Thursday, November 10, 2011

Brucetellers

Pour me a drink Theresa
In one of those glasses you dust off
And I'll watch the bones in your back
Like the stations of the cross


Dunque, ho scoperto che, attraverso la grafologia, lo studio della calligrafia di Bruce Springsteen, il nostro esprime "una nozione del bello e soprattutto di bene". Lo sospettavo. E che ha anche il bisogno di "elevarsi" per sfuggire a una paura innata dell'indifferenza altrui: in questo senso ci sarebbe da parte sua "una ricerca inconscia di identificazione al principio paterno, al padre quale rappresentante della legge e dell'autorità". Da un punto di vista escatologico, un sentimento di dipendenza dal Padre, con la P maiuscola. Ho sempre sospettato anche questo.

Scopro questa e un sacco di altre cose, tanta roba insomma, nel libro Brucetellers: un libro che mi sto divertendo un sacco a leggere, e io non mi diverto mai, o quasi. Divertirsi, nel leggere un libro, non significa farsi risate come davanti a uno Zelig qualsiasi, ma vuol dire apprendere con piacere. Scopro anche che in questo bel libro, il cui ricavato andrà completamente in beneficenza alla Fondazione dell'Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze, ci sono anche io. Questo non è molto divertente ed è anche riciclato, nel senso che la mia mancanza ormai cronica di tempo libero mi ha obbligato a mandare un pezzo che scrissi anni fa, dopo il concerto di San Siro del 2003. Peccato: avrei potuto piuttosto raccontare che invece di incontrare Springsteen, come sembra abbiano fatto tutti i fan italiani leggendo queste pagine, ho incontrato e intervistato piacevolmente Patti Scialfa e Little Steven. Ma chissenefrega, no, di loro due.

Nel libro ho scoperto personaggi straordinari alcuni dei quali avevo tra i millantamila amici di Facebook: li ho ritrovati in molti qua dentro, scoprendo che su FB mi chiedono tantissimi fan di Springsteen la loro amicizia, quando io, a giudicare da certe mailing list, dovrei essere il nemico numero uno di Springsteen (perché a-me-mi dischi come Working on a Dream sembranno dischi dei Pooh peggiori e il karaoke della E Street Band degli ultimi anni non lo reggo). Non è un caso che nella lista dei post più letti del mio blog, al primo posto c'è sempre questo qua. Mi sovviene in aiuto la straordinaria, divertente e brillante descrizione della Springsteen-fandom che fa Il Cala, in apertura libro. Un genio, il Calandriello, come tutti i liguri d'altronde.

In Brucetellers ho ritrovato amici musicisti che non vedo di persona da decenni, come Graziano Romani o Massimo Bubola, colleghi giornalisti idem, come Ermanno Labianca (straordinario il ritratto di Bruce che accende dei ceri dentro San Petronio) e Mauro Zambellini, fan dal cuore bello come Angela Del Rosso che apre citando Leonard Cohen: che classe, baby. Ho ammirato il talento di Gianluca Morozzi che mi ha fatto ricordare che a Verona nel 1993 c'ero anche io: tanto poco mi piacque quello show che me l'ero dimenticato. Insomma, belle pagine piene di vibranti ricordi, da spizzicare qua e là, saltando tra le pagine, per lungo tempo. Good job, mi viene da dire a chi ha avuto questa pensata: un libro, un diario commosso, per ricordare un amico che non c'è più. Bellissimo, come ho sentito dire a Bruce in innumerevoli concerti italiani.

Un tale lavoro fatto bene che mi ha fatto venir voglia di rimettermi in discussione: vediamo se sono pirla davvero o no, mi sono detto. Ho rimesso su in sequenza Magic e Working on a Dream. Be', Magic mi suona ancora esattamente come la recensione che scrissi al tempo: una prima metà straordinariamente bella, strepitosa, una seconda metà affannosamente così così. E Working? Be', i Pooh, anche nei loro momenti peggiori hanno fatto di meglio. Shoot me now! I love Bruce, mi spiace: per tutta la vita avrò davanti quell'immagine dell'uomo in piedi sul pianoforte che vidi quella sera a Mister Fantasy in tv, a sfidare il mondo e soprattutto me stesso. Cosa chiedere di più, a chi ha avuto la fortuna di imbattersi in certi maestri, istigatori della bellezza?

In realtà, mi viene in mente adesso quello che avrei potuto scrivere pr Brucetellers. E non avrei scritto di Bruce. No, avrei scritto di un personaggio straordinario la cui faccia e il cui gesto più di vent'anni dopo ce li ho ancora scolpiti nella mente. Era il 23 luglio 1988. Avevamo passato una giornata orribile, nel catino torrido dello Stadio Comunale di Torino il cui momento migliore era stato il lancio di pomodori verso Claudio Baglioni. Poi ore di pseudo folksinger e insopportabili pop star. Ma era venuta l'ora, quella per cui il 90% delle persone aveva riempito lo stadio. Davanti a me un ragazzo sfatto e annichilito proprio come mi sentivo io. E' un attimo: quella voce e le chitarre che sferragliano il riff di Cadillac Ranch. Il ragazzo davanti a me si toglie in mezzo secondo la t shirt e la lancia in aria con un urlo di soddisfazione incontenibile, rimanendo a torso nudo per tutto il resto del concerto. Mai gesto fu più rock di quel gesto, un gesto di liberazione totale, cose che solo Springsteen poteva far accadere. Forse quel ragazzo è tra gli autori di Brucetellers. devo scoprirlo. Così allora, Teresa, versami un altro drink.Guarderò le ossa della tua schiena ancora una volta, come si guarda una Via Crucis.

7 comments:

Skywalkerboh said...

Via la maglietta, allora: in stile Iggy Pop!

p.s. neanche io ho mai incontrato Bruce Springsteen :)

ciocco72 said...

va che il post su Bruz te lo leggono perche' c'e' la parola "chiappe" nel titolo... :-D

Paolo Vites said...

buuaua infame non è vero non appaio su google sotto alle chiappe

luciano said...

quindi non sono il solo a considerare quella puntata di mr fantasy come un evento fondamentale della mia esistenza!

allelimo said...

Paolo, ti voglio bene, ma Springsteen no!
Chiappe o non chiappe, maglietta o non maglietta, rimane la perfetta spiegazione musicale del significato della parola "tronfio".

SoloDinamo said...

Paolo, credo che il concerto del 1988 fosse a settembre, così ad occhio (stiamo parlando del Human rights now world tour ? Con Gabriel e T.Chapman). Mi ricordo di averne sentito un pezzettino su radiorai, non potei muovermi da SASSARI perchè stavo studiando per un certo concorso che era esattamente nell'ottobre 1988.
N.B. sono circa 35 anni che "conosco" Il Boss, mai trovato in giro ! Lui non mi conosce, beh non sa cosa si perde!
ihihi

Anonymous said...

Great post!