Wednesday, June 16, 2010

The Little Bastard


Era il 1999, credo, quando un manipolo di prodi giornalisti - o imbucati, fate un po' voi - si imbarcò su un aeroplanino direzione Francoforte sul Meno. Non Reno, Meno. Obbiettivo: un concerto del Little Bastard in persona, John Mellencamp, anche noto come John Cougar. In Italia, dopo essere stato ospite di Pippo Baudo in giovane età, aveva giurato di non rimetterci mai più piede, e la promessa l'aveva proprio mantenuta. Così ci selezionarono fra le menti più acute della critica musicale, tra cui yours, the good doctor, e Zambo Voodoo Zambo, e ci portarono a questo localino in pieno centro medievale della città tedesca. Gran concerto fu, con carrellata di tutti i suoi pezzi migliori, band portentosa e gran divertimento, inclusa secchiata d'acqua in testa agli spettatori delle prime file. Una gran festa rock'n'roll, e delle migliori.



Una sorta di rock'n'roll party ci fu anche dopo l'esibizione, anzi un after show party. Tra cibarie e bevandaria e i membri della Mellencamp band in mezzo a noi. Ovvio, io mi fiondai addosso alla bella violinista Miriam non rircordoche, che mi gelò con un "Ah sei tu, il giornalista greco di cui mi ha parlato John...". Greco? Parlato di me? (avevo intervistato Mellencamp al telefono qualche giorno prima). Vabbè, l'importante fu arrivare al sodo. John no, lui non si mischiò fra i comuni mortali, ma a notte inoltrata ci portarono in una saletta nascosta dove, quasi fosse il papa, ci aspettava The Little Bastard per fare udienza. Un po' imbarazzante per tutti, ma in fondo divertente. Soprattutto sapendo che i giornalisti inglesi non erano stati invitati all'evento perché uno di loro aveva scritto male cose del nuovo disco di Mellencamp, e lui li aveva banditi dalla guest list dell'evento. Davvero un little bastard.



Il mio vero after show party ci fu però dopo, quando tornai nella mia lussuosa - o lussuriosa - camera d'albergo già abbondantenente bevuto. Sfasciare una camera d'albergo è l'apoteosi del rock'n'roll lifestyle e tutti almeno una volta nella vita dovrebbero farlo. Io però lo feci perché nel tentativo di scolarmi l'intero frigo bar presente in camera, non riuscendo date le mie condizioni a trovare il cavatappi, mi misi ad aprire le bottiglie contro il davanzale della finestra spaccandolo esattamente a metà. Visto l'andazzo, concludere l'opera di devastamento alberghiero fu semplice obbligo di procura. Il mattino dopo ci aspettava un violo all'alba per cui avrebbero scoperto il malfatto solo quando avremmo superato i patrii confini. Credo che la casa discografia di John abbia poi ricevuto un conto abbastanza salato.

Tutto questo sproloquiare per segnalare apposito link alla recensione di "The Rural Route 7609", bellissimo cofanetto non antologico di John Mellencamo in uscita nei prossimi giorni. Ascoltare questo cofanetto è stato davvero emozionante: riscoprire una delle voci più autentiche d'America una gran gioia. Se poi decidessi di venire a suonare in Italia, non ci farebbe schifo e non ci costringerebbe a distruggere stanze di alberghi tedeschi...
JOHN MELLENCAMP/ "On the Rural Route 7609", nel nuovo cofanetto 30 anni di storia del rock | Pagina 1

4 comments:

Nando1970 said...

ok, ok, faccio il Little Bastard.
Ma "quando Bruce Springsteen urlò orgoglioso di essere “born in the Usa”" ?!?!?!?!?

Dai Paolo, scivolare cosi' sul luogocomismo del giornalismo musicale non è da te

Paolo Vites said...

diciamo che la banalità originale è di springsteen

laura said...

ehi, tutti voi, nella foto
il fumetto sulle vostre teste recita forse
'we are ugly but we have the music'?
;-)

(stanotte ho sognato che dylan in person vestito da mozart in un capannone dove c'era un party mi parlava del suo nuovo disco tenendomi la mano. il disco si chiamava 'sparkling lovers', e lui aveva gli occhi azzurrissimi...

non devo più bere porto bianco la sera. non così tanto...^_^)

p.s. chi viene a sentire ruth gerson stasera?

Maurizio Pratelli said...

il piccolo bastardo in Italia è il mio sogno. ma è un bastardo e non verrà.

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