Wednesday, January 19, 2011

Roma capoccia

Ti ricordi quella strada, eravamo io e te


Io me le ricordo, le strade di Roma. Quando la scuola cominciava ancora il primo ottobre, e noi ragazzi si passava il mese di settembre a casa delle zie romane. Io mi ricordo i cartocci di olive verdi dolci giganti che così buone non ne ho mangiate mai più. E mi ricordo i supplì, nella rosticceria dietro l'angolo, che anche quelli di così buoni chi li ha mai ritrovati.

Io me la ricordo, Roma immensa, i musei vaticani e il Colosseo, i fori imperiali e le terme di Caracalla e la parata dei bersaglieri a Porta Pia quella domenica del 1970, cento anni dalla presa di Roma pontificia, con il mio cuginone grande che poi se n'è andato per sempre. Io mi ricordo una città che mi faceva paura, così paura che non ho potuto fare a meno di amarla da morire.

Io mi ricordo, seduto al tavolo di cucina con mia sorella che ascoltava da un registratore a cassette canzoni strane, ma che mi inquietavano Lilly, di che sarà morta mai e perché senza denti? Penna sfera e Compagno di scuola, soprattutto. Compagno di scuola: io mi ricordo la nostalgia per qualcosa che ancora non avevo vissuto ma dentro al cuore sentivo inevitabilmente inconsciamente essere il mio destino. Nostalgia del futuro.

Io mi ricordo, una mattina di primavera, saltare la scuola, prendere il Ciao giallo e correre fino a Sestri Levante con l'aria fredda del mattino e il sole che sorgeva sopra la Baia del Silenzio, il cuore commosso per la belleza di sentirsi vivi in tanta bellezza. Su in motorino fino alla casa di questa professoressa, il cui figlio adesso ha l'età che aveva lei la mamma allora, ed è davvero la vita un gioco del cerchio infinito. Una professoressa che ci accoglieva sempre, noi sbandati di una generazione nata troppo tardi per il '68 e troppo presto per il '77, ma tanto riuscimmo in qualche modo a farli tutti e due, anche se male. Ci accoglieva sempre, a patto che l'indomani, va' che a scuola ci vai o telefono ai tuoi genitori. Poi tre giorni dopo eravamo di nuovo lì da lei. E io mi ricordo quella mattina che ero lì nella sua cucina di questa casa in mezzo ai boschi da cui vedevo tutto il Golfo del Tigullioe mi venivano le lacrime per la bellezza. Mentre lei preparava il caffè e la radio accesa e questa canzone, che sembrava stupida ma non lo era. Sara svegliati è primavera. E poi sta' attenta, ricordati che aspetti un bambino. Lei che scuoteva la testa, "guarda un po' ormai si dà per scontato che si può rimanere incinta che non hai manco 18 anni". E quando qualche mese dopo la ragazza dell'altra sezione, a scuola, che non aveva 18 anni, arrivò a scuola col pancione, capii allora per la prima volta che le canzoni rock (vabbè, anche quelle italiane, che non sono mai rock del tutto) dicevano la verità, sempre. Io me lo ricordo, e ancora oggi vale questa regola.

Io mi ricordo quella mattina dell'anno della maturità, notte prima degli esami. Svegli tutta la notte a bere e a fumare. Ascoltare Eric Clapton, i Byrds e Bob Dylan. E la mattina all'alba nel cielo immenso azzurro un aeroplano che passava lasciando una striscia bianca tra le nuvole rosa, e io mi ricordi scrissi la mia prima e ultima poesia molto zen davvero, "gli aerei lasciano rette raggianti eternità". E gli aerei volano in alto tra New York e Mosca. Notte prima degli esami.

Io me le ricordo le strade di Roma, le olive verdi dolci nel cartoccio e il Colosseo, e io me lo ricordo quell'anno dei miei 16 anni che persi l'anno a scuola e piansi lacrime amare sui solchi di Street Legal e sui solchi di Sotto il segno dei pesci. E adesso guardo incredulo questa ristampa su cd de Sotto il sengo dei pesci, "Venditti remastered" c'è scritto, e nel booklet dentro c'è anche il mio nome. Introduzione a cura di Paolo Vites. E penso che domenica mattina ho un altro appuntamento al telefono con lui, con quella voce che ascoltavo più di trent'anni fa in cucina dal registratore scassato di mia sorella, che mi poneva delle domande, e sorrido se penso che adesso ogni domenica mattina al telefono gliele posso fare tutte le domande che voglio sulle sue canzoni. Tanto neanche lui sa rispondere, perché è giusto così. Che cosa fantastica è la vita. E in qualche modo sapevo che tutto questo sarebbe successo, perché avevo già nostalgia del futuro. Che certe cose accadono, its magic, its all happening.

E che insomma, se ho baciato la mia prima ragazza con tra le mani la copertina di Alice di Francesco De Gregori, e ho pianto un'amica morta di eroina con tra le mani la copertina de Sotto il segno dei pesci, vuol dire che era destino che diventassi colui che raccoglie le parole dei due principi di Roma, Theorius Campus in qualche modo ricostituitosi tra le pagine del Corriere della Sera. Buon per loro, che mi hanno trovato, direi per concludere cazzosamente. Che tutte le strade portano a Roma.

13 comments:

Francesco said...

Venditti ha scritto delle bellissime, incredibili canzoni e sono andato a vederlo ogni volta che ne avevo l'occasione, ma negli ultimi (10?) anni è diventato insopportabile. Ogni volta che lo vedo in tv devo cambiare canale talmente mi sta sulle balle (si può dire balle?).

PS: nel terzo paragrafo c'è un piccolo refuso. Sucola invece di scuola.

silvano said...

"noi sbandati di una generazione nata troppo tardi per il '68 e troppo presto per il '77" e poi nata sotto il segno dei pesci con "il rock passava lento sulle nostre discussioni,18 anni son pochi, per promettersi il futuro,..." e io nemmeno i 18 avevo...
E Venditti è stato qualcosa di speciale per quel tempo e per noi 14/15enni allora e poi è arrivato anche il riflusso con quella "Buona domenica" e le nuove ansie, meno pubbliche e più private.
Quel periodo, in Italia, per me, per quelli della mia età, l'ha cantato lui.

ciao.

Maurizio Pratelli said...

e tu pensa che il primo bacio l'ho strappato a chiavari al concerto di venditti....

Anonymous said...

A Roma ho lasciato un pezzo del mio cuore, tra i pini marittimi, gli acquedotti, i sampietrini.
Al rientro qualcuno mi ha dedicato "Roma capoccia" e io sono pure "Nata sotto il segno dei pesci".

Wow, è il mio post! Eh, eh, eh...

Francesca

Anonymous said...

WOW!!!

:-)

Francesca

DiamondDog said...

Io ci sono nato a Roma.
Venditti è ovunque, ad ogni angolo di strada, ad ogni svolta.
Persino la parodia di Corrado Guzzanti con Grande Raccordo Anulare era rispettosa.
Però concordo con Francesco che non si puà più sentire, almeno dai tempi di Sotto la pioggia.
Per me l'ha rovinato Simona Izzo.

laura said...

io ci sono appena tornata, da roma
e ogni volta scopro di amarla di più

antonello è stato con francesco il primo mentore sentimentale

ma, mentre il secondo mi è stato sempre davanti, a segnare la traccia, il primo, a un certo punto, si è fermato. oppure l'ho superato io, non so.
certo è che, quando penso a rrroma, il sottotesto è roma capoccia...
:-)

Dirty Frank said...

Che bel post.

zambo said...

non mi ricordo più che anno era, uno dei primi degli anni settanta e con altri universitari ero stato ingaggiato per fare la clac ad un programma televisivo "giovane" dove c'erano ad ogni puntata c'erano i nuovi cantautori italiani che suonavano. insopportobabile Finardi, si atteggiava a drogato-chic e si vantava delle droghe che prendeva, spocchiosi Venditti, superbo oltre misura e non ho mai capito perchè. Non fui presente alla puntata con de Gregori di cui avevo comprato il primo album e lo sentivo in continuazione in camera mia dove nell'altro letto c'era mio fratello, di nove anni più vecchio di me e a casa influenzato. All'ennesimo ascolto non ne potè più ed esclamò: ma che cazzo dice questo qui, si può capire cosa dice questo qui nelle sue canzoni. Non era una generazione abituata all'ermetismo la sua. Poco tempo dopo vidi De Gregori in concerto al Castello di Milano. Fu una delusione, fragile, evanescente, quasi antipatico. Per una volta pensai che avesse ragione mio fratello e da quel giorno chiusi coi cantautori italiani

ciocco72 said...

Intorno ai vent'anni non me ne sono perso uno tranne venditti che mi e' sempre stato antipaticissimo , lui e le sue canzoni, ma poi
con i cantautori storici ho chiuso... un ormai stanco Guccini, un Finardi superspocchioso e un vecchissimo DeGregori mi fecero chiudere "la stagione"; saranno ormai 15 anni? cerco di guardare nei nuovi... e cerco ... e cerco... ma "vent'anni sembran pochi,
poi ti volti a guardarli e non li trovi più" e le emozioni sono rare anche se ci sono :-)

Paolo Vites said...

raga, se però il problema fosse la simpatia dei musicisti, a bob dylan bisognerebbe sparare nelle gambe :-))

kaapi cxarla said...

Cosa dici Vitès... con tutto rispetto per la tua infiscutibile autorevolòezza rock... Bob è oltre ogni simp/antipatia ! Per me, Non ha niente a che fare col giudizio. con le divisioni, col tempo passato.èresente-futuro e con le rime baciate o sculacciate.

Venditti ? bhe...altra storia. Chissà il mistero... qualcosa o qualcuno entrano nella nostra storia personale (personale?)ed altri no.
Forse dipende soltanto dalla porta aperta o chiusa....?!
:-)

Fausto Leali said...

Alla fine quello che conta sono le canzoni e se quelle canzoni c'entrano o meno col desiderio del tuo cuore.
Bob Dylan, con le sue, nel mio di cuore, c'é sempre entrato dritto e continua a farlo ogni momento.
Ma anche Venditti. E pure De Gregori.
E qualche volta anche Baglioni, ma guarda un po', che é un pezzo di Roma pure lui...
Ma son quelle cose che non si possono dire...
Ed io le dico lo stesso.
Complimenti Paolo, ormai il Corriere della sera é roba tua:-)

cheers