Saturday, November 05, 2011

Genova resiste


Tragedie come quella di ieri succedono ogni giorno in tutto il mondo. Ovvio che quando colpiscono ciò che hai di più caro, ti costringono a reagire maggiormente, anche se non è bello, anche se non bisognerebbe mai ignorare tutto il dolore del mondo. Questa volta però è un orrore che si ripete, in modo ingiustificato. Quella foto qua sopra è la prima pagina de Il Secolo XIX del 1970: 41 anni fa, l'alluvione a Genova fece 25 morti. Ieri ne ha fatti 7, tra cui tre bambini, annegati come topi. Le colpe di chi amministra Genova e la Regione Liguria sono immense, hanno le mani lorde di sangue, perché non solo non hanno mai risolto alla radice in 41 anni una situazione metropolitana a perenne rischio, ma perché hanno mandato la gente a morire per strada in situazione di allarme due. C'è da chiedere al signor sindaco di Genova se sappia cosa significi un allarme due: le scuole dovevano restare chiuse, la gente invitata a non uscire. Una mamma è morta annegata per essere andata a prendere il figlio a scuola. Una città in mano a degli irresponsabili che verrebbe voglia di chiamare assassini.

Io amo Genova. Conosco ogni centimetro di questa città come si conosce il corpo della donna che ami. Genova mi ha sempre accolto come una madre nelle mie fughe, da casa, da scuola. E' una città misteriosa, Genova, piena di piccoli angoli nascosti e meravigliosi: li conosco tutti. In quegli angoli nascosti ho incontrato i miei primi amori di ragazzino, nei bar fumosi e puzzolenti ho bevuto il mio primo vino, alle donne di vita nei carrugi ho detto di no quando mi chiamavano sorrideno ad andare da loro. Al molo dove decenni prima partivano gli emigranti ho passato ore a sognare quei volti davanti ai moderni transatlantici immensi. Da Principe a Brignole ho attraversato ogni anfratto decine di volte. Sono ammutolito davanti alla Lanterna che neanche davanti all'Empire State Building e mi sono commosso dentro palazzi antichi chiusi al mondo e pieni di segreti. Ho corso e urlato alle manifestazioni e ho visto qui, a Genova, il mio primo cocnerto: David Bromberg, 1979. E ci ho visto Allen Ginsberg recitare il suo mantra con il mio primo grande amore sognando che eravamo Renaldo & Clara. Dallo stadio Marassi sono fuggito una volta durante Genoa - Inter, le mie due squadre del cuore, per colpa un diluvio torrenziale, partita interrotta, correndo bagnati fradici per le strade a cerca rifugio. Ti amo Genova. Non riesco a perdonare quello che continuano a farti. Belin.

7 comments:

Maurizio Pratelli said...

Belin, mi hai fregato. Ma sapevo di trovare questo post. Oggi soni troppo triste e non riesco a scrivere nulla. Ma lo faró. Genova sta nel cuore, sempre.

SoloDinamo said...

bellissimo e toccante intervento...non si può restare insensibili di fronte alla tragedia di Genova, città che noi sardi AMIAMO, perché è il primo pezzo di terraferma che incontriamo arrivando dall'isola. Da sempre.
Non si può cambiare dopo secoli la struttura della città ma accidenti, quei bimbi mandati a scuola in QUELLA giornata, lost in the flood, gridano vendetta al cospetto di Dio.
Forza Genova !

Skywalkerboh said...

Splendido post, Paolo, ne condivido ogni parola

Anonymous said...

E' vero, è vero! Genova, è lei... La riconosco, è così la si assorbe da "foresti". Ma sai Paolo, sta diventando dell'altro, sta cambiando e mi sfugge la direzione. Peccou!!
Melina

Paolo Vites said...

zena però è sempre zena.. ciao melina

ScusiScende said...

Un bellissimo post. Grazie :)

Paolo Vites said...

grazie per essere passata di qui (bellissimo il tuo post sui maschi single :-)

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