Tuesday, March 02, 2010

Eroina

When the smack begins to flow
Then I really don't care anymore
About all the Jim-Jims in this town
And everybody putting everybody else down
And all of the politicians makin' crazy sounds
All the dead bodies piled up in mounds, yeah

(Heroin, Lou Reed)


"L'effetto delle droghe e la cultura della droga permea la storia della musica popolare. Questo è probabilmente molto evidente nel caso della musica jazz. La storia degli scrittori dipendenti dalle droghe è interessante, ma la storia del musicisti jazz dipendenti dalla droge è la storia del jazz: Charlie Parker, John Coltrane, Miles Davis, Charles Mingus e Billie Holiday erano tutti eroinomani; Louis Armstrong e Dizzy Gillespie fumavano marijuana e questa è solo una lista superficiale. Non è, probabilmente, un caso che il tipo di droga scelto da un musicista jazz abbia influenzato la precezione di tempo e ritmo. I fan della musica jazz spesso dicono di essere in grado di capire la differenza tra un disco registrato sotto gli effetti della marijuana e quella dell'eroina. Una volta mi hanno detto che se avessi mai voluto sapere cosa si prova a farsi di eroina, tutto quello che dovevo fare era ascoltare il disco Kind of Blue di Miles Davis".
(The New Yorker, 2003)



Sarebbe interessante ripetere il giochetto che fanno i fan del jazz con i dischi rock. Sapere dire cioè quale disco rock è stato registrato sotto gli effetti di quale droga. L'anfetamina è certamente nei solchi di Blonde on Blonde. L'LSD in quelli di Pet Sounds, If I Could Only Remember My Name di David Crosby e almeno un paio di album dei Jefferson Airplane, dei Byrds e dei Grateful Dead. Layla di Eric Clapton, a scuoterlo ancora oggi, lascia cadere dosi abbonandanti di cocaina. In Exile On Main Street degli Stones probabilmente ci sono tutti i tipi di droghe al tempo disponibili, mentre il debutto degli Stones Roses con il disco omonimo è un buon viatico alle droghe sintetiche pre-ecstasy. Menzione per l'alcol, con Tonight's The Night di Neil Young, il festival della Tequila (qualità José Cuervo).

Non riesco a pensare a nessun disco italiano inciso sotto gli effetti della droga, e probabilmente non è un caso. A parte Bollicine di Vasco Rossi. E' vero: la droga non giova all'arte.

17 comments:

lillo said...

allora non giova all'arte italiana... perchè una vita senza kind of blue, blonde o blonde o tonight's the night davvero sarebbe più povera... in fondo per l'italia si può dire che nel migliore dei casi più che di eroina (che non credo appartenga alla nostra cultura) ci si fa di vino, vedi i vari guccini, ciampi, de andrè, capossela, tutti bevitori a livelli industriali. non è proprio eroina, ma sempre di dipendenza si tratta... e a propostio, tu che lo conosci, ma de gregori??

Andrea said...

si possono scrivere grandi canzoni anche senza eroina, a volte basta perdere un grande amore.

lil said...

non dirlo a me.

Maurizio Pratelli said...

megli il vino, ma solo se è buono!

allelimo said...
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sergej said...

c'è anche da dire che charlie parker ha sempre sostenuto che quando era sotto effetto di droghe suonava da schifo, e che i suoi dischi più belli li aveva fatti in california nel '47, subito dopo essersi disintossicato.

PS: quando incisero "kind of blue", miles davis aveva smesso di farsi di eroina da almeno 5 anni, e john coltrane era persino diventato astemio e vegetariano.

Paolo Vites said...

e insomma. non vorremmo mica dire che i giornalisti americani sono ignoranti e bugiardi proprio come quelli italiani.


allelimo: era solo una scusa per postare il video di una delle più straordinarie versioni di una delle cinque più grandi canzoni di tutti i tempi.

SoloDinamo said...

nel salutare Vites, grande giornalista che seguo da sembre (ma vedo in giro anche Zambellini, per me un mito vivente, visto che sono classe '60 più o meno come voi...), volevo ricordare la figura di CHET BAKER. Uno che si faceva di eroina a livelli industriali, fino a dover far dischi per soddisfare il proprio vizio. Eppure ha fatto dischi straordinari, basta pensare a LIVE IN PARIS. Anche il suo pianista degli anni 50 era morto di eroina, lui rimase sconvolto da questa esperienza. E' stato scritto pure un libro che parla della sua overdose al concerto di Lucca del 1962. E' musica magica e la consiglio a tutti, anche se la droga mi pare da sempre una cosa orrenda e che rovina le persone.
salud

Gattosecco said...

vasco rossi, quando scrisse Bollicine, era sotto l'effetto di un potente tubetto di maionese scaduto. La Calvè ancora oggi ne rivendica i diritti come coautori.

Paolo Vites said...

mi mancavi gattosecco

zambo said...

basta con l'ipocrisia e la menzogna, può far male ammetterlo ma i migliori dischi di rock degli anni 60 e 70 sono stati fatti sotto l'effetto delle droghe, diverse ma sempre droghe. Parlo di un tempo in cui la droga poteva essere ricreativa e creativa, poi con l'abuso sono arrivati i disastri, artistici e umani. Immaginate i Dead o gli Stones o Lo Reed senza droghe, una roba routinaria da rokketari del fine settimana in cuoio nero. In effetti non bastava drogarsi per essere dei geni, prendete ad esempio gli Eagles o i Fleetwood Mac(di cui amo Rumours e Tusk per essere immagine di una opulenta California 70's da feste in villa) , loro si sono drogati tanto ma anche se non lo facevano era lo stesso. Rock all'acqua di rose con o senza droghe. Non come Warren Zevon a cui se gli toglievate via alcol e sigarette sarebbe finito ad essere un Billy Joel della west coast. Certo a Crosby la droga non ha fatto bene e così ome lui tanti altri, ma il problema non è la droga ma l'habitat che accoglie la droga. Non scherziamo dunque e non facciamo i piagnoni alla Morgan, la droga era buona e aveva effetti sulla crezione sorprendenti. Certo bisognava maneggiarla con cura e non tutti si chiamano Keith Richards. Quelli erano giorni. Dagli anni ottanta è cambiato tutto, anche il tipo e la qualità delle droghe. Qindi la musica. Le sintetiche non è roba nostra ma dei Libertines o degli Happy Mondays o degli Stone Roses, al massimo degli Strokes che probabilmente si sniffano gli avanzi dei Telvision. Gente che dura poco. Gente che è diventata famosa per le droghe e non per la musica. Non come i Dead, i Doors, gli Stones Zevon, Young e tutti gli altri.

Paolo Vites said...

mmm... in effetti billy joel è tutt'oggi un cocainomane e quel james taylor che avrebbe meritato gli spaccassero la chitarra come suggerisce john belushi in animal house, è stato eroinomane per tutti gli anni 70...

cmq io associo droga a sofferenza, e la sofferenza quel motore che produce la grande arte... le droghe per sentirsi fratelli e sorelle, o per vedere Dio seduto sul davanzale della finestra, insomma la psichedelia hippie mi hanno sempre lasciato alquanto indifferente tanto è vero che quasi tutti i dischi di quel periodo sono a far la muffa... poi sono d'accordo che oggi drogars è solo uno status per ragazzini viziati e annoiati, vedi quel demente di pete doherty...

piuttosto zambo, mi piacerebbe chiederti come giustifichiamo la produzione artistica di uno come springsteen, che al massimo si è sempre fatto due birre al bar sotto casa...

Il Bramba said...

Magari qualcuna in piu' di due :-) ...soprattutto agli inizi.

In ogni caso (personalmente) le droghe di Sprigsteen sono la musica stessa e il piacere di suonarla per il suo pubblico.

The Boss is Genius.

Emiliano

sergej said...

Comunque, "la storia del musicisti jazz dipendenti dalla droge è la storia del jazz" è un'ottima candidata per l'Oscar delle frasi più cretine (e bugiarde) dell'anno.
Chet Baker si faceva di eroina, Clifford Brown non ha mai toccato droga in vita sua, e non per questo l'uno è stato più o meno grande dell'altro.
Billie Holiday era alcolizzata e drogata, Ella Fitzgerald non credo sia andata mai oltre un paio di drink. Ella è più o meno grande di Billie? Se qualcuno ha la risposta, me la dia, perché io non lo so.
John Coltrane è stato un eroinomane fino al 1957, poi si è disintossicato e da quel momento in poi ha inciso tutti (TUTTI: nessuno escluso) i suoi capolavori: Giant Steps, My Favorite Things, Crescent, A Love Supreme, Ascension, Interstellar Space, eccetera eccetera.
Mingus, checché ne dica il giornalista del "New Yorker", non era affatto un eroinomane (problemi ne aveva, ma di altri tipi...).

Sì, direi proprio che questo particolare giornalista americano è persino più ignorante e bugiardo di molti suoi colleghi italiani.
Se poi qualcuno, nel 2010, crede ancora che per suonare come Charlie Parker ci sia bisogno di bucarsi, beh, non sono certo io ad avere la ricetta per curare l'idiozia.

sergej said...

Che poi, sarebbe una bella questione: Chet, Bird, Billie, Lester, suonavano musica meravigliosa PERCHE' si drogavano o NONOSTANTE si drogassero?
Io sarei per la seconda, ma ovviamente ognuno la pensa a modo suo.

allelimo said...
This comment has been removed by the author.
hazel said...

James Taylor Must die,come scrisse Lester Bangs ma ormai e' troppo tardi.

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