Wednesday, May 18, 2011

In the jingle jangle morning



So if there some day won't be time just to look behind
There won't be reasons, no descriptions for my place and mind
There was so much I was told that was not real
So many things that I could not taste but I could feel
So with tomorrow I will borrow
Another moment of joy and sorrow
And another dream and another with tomorrow

(With Tomorrow, Gene Clark)


Sì, il 24 maggio si festeggiano i 70 anni di Bob Dylan. Lunga vita al Maestro, come si suol dire. A me fa specie che ascolto i suoi dischi da esattamente 35 anni. Il che mi fa sentire più vecchio di lui che compie 70 anni. Però, se allora, nel 1976, mi avessero detto che 35 anni dopo, nel 2011, saremmo stati ancora qui a scrivere di lui, a leggere di lui, ad andare ancora ai suoi concerti avrei detto... non so cosa avrei detto perché in realtà quando hai 13 anni non pensi in termini di futuro, specie a distanze temporali così lunghe. Tutto accade nel momento, quando hai 13 anni, ed è bello abbastanza da non pensare al futuro. Il passato ancora non ce l'hai a 13 anni. A quasi 50 anni, invece, si pensa sempre di più al passato e, di nuovo, quasi mai al futuro. Tantè.

Io però voglio ricordare un altro evento relativo al 24 maggio, quello di vent'anni fa. Un evento di cui non parla mai nessuno. Poi io mi trovo più in sintonia con la morte che con le nascite. Il 24 maggio di venti anni fa - quando si facevano altre celebrazioni pazze anche allora, quella volta per i 50 anni di Bob Dylan - moriva un grande, grandissimo protagonista della storia della musica. Uno di cui Dylan stesso una volta aveva detto, le sue canzoni le vorrei saper scrivere io. Non credo lo abbia mai detto di nessun altro collega. Mi sono accorto di non aver mai scritto una riga su di lui, così ecco, questa è l'occasione giusta. Perché il 24 maggio di vent'anni fa, il 1991, moriva una delle voci in assoluto più belle di sempre, e l'autore di alcune delle più belle canzoni di sempre. Gene Clark.



Dire qualcosa di sensato su di lui in poco spazio non è semplice. Lui era i Byrds, tanto per cominciare. Nel gruppo rock americano più importante degli anni 60 (di sempre?), Gene Clark inizialmente era l'unico a scrivere canzoni. Lui era quello bello, che faceva impazzire le ragazzine, che poteva rivaleggiare con Lennon & McCartney. Lui era quello che aveva una voce di una esagerata malinconica bellezza. Proprio perché troppo importante, venne estromesso ben presto dagli invidiosi colleghi. Lui ne fu ben contento, che Gene Clark è sempre stato una anti star. Troppo timido, troppo semplice, troppo puro, per reggere l'ambiente corrotto e marcio del music business.



Andato via dai Byrds in piena esplosione psichedelica, che lui stesso aveva contribuito a scatenare ben prima che ci arrivassero i Beatles con l'epocale Eight Miles High che è quasi tutta opera sua, Gene Clark tornò a quello che amava di più, la musica folk e country, che suonava da giovanissimo con i New Christy Minstrels. Prima di Gram Parsons, Clark mise a punto l'incontro straordinario tra musica rock e musica country. La sua idea gli venne rubata da tutte le parti: dai Flying Burrito Brothers dello stesso Parsons ma soprattutto dagli Eagles, che ne fecero la versione commerciale da hit parade. Lui non se la prese. Si allontanò dalle scene nuovamente e andò a incidere quello che potrebbe essere il più bel disco di canzoni d'autore degli anni 70.


(In questo video ci sono due brani, uno dal disco Dillard & Clark, la svolta country-rock, e poi Spanish Guitar, la più bella canzone di Gene Clark da White Light)

Quel disco, White Light, non ebbe grande riscontri commerciali. Come sempre nella sua carriera solista. Lui, ancora una volta, non se la prese, alzò le spalle e sparì di nuovo. Un cuore troppo grande per tenere il passo con quell'ambiente. Un cuore da curare con l'unica medicina che conosceva. L'alcol. Vennero altri grandi dischi, il miglior esempio di country-rock degli anni 70, ad esempio, No Other, venne una improbabile reunion durata pochissimo dei Byrds originali, poi allo scoppiare degli anni 80 la reunion con Roger McGuinn e Chris Hillman, tre quinti dei Byrds originali, durata anch'essa pochissimo. Lui, dopo un disco e qualche concerto, si alzava e se ne andava. Le luci della ribalta non facevano per lui, per quell'uomo bello nel cui sangue scorreva quello degli indiani Cherokee. Per lui contava solo la pace dell'anima e del cuore. Ma su questa terra è difficile ottenerla, e lui lo sapeva.



Ormai per Gene Clark restavano solo due cose anzi tre. La sua meravigliosa voce, le canzoni e la bottiglia. Gli anni 80 passarono con dischi occasionali, in coppia con Carla Olson, niente di che comunque. Poi ci furono anche le cause legali con gli ex amici per chi si dovesse fregiare del nome Byrds per le solite inevitabili reunion. Gene perse ogni causa, naturalmente, lui che era stato mister Byrd, quello del gruppo per cui Bob Dyan provava la massima ammirazione. Mentre gli altri Byrds si rimettevano insieme per raccogliere onorifecenze, pubblicare cofanetti retrospettivi, lui veniva lasciato da solo. Fino a una mattina del 24 maggio 1991 quando il suo vecchio cuore malandato, troppo buono per questo mondo, si spezzò una volta di più. C'è un video sulla Rete, penoso. Lo mostra qualche settimana prima della morte, ridottosi a esibirsi nel salone di qualche hotel di Los Angeles per nessuno. E' completamente ubriaco, non si regge in piedi, non riesce più ad andare a tempo con la musica, con quel jingle jangle morning sound che lui aveva contribuito a inventare. Quel video non vogliamo vederlo, almeno su questo blog. Comunque sia finito, Gene Clark rimarrà per sempre artista purissimo. Uno dei più grandi di sempre. E ci mancherà, ogni giorno.



6 comments:

jesus's inferno said...

bellissimo articolo..mi sono commosso a leggere di Gene..

Paolo Vites said...

anche io a scrivere di lui

Massi said...

Grande Gene Clark! Concordo pienamente su White Light.

Gabriele Gatto said...

Il mio gruppo pop preferito, i Teenage Fanclub, gli hanno dedicato una canzone splendida e triste nel loro disco Thirteen del 1993, intitolata proprio "Gene Clark". Bè, quello è il miglior omaggio che mi viene in mente.

Anonymous said...

veramente unico non è possibile alcun paragone il primo marziano
musicista sceso sulla terra.

Anonymous said...

ma come è possibile che una persona possa scrivere delle canzoni di un simile livello stratosferico, un vero genio incomparabile.