Monday, March 29, 2010

Hey hey my my folk music will never die

Back in the old folky days
The air was magic when we played.
The riverboat was rockin'
in the rain
Midnight was the time
for the raid

(Ambulance Blues, Neil Young)



Leggo nei commenti a un post su (B)Ryan Adams, sul blog dell'amico Pratelli, "che cos'altro c'è in giro oggigiorno", musicalmente parlando. Un sacco di roba dico io. E lo dico io che dico da anni che di musica buona non c'è ne è più in giro. Il fatto è che ho avuto un flash. Alla London Bush Hall ho visto The Tallest Man on Earth e "ho visto la luce". Da Londra sono anche tornato con due dischi dei Midlake, The Trails of Van Occupanther e il nuovo The Courage of Others e da allora non ascolto altro. Che meraviglia. Grande & bianca. E così ho ritrovato me stesso. I'm back to the old folky days. Ho capito perché mi sono lamentato per anni. Che vado scrivendo che il rock'n'roll è come il calcio. Morti entrambi. Il che può esser vero nella seconda ipotesi, José Mourinho a parte che è l'allenatore più rock'n'roll che la storia ricordi, ma non lo è nella prima. Mi sono ricordato di cosa ascoltavo a manetta quand'ero ragazzino. Folksongs. Folk music. Storytellers. Da Woody Guthrie in giù. Certe mattine "saltavamo" la scuola, prendevamo il treno da Chiavari fino a Parma e ci imbucavamo in un negozietto di dischi a far scorta di vinili. Voce e chitarra acustica e tanto bastava.

Don't get me wrong. Ho bisogno della mia dose di rock'n'roll. Più bastardo è, suonato male e violento è, meglio. Datemi un disco dei Brian Jonestown Massacre al giorno e starò bene. Uno dei concerti a cui ho più goduto in vita mia furono i Sonic Youth, al Rolling Stone di Milano, 1991. Con un mio amico incazzato a morte perché lo avevo portato a sentire del "rumore" e non della musica. Feedback rules. Però poi bisogna sempre tornare alle "canzoni". Il mio problema con il rock'n'roll degli ultimi vent'anni è che nessuno o quasi sa scrivere canzoni. Bravi musicisti, yes, che suonano da dio, riempiono i Palacosi di Milano, sfornano dischi ultra cooltrendy. Ma le canzoni.

Folk music oggi è un termine relativo. Contaminazione è meglio. Folk music oggi è un'attitudine. Del cuore e dello spirito. Da mesi ormai sto provando quello che diceva Greil Marcus del periodo 1967-1969 e 1977-1979, quando cioè avevi paura di entrare in un negozio di dischi perché non sapevi quanti soldi avresti speso. Folk music oggi è contaminata e sfocia allegramente nelle mille strade del rock'n'roll, soprattutto punk, noise, alternative, perché è da lì che arrivano - giustamente - le ultime generazioni. Solo che poi fanno il percorso inverso e riscoprono le canzoni. La nuda voce. La voce che spacca. O le armonie di tante voci, come quelle cosmiche di gruppi come Midlake, Great Lake Swimmers, Fleet Foxes. La musica della gente, the folk. Storie di vita quotidiana. Storie di come è dura farcela un altro giorno. Storie gotiche di oscuri presagi che solo anime elette (o particolarmente sfigate) sanno leggere nella realtà che ci circonda. Storie di volti occhi bocche capelli. Che Internet non saprà raccontare mai. Storie di cuori che anelano all'infinito. My only witness is the sky. Struggimento e melodie. Autentiche melodie perse nella notte dei tempi che ritrovano una strada in questa era senza padri né madri. Roba già sentita, dice qualcuno. Certo. Come la vita. Che è sempre la stessa, da quando il primo uomo sbucò sulla terra. E' così che deve essere. Folk songs are typically about a community of people, and the issues they feel are important to them. Ecco. Sono le canzoni di una comunità, di un popolo. Tutto quello che oggi non esiste più. Il musicista rock è l'espressione di una drammatica solitudine (Bob Dylan anyone? "L'unico posto in cui riesco a essere solo con me stesso è il palcoscenico" ha detto una volta) che tenta di comunicarsi agli altri, o nella maggior parte dei casi di ritirarsi davanti agli altri (è l'impressione che mi ha sempre fatto un Mick Jagger ad esempio). I musicisti folk, e intendo anche i folkers contemporanei come quelli che cito dopo, rappresentano sul palco un'ideale estesnione del pubblico. Non ci sono barriere. E' la rappresentazione di una unità perduta, che viene magicamente rinnovata. In ambito rock, gli unici validi paragoni che mi vengono in mente in questo momento sono i Wilco e Patti Smith, non a caso artisti che hanno detto più volte che fare musica per loro è come essere in una chiesa. La chiesa del rock.

"Che cos'altro c'è in giro oggigiorno". Butto giù qualche nome, ma proprio qualcuno soltanto. Dischi di cui oggi non saprei fare a meno. Che vanno dalla chitarra acustica e una voce - la voce - e basta fino a sfociare nel rock più spesso. Ma sempre folk music è. Fleet Foxes, Midlake, Great Lake Swimmers, gli O'Death, i Felice Brothers, Monsters of Folk, Swell Season, Megafaun, Shearwater, Decemberists, The Avett Brothers, The Cave Singers, Ravenna Woods, Dave Rawlings Machine, Mumford & Sons, Lost in the Woods, The Snake The Cross The Crown, Bon Iver, Josh Ritter, Barzin, Tallest Man, The Rodeo.

Oh God, ce ne sono molti altri di più in giro. Sì, questa è proprio una bella stagione. C'è un sacco di grande musica là fuori, ma non aspettatevi che ve la consegnino a casa. Dovete scoprirla da soli. Andarla a cercare. Che lo spirito di Harry Smith sia con voi.


The Avett Brothers

Ps: per la cronaca. Neil Young ha annunciato un tour negli States in coppia con Bert Jansch, lo straordinario folksinger inglese che tanto influenzò generazioni di sognwriters di ogni era, Young compreso. Che a Jansch si ispirò per Ambulance Blues. Back to the old foky days.. innit?

20 comments:

Fausto Leali said...

A questo punto potrei prender su le mille e più recensioni e articoli che ho letto, le decine e decine di riviste che conservo in casa e giù in cantina e buttarle via per tenere solo questo post.
Yes, Mr. Vites, you (and I) believe in magic.
Thanx

Spino said...

più o meno gli artitsti che stanno anche sul mio ipod... mi sento meglio... ;)
la musica è viva

Il Bramba said...

The Avett Brothers non li conoscevo, ma sono già sulla lista d'acquisto, che bravi !

Thanx for sharing

Emiliano

Il Grillo Cantante said...

grandissimo post.
perchè non passi a fare il sound consultant alle incisioni outofsize? stiamo riarrangiando vecchie canzoni americane e in testa continuiamo ad avere i mumford, i great lakes, ecc ecc....
a presto

ciocco72 said...

we want the tallestmanonearth in italy!!!

Blue Bottazzi said...

Qual era il negozio di Parma?

Paolo Vites said...

oddio son passati più di trent'anni.. ricordo che era in centro vicino al duomo, in una viuzza

lillo said...

e in poche righe hai espresso perfettamente il mio sentimento a riguardo... io ne ho 33 di anni e ascolto solo folk music...

Paolo Bassotti said...

Grande articolo Paolo, come al solito. Mi permetto di aggiungere all'elenco internazionale anche gli Okkervil River. E' inoltre da poco uscito l'omaggio al folk di uno dei più grandi autori di canzoni che ci siano in giro, Stephin Merritt dei Magnetic Fields.

Certi suoni e certe idee sono sempre più diffusi anche in Italia. Penso ad esempio El Cijo, da Ancona, che vidi aprire per Rodriguez, e che per un po' mi fecero sospettare di trovarmi davanti a un gruppo texano. O all'amore per il suono crudo (con dentro più country di quanto il pubblico indie immagini) ammirato nei recenti concerti romani del Pan del Diavolo e di Appino degli Zen Circus.

Anonymous said...

Grandissimo post, Paolo, adesso mi segno i nomi e vado a cercarmeli, ti seguo sempre con affetto sul quotidiano online. tuo Marcello

Paolo Vites said...

grandi gli Okkerville River. E sì anche in Italia c'è grande musica folk

Luca said...

Io dovrei ringraziarti ogni volta che butto l'occhio sul tuo blog. Ma ti annoierei.

allelimo said...
This comment has been removed by the author.
Maurizio Pratelli said...

sposo questo post e tutti i suoi commenti. e così mi tocca proprio comprarli questi midlake. ora mi tocca si...

Paolo Bassotti said...

A proposito di italiani, prima ho dimenticato i Second Grace di Fabrizio Cammarata. Ho avuto modo di ascoltare il lavoro per il secondo album, che dovrebbe uscire in autunno, e devo dire che hanno fatto un gran passo avanti rispetto al primo gradevole disco. La produzione è di JD Foster (già produttore dei fantastici Richmond Fontaine) e tra gli ospiti ci sono un paio di Calexico!

Paolo Bassotti said...

Un'altra cosa, visto che prima si parlava di Okkervil River... sono appena incappato in due nuove canzoni che hanno registrato con Mr. 13th Floor Elevator: http://stereogum.com/321712/roky-erikson-okkervil-river-be-and-bring-me-home-stereogum-premiere/mp3s/

Skywalkerboh said...

Hey Chief!
Rivedo molto di me in quello che racconti. Anche io da ragazzino mi infilavo nei negozi di vinili e non sapevo quanto avrei speso (mi capita tutt'oggi, ora che tutto è diverso ha un sapore strano), e anche io ho avuto il mio periodo di ascolti folk. Pensa che in questo periodo sto leggendo tutto il possibile su Woody Guthrie, guarda caso, e sto riascoltando molto la sua musica, sempre attuale.
Il folk oggi è diverso, giustamente tu parli di contaminazione, e ci sta alla grande. Cresce e cambia il mondo, lo stesso accade per la musica.
Con una caratteristica: le buone cose non le passa la tv, se non in canali irragiungibili, e la rete un po' aiuta nella ricerca... tu sei fra quelli che fanno girare le info giuste, ed è uno dei vari motivi per cui ancora una volta ti scrivo: GRAZIE

Sempre con stima,

Luca

Paolo Vites said...

thanx luca, old friend...

paolo sì, gli Okkerville hanno registrato un disco come backing band di Roky Erikson... dicono sia un discone.. cant wait

Carlo said...

Grazie Paolo!
se già adoro alcuni degli artisti citati, qst post me ne sta facendo scoprire altri (p.es The Avett Brothers, che mi stanno piacendo molto)

Diana said...

Oh yeah!