Monday, September 07, 2009

Showtime

Quando le case discografiche avevano i soldi, si facevano gli showcase. Cioè, un artista esordiente veniva appositamente in Italia a farsi conoscere con un breve concerto solo per gli addetti stampa (che in cambio - e anche del disco, ma soprattutto delle ampie libagioni che facevano parte del pacchetto - ovviamente ne avrebbero decantato le lodi).
Ne ho visti diversi. Ricordo la Dave Matthews Band, credo fosse il 1994 o il 1995. Allora nessuno li conosceva (anche adesso, sono sempre per pochi intimi nonostante il recente concerto di gran successo a Lucca). Al pomeriggio incontrai tutta la band per una intervista. Simpatici, modesti, carini. Grande Dave quando gli citai l'enorme successo di un altro - allora - gruppo esordiente, i Counting Crows: "Noi ci siamo fatti le ossa suonando dal vivo per anni. Quelli hanno fatto un disco senza manco saper suonare" (dicono che i CC non sappiano suonare ancora oggi). Alla sera concerto in una tetra e triste discoteca. Un gruppetto sparuto di giornalisti e un vociferante (e ubriaco) gruppo di ragazzi americani, venuti apposta dalla NYU di Firenze, per fare numero, e perché fan di un gruppo che in America già spopolava. Così caldi che scoppiò anche una rissa tra di loro con Matthews che si dedicò a sedarla. Bel concerto davvero. In omaggio ai cronisti anche una confezione di biscotti americani. Non sto scherzando. Insieme alla DMB si cercava di promuovere anche quei cosi schifosi, c'era un negozio che aveva appena aperto a Milano.


Alla vecchia sede del primo Zelig, quel bel localino sui Navigli, vidi - 1997 circa - lo showcase di Jewel. Eravamo in tanti quella volta. Lei mi apparve come pensavo: nonostante qualche buontempone si fosse divertito a definirla la nuova Joni Mitchell, per me era e rimane una delle più sopravvalutate sciacquette dell'era moderna. Mi piaque solo quando partì l'amplificazione e lei con il suo visetto d'angelo se ne uscì con un appropriatamente italiano "vaffanculo".

Di ben altro spessore, sempre in quel periodo lì, Natalie Merchant, che non era una sconosciuta, ma veniva a presentare il suo esordio solista. Concerto rovente, con una fascinosissima chitarrista donna biondissima e dalle hot legs, l'allora ex batterista dei Wallflowers e Jon Landau, suo manager, che si aggirava per il locale con il suo sorriso piacione. Natalie fu fantastica, ovviamente, specie in una resa incandescente di Sympathy for the Devil degli Stones. Il vino fu ottimo anch'esso, e ne scorreva parecchio quel pomeriggio all'Osteria del treno.

Ricordo Fiona Apple, allo Shocking: si erano mossi tutti ma proprio tutti per lei. Era stata portata qui come the next big thing, non credo sia mai più venuta a suonare in Italia. Show carino, anche se il commento di molti di noi alla fine fu: prima di fare incidere un disco a un'esordiente, fatele fare un po' di gavetta. Aveva dei bei capelli però.

Ne ho visti altri, anche di star stagionate che venivano qua per un improbabile comeback: Donovan, a cui saltò pure a lui l'amplificazione, ma non si perse d'animo e sceso in mezzo a noi continuando a cantare e a suonare. Ma soprattutto ricordo una band su cui non avevo scommesso granché, ma al cui showcase mi divertii parecchio. Sarà stata anche la presenza di qualche fotomodella, una delle quali avevo portato personalmente allo show, e gli ottimi gin tonic che venivano distribuiti, ma Hootie And The Blowfish in quel minuscolo localino ai piedi della Torre Velasca (un angolo di Milano che faceva molto Manhattan, infatti il localino non c'è più) furono una rivelazione. Niente di memorabile certo, soprattutto come autori, ma come ci davano dentro con gusto: era come se stessero suonando per 50mila spettatori invece di 50, e il finale con una lunghissima e devastante Mustang Sally ce l'ho ancora nel cuore.

Come diceva quello, old times, good times...

6 comments:

Maurizio Pratelli said...

Gli Hootie! vendettero milioni di dischi, non erano male. I cc non san suonare? forse si, però la voce di adam se la scorda anche dave, che invece sa suonare eccome. Dai, qualche show case alla fnac lo fanno ancora :-)

laura said...

lo so
è italiano e come tale vale automaticamente poco, no? ;-P

però ricordo a giugno uno showcase alla fnac di carlo fava
che da solo presenta 'neve', il suo ultimo gioiello

lui bravo e ironico
tutto solo col piano suonato benissimo
si presenta e sorride
parla e sii racconta
garbato e intelligente.
un'ora di buon gusto.

ciao
:-)

ciciuxs said...

ai piedi della torre velasca ho bei ricordi di Roger McGuinn, Marc Cohn, Shawn Colvin e Will T. Massey (quando ancora si reggeva in piedi...). Bei tempi!

Paolo Vites said...

shawn colvin c'ero anche io - roger mcguinn cazzo no!

L'uccello di fuoco said...

WTF! .....e quale è lo show case cui avresti voluto presenziare cui invece non sei stato invitato?

Paolo Vites said...

non era uno showcase, ma un concerto vero e proprio ma sicuramente avrei visto volentieri i Pearl Jam quando nel 1992 vennero a suonare in un minuscolo localino di Milano che adesso è un ristorante brasiliano. Ci saranno state manco 100 persone

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