Tuesday, November 15, 2011

On a night like this

Un amico, mentre discutevamo nella nebbia fonda fonda quasi fossimo stati due serial killer sulle rive del Tamigi invece di essere nella bassa padana fuori del Forum di Assago, diceva: con quelli della sua generazione, un concerto è sempre commemorazione e nostalgia. Con Dylan, invece, è accadimento nel presente. Concordo. Al terzo concerto nel giro nel giro di cinque mesi (non mi accadeva da secoli) sono stato preso per l'ennesima volta in contropiede e lasciato a farmi l'eco di me stesso proprio come l'eco diabolico di Mister Jones. Li avevo lasciati tre settimane fa, Dylan e la "sua" band, intenti in uno spettacolo a base di blues del più intenso e minaccioso, li ho ritrovati ieri sera come la più straordinaria, selvaggia, virulenta, insomma una autentica "badass rock'n'roll band". Anzi, no: una autentica rockabilly band che la nebbia ha vomitato fuori dagli studi della Sun con ciqnuant'anni di ritardo.
Anche l'eterno brutto anatroccolo del gruppo, Stu Kinball, è sbocciato come un fiore e spacca con un paio di assolo da paura stasera. Un amico dagli spalti del Forum mi messaggia per chiedere perché "Dylan fa quelle cose alla pianola". Non lo so e comunque non è una pianola. Forse crede di essere Brian Auger, o Manfred Mann, o Augie Meyers oppure quel dimenticato piccolo tastierista della Sun Records: lo trovo incredibilmente efficace, specie in quel delizioso e stordente riff boogie insistente di Levee's Gonna Break. Sì, una rockabilly band con l'intensità e l'impianto audio dei Metallica. Highway 61, che a giugno all'Alcatraz era stata stucchevole e zoppicante, stasera è il Midnight Train che sferraglia pauroso nella notte piena di nebbia. Ovvio che qua fuori quando usciremo ci aspetterà il midnight rambler per tagliarci la gola. Stu e Charlie Sexton dialogano con un godimento alle stelle e il loro godimento arriva a fiotti sul pubblico. Era dal 2003, dai tempi belli di Freddy Koella, che la Dylan band non esprimeva tanto sangue e passione. Le prime tre canzoni, poi, quando sul palco c'era Mark "sultan of swing" Knopfler sono devastanti e accecanti. L'ex Dire Straits ha tenuto in piedi con una potenza di tiro impressionante tutta la band, dando struttura, vigore, direzione di tiro tanto che quando è sceso dal palco e sul palco è rimasto solo "spirit on the water", è sembrato crollare tutto. Per fortuna ci si è ripresi presto.
Ma che potenza di fuoco si è ascoltata con lui sul palco durante Leopard Skin Pill Box Hat; che dolcezza piena di mestizia si è incanalata in Its all over now Baby Blue. Quanto swing purissimo in Things Have Changed. Valeva la pena di correre fino a qui anche se i pezzi sono stati solo tre e non cinque come in altre serate. Un altro amico messaggia anche lui dagli spalti: "Charlie Stackalee Sexton e c'è anche l'hunchback of Notre dame che gli porta le armoniche". Su quel palco stanotte potrebbe succedere di tutto. Anni fa qualcuno disse che durante certi concerti e durante certe canzoni, Dylan e la sua band sembrano essere a bordo di una macchina gettata a trecento all'ora su una strada piena di curve e ostacoli. E che si divertano come pazzi a imboccare quella strada a quella velocità con il rischio di uscirne fuori e spaccarsi il muso sul vetro. Ieri sera è stato così per gran parte del concerto. Personalmente, ho preso la proposta, rarissima, di Simple Twist of Fate come un regalo preziosissimo, da autentico gentleman che esprimeva così tutto il suo apprezzamento per il pubblico milanese. In quei minuti come solo nei suoi momenti migliori Dylan era una maschera in totale trasformazione che riassumeva, disfava e raccontava i mille volti della sua esistenza. Impressionante: ecco the original vagabond in carne e ossa, anche lui sputatto da questa nebbia benedetta.
Ma ieri sera ho goduto immensamente per una Thunder on the Mountain che non avevo mia apprezzato: stavo imboccando la via obbligatoria della toilette, mi sono dovuto fermare e tornare indietro. Quello che stava succedendo sul palco era impossibile. Ma era autentico. Accadeva, ancora una volta, nel momento. "People are crazy and times are strange": mai come ieri sera mi sono sentito libero come a un concerto rock. In un mondo che è sempre più dominato da gente impazzita, in tempi che sono fottutamente strani, l'unico posto dove sentirsi liberi è un concerto rock. Come questo, ovviamente.

Post scriptum: così preso nell'entusiasmo della musica fatta fino a pochi secondi prima, a Bob Dylan esce un urlo che sembra quasi un canto. Come se la canzone eseguita poc'anzi non fosse finita in realtà. Vuole presentare la sua band, come fa ogni sera. "Hello friends, I want to introduce my baaaaaaaaaaand right now!". Entusiasmo e gioiosità, robe rare, in pubblico, da parte di quest'uomo. E mi viene in mente una immagine: questo è il ragazzino di 17 anni che cinquant'anni fa al liceo di Hibbing, la sua scuola, si era esibito in un mini set di selvaggio rock'n'roll con la sua piccola band di ragazzini come lui, i Golden Chords. Non è un caso che allora come oggi fosse davanti a delle tastiere, pianoforte, pianola, organetto. L'incontenibile entusiasmo di allora è lo stesso di oggi. Questa è la mia band.


Tutte le foto sono copyright di Paolo Brillo (uomo fotografia dell'anno)

31 comments:

stefano said...

Quindi Doctor Vites.....meglio Knopfler o Dylan????Un parere non di parte please...(((:

Paolo Vites said...

non faccio classifiche, sono due cose diverse entrambe apprezzabili. di knopfler avevo già parlato nella recensione del concerto di parigi

stefano said...

...non avevo letto.....cmq bene entrambi.....dylan parecchio in forma......great night.

lillo said...

dylan è di quella razza di artisti che non finiscono mai, che anche quando sembrano finiti hanno ancora un asso da giocarsi nella manica... io non c'ero ma sono proprio felice di leggere questa tua recensione :) e spero che un giorno facciano un disco live o una raccolta del meglio di tutti questi concerti e non l'ennesimo bootleg series dei suoi vent'anni!
ps. un grandissimo, grandissimo paolo brillo! :)

Francesco said...

Un parere negativo (se è permesso scriverlo)

Non è il primo concerto di Dylan che sento, ma è la prima volta in vita mia che ad un concerto dico "maccheccazzo, ho speso tutti sti soldi per sentire sto rantolo?". Volevo andarmene alla seconda canzone ma, nonostante i miei amici continuassero a chiedere pietà, io ripetevo "ancora una dai, vediamo se per caso gli tolgono il pezzo di vetro che ha in gola. Poi ad un certo punto ho alzato bandiera bianca anch'io, come TANTISSIMA gente aveva già fatto prima di me, e siamo scappati. La fuga di persone non era una cosa di poco conto ma una vera e propria emorragia, minuto dopo minuto il fiume in piena verso le uscite si ingrossava a vista d'occhio. Una volta fuori sembrava che il concerto fosse già finito, talmente tanta gente stava letteralmente scappando. E non erano quelli che ad ogni concerto scappano 10 minuti prima per non rimanere imbottigliati (anzi, sono convinto che avrei trovato meno traffico se fossi rimasto fino alla fine) D'altra parte la differente reazione del pubblico tra i brani di MK e quelli di BD si è notato subito. Passato l'entusiasmo per aver visto uscire Dylan sul palco, il resto è stato un desolante silenzio. E questo nonostante Knopfler sul palco emani una simpatia pari ad un rastrello da giardino, seconda solo a quella di Dylan (anzi Dylan ieri è stato sicuramente più simpatico da vedere di Knopfler). Chi non era riuscito ad avviarsi verso la libertà alla terza canzone di Dylan, probabilemnte stava dormendo o giocando con il telefonino.

Anonymous said...

Concerto da orgasmo.

Anonymous said...

Molti se ne sono andati poco prima di mezzanotte perché il pubblico di Dylan o è anziano, ed ad una certa ora deve andare a dormire in particolare di Lunedì, oppure perché avrebbero dovuto pagare un extra alla baby sitter che gli tiene i bambini a casa. Francesco, ma ieri sera dove eri? Fuori con quella cretina che pensa di essere ancora negli anni '60 e chiede sempre un biglietto gratis ai concerti di Bob Dylan? Non potevi rimanere fuori anche tu?

Paolo Vites said...

francesco, tutto è consentito. ho visto anche io parecchia gente uscire e cmq è stato chiaro sin dall'inizio che la maggior parte del pubblico era lì per MK, mi sembra nomrale visto la rarità con cui viene in italia e i tantissimi fan che ha. per dylan poi... è talmente un genio che si hanno sempre un sacco di aspettative per lui, è normale anche rimanerne delusi

Francesco said...

Coraggiosissimo anonimo, che fastidio ti ha dato il fatto che fossi al Forum. Non ho ostruito la visuale a nessuno e sono rimasto zitto.
Non ho criticato nessun tuo parente, nessuno dei presenti (dandogli velatamente del cretino), così come non ho assolutamente criticato quanto scritto nell'articolo o i commenti di chi ha scritto prima di me. Ho solo voluto esprimere il mio parere post concerto, quello che ho vissuto e provato io.
Dov'è l'errore?

Francesco said...

Paolo, io non ero li per Knopfler ma ero li per entrambi, artisti che comunque ho già visto dal vivo. A me vanno bene le canzoni rivisitate, distorte, con le parole quasi incomprensibili, ma la favoletta che Dylan può usare qualsiasi voce perché ê Dylan, non mi incanta più da un pezzo. Per l'amor di Dio, sia i miei amici che il sottoscritto, siamo tutti dell'idea che ieri BD era in forma smagliante. Ha suonato tre strumenti (almeno fino a quando sono rimasto...), ha accennato quelli che potevano sembrare dei mezzi passettini di danza, era in piena "trance agonistica" e la band è girata a mille (forse un po' troppo forte il volume secondo noi). Però non è più ascoltabile. Mi spiace. Poi a te piace più adesso di 10 anni fa. Ad altri no.

lillo said...

a questo punto sono curioso di ascoltarlo anche io. chissà se si possono già trovare delle registrazioni pirata, o anche solo su youtube degli estratti rubati...

Francesco said...

si, su dimeadozen ci sono già entrambi i concerti.

lillo said...

benedica! velocissimi! cmq su youtube ho sentito un paio di pezzi. highway 61, che mi è piaciuta moltissimo, e like a rolling stone, che mi è piaciuta meno (però ammetto che l'unica versione che amo davvero di quella canzone, l'unica che sento vera è la prima, quella sul disco)... ma grazie per la segnalazione, non vedo l'ora di sentirlo... :)

Ragman said...

grazie paolo. ieri sera ero assai curioso ma knopfler non mi ha convinto, mi e' sembrato bloccato e senza una direzione precisa.

invece dylan mi ha colpito dritto!
una performance selvaggia, rude, quasi "luciferina".
e un sacco di arrangiamenti e idee nuove.
benedetto bob e, ritengo, benedetto l'apporto di stackalee Sexton che ha risvegliato dall'aldila' questa band ormai al limite di vagare come zombie.

@francesco. mi spiace. ho provato la tua sensazione diverse volte negli ultimi concerti. ma ieri sera no. ieri sera tutto era rude ma vero.

@lillo. confermo che LARS e' stata l'unica canzone che secondo me non ha ancora trovato la sua forma in questa evoluzione della band.

thanks bob!

kaapi carla said...

Scappare via o restare pr forza si assomigliano...in entrambi i casi, mi pare, si cerca di non perdere niente ...invece bobby inseg, anche con i pezzi di vetro magari, che niente si può trattenere o evitare...E quei pezzi di vetro diventano stelle...

Grazie, Vitès per queso post magnifico again...oltre le parole (ed è li che mi sembra stia Bobby...) :-) xxx

DiamondDog said...

ho come la sensazione che il bellissimo post superi di gran lunga il concerto......almeno a quanto sento in giro.

Luca Rovini said...

io purtroppo questa volta non sono potuto essere presente a nessun concerto di Bob. Comunque ho sentito varie registrazioni e mi sembra che tutto giri a meraviglia. La voce di Bob ha assunto uno dei suoi tanti toni inconfondibili e per me fondamentali, come il tono dei 60, dei 70, 80, del 92-98, del 2002...tutti diversi e tutti affascinanti, ognuno alla sua maniera. La band mi sembra che giri a dovere (darei solo un pò più di risalto alla steel)...ultima cosa, io non potrei mai andare via prima ad un concerto di Bob...quando lui scende dal palco io esco...anzi aspetto un pò, non sia mai che come quella volta a La Spezia nel 2002 torna per il terzo bis...mai fatto prima i quel tour

ciocco72 said...

spirit l'unica nota negativa di uno dei migliori concerti di Bob... e quella voglia di rivederlo il giorno dopo rimane...
Finalmente si e' visto Charlie Sexton fare il suo sporco lavoro, lo lasciasse fare qualcosaa di piu' non sarebbe male.

Fausto Leali said...

Grazie Paolo, a te ed a tutti gli altri commentatori.
Ho scritto anch'io la mia, sul mio blog.
A presto.

Anonymous said...

Per chi l'ha visto e per chi non c'era...
Parte 1: http://www.mediafire.com/?vodb608mkj561m3
Parte 2: http://www.mediafire.com/?t0zzui1z8212vsw

Oppure:
hhttp://theultimatebootlegexperience2.blogspot.com/search/label/Bob%20Dylan

lillo said...

grazie anonimo :)

Anonymous said...

una cosa che mi lascia un po' perplesso è la dimensione per me eccessivamente hard dello show / non è un caso che gli intermezzi acustici siano accolti con sollievo

e purtroppo ho anche la sensazione che anche la qualità "edenica" di cui si parla a proposito dell'armonica di Bob stia venendo man mano a mancare (ma non sono un musicista e potrei sbagliare)

quest'anno è la terza volta che vedo Bob (milano/parigi/milano), e non mi era mai successo, per fortuna al ritorno in europa i due tweedle se ne sono rimasti a casa (non se ne poteva più) - al forum abbiamo avuto due pezzi da BOTT e forse non mi era mai capitato

confermo di aver visto anch'io un Bob molto sul pezzo - l'impressione registrata all'Alcatraz di un Bob più "teatrale" si dimostra vera

già al palazzetto di Bercy a Parigi (17 ottobre) ho visto che si concedeva di più al pubblico, ma al forum di Assago addirittura era illuminato come gli altri e la tastiera era ulteriormente girata verso il pubblico

rispetto a Parigi ha fatto praticamente la stessa scaletta: in entrambi i casi 14 pezzi / uniche variazioni: Summer days e Blind Willie McTell a Parigi e The levee's gonna break e Simple twist of fate a Milano

a Parigi (acustica non straordinaria, ma nettamente migliore che a Milano) non c'è stata alcuna compresenza con Mark

Spirit on the water (cmq bella anche a Milano) è stata splendida a Parigi, con Bob veramente incisivo e ispirato alla chitarra

Honest with me, sinceramente brutta a Parigi, è diventata più coerente a Milano

Desolation row da sballo in entrambi i casi

l'effetto eco su Ballad of a thin man credevo fosse un problema tecnico a Parigi, ma vedo che a Milano è stato uguale e del resto l'effetto eco arricchisce il brano

Simple Twist highlight della serata

Mark ha un'estensione vocale di meno di un'ottava, ma al confronto di Bob è Pavarotti

detto questo però, insisto che con i mezzi vocali che gli sono rimasti Bob è strabiliante: quando non è scazzato carica di senso ogni singola sillaba

il buio tra i pezzi è rimasto, ma adesso i "preamboli" sonori sono molto più evidenti - ecco una cosa che ho trovato in rete:
" ... già in Time Out of Mind quasi nessun pezzo ha un inizio e una conclusione e del resto è una cosa iniziata con la trilogia Blood on the tracks, Desire, Street legal. Penso si tratti di una ricerca di inderteminatezza e aggressione alle unità minime del tempo, avversario storico di Bob. E' una cosa a cui hanno puntato parecchio in tutta la tradizione colta del secondo novecento in realtà, ma in Dylan c'è un vera e propria ricerca sull'argomento. " mah, però sarebbe bene ragionarci perchè nello show nulla è lasciato al caso

ho sempre più l'impressione che ragionare di un singolo concerto (come in passato di un singolo disco) stia diventando fuorviante: ovviamente qualcuno sarà più riuscito di altri, ma questi 100 concerti l'anno ormai vanno giudicati tutti insieme ed ogni performance ridefinisce tutto, e anche una brutta versione di Honest with me attraverso trials and errors arriverà ad una quadratura dalla quale poi magari, dopo un po' ci si allontanerà di nuovo per ricavarne un altro senso senza che necessariamente sia gradevole come prima (penso ad esempio a Approximately e a Menphis Blues che per me sono arrivate ad essere pressochè perfette all'inizio della decade scorsa, con Charlie e Larry insieme)

mmmmm mi vengono in mente un sacco di cose, ma la partita di calcio a sette mi chiama

a presto
wolf

Paolo Vites said...

wolf ho fatto anche io lo stesso percorso, milano-parigi-milano, trovi la mia rece di parigi linkata qualche post più in basso.

gli show sono ovviamente hard perché il poco di voce che ha non gli permette più di seguire linee melodiche, vedi baby blue che è uno scat sillabico o desolation row dove commuove nel tentativo di volr ugualmente sforzarsi a trovare la melodia; il rock, il blues gli permettono di giocare con poche note ma riesce a essere straordinariamente stupefacente.

non sono d'accordo su honest with me che a parigi per me fu straordinariamente intensa mentre a milano era appunto meno intensa. spirit on the water a parigi con la chitarra è venuta meglio più vivace, a milano come tutte le altre volte che la fa alle tastiere ci si addormenta sopra.

grazie per la lunga e sentita recensione

Luigi Bagalini said...

Ciao, Io sono stato a Roma.....concerto per me stratosferico! Mi ha ferito dentro! Come non rimanere ferito? E non solo per la nostalgia provata già all'uscita; per quella voglia di rivederlo subito. La ferita nasce dalla bellezza dell'esperienza da me vissuta. Il riverbero della Bellezza da me cercata a Roma era evidente. Ballad of a thin man - Desolation row - Highway 61 - sono state le cose più entusiasmante da me ascoltate in anni di Dylanite acuta. Condivido il tuo commento sulla sua voce e la necessità di non seguire più la linea melodica e l'arrangiamento hard ne è la meravigliosa conseguenza. A me è sembrato un concerto blues, in un bar dei bassifondi di Detroit e il blues è così: Fascino e carne!
PS
Ti ho inviato un messaggio su facebook. Te lo dico non perchè pretendo una risposta ma perchè mi piacerebbe che tu lo leggessi nel caso ti sia sfuggito... Ciao

Paolo Vites said...

in realtà su FB non ho ricevuto nulla, cmq sono d'accordissimo con te. e' proprio così, certa musica spalanca alla bellezza e lascia inevitabilmente nella nostalgia per quanto abbiamo vissuto. in attesa della musica eterna :-)

Luigi said...

Caro Paolo, ti chiedo scusa se non è il blog adatto ma desidero postarti il msg che ti avevo inviato su FB. Grazie

"Caro Paolo, ho due anni meno di te; il mio primo disco di Bob è stato il live -Hard Rain- appena uscì e il secondo -Desire-!!!!!! Non mi sono più fermato!!! Sono al limite del patologico!!! Mi sono imbattuto nel tuo libro "Un sentiero verso le stelle" e ne sono rimasto molto affascinato al punto da ordinare subito l'altro su Dylan che hai scritto. BRAVO; però.....in fondo a peg 43 hai commesso un errore quando affermi che solo a Barcellona Bob ha incitato il pubblico a cantare; Io ero a Roma il 19 giugno di quell'anno ('84) e ricordo perfettamente - come potrei dimenticarlo? - che cantando Blowin'.... ci incitava a cantare e addirittura dopo che noi avevamo cantato il rit. lui si è esibito in un paio di oh oh!!! e una volta ha detto quello che a me è sembrato essere un: " bravi" ( buàve). Ti racconto questo non per criticare il tuo magnifico lavoro ma per condividere con te la meraviglia da me provata avendo saputo che anch'io assistito ad una cosa quasi unica. (Infatti negl altri concerti di bob ai quali ho assistito non lo ha mai rifatto. Grazie per il tuo lavoro "politicamente scorretto" e ciao.

dan marabel said...

Dico solo poche cose...il set di Knopfler mi ha fatto dormire e mentre ero sveglio (francesco forse non lo hai notato) ero insieme ad un sacco di altra gente fuori a fumare o a fare avanti e indietro fra il bar e il cesso nella speranza che quella specie di "muratore in pensione" finisse il suo lagnoso set. Dylan, come a giugno all'Alcatraz è stato eccezionale..in questi ultimi due anni è ringiovanito di dieci...la voce poi è potente una voce quella di Bob che ha cantato e vissuto senza mai fermarsi. In ultima..Francesco, vatti a vedere la Pausini, Ramazzotti o Ferro...fanno più per te credo.

Francesco said...

Bravo Dan Marabel, ottimo commento veramente intelligente e raffinato.

Dan Marabel said...

Sai, solitamente sono molto più moderato..ma quelli che continuano a venire ai concerti del Mito per poi sputarci sempre sopra alla fine non li sopporto più. Ho vissuto questi ultimi dodici anni di live di Bob ogni anno e ho visto alti e bassi..e non sta a me giudicare quali siano, ma senza dubbio da quando Sexton è tornato nella band tutto si è riavvivato e non capisco onestamente il duetto col "muratore in pensione" (l'unica cosa che non ho capito di questo tour) quando sul palco c'è già un mostro come Sexton...sarebbe come essere in cura da due bravi medici per la stessa malattia ma entrambi ti dicono cose diverse. Comunque è andato bene nel complesso e spero tanto di vederlo ancora in pista per molto altro tempo lo Shakespeare contemporaneo, il Picasso della musica, il Mozart del rock..e con mio grande piacere vedere sempre più giovani ai concerti. Del resto come dice mio cognato Bubola "vedere Dylan è come vedere Shakespeare che recita le sue opere..poco importa la voce..li c'è l'anima". Per chi ama il bel canto di certo un concerto di Dylan non è l'ideale, ma per chi ama il rock e derivati è ancora la nostra più grande possibilità vivente di far parte della storia..la sua..la nostra..francesco, non preoccuparti..la Pausini ti aspetta.

jack said...

Quelli come Francesco se ne dovrebbero stare a casa in pantofole...quelli come lui ai concerti di Bob non servono a un cazzo!!! scusate lo sfogo ma di questi dettratori da due soldi non se ne può più! Idiot wind!!!

leo said...

Concordo in tutto ciò che ha scritto Dan Marabel...anche ciò che ha scritto su Francesco (ahahah..fortissimo)..e naturalmente anche Jack ha detto una gran verità..di certa gente ai concerti di Bob non se ne può più..tutti sti mezzi dotti..per fortuna ci sono molti ragazzi con l'entusiasmo alle stelle che hanno capito che andare a vedere Dylan non è come andare a vedere qualsiasi altro artista.. un abbraccio dylaniati.

LETTURE/ 'Il Vangelo secondo Bruce Springsteen': da Flannery O'Connor a Born to Run

LETTURE/ 'Il Vangelo secondo Bruce Springsteen': da Flannery O'Connor a Born to Run : Un libro importante fra i tanti scritti su...