Tuesday, May 25, 2010

Uomini

Bah. Ne ho veramente sentite di tutti i colori in questi giorni successivi alla vittoria dell'Inter in Champions. Soprattutto ho sentito una valanga di malumore, astio, cinismo, disprezzo, odio. Cazzo, mi verrebbe da dire, vinciamo una coppa ogni 45 anni e lasciatecela godere voi che siete abituate a vincerne come se piovesse. Ma non è quello il punto. E' che l'Inter dà proprio fastidio in questo bel mondo del calcio. Non sono un pirla - neanche io - e so benissimo che non esistono società di calcio "pure" e presidenti onesti al 1000 per mille. Quando girano tanti soldi come nel mondo del calcio l'onestà è una chimera. Ma c'è disonestà e disonestà.

Moratti ad esempio. Ne ho sentite di tutti i colori su di lui. Accuse infamanti. Bah. Mi viene in mente lo strepitoso scherzo che gli ha fatto oggi un giornalista spagnolo, che al telefono con lui si è spacciato per il presidente del Real Madrid e Moratti c'è cascato come un boccalone. Uno così che razza di disonesto può essere? Un tontolone magari, che per troppo amore per la sua squadra ne ha fatte di tutte, speso fin troppi soldi e quant'altro. Di certo non è lo squalo che fa il presidente di certe altre squadre italiane. L'Inter di Moratti dà fastidio per un motivo solo: perché ha spezzato il duopolio di Milan e Juventus che hanno (mal)governato il calcio italiano degli ultimi vent'anni. E non sono un pirla - neanche io: so benissimo che il Milan di Sacchi o la Juve di Capello erano squadre fortissime. Noi interisti non l'abbiamo mai negato, come fanno loro adesso con quella che di fatto si è dimostrata la squadra più forte di tutti i tempi.

Mourinho. Bah. Quante volgarità su di lui. Che ha una colpa sola. Essere un uomo libero, a differenza dei servi che siedono sulle panchine di tutta Italia. Così libero di decidere di andarsene la sera stessa della vittoria della coppa più importante. Andarsene perché? Lo saprà solo lui. Probabilmente perché così libero da amare il calcio più delle squadre stesse. Andare altrove a portare la bellezza del suo modo di vivere il calcio a chi ancora non ce l'ha. A man with a mission, mi verrebbe da dire. Ma soprattutto uno che dà fastidio, anche lui. Ma non c'è giocatore di nessuna delle squadre che lui ha allenato dal Porto al Chelsea fino all'Inter che si sia mai lamentato di Mourinho. Una ragione ci sarà, quando i giocatori normlamente disprezzano tutti i loro allenatori. Perché Mourinho, che poi sono d'accordo non sia questo gran tecnico, ha un valore che nessun altro nel calcio oggi ha: il senso dell'amicizia. Un valore passato di moda evidentemente. Lui è amico dei suoi giocatori, e questo loro lo percepiscono. E con Mourinho diventano altri uomini, dei campioni veri.

Alla fine di tutto chissenefrega. Dite quello che volete, profeti del nulla. Io terrò per sempre nel cuore e nella mente le immagini di questo filmato, rubato di nascosto, fra due uomini che piangono. Per amicizia. Due uomini veri.

18 comments:

red said...

Sono juventino, ma non ho nessuna difficoltà a riconoscere che l'Inter di questa annata è stata su un altro pianeta e che ha meritato fino in fondo i 3 tituli.
Io però la vedo un po' diversamente da te, forse perchè non sono così coinvolto dall'epica impresa (non ho tifato contro, credimi, ma non ho nemmeno gioito, il che mi sembra normale)
Secondo me Mourinho e l'Inter sono il paradigma della squadra vincente nel calcio moderno: eccellenti professionisti (qualcuno più cattivo direbbe mercenari) che prestano la loro opera dove vengono pagati meglio.
Si vedrà se ho ragione alla fine dell'estate, quando si sarà capito quanti giocatori, oltre Mourinho stesso, avranno cambiato casacca.
Poi magari Materazzi e Mourinho sono davvero amici per la pelle, questo non lo posso sapere, ma in generale mi sembra che lo stimolo pricipale nel mondo del calcio odierno (Inter inclusa) sia più legato ai danèè che non all'amicizia

Maurizio Pratelli said...

Queste lacrime sono vere come quelle di zanetti. Materazzi voleva bene a Mou. lui che non ha mai giocato... E Mou quando era andato a vedere il Bayerm aveva mandato un messaggio a Materazzi con scritto "vinciamo 2 a 0. Io questa inter non la dimenticherò mai, tutto quello che verrà dopo sarà un altra cosa. Mi spiace solo di non essere andato a Madrid.

Paolo Vites said...

i tempi in cui come premio per una vittoria scudetto i presidenti offrivano il pranzo in osteria a base di salame e vino sono finiti da secoli. oggi è così, infatti il calcio mi fa schifo abbastanza.

ma mourinho resterà nella storia e non per capacità tecniche, ma per ben altro

laura said...

e, come ho scritto altrove, io in questo abbraccio e in queste lacrime ho letto anche un messaggio forte ai tifosi machisti, quelli che cantavano 'tutta la notte, coca e mignotte': attenti, ragazzi, che noi siamo anche, e forse soprattutto, questo. due uomini che hanno il coraggio di piangere, di abbracciarsi, di mostrare il loro lato fragile e umano, senza calze sulla telecamera, senza tatuaggi che nascondano la dolcezza, senza parolacce o gestacci, senza slogan irriverenti.

mou, anche in questo, controcorrente.

Bob Zico said...

Io mi chiedo perchè, caro Paolo Vites, tu che sei sicuramente il mio giornalista musicale preferito, che ti seguo tutti i giorni dal tuo blog e compro la rivista Jam solo per i tuoi articoli, non capisco proprio perchè anche tu ti ostini a usare le parole "uomini veri", "campioni veri" con persone che sono solo calciatori, solo calciatori che fanno il proprio dovere pagati fior fior di quattrini. Perchè proclamare calciatori e allenatori degli eroi? Io ho giocato a calcio per tanti anni nonostante ora ne abbia nemmeno venti, e so cosa significhi alzare un trofeo, godere per una vittoria o un goal: diventa tutto epico, assume forme che difficilmente riusciamo a razionalizzare. Però negli ultimi 20-30 anni il calcio è diventato un business potentissimo, approfittando del fatto che si tratta di uno sport da far gola a tutti gli italiani, ignoranti e non. Perchè un giornalista come te si dimentica che ci sono tanti altri uomini liberi in Italia che non hanno uno stipendio da stramilionari e che non hanno un microfono davanti al quale parlare ore ed ore della vita di merda che conducono? So che non è il tuo campo eccetera eccetera, ma allora perchè dai spazio a delle persone che di spazio ne hanno già abbastanza? Mi hai deluso, da un tuo grande ammiratore.

Paolo Vites said...

in realtà non credo che tu mi segua davvero come dici, visto che non lavoro più per la rivista JAM dal luglio 2009, circa un anno :-))

cmq, anche a me il calcio miliardario disgusta, ma ne sto parlando perché l'esempio di Mourinho sta spaccando proprio il calcio dei machi milionari puttanieri e cocainomani a cui siamo abituati.

vi ostinate a far finta di non capire.

Anonymous said...

Sicuro che non mettono la tua firma per vendere? Ah ah ah. All'inizio avevo diffidato dal Mou. Ma adesso non rompeteci i marroni. Lasciateci gustare questi primi 45 anni.... Sergio

silvano said...

Mourinho ha spiazzato tutti quelli che hanno avuto l'umiltà di ascoltarlo in questi due anni, a cominciare da me. Quando se ne andò Mancio e venne Mourinho, non volevo più seguire l'Inter perchè il portoghese lo conoscevo poco attraverso il ritratto che ne avevano fatto i media: capriccioso, egocentrico, "stronzo" in una parola.
E invece ascoltandolo e vincendo pian piano la diffidenza impostami dagli stereotipi giornalistici imperanti mi son accorto che, a fianco del grande ed abile comunicatore, c'era un uomo che non si vergognava di sentimenti quali amicizia e umanità. Ha capito ed è stato vicino a delle persone, i giocatori, ricordandoci che quei ragazzi stramiliardari sono prima di tutto persone, magari viziate e rese immature da ricchezze esagerate ed immeritate, ma persone.
Della sua onestà e schiettezza sono state infine testimoni le immagini che hai postato tu e le altre che abbiamo visto in questi giorni, di mou e dei suoi giocatori che piangono, piangono per un addio, per la fine di un'avventura (i soldi non sono tutto nemmeno nel mondo dorato e folle del calcio e questa "scoperta" è la vera rivoluzione e forza di Mou: riscoprirsi persone...e non dei e semidei della pelota).
Tanti non l'hanno capito in Italia (degli altri paesi non so), e pensano che quegli abbracci e pianti di commozione e gioia siano in realtà cinica finzione. Che le persone pensino ciò che vogliono ma lasciatemi dire che chi non "vede" i sentimenti mi fa pena.
Per dire infine dello squallore e della povertà del giornalismo sportivo, racconto brevemente il commento sentito in un tiggì minchia qualunque(non mi ricordo quale chè non li distinguo più l'uno dall'altro) sull'abbraccio e sul pianto tra Materazzi e Mourinho, diceva più o meno così: "Guardate il cinismo del portoghese che accortosi dell'unica telecamera presente è tornato indietro per abbracciare, ad uso e consumo della stampa, un frastornato Materazzi che sorpreso ed imbarazzato non ha reagito".
Ripeto un commento così è indecente e indica o totale imbecillità o, in questo caso sì, un cinismo osceno.
ciao, silvano.

Paolo Vites said...

assolutamente silvano.

e mi ricordo anche io dai servizi della tv italiana quando Mourinho era al chelsea che veniva dipinto come uno stronzo e anche io pensavo "che stronzo". poi parlavo con amici inglesi non tifosi del chelsea e tutti erano entusiasti di mourinho.

zambo said...

bello il post di silvano, mou ha ridato senso all'amicizia anche in un mondo dorato e falso come quello del calcio, non è un caso che in tutte le squadre in cui mou ha allenato i giocatori gli sono stati amici e ancora oggi abbiano di lui un grande rispetto. mou non ne poteva più dell'Italia ma anche noi ne possiamo più di un paese che mette il bavaglio alla verità

red said...

Rispetto tutte le opinioni, ma mi piacerebbe che gli altri facessero lo stesso.
Io penso di "vedere" i sentimenti delle persone che conosco, ma -ahimè - non riesco a "vedere" i sentimenti dei personaggi di spettacolo.
Ho chiuso il mio commento scrivendo che magari Materazzi e Mourinho sono davvero amici per la pelle e se solo per averlo messo in dubbio faccio pena...beh allora citerò il grande Totò: "ma mi faccia il piacere!" :-)

Paolo Vites said...

chi ha detto che fai pena?? che lo censuro subito :-)

vabbè dai basta parlare di calcio e torniamo alle cose di cui sappiamo veramente che cosa dire

LE DONNE!!!!

red said...

Giusto!
Basta calcio fino all'anno prossimo, quando il mondo si tingerà nuovamente di bianconero

silvano said...

Non mi riferivo a te Red, ma ai giornalisti sportivi, al carozzone che gira intorno e dentro al calcio.

laura said...

ma tra poco iniziano i mondiali

e tra poco ci trascurerete di nuovo...

:-PP

red said...

Poi basta davvero.
Volevo solo dire a Silvano che sui giornalisti sportivi sono d'accordo al 120%. Loro sì che sono penosi.

alexdoc said...

My Blues for Mou

Io Josè Felix lo seguo, l'ho capito e lo amo da quando arrivò al Chelsea, un pò la mia seconda squadra "estera", e la fece vincere dopo 50 anni. Pensavo (e meritava) di vederlo vincere tutto allora. Non avrei mai pensato di vederlo vincere tutto con la mia "prima", unica, squadra, vero amore nerazzurro. Ho visto tanti allenatori rispettati, stimati, temuti, odiati, dai loro giocatori. Ne ho visto uno solo amato da ogni gruppo che ha forgiato, uno solo che divide la storia di ogni club dove è stato in "prima e dopo di Mou", come Cristo, uno solo per cui i giocatori si butterebbero nel fuoco. Nessun altro come lui, un uomo al di là del bene e del male. Sic transit gloria MOUndi. Suerte, carissimo adorabile bastardo saggio folle calcolatore incosciente cinico romantico Josè.

alexdoc said...

Aggiungo: nessun altro suo "collega" riesce a far dimenticare, annullare, eliminare, cancellare, azzerare, la memoria del suo predecessore (chi di noi ricorda più il Mancio, che pure Dio solo sa quanto ho adorato), nè a lasciare un'ombra così ingombrante, un paragone così schiacciante, un confronto così imbarazzante. E rilancio: il post di Paolo è perfetto meno un punto, per me è anche e soprattutto un gran tecnico. Il fatto è che tutte le altre sue virtù comunicative e umane, il "personaggio" insomma, mettono in secondo piano la bravura in quello che dovrebbe essere la sua vera professione. Ma il Mou, per chi ha la fortuna di capirlo, è ben di più che "solo" un allenatore di calcio.