Monday, February 08, 2010

When love comes to town

It’s a long way to Heaven, it’s closer to Harrisburg
And that’s still a long way from the place where we are
And if evil exists it’s a pair of train tracks
And the devil is a railroad car

Harrisburg - Josh Ritter

"The healing has begun", la guarigione ha avuto inizio, cantava Van Morrison. Qualcun altro ha detto che la musica ha il potere di guarire. Le ferite, il dolore, il male.
Ieri Milano era innondata di sole, dopo giorni di oscurità, neve, strade sporche, vite ancora pù sporche. Milano aveva bisogno di un amore che lavasse via i suoi peccati, e così ne avevo io. Perché, come ci ha fatto cantare Glen Hansard, "I was living in a devil town".
Ieri notte l'amore è arrivato in città. Come una volta i menestrelli, i trovatori, giravano di paese in paese e di castello in castello sollevando le pene della vita quotidiana con le loro ballate fatte di misteri e passioni d'amore, a volte qualcuno di essi sfida ancora le barriere del tempo per riportare nella città del diavolo l'amore.
Stanotte ho dormito tre, quattro ore. Dopo il concerto sono corso a casa per mandare il pezzo al quotidiano. Poi ho finito una bottiglia di vino (non riscaldato), ho guardato un po' il Superbowl (hanno vinto i Saints, per la cronaca, e ne sono felice), ho fumato diverse sigarette. Soprattutto ho lasciato che le note di "quelle" canzoni continuassero a riecheggiarmi in testa. Non riuscivo a placare l'adrenalina che mi scorreva nelle vene. Mi sono risvegliato alle 7 circa, e ho ricominciato a scrivere. L'adrenalina è ancora qua, una dose come questa credo di non averla più provata dai tempi del concerto di Springsteen a San Siro nel 1985.

"Take this sinking boat and point it home
We’ve still got time
Raise your hopeful voice you have a choice
You’ll make it now

Falling Slowly - Glen Hansard

L'hanno risvegliata, questa adrenalina, Josh Ritter prima (sorriso beato e solare stampato sulla bella faccia tutto il tempo, il tempo di eseguire sei pezzi tra cui la straordinaria Harrisburg e la commovente Girl in a War, cantata senza microfono, al bordo del palco). Perché lui è un menestrello. Classe e carisma da vendere, Josh.
E menestrello autentico, direttamente da Grafton Street con tanto di shamrock, la foglia di trifoglio, appesa al bavero della giacca è l'immenso Glen Hansard. La cui chitarra acustica è bucata, spaccata, rovinata. Per questo suona come le chitarre del cuore. La voce nera, potentissima, spacca su ogni altra cosa, accompagnamento strumentale della brava band compreso. I crescendo, degni di una band come i Wilco, sono estasi pura: The Moon detta le coordinate di una notte che dimenticare è impossibile. Low Rising è appassionato celtic soul ma è If You Want Me, cantata dalla deliziosa Marketa, ad aprire le finestre su Once: durante Falling Slowly, Glen improvviserà un pezzetto di With or Without You degli amici U2, scoppiando a ridere da solo.Quando si siede sulle casse dei suoi monitor, a bordo palco, nell'oscurità, per rilasciare Say It To Me Now con tutta la disperazione che solo chi ha troppo amato sa rilasciare, è trascendenza pura. Così come in una furiosa e devastante (tanto devastante da mandare in tilt l'impianto audio) rilettura di Buzzin' Fly di Tim Buckley, in medley con Grace di Jeff, come dire, ricordiamoli tutti e due, padre e figlio morti troppo giovani. Da paura, come dice lui parlando del cibo italiano.E' una notte da paura, sì, questa in cui i menestrelli sono tornati in città. Nessuno vorrebbe finisse mai, tantomeno Glen. Dopo diversi bis e una When Your Mind's Made Up cantata e urlata guardando dolcemente la sua ex, Marketa, quasi a chiederle perdono di quello che solo loro sanno, e aver richiamato Josh Ritter sul palco per duettare con lui nella sua Come and Find Me, si conclude parlando e cantando del diavolo. Perché il diavolo esiste, lo sanno bene i menestrelli: "Ho sempre pensato che il diavolo fosse italiano. Il diavolo ha il cibo migliore. Il diavolo ha le macchine migliori. Il diavolo ha i vestiti migliori. Il diavolo ha il vino migliore. Il diavolo ha le donne migliori. Sì, il diavolo deve proprio essere italiano". E lasciati gli strumenti, ci insegna una piccola filastrocca che poi è un pezzo di Daniel Johnston: "I was living in a devil town, I didn't know it was a devil town. Oh lord it really brings me down about the devil town. All my friends were vampires, I didn't know they were vampires It turns out I was a vampire myself in the devil town...". Schioccando le dita, si canta tutti insieme senza voler smettere mai. Ormai ci siamo trasformati tutti in vampiri. Assetati di musica, di amore e di sorrisi. Ma l'amore ha vinto questa città. Adrenalina permettendo, adesso la vità è più bella.
Josh "Idaho" Ritter. Foto di Francesco D'Acri. Tutte le altre foto sono di Maurizio Pratelli

18 comments:

ciocco72 said...

magia doveva essere e magia e' stata!
Un piu' a Josh per l'inaspettato seguito di ragazze (anche insospettabilmente giovani) che ha.
;-)

Maurizio Pratelli said...

grazie, hai messo in ordine tutti i miei pensieri post concerto. meraviglia glenn, meraviglia leggerti.

Il Grillo Cantante said...

Yes I blelieve in Magic!

qui le cover di Tim & Jeff Bukley
http://www.youtube.com/watch?v=AHeJd93Ab5I

Grazie paul

Ragman said...

thx, paolo
ps:
http://ragman-drawcircles.blogspot.com/2010/02/if-you-got-something-to-say-say-it-to.html

yours

Anonymous said...

Ma dove ero con la testa in queste ultime settimane...Ahhhhhh.
Me lo sono segnato a Dicembre e poi oggi scopro che .... ..zzzzzzzzzzoooooo
E si che ieri ho finito e oggi iniziato la giornata leggendo Do you believe in magic...
Thk
Non ho blog. Sergio

Fausto Leali said...

epperò, queste sì che sono recensioni.
Grande serata, grazie Paolo, appena riesco ci scrivo sopra anch'io.

anna said...

beautyfull night!
grazie Paolo e Giorgio

Deiv said...

è stato un piacere vederti e salutarti ieri. un piacere vero.

Skywalkerboh said...

molto bello questo post!

chiara said...

Chiunque suona una cover di Daniel Johnston ha la mia più grande stima :-)

è una devil's town pure qui sti giorni e forse sempre.

Fausto Leali said...

Ho riletto il tuo pezzo (questo é un "pezzo", non un semplice post..) dopo aver scritto il mio (semplice post...) ed ho scoperto che abbiamo messo tutti e due lo stesso brano di falling Slowly.
Ed entrambi abbiamo parlato di amore e di sorrisi.
Vuol dire che era tutto vero.
See you next time

Paolo Bassotti said...

Grande articolo, Paolo!
La sera prima del concerto milanese ho perso la data romana, e a giudicare da questo articolo avrei fatto molto meglio ad andare. Mi consolo ripensando al concerto di Hansard coi suoi Frames che vidi in un pub di Roma nell'ormai lontano 2005. La performance di quella sera fu splendida, e tra l'altro pareva stessero suonando a casa loro: ogni irlandese nel raggio di 200 km s'era fatto trovare pronto all'appello. Ad allontanarmi dalla musica di Hansard fu l'album The Cost, che proprio non riuscì a conquistarmi. Ma è tempo di recuperare.

anna said...

“C'è una musica nel mondo
se non la canti non puoi sentirla”

(Jean-Pierre Lamaire)

grazie a te che porti questa musica

Maurizio Pratelli said...

mi sono risentito il cd live che c'è nella deluxe di strict joy, inizia con All the way down, Lies, This Low, TOTALE.

Ragman said...

maurizio, confermo! anch'io stamattina ero di deluxe di strict joy.
e ieri sera ero invece di DVD incluso nella versione deluxe della soundtrack di Once.
fikissimo.
rag

laura said...

e io invece ho dovuto prendere un lenicalm l'altro ieri sera
perché proprio non riuscivo a calmarmi
e invece dovevo dormire a tutti i costi
fosse stata un'altra notte, avrei vegliato e scritto anch'io
troppo amore non riesce a stare dentro un cuore
va condiviso


grazie(anche per la birra)

Paolo Vites said...

grazie a te

Anonymous said...

Paolo,
leggendo il tuo bellissimo articolo mi sono reso ulteriormente conto di quanto sono stato pirla a non comprare in tempo i biglietti per questo concerto....
un saluto
Carmelo

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