che lo circonda, dando un giudizio motivato dalla sua visione (anche politica) della realtà.
ma in tale caso bisogna essere talmente bravi come artisti da non rischiare di fare il pamphlet / manifesto di questa o quella ideologia, cosa che succede invece spesso.

tornando al fatto se un musicista rock è davvero un artista: dylan per me è un artista, e allora se scade nel politico non mi entusiasma; springsteen - o joan baez - è un ottimo musicista rock e fa bene a prendere decise scelte di campo politico fino a partecipare ai comizi elettorali, ma non è un artista.


comunque discorso lungo e complicato.

silvano said...

La ricerca della bellezza come compito del'arte. L'evoluzione del concetto di bello nel tempo e nella storia, quindi la bellezza come precipitato storico culturale... ma qui hai ragione, discorso troppo lungo e complicato da tenere in sede di commenti ai post.

Dylan arstista: ok!

Baez artista: non so dare un giudizio ben informato, debbo dire che non l'ho seguita negli anni, per me è rimasta un po' quella che cantava con Dylan ad inizio carriera.

Springsteen artista: per me lo è (ma qui sono anche un po' in "malafede" perchè fan).
Non so se sia solo una mia impressione ma mi capita di considerare sempre più springsteen come scrittore, cantore dell'America più che rocker. Fosse solo rocker, credo condividerei la tua opinione: ottimo rocker ma non artista - nell'accezione più ampia artista.

ciao e grazie del bel post e della bella discussione.
silvano.

Anonymous said...

per me TUTTI questi musicisti sopra nominati sono artisti, ognuno a modo proprio...
hanno creato,
hanno influenzato altri artisti, ognuno a modo proprio
e ognuno a modo proprio ha fatto quello che ha sentito di voler fare, quando lo ha ritenuto opportuno
sono persone diverse, vivono ognuno la propria vita, e ognuno a modo proprio ha fatto della musica un'arte e nel proprio lavoro ha espresso le proprie idee, sociali prima ancora che politiche

sono molto meglio di molti paraculi che non dicono niente: essi infatti sanno che siccome sono molto famosi, quando parlano la gente almeno li ascolta, e magari gli dà retta, e quindi esprimono il loro pensiero... poi dargli retta o meno dipende da chi ascolta

li rispetto tutti

Luca Skywalker

Maurizio Pratelli said...

Sono d'accordo con Paolo. Gli artisti sono pochissimi. Dylan certamente lo è. Springsteen è una rockstar. E per capire la differenza tra artista e rock star, forse basta guardare qual capolavoro di Don't look back. Ma certo capisco bene anche chi considera Bruce e tanti altri artisti. Che poi per le case discografiche sono tutti artisti....

silvano said...

Peccato che le case dicografiche non facciano più il loro mestiere di entrare nel merito, se non dell'arte, almeno della qualità.
Anche Gigi D'Alessio e la Tatangelo sono artisti..........

Anonymous said...

...e pensare che un suo quasi coetaneo, proprio ieri, ha dimostrato, con quell'uscita, che c'è gente al potere, qui in italia, per la quale questi 50 anni di lotte per la dignità umana non hanno singificato nulla.
subcultura, e della peggiore.
dovrebbe ascoltarsi un po' di Bob Dylan. che di sicuro non è né giovane, né bello esteriormente. ma che lo sarà sempre, dentro.

grazie

laura_caugirl

Anonymous said...

...era una battuta....solo una battuta, e Repubblica ci ha dedicato 2 pagine, Curzio Maltese scatenato, roba da matti! non sanno più cosa dire, anche D'Alema ha dato poche settimane fa dell'"energumeno tascabile" a Brunetta, ma non mi sembra che Repubblica si sia indignata....Comunque, "la ricerca della bellezza come compito dell'arte", ecco, condivido quanto detto da Silvano, quindi penso che Springsteen, Dylan e compagnia siano tutti artisti, a prescindere dai gusti personali, un saluto, Marcello

Anonymous said...

Io ho notato negli anni una cosa: l'INVIDIA....
Questa ha portato appassionati di musica a fare a pezzi Dylan ("non è più la voce della mia generazione e ora fa musicaccia; non ce la fa più a stare sul palco"), Springsteen ("sempre a sculettare e alzare pugni al cielo") per citare i due ARTISTI cui mi sento più legato.
Dicevo: invidia... sì
Generalmente le critiche sono venute da fans di altri artisti (Bowie e U2 i più gettonati) che sono tuttora invidiosi del fatto che Dylan ancora mandi messaggi con le sue canzoni, e non solo le canzoni composte quando aveva vent'anni, ma anche quelle composte ora che ha superato i sessanta (Lennon aveva ragione quando diceva "Dylan indica la strada" - questo è un ASSIOMA; poi per Springsteen ho rimarcato che l'invidia si è mossa soprattutto per il fatto che dal vivo come performer non ha pari, la gente che va ai concerti lo adora, perchè che sia un concerto con la E Street Band, quindi rock, con la Sessions Band, quindi folk, o "à solo" (The ghost of Tom Joad tour e Devils and Dust tour), riesce sempre a scatenare fortissime emozioni...

Ma la cosa che più mi rompe è che per Dylan e Springsteen i denigratori sono male informati e in malafede: andassero a leggersi i testi delle canzoni, prima di tutto....
Invidia: ecco cosa fa parlar male di questi due artisti...
Più muovono le masse più sono visti male dai soliti imbecilli che credono che il loro artista sia l'unico, il migliore, e il resto sia una schifezza...

Fra l'altro c'è tanta buona musica in giro, oltre Dylan e Springsteen: si facciano un bagno di umiltà

Duro discorso, al limitare fra il soggettivo e l'oggettivo... duro....


Luca Skywalker

Paolo Vites said...

i fan di musica sono spesso come i fan delle squadre di calcio

silvano said...

E' vero a volte che i fan di musica assomigliano ai tifosi di calcio, si può dire però una cosa credo condivisa: che tendenzialmente cerchiamo di volare più alto.

ciao, silvano.

P.S. seguo con moderazione anche il calcio.

Berlicche said...

Anche Dylan, sigh...
C'è da augurarsi che abbia ragione, ma mi permettete di rimanere un po' scettico?

PS: io credevo che quello "dark" fosse arrivato adesso ;-)

Paolo Vites said...

come ho cercato di dire nel post, credo che Dylan si riferisse principalmente al fatto storico - indiscutibile - che un nero sia diventato presidente degli stati uniti. da quel punto di vista, è davvero successo un cambiamento epocale per la storia del suo paese.

per il resto, Dylan è il primo a non credere negli "uomini della provvidenza", anni fa cantava non a caso "You know sometimes
Satan comes as a man of peace"

lillo said...

un artista e un artista, non c'entra niente il fatto che si esprima attraverso il rock o il jazz o sputanto su una tela o defecando in una scatola da tonno o dipigendo la cappella sistina o scrivendo sulla strada o il giovane holden... quello è solo un mezzo... è la visione che conta... e come quella visione è capace di modificare il punto di vista degli altri riguardo alla loro vita o al mondo intorno a loro... quando ci riesce allora quello è un artista e la sua opera è politica, perchè spinge la gente a porsi degli interrogativi, a riconsiderare le cose sotto una nuova prospettiva...
sotto questa luce anche la monna lisa (perlomeno quando venne dipinta) fu un'opera politica, oggi purtroppo sbiadita sotto il peso dell'omologazione dei mass media...
poi, ognuno ha la sua scaletta degli artisti, io nel rock dico dylan sì e lou reed e neil young (almeno per i 70) e leonard cohen ma springsteen forse, e la baez no, anche se bravissima... ma si va col gusto qui... penso che debba passare anche del tempo per poter dire, col senno di poi, cos'è stato valido oppure no, e fino a che punto, per scremare insomma... e questo, il Tempo, farà pure piazza pulita di tutti gli invidiosi, di tutti i maleinformati o i denigratori, la storia è una cosa potentissima, amici...

noi non abbiamo dubbi ora, ma chi avrebbe mai potuto dire alla fine del '500, che caravaggio era il genio indiscusso e rivoluzionario, e annibale carracci solo (e non è poco, intendiamoci) solo un grande pittore?

Ragman said...

wow! che discussione..
Concordo con Paolo: con questa elezione qualcosa e' successo. Prima di altre considerazioni politiche piu' di parte e/o prima di considerazioni piu' o meno ottimistiche sulla futura presidenza americana.
Sono contento della citazione di Bob.. ogni tanto sono preoccupato che egli sia un po' troppo in un "time out of mind" :)

Invece.
La frase che avvicina cosi' pericolosamente le parole "arte" e "politica" mi aveva fatto sobbalzare.
Ma concordo con quanto emerso dopo sull'arte come lettura del presente (condizione sociale inclusa).
L'arte e', direi, l'espressione di cio' che massimamente l'uomo desidera. Ovvero il bello, la giustizia, il bisogno di essere amati. L'entrare in rapporto con i punti cardinali, decisivi, misteriosi dell'esistenza. Amore, morte. Quei punti in cui la realta' decisamente ci dice che non puo' essere descritta solo con centimetri, chili, colori.. Sfugge. E, per essere detta, necessita dunque.. di qualcosa che sfugge a sua volta. L'arte, appunto.

urca. che temi..
rag

ps: pur non essendo un fan scatenato, mi sembra che tu paolo sia un po' ingiusto con Springsteen. "My City of Ruins" e' un opera d'arte.

silvano said...

Ripeto anch'io: Wow che discussione!
Una discussione come questa è aria fresca e pura, ricreativa e corroborante. Ti fa guardare al quotidiano e al futuro con ottimismo. Se è ancora possibile discutere così, forse non tutto è perduto: c'è ancora speranza.
un saluto, silvano.

Paolo Vites said...

grazie amici.

io duro con Brusssse??? ma se The Wild, the Innocent and.. potrebbe essere il più bel disco di tutti gli anni 70.... :-)

Raff said...

Paolo c'ha un po' il dente avvelenato nei confronti di Springsteen per colpa mia e di un manipolo di springsteeniani inde-fessi che lo tartassiamo quotidianamente... :-)
Comunque io da fan ritengo Springsteen un artista per le troppe canzoni meravigliose che ha scritto. Quando fa comizi sceglie lui di fare un passo indietro e di smettere i panni dell'artista per vestire quelli del capopopolo -il che gli riesce anche bene, ma resta il problema del "circoscrivere" la sua arte ad un contesto ristretto come la politica (intesa come schieramento da una parte piuttosto che dall'altra). Il fatto che l'arte sia politica secondo me ha senso se parliamo di politica nel senso nobile del termine...Ma quella politica è chiaramente utopia e il discorso si complica ulteriormente. Ciao!

Anonymous said...

ciao Paolo,
questa questione arte/politica fa il paio con la questione canzone/poesia. Non ho la competenza per addentrarmici a fondo, però alcune cose vorrei dirle.
1. E' Dylan stesso che ci ha insegnato, arrivati ad un certo grado di maturità, a non avere idoli. Non è che perchè lui ha scelto un particolare approccio nella gestione della sua vita e dei rapporti tra la sua produzione artistica e il suo essere cittadino, che gli altri artisti non possano, legittimamente, operare altre scelte. C'è stata anche un'occasione - ai tempi del tour per Kerry - nella quale Dylan ha dichiarato in un'intervista che Bruce faceva bene a fare quello che faceva. E un'altra occasione - molto tempo prima - nella quale ha risposto ad un intervistatore (cito a memoria) "... non è sbagliato impegnarsi per la pace, semmai sono contrario all'impegno per la causa della pace ...".
2. sono sempre sorpreso - un po' come quando sento di gente che fa fatica ad arrivare alla fine del mese che fa a botte allo stadio con altri come lui per della gente che dando (per carità, bene) dei calci ad un pallone guadagna 10.000 volte quello che guadagnano loro - sono sempre sorpreso quando ci sono queste questioni che in qualche modo rimandano alla 'superiorità' di un artista su un altro (per lo più parliamo di artisti che hanno un ego di dimensioni ipertrofiche). Si può preferire uno o l'altro, si può ritenere che il mondo poetico di uno abbia più profondità di quello di un altro, si può pensare che il modo di donarsi al proprio pubblico sia diverso ... ma alla fine quello che incide di più sulla nostra affezione per l’uno o per l’altro è la sua capacità di emozionarci ... e non sono sicuro di avere un controllo totale sulla comprensione delle vie attraverso le quali l’emozione mi arriva (emozione che in qualche caso mi è arrivata anche attraverso canzoni ‘cerebrali’, che so, certe cose di Bowie o dei Talking Heads o di puro istinto come Hendrix, di lui mi manca anche la voce) .
3. Obama ha vinto anche in stati nei quali quando lui era già nato esisteva ancora il reato di misgenation, era cioè reato sposarsi o avere rapporti sessuali tra persone di razza diversa – a me pare che per Dylan la vittoria di Obama abbia anche degli evidenti risvolti personali (pensiamo a sua figlia) e che il suo statement rimandi più alla constatazione che è stato compiuto un lungo percorso positivo in termini di etica prima ancora che di (e comunque anche) politica

ciao di cuore

Alexan wolf

Paolo Vites said...

lo penso anch'io, grazie

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Poteva essere una cantina da qualche parte tra Juarez (ma non era il giorno di Pasqua) e il Rio Grande. Il cortile interno di un vecchio edi...