Tuesday, May 24, 2011

70 reasons why Bob Dylan is the most important figure in pop-culture history



Happy birthday Mr. Dylan. Se ne leggono di tuti i colori in questi giorni. I migliori sono al solito gli inglesi. Che ieri hanno anche pubblicato un interessante scoop. La Bbc ha infatti trasmesso delle registrazioni di interviste di Robert Shelton, uno dei più accreditati biografi di Dylan, fino ad oggi inedite, in cui il Nostro nel 1966 gli diceva di essere un eroinomane e di aver anche forti desideri suicidi, come spararsi in testa o gettarsi da un balcone. Be', Blonde on Blonde è sempre stato il disco dell'eroina per me.

I kicked a heroin habit in New York City. I got very, very strung out. I had about a $25-a-day habit and I kicked it.

E poi:

Death to me is nothing. I could easily have gone over and done it. I will admit to having a suicide thing. I will try it, man. I will try my best but I came through this time. I'm not the kind of cat that's going to cut my ear... I would shoot myself in the brain or jump from the window.

La cosa più notevole per me è però quando dice di essere la persona che prende la musica meno seriamente di tutti. Non mi salverà l'anima, dice. Già, neanche il rock'n'roll può salvarci l'anima, è altro, e lui lo aveva già capito.

I take is less seriously than anybody. It's not going to help me into heaven one little bit. It's not going to save me from the fiery furnace... It's not going to make me happy - you can't be happy by doing something groovy.

Ciò detto, a me è piaciuto particolarmente questo articolo, dove per ognuno dei 70 anni di Dylan, viene specificato un motivo per cui Dylan è la più importante figura nella storia della cultura pop. Ecco le mie preferite. E happy freakin' birthday Bob thanx for the music. Settanta motivi per cui Dylan è la più importante figura della storia della cultura pop:

8. Because he rescued folk music from the grasp of bearded guys in cable-knit sweaters fantasising about being sailors or soldiers. Admittedly, there was already a topical songwriting element to folk music before Dylan came along, exemplified by Woody Guthrie and Pete Seeger, but until he democratised the form, folk was mostly the domain of slumming middle-class sophisticates in search of some more "authentic" escape from late-1950s suburban American conformity.

10. Because he wrote "It Ain't Me, Babe", the world's first anti-love song.

14. Because he made nasty lyrics acceptable. Until Dylan released "Like a Rolling Stone" and "Positively 4th Street", pop singles had generally toed the lovey-dovey romantic party-line. Suddenly, pop songwriting was afforded new vistas of theme and nuance, most notably reflected in John Lennon's letting of his inner cynic off the leash.

24. Because he introduced The Beatles to pot, without which there may have been no Rubber Soul, Revolver or Sgt Pepper.

26. Because he wrote "Visions of Johanna", the greatest song of all time. Former Poet Laureate Andrew Motion proclaimed it the greatest song lyric ever.

31. Because he made Blonde on Blonde, the greatest album ever recorded.

33. Because that classic mid-Sixties Dylan look – bird's-nest hair, dark shades, pipe-cleaner legs, Chelsea boots, razor-sharp cheekbones – is the coolest look ever. Just ask John Cooper-Clarke.

49. Because his 1966 world tour with The Hawks effectively invented rock music, as distinct from rock'n'roll: nothing that loud, and that powerful, had been heard on stage before.

60. Because, if you turn the cover of John Wesley Harding upside-down and look at the bark of the tree, you'll see The Beatles (vinyl only) (drugs optional).


...and because... he is the most fucking greatest songwriter, rock musician ever and the greatest fucking cool guy living on the planet still today

Sunday, May 22, 2011

Music on Canvas



Essere intervistati dopo una vita passata a intervistare gli altri è divertente. Mi hanno fatto anche le foto. Mi hanno detto che dovevo sorridere ma sorridere fa male alla mascella. Comunque ieri ci siamo divertiti. L'ambientazione era proprio figa, sembrava di essere in uno di quei loft newyorchesi, tipo quello del bellissimo episodio firmato Martin Scorsese dove Nick Nolte dipinge al suono - fuckin' loud - di Like a Rolling Stone (versione Before the Flood). Fuori, invece, eravamo in piena Brianza alcolica.



Il posto è CiQuadro, talmente bello che i proprietari/organizzatori sono anche interisti, infatti mi sono portato via una favolosa t-shirt dedicata ai pentacampioni, quelli della tripleta + due (siamo solo noi, ovvio). L'occasione era la presentazione della mostra di quadri degli amici Stefano Pavarini, Massimo D'Andolfi e Roberto Rossi, mostra di quadri di visioni rock. Fantastico, mancava solo Andy Warhol. A me ha nno chiesto di presentare il mio libro. Poi i pittori hanno fatto un egregio set dylaniano, da Gotta Serve Somebody a Shooting Star ed altre. Bello, molto Dylan-garage visto anche il posto. Io ero impegnato a stringere mani. Mi hanno anche presentato il sindaco - credo - di Turate, che mi ha fatto i complimenti per i miei quadri. Ehm, no sono solo uno scrittore... Il migliore di tutti è stato però l'assessore (non so se era quello alle Varie ed Eventuali) che si è seduto alla batteria per suonare Knockin's on Heaven's Door. Rockin' the politics.








Il buffet era sontuoso e nonostante non ci fossero Bloody Mary era della giusta gradazione da Brianza alcolica. Non si può chiedere di più. E' anche arrivato uno con la Ferrari, e ditemi a qaunte presentazioni vedete arrivare una Ferrari. Prima tappa del Book Tour portata via egregiamente, appuntamento adesso a giovedì 26 al Teatro Gloria di Como. Si promettono fuochi d'artificio e tricche-tracche. Io spero nel Bloody Mary.

Ps: la mostra dei miei amici è aperta credo fino a luglio, fateci un salto.

Thursday, May 19, 2011

Grazie

Ho ricevuto un messagio stamattina. Sì lo so, suona auto celebratorio renderlo pubblico, un modo per sentirsi figo, ma non è realmente così. Piuttosto, è una cosa che da senso a quello che fai, dandoti la forza di continuare a farlo. Per cui, amica, grazie a te, e a tutti quelli che passano di qua. Evidentemente non siamo soli, come tante volte pensiamo di esserlo. In fondo, tutto quello che conta è ricordarsi questa cosa: Le cicatrici sono aperture attraverso le quali un essere entra nella solitudine dell’altro. Keep rockin'.

"Ci sono blog che ti salvano (quasi) la vita.

Per me tutto ebbe inizio il giorno in cui sentii pronunciare il nome di un cantante sconosciuto: Nick Cave.

E’ stato un lungo viaggio.

Il suo blog, Bob Dylan e la frase che aspettavo da sempre: "Sono nato molto lontano da dove avrei dovuto nascere e perciò sono sulla strada di casa".

Perché quando la Bellezza non c’è, puoi cercarla, supplicarla e Lei arriva, attraverso mille strade, in ogni cuore, anche se perduto.

Grazie"

Wednesday, May 18, 2011

In the jingle jangle morning



So if there some day won't be time just to look behind
There won't be reasons, no descriptions for my place and mind
There was so much I was told that was not real
So many things that I could not taste but I could feel
So with tomorrow I will borrow
Another moment of joy and sorrow
And another dream and another with tomorrow

(With Tomorrow, Gene Clark)


Sì, il 24 maggio si festeggiano i 70 anni di Bob Dylan. Lunga vita al Maestro, come si suol dire. A me fa specie che ascolto i suoi dischi da esattamente 35 anni. Il che mi fa sentire più vecchio di lui che compie 70 anni. Però, se allora, nel 1976, mi avessero detto che 35 anni dopo, nel 2011, saremmo stati ancora qui a scrivere di lui, a leggere di lui, ad andare ancora ai suoi concerti avrei detto... non so cosa avrei detto perché in realtà quando hai 13 anni non pensi in termini di futuro, specie a distanze temporali così lunghe. Tutto accade nel momento, quando hai 13 anni, ed è bello abbastanza da non pensare al futuro. Il passato ancora non ce l'hai a 13 anni. A quasi 50 anni, invece, si pensa sempre di più al passato e, di nuovo, quasi mai al futuro. Tantè.

Io però voglio ricordare un altro evento relativo al 24 maggio, quello di vent'anni fa. Un evento di cui non parla mai nessuno. Poi io mi trovo più in sintonia con la morte che con le nascite. Il 24 maggio di venti anni fa - quando si facevano altre celebrazioni pazze anche allora, quella volta per i 50 anni di Bob Dylan - moriva un grande, grandissimo protagonista della storia della musica. Uno di cui Dylan stesso una volta aveva detto, le sue canzoni le vorrei saper scrivere io. Non credo lo abbia mai detto di nessun altro collega. Mi sono accorto di non aver mai scritto una riga su di lui, così ecco, questa è l'occasione giusta. Perché il 24 maggio di vent'anni fa, il 1991, moriva una delle voci in assoluto più belle di sempre, e l'autore di alcune delle più belle canzoni di sempre. Gene Clark.



Dire qualcosa di sensato su di lui in poco spazio non è semplice. Lui era i Byrds, tanto per cominciare. Nel gruppo rock americano più importante degli anni 60 (di sempre?), Gene Clark inizialmente era l'unico a scrivere canzoni. Lui era quello bello, che faceva impazzire le ragazzine, che poteva rivaleggiare con Lennon & McCartney. Lui era quello che aveva una voce di una esagerata malinconica bellezza. Proprio perché troppo importante, venne estromesso ben presto dagli invidiosi colleghi. Lui ne fu ben contento, che Gene Clark è sempre stato una anti star. Troppo timido, troppo semplice, troppo puro, per reggere l'ambiente corrotto e marcio del music business.



Andato via dai Byrds in piena esplosione psichedelica, che lui stesso aveva contribuito a scatenare ben prima che ci arrivassero i Beatles con l'epocale Eight Miles High che è quasi tutta opera sua, Gene Clark tornò a quello che amava di più, la musica folk e country, che suonava da giovanissimo con i New Christy Minstrels. Prima di Gram Parsons, Clark mise a punto l'incontro straordinario tra musica rock e musica country. La sua idea gli venne rubata da tutte le parti: dai Flying Burrito Brothers dello stesso Parsons ma soprattutto dagli Eagles, che ne fecero la versione commerciale da hit parade. Lui non se la prese. Si allontanò dalle scene nuovamente e andò a incidere quello che potrebbe essere il più bel disco di canzoni d'autore degli anni 70.


(In questo video ci sono due brani, uno dal disco Dillard & Clark, la svolta country-rock, e poi Spanish Guitar, la più bella canzone di Gene Clark da White Light)

Quel disco, White Light, non ebbe grande riscontri commerciali. Come sempre nella sua carriera solista. Lui, ancora una volta, non se la prese, alzò le spalle e sparì di nuovo. Un cuore troppo grande per tenere il passo con quell'ambiente. Un cuore da curare con l'unica medicina che conosceva. L'alcol. Vennero altri grandi dischi, il miglior esempio di country-rock degli anni 70, ad esempio, No Other, venne una improbabile reunion durata pochissimo dei Byrds originali, poi allo scoppiare degli anni 80 la reunion con Roger McGuinn e Chris Hillman, tre quinti dei Byrds originali, durata anch'essa pochissimo. Lui, dopo un disco e qualche concerto, si alzava e se ne andava. Le luci della ribalta non facevano per lui, per quell'uomo bello nel cui sangue scorreva quello degli indiani Cherokee. Per lui contava solo la pace dell'anima e del cuore. Ma su questa terra è difficile ottenerla, e lui lo sapeva.



Ormai per Gene Clark restavano solo due cose anzi tre. La sua meravigliosa voce, le canzoni e la bottiglia. Gli anni 80 passarono con dischi occasionali, in coppia con Carla Olson, niente di che comunque. Poi ci furono anche le cause legali con gli ex amici per chi si dovesse fregiare del nome Byrds per le solite inevitabili reunion. Gene perse ogni causa, naturalmente, lui che era stato mister Byrd, quello del gruppo per cui Bob Dyan provava la massima ammirazione. Mentre gli altri Byrds si rimettevano insieme per raccogliere onorifecenze, pubblicare cofanetti retrospettivi, lui veniva lasciato da solo. Fino a una mattina del 24 maggio 1991 quando il suo vecchio cuore malandato, troppo buono per questo mondo, si spezzò una volta di più. C'è un video sulla Rete, penoso. Lo mostra qualche settimana prima della morte, ridottosi a esibirsi nel salone di qualche hotel di Los Angeles per nessuno. E' completamente ubriaco, non si regge in piedi, non riesce più ad andare a tempo con la musica, con quel jingle jangle morning sound che lui aveva contribuito a inventare. Quel video non vogliamo vederlo, almeno su questo blog. Comunque sia finito, Gene Clark rimarrà per sempre artista purissimo. Uno dei più grandi di sempre. E ci mancherà, ogni giorno.



Friday, May 13, 2011

Whatevever happened to yesterday and a Dylan message

Be' ma che cazzo hanno smanettato 'sti cosi di blog.com. Hanno sospeso il servizio per quasi 24 ore e alla fine è sparito il mio post sul nuovo disco di Eddie Vedder. Poco male, le mie solite fregnacce, ma è come se ti avessero rubato un giorno di vita (virtuale), anche il nuovo headline è tornato quello vecchio. Mi dispiace per tutti quelli che avevano lasciato un commento. La recensione di Ukulele Songs la trovate comunque cliccando qua sopra, i vostri commenti non li trovate più.

Ma intanto è successa cosa ben più degna di nota. Per la prima volta nella sua vita Bob Dylan ha pubblicato un comunicato stampa. Davvero. A proposito delle scemenze che si sono dette sui concerti cinesi: della serie chi ha mai detto che non legge i giornali e non segue quello che gli gira attorno.

A me piace soprattutto perché alla fine lancia un messaggino a tutti quelli che scrivono libri su di lui. Ovviamente stava parlando del mio nuovo libro su di lui. Ok. Ovvio che no. Ma mi sono sempre piaciute le coincidenze.

Everybody knows by now that there's a gazillion books on me either out or coming out in the near future. So I'm encouraging anybody who's ever met me, heard me or even seen me, to get in on the action and scribble their own book. You never know, somebody might have a great book in them.

Il comunicato integrale lo trovate sul suo sito ufficiale

Thursday, May 12, 2011

Sleepless nights in Hawaii

Davanti a un disco come questo, le reazioni potrebbero essere essenzialmente due. La prima: è una rockstar, può permettersi il lusso di fare quello che vuole, anche le cazzate. La seconda: è una rockstar, ma facendo un disco in questo modo ha dimostrato di essere un uomo umile e semplice.

Probabilmente - come sempre - vale la via di mezzo. Certo è che, se tanto ci dà tanto, è probabile che nei negozi di strumenti musicali, almeno in America, potremmo assistere a breve a un boom delle vendite dell'ukulele. Perché il primo (l'altro, era in realtà era una colonna sonora, quella dello splendido film “Into the Wild”) album solista - che si intitola appunto “Ukulele Songs” - del leader e cantante dei Pearl Jam, una delle rock band più amate al mondo, è un disco per sola voce e ukulele.



Per leggere la recensione integrale di Ukulele Songs di Eddie Vedder clicca questo link

Tuesday, May 10, 2011

57 Channels (and Vites On!)

Be' mi mancava la televisione. Non è il Late Night Show con David Letterman ma d'altro canto io non sono neanche Jon Landau. Per cui vado su La 3 (ma sono quelli del telefono? No perché devo ancora restituirne uno credo), canale 143 di Sky. Domani sera al Tribute Bands Show, ore 22 e 30. Faccio l'opinionista. No l'ospite. Il critico? In realtà ho sempre sognato di andare al Costanzo Show a presentare un libro che poi vende automaticamente un milione di copie. Ci sarà in collegamento anche (l'ex?) direttore del Mucchio Selvaggio, Max Stéfani. Mi hanno detto che il camerino sarà come quello dell'Ultimo Valzer (Levon Helm docet). Ma anche no. Insomma spero che mi trucchino bene e che i riflettori non sparino sulla pelata, un po' come fanno con Celentano quando è in tv che sembra abbia ancora dei capelli. Lo scontro domani è Creedence Clearwater Revival vs Doors. Io tifo Bob Dylan.




per vedere lo streaing su computer:

http://www.la3tv.it/res/ext/streaming/live.shtml

Saturday, May 07, 2011

Saturday Night Music


Quando fuori per le strade si scatenano i diavoli (le immagini di Galliani che esulta dovrebbero essere vietate comne le foto del cadavere di Osama, quanto di più disgustoso si possa vedere) noi che siamo anime pie ci chiudiamo in un confortevole locale, scateniamo il nostro privato inferno con la musica bella e dimentichiamo tutto quanto. Che poi prendere la macchina, fare 10 minuti di strada, parcheggiare all'angolo e infilarsi al Blue Note è già una cosa bella. Specie se trovi un vecchio amico (interista, of course) che sta tenendo i posti nel tavolino là in mezzo sotto al palco, proprio tra il microfono di Luther e la batteria di Cody. Meglio di così non ce n'è.Lo dice anche Luther: qua stasera sembra di essere a casa.

Vediamo: al Blue Note c'ho visto Richie Havens con una violoncellista superfiga, Noel Gallagher presentato da Alessandro Del Piero e Davide Van De Sfroos. Per il Gallagher Bro' uno fuori della porta era disposto a darmi 500 euro per il biglietto. Ma a me piacciono gli Oasis. Stasera è la notte, però: North Mississippi All Stars. E sì, faccio lo sborone: sono stato il primo in Italia a scriverne, sono stato il primo a intervistarli. Sono l'ultimo a vederli dal vivo però che già erano venuti una volta e questa è l'ultima data del tour italiano. Ma ovviamente è la migliore. E io quando chiudo gli occhi - lo so, lo dico sempre, ma stasera è proprio così - sono al Fillmore East a sentire Duane Allman che vola alto, nello spazio cosmico del mio e del suo cuore.

Che Luther Dickinson suona in una maniera stratosferica, con la stessa grazia di Duane, ma con l'energia punk della sua generazione. White Stripes: chi erano costoro? Un bel niente, è ovvio. Che i NMAS (orfani del simpatico bassista ciccione) stasera sono solo chitarra e batteria, ma questa è la musica. Southern blues, downhome blues, gospel blues: cazzo, rock'n'roll, come urla il mio amico e Cody da dietro la batteria ride di gusto e risponde: Hell yes, rock'n'roll!. Quando poi prendono tutti e due le chitarre acustiche e si siedono su due seggiole, è come essere sul portico di casa loro giù nell'Alabama. Hickory wind, portami a casa. Ma il massimo è quando Cody prende la wash board, sì l'asse da lavare e spara fuori una suite noise-psichedelica da paura. Ha! Ma che figata.

Concerto serratissimo, con brani al fulmicotone di jumpin' blues, woogie blues, Robert Johnson blues e diavoli dell'inferno che schiamazzano e battono fuori sulla porta ma stasera i diavoli noi li cacciamo via. Mai una pausa e anche qualche strofa buttata lì tanto perché è giusto che sia così di Memphis Blues Again, tossica e psychedelica come sarebbe piaciuta al Good Doctor, quello vero non quella imitazione del belino alias Johnny Depp. Qua dentro, nella loro musica, c'è tutto l'umore del sud degli States, ci sono le preghiere gospel, c'è il profumo della quercia bagnata di umida pioggia della Georgia, c'è passione, sentimento e anima. Duane Allman è lì dietro le quinte che sorride compiaciuto. Sta mangiando una pesca, è ovvio.

Fuori, i diavoli festeggiano. Noi, in dieci minuti siamo a casa e penso: Milano sarà una città di merda, ma certe sere le potrei vivere solo a NYC o a New Orleans. O a casa Dickinson. Dio benedica questi fratelli. La messa è finita, vado in pace.


(questi video li ho fatti io e ne vado proud)

http://qik.com/video/6f0eeb35219f4213bf1040cabecd2a7a

http://qik.com/video/36e216d94cb04506ac31b15901a55391


http://qik.com/video/972f6fccebe142079f64685d1f5c42b5


Thursday, May 05, 2011

Un sentiero verso le stelle, sulla strada con Bob Dylan




Non chiedetemi quando esce questo libro perché non ne so niente. Doveva uscire ieri 4 maggio, ma pare che chi si reca in libreria si senta dire che è stato rimandato a giugno. Meraviglie dell'editoria italiana, il prossimo libro torno a farmelo da solo, auto produzione indie. Io intanto qualche copia ce l'ho e le venderò alle presentazioni - poche - che farò. La prima delle quali a Turate, in provincia di Como, il 21 maggio. Insieme a due amici pittori che hanno realizzato una mostra di ritratti rock. Sarà divertente. Suoneranno anche dal vivo, brani psychobilly di Bob Dylan. Io sarò dalle parti del bar, ovviamente. Poi ne farò un'altra a Como città, Teatro Gloria, il 26 maggio con due grandi amici, Maurizio Pratelli e Alessio Brunalti. Questa alle 21 di sera. Anche qui musica dal vivo, Alessio che mi dicono il miglior Dylan-imitator d'Italia, e l'amico Andrea Parodi. Appena finita sarò ovviamente al bar più vicino. Poi il 9 luglio farò da apertura al concerto di John Mellencamp a Vigevano. How cool is that? Presenterò il libro qualche ora prima del concerto, insieme a fratello Rigo Righetti, magari John Cougar farà un salto, visto che è un dylaniano di primo pelo. Poi saremo tutti al bar, naturalmente. Intanto oggi se comprate Sette, il magazine del Corriere della Sera, c'è una breve intervista al sottoscritto. Io intanto vado al bar più vicino. Bloody Mary time.

(ultima ora: il libro sarà nelle librerie dal 18 maggio - sperando sia la volta buona)


CLICCA SU QUESTO LINK PER LEGGERE UNE STRATTO DELLA INTRODUZIONE DI JOHN WATERS AL LIBRO "UN SENTIERO VERSO LE STELLE, SULLA STRADA CON BOB DYLAN

Tuesday, May 03, 2011

Gioventù bruciata?

Avevo conosciuto Cesare Fiumi negli anni 90, quando pubblicò un bellissimo libro su Jack Kerouac (On the road sulle piste di Jack Kerouac (Feltrinelli,1998). Anzi, sulle tracce di Jack Kerouac, perché era la descrizione di un viaggio seguendo quello fatto originariamente dallo scrittore americano e descritto nel suo immortale On the Road. Un sogno che tutti quelli che hanno amato On the Road hanno sempre fatto, ovviamente. Lui però questo viaggio lo aveva fatto realmente e lo aveva raccontato benissimo. Una sera, io e Fiumi, andammo poi a vedere Joe Ely in concerto, pagando pegno al comune amore oltre che per Kerouac, anche per il rock'n'roll. Ai tempi era giornalista di Sette, il magazine del Corriere della Sera, dove teneva una rubrica fissa sui gialli di cronaca nera.

Oggi è sempre a Sette, ma come inviato speciale ed editorialista. E scrive ancora dei bei libri. L'ultimo dei quali si intitola La feroce gioventù (Dalai editore, 176 pagine, 16,50 euro), ritratto di una generazione di giovanissimi capace di ammazzare il prossimo senza porsi un perché, e ha un sottotitolo quanto mai significativo che lo stesso Fiumi spiega essere decisivo per capire il senso del libro stesso: “In un paese violento senza più maestri”. Con Cesare dopo tanti anni abbiamo di nuovo parlato a lungo e il risultato è in questa intervista. Il quadro di una generazione senza maestri che fa lui mi trova tristemente d'accordo su tutto, forse tranne che in un passaggio. Quando dice che la scuola pubblica non sa più educare perché mandata in malore dai tagli economici, dalla mancanza di fondi eccetera. Certamente, è una scuola che vive un disagio. Ma allora io domando: e la (quasi) perfetta scuola americana che ha risorse economiche e scuole bellissime piene di meraviglie scientifiche, com'è che lì i giovani entrano armati di pistole e mitra e ammazzano i propri coetanei (Columbine docet)? Forse perché il problema è altro, è realmente educativo, cioè saper trasmettere dei valori (veri, come educare al desiderio di felicità ad esempio invece che alle ideologie che falliscono sempre e lasciano solo frustrazione e rabbia) invece che della semplice conoscenza tecnica. Il che si può fare anche senza soldi. Con i soldi meglio.


PER LEGGERE L'INTERVISTA INTEGRALE CLICCA SU QUESTO LINK