Thursday, September 08, 2011

Se a piangere è Patti Smith

Vabbè, lei è emozionalmente coinvolta ovviamente, visto che la canzone è la sua. E' successo qualche sera fa a Stoccolma, durante la consegna del Polar Music Prize da parte della Royal Swedish Academy of Music. La motiviazione, per Patti Smith, era la seguente: "Patti Smith ha dimostrato quanto rock'n'roll ci sia nella poesia e quanta poesia ci sia nel rock'n'roll. Ha trasformato il modo in cui una intera generazione appare, pensa e sogna". Poi sul palco si sono esibiti per lei, cantando Dancing Barefoot, un duo di ragazzine, svedesi. Una esibizione splendida, e Patti non ha trattenuto le lacrime. Ci stavano.



A cantare erano le First Aid Kit, due sorelline sulle scene già dal 2008 e che hanno esordito discograficamente nel 2010. Adesso però sta per arrivare il loro primo disco serio: uscirà a gennaio del 2012, si intitola The Lion’s Roar e lo aspettiamo con curiosità calda. A riprova che non sono il solito gruppo per adolescenti con i brufoli - nulla di male ad avere i brufoli - come tante operazioni del genere, il fatto che nel disco fanno la comparsa personaggi come Jack White, Felice Brothers e Conor Oberst. Mica male.

Ps: ci sono diverse cose belle in arrivo, e anche prima. A parte i Wilco che tutti abbiamo già ascoltato grazie alla loro brillante idea di mettere in streaming il disco nuovo, il bellissimo The Whole Love, un ritorno ai Wilco migliori dopo le ultime prove appannate, escono anche Marketa Irglova con il suo primo disco solista, Anar, e Joe Henry con Reverie. Marketa è la splendida interprete di Once, la metà degli Swell Season; Joe Henry è Joe Henry. Ovvio.

13 comments:

Fausto Leali said...

quanta roba bella che c'é in giro :-)

Maurizio Pratelli said...

quindi avremo il disco solista di marketa e il disco solista di Glenn, once double....

Blue Bottazzi said...

Sì però tutti in giacca e cravatta, questo non è rock & roll, questa è accademia. Che è il contrario del rock & roll. Mi sentirei molto a disagio in un posto così.

ciocco72 said...

Joe Henry cognato di Maria Veronica Ciccone :-P
Segnalo anche il nuovo di Josh Rouse non male e sempre di classe.

Anonymous said...

Eh..... ecco perchè la Patti è grande:

è rock anche elegante e in mezzo agli incravattati, perchè è spontanea, umile ma sicura di sè e, quindi, a proprio agio.
E' vera.


Francesca

Fausto Leali said...

Questa non é accademia, é roba vera.
Che poi si faccia in giacca e cravatta o jeans non é questo il punto: quelli sono solo cliché

Paolo Vites said...

sono abbastanza d'accordo con te, Blue, infatti un premio come questo viene dato al di là dei meriti che si possono avere nel campo del rock. se però giacche e cravatte non sono rock, non dovresti ascoltare bruce springsteen che passa da un ricevimento di alta moda a un concorso equestre per miliardari dove accompagna la figliola. ad esempio

allelimo said...

Ma infatti questo non è rock, è "Classic Rock", e i cinquanta-sessantenni ormai sono a loro agio in giacca e cravatta: il chiodo, se qualcuno l'ha conservato dentro un armadio, in ogni caso non entra più.
Già c'è in giro chi parla di "Standards" della musica rock, nel tentativo di nobilitarne (?) i lavori, senza accorgersi che questa è la strada per trasformare anche il rock in musica "morta", come tutta la musica accademica (dalla classica al jazz).
Per fortuna, non più nelle cantine o nei garage, ma più realisticamente nei laptop sparsi in tutto il mondo sta continuando a vivere, al di là della forma, lo "spirito" del rock.

Paolo Vites said...

ma per accedere a tanta purezza sonica ci vorrà la tessera del partito bolscevico del kazakistan o potremo averne diritto anche noi borghesacci in pancia e cravatta?

allelimo said...

Pancia e cravatta - purtroppo - sono anch'io, e il chiodo di cui parlavo è ovviamente nel mio armadio.
Però a me l'istituzionalizzazione del rock un po' fa paura: premi, r'n'r hall of fame, etc. mi sembrano lontanissimi da quello che significava la musica negli anni '60 e '70.
Il rock è sempre stato, non dico rivoluzionario ma sicuramente "contro", in opposizione alla cultura dominante.
Ora che il rock si è avviato a fare tranquillamente parte della suddetta cultura dominante, mi sembra importante che esistano ancora aree non omologate.

Per accedervi non serve nessuna tessera di nessun partito: bastano una connessione internet e un paio di orecchie aperte.

Paolo Vites said...

mi fa piacere rivederti alle. Paul Williams, quello che ha inventato la prima vera rivista rock, Crawdaddy, che ha registrato con john lennon Give peace a chance e che sicuramente era un rivoluzionario, negli anni 80 scrisse: contro chi ci ribelleremo adesso che non abbiamo più niente contro cui ribellarci? Il rock è da almeno 30 anni parte costituente dell'establishment nel momento stesso che gli ex hippie e ex rivoluzionari, vedi steve jobs, sono diventati parte integrante del sistema e non solo steve jobs, ma anche la classe politica dominante è fatta di reduci di woodstock. il rock, nella sua essenza, non deve essere rivoluzionario, deve essere rock e basta

allelimo said...

E qui, come spesso accade, mi rendo conto di quale mezzo limitato sia la parola scritta: stiamo evidentemente dando due significati diversi alla stessa parola, "rock".
Per essere "rock" (a mio parere) una canzone non deve avere necessariamente chitarre distorte e batteria in 4/4, e la definizione non può limitarsi all'aspetto puramente musicale: deve comprendere necessariamente gli aspetti extra-musicali.
Se il rock non è "contro", per me non è rock.
E' musica, intrattenimento, pop - tutte cose legittime, per carità, ma grazie no.
Vedere un pubblico in tight e abiti lunghi, tutti seduti ordinati, che ascoltano un'esibizione musicale, va benissimo, ma è musica accademica, non rock.
Musica morta. Come tutta la musica accademica ed istituzionale.

Paul Williams, non conoscevo. Wikipedia dice che è nato nel 1948, quindi la cosa che ha scritto negli anni '80 è perfettamente comprensibile: l'ha scritta quando aveva 40 anni circa, e probabilmente era lui che (come succede di solito ai quarantenni) non aveva più nulla contro cui ribellarsi, non i sedicenni dell'epoca (di qualsiasi epoca?)

Il rock senza la ribellione ma con le chitarre è solo un'altra forma di intrattenimento, direi non particolarmente interessante.
Una musica, comunque fatta: synth o laptop o chitarre acustiche, ma fuori dai circuiti istituzionali sarà per me sempre più interessante dell'ennesimo disco dei soliti miliardari bolsi.

E con questo non voglio certo negare la validità dei dischi fatti in passato dai futuri miliardari bolsi: Rolling Stones e compagnia, i nomi li sappiamo tutti, sono importanti perchè i dischi per cui li ricordiamo erano musica e ribellione, insieme.

Oh, secondo me eh.
E (forse) secondo il partito bolscevico del kazakistan :)

Gabriele Gatto said...

Ghghghghghgh...cosa leggo? Le ultime prove dei (o degli?) Wilco appannate???? Secondo me con Sky blue sky e The album e la chitarra di Nels Cline hanno riscritto le regole del pop anni 2000...mio modestissimo parere ovviamente.

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