Sunday, February 13, 2011

Brother in arms


E' così che funziona allora. Un giorno siamo lì a scrivere stupidate e il giorno dopo non ci siamo più. Stamattina mi sono svegliato e ho trovato un sms sul telefono, "Ernesto è morto". Sono andato ad aprire non so perché Facebook e la prima cosa che ho notato è stata la segnalazione dei compleani di oggi, 13 febbraio: compleanni di oggi, Ernesto De Pascale. Che cosa assurda, Che cosa brutta. Te ne sei andato nelle ore del tuo compleanno, che poi era il giorno prima di San Valentino. Coincidenze? Boh. Non so che cazzo fare e che cazzo dire se non mettermi a scrivere come ho sempre fatto, come tu mi hai insegnato a fare.

Collega, commilitone, come dicono gli americani: brother in arms. Abbiamo lavorato insieme per anni, seppure da lontano, tu ci mandavi i tuoi pezzi dalla tua Firenze, noi a Milano a metterli insieme e a pubblicarli. Le tue telefonate improvvise, vado a Los Angeles, vado in Florida, vado in qualche sperduto festival in mezzo alle campagne inglesi. Vi interessa una intervista? Certo che ci interessa, portavi a casa le interviste più incredibili con i grandi che avevano fatto la storia del rock, solo tu sapevi come facevi a beccarli tutti. Che ridere i tuoi articoli e le tue storie che ci raccontavi, ad esempio di quando eri stato a Los Angeles a passare notti folli con i Guns n' Roses. Ci chiedevamo, ma sarà vero? Certo che lo era.

Il tuo sito, la tua etichetta, si chiamava Il Popolo del Blues, ma io lo so che il tuo amore più grande era per quella stagione fantastica che era stato il folk inglese della fine dei 60, i primi 70. Amavamo allo stesso modo Sandy Denny e i Fairport Convention. Solo tu eri riuscito a fotografare Ashley Hutchinson il mitico bassista dei Fairport e lo scopritore di Nick Drake, con la maglietta della tua Fiorentina addosso. "Cazzo Ernesto, la prossima volta che vai a quel festival voglio venirci anche io" ti avrò detto mille volte. Tu te la ridevi da toscanaccio, ma quel viaggio insieme in Inghilterra non siamo riusciti a farlo.

L'ultima volta che ci siamo visti di persona è stato al concerto dei Felice Brothers, qui a Milano, che tu avevi portato in Italia, il cui disco tu avevi fatto distribuire. Be', ti sono debitore di una delle più belle notti di musica della mia vita. Ci siamo parlati al bancone del bar, tra una birra e un whiskey, il posto dove tutti i giornalisti musicali danno il meglio di sé. Un paio di mesi fa eri anche tu al concerto dei National, sempre qui a Milano. La grande musica non te la perdevi mai. Giulia mi venne a salutare, "C'è anche Ernesto" mi disse. Ok dopo lo vengo a salutare, risposi. Non feci in tempo. Cazzo.

Ho avuto il piacere e l'onore di recensire il tuo ultimo disco, qualche anno fa. Ti avevo chiamato "il Randy Newman di Firenze". Mi avevi chiamato per ringraziarmi di quell'espressione. Ci credevo e ci credo ancora. Te ne sei andato il giorno del tuo compleanno, il giorno prima di San Valentino. Coincidenze? Boh. Ma non è giusto. Adesso siamo rimasti ancora in meno, abbiamo perso un collega, un commilitone, un brother in arms. Siamo sempre di meno a cercare di vivere questa folle passione per la grande musica. Tu sei stato uno dei primi, ci hai insegnato come amare la musica. Ciao Ernesto, ci vediamo a quel festival prima o poi.


Firenze, 1996, con Massimo Bubola e l'amico Pasquale

8 comments:

Sull'Amaca said...

Un abbraccio anche se non vi conosco di persona.Ciao!

allelimo said...
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nudespoonseuphoria said...

Respect.

DiamondDog said...

Ernesto non lo conoscevo ma rappresentava la mia città ovunque con passione e professionalità e talento.
Ormai è un "free bird", troppo troppo presto.
Un abbraccio alla famiglia ed agli amici numerosi che ha lasciato soli.
Quindi anche a te.

laura said...

quando avevo scritto la nota sul concerto di cohen mi aveva mandato questo messaggio:

"hai scritto molto molto bene, con tanta poesia.
congratulazioni per le emozioni.
ernesto "

congratulazioni per le emozioni mi era parsa un'espressione così intensa, che ci avevo pensato molto sopra. il grande dono di possedere emozioni e di saperle trasmettere. come faceva lui.

ieri sera, come ogni domenica, avrei voluto ascoltarlo in radio.
e ho proprio pensato che le trasmissioni erano riprese in un altrove irraggiungibile a noi. un bellissimo programma, in diretta live tutti gli artisti che ama.
e mi sono sentita più leggera.

Skywalkerboh said...

RIP

Maurizio Pratelli said...

un grande uomo di musica. e quando si parlava di fairport...

Anonymous said...

un inchino

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