Sunday, January 27, 2008

Un vento idiota nel tunnel dell'amore

"A quel tempo ero ancora sposato, come avrei potuto comporre canzoni che parlassero del mio divorzio? Vorrei che la gente mi chiedesse un parere, prima di scrivere certe stronzate" (Bob Dylan, a proposito del contenuto lirico del disco Blood on the Tracks)

"Le canzoni di Tunnel of Love nacquero in un unico luogo e in un breve periodo di tempo. Scrivere non fu doloroso e sebbene alcuni lo abbiano pensato non fu propriamente uno sfogo autobiografico" (Bruce Springsteen, a proposito del contenuto lirico del disco Tunnel of Love).

Che la grande arte si manifesti attraverso l'esperienza del dolore, è da sempre il grande quesito che sembra avere una risposta a senso unico: sì, la grande arte è manifestazione del proprio dolore. Non ci può essere buona arte senza il dolore. Soprattutto, l'arte deve essere biografica, nascere da esperienza vissuta.
Per quel che ci riguarda, la canzone rock, potrebbe essere interessante sfatare questo mito, almeno una volta. Blood on the Tracks e Tunnel of Love sono due dischi che, seppur composti e pubblicati a più di dieci anni di distanza l'uno dall'altro hanno diversi punti in comune. Composti quando i due autori di essi sono all'incirca della stessa età (33 anni Bob Dylan, 36 Bruce Springsteen), entrambi sposati (da molti anni il primo, da circa un anno il secondo, ma entrambi alle prese con la loro prima esperienza matrimoniale), sono tutti e due una sorta di concept dedicato ai travagli e alla difficoltà insite nei rapporti di coppia. Per tutti e due, Dylan e Springsteen, alla luce dei rispettivi divorzi di poco successivi all'uscita di questi due lavori, si parlò appunto di narrazione in tempo reale di quanto stava accadendo nelle loro vite.
Musicalmente, seppur il disco di Springsteen soffra di una certa produzione fortemente legata al periodo storico in cui viene inciso e cioè gli anni 80, infarcito come è di tastiere synth e di batteria elettronica, si rifanno alla struttura semplice ed essenziale della canzone popolare nord americana. Folk per Dylan, leggermente più country Springsteen.
Liricamente, Dylan, da quel grande scrittore che è, adatta le sue riflessioni su una serie di piccoli spunti cinematografici, autentici squarci che si aprono su episodi (apparentemente?) realistici. E' un nuovo approccio al suo stile di scrittura, come spiegherà in seguito il cantautore. Springsteen, anch'egli a un momento di svolta nel suo approccio compositivo, si cala in una serie di riflessioni personalissime, non disdegnando a tratti anch'egli piccoli ritratti narrativi.


Entrambi i dischi sono due coraggiose disanime, al limite della seduta psicoanalitica, della difficoltà per un uomo e una donna di vivere insieme: "Dovrebbe essere facile, dovrebbe essere abbastanza semplice / Un uomo incontra una donna e i due si innamorano / Ma la casa è abitata dagli spettri e la corsa si fa dura / E devi imparare a vivere con quello che non puoi superare / Se vuoi percorrere fino in fondo questo tunnel dell'amore" canta Springsteen nel pezzo che dà il titolo al suo disco.
Dylan dal canto suo, al termine di una delle più rabbiose tirate che la storia del rock ricordi, Idiot Wind, conclude con l'accettazione di una realtà inconfutabile, quella che siamo tutti e due incapaci di costruire l'amore perfetto: "Un vento idiota ci passa tra i bottoni dei cappotti / Passa tra le lettere che ci siamo scritti / Un vento idiota ci scompiglia la polvere sui ripiani / Siamo tutti e due degli idioti, bambina / E' un miracolo che siamo in grado di nutrirci da soli".


(grandi coppie rock: Paul e Linda McCartney, Sara e Bob Dylan, Cher e Gregg Allman - 1975)

Che i due dischi non nascano necessariamente da esperienze dolorose di separazione in atto, lo dimostra ad esempio il fatto che Blood on the Tracks contenga un brano come Shelter from the Storm, dichiarazione di riconoscenza immensa verso la donna (la moglie) che anni addietro lo salvò da una corsa disperata verso l'autodistruzione, dandogli un "rifugio dalla tempesta". Per Springsteen, ci sono brani come Ain't Got You, Tougher Than the Rest, Walk like a Man a parlare di un rapporto ancora in atto. L'abilità e la grandezza dei due autori dunque è quella di calarsi in tutte le condizioni del rapporto amoroso (riconoscenza, accettazione, separazione, antagonismi, riconciliazione, desiderio dell'altro, fuga da esso) pur non essendoci necessariamente passati attraverso: è questo che fa di Dylan e di Springsteen due autori immensamente superiori a probilmente qualunque loro altro collega, capaci di uscire dai vincoli stretti dall'autoreferenzialità e spaziare nell'universalità della narrazione. E' lo sguardo spaventato di due uomini (di tutti gli uominie di tutte le donne) che stanno incamminandosi verso la maturità compiuta della loro vita e che si trovano pieni di paure e di dubbi su quanto sta accadendo loro: questo rapporto sarà la mia salvezza? Potrà questo amore risolvere tutte le mie angosce? E'questa la risposta che ho sempre cercato? Non c'è niente di più coraggioso e di più dignitoso di un uomo che si pone le domande essenziali e fondamentali del suo cuore. A costo di guardare nel buio dell'abisso. Che Springsteen e Dylan lo facciano con una manciata di grandi canzoni, è il dono della loro arte (meglio quelle di Dylan che quelle di Bruce, in questo caso, ma quella sarebbe un'altra storia...).

C'è un brano che dice che probabilmente Springsteen aveva ascoltato attentamente Blood on the Tracks, ed è il miglior della sua raccolta, la bella One Step Up. L'immagine dell'uccello fuori della porta del motel,silenzioso testimone "altro" degli accadimenti ("Un uccello su un filo fuori della stanza del mio motel, però non canta) riporta alla memoria l'uccello di quello che anche per Dylan è il brano migliore del suo album, You're a Big Girl Now: "Un uccello all'orizzonte, in cima a uno steccato / Mi canta una canzone a spese sue".
Due canzoni piene di ansietà, di rimorso, al limite della disperazione, e se in quella di Dylan c'è il fatto compiuto ("Ti troverò nella stanza di qualcun altro, questo è il prezzo da pagare"), anche in quella di Springsteen sembra che l'amarezza e l'impossibilità siano ormai la realtà: "Tutto uguale, notte dopo notte / A dirsi chi ha ragione e chi ha torto / Litighiamo e io sbatto la porta / Un'altra battaglia nella nostra piccola guerra / Da qualche parte lungo la strada ho preso la direzione sbagliata".

"La vita è triste, la vita è una fregatura, puoi fare soltanto ciò che devi, fa' ciò che devi fare e fallo bene" conclude mestamente Bob Dylan nell'ultimo brano della raccolta. Salvo adeguarsi alla contingenza della realtà: "Io lo farò per te, amore mio". Accade più o meno lo stesso per Bruce: "Dicono che se muori nei tuoi sogni, allora muori davvero nel tuo letto / La scorsa notte ho sognato che i miei occhi si rovesciavano all'indietro e la luce di Dio giungeva a illuminare tutto / Non era il freddo letto del fiume che sentivo scorrere sopra di me / Non era l'amarezza di un sogno che non si era avverato / Non era il vento nei campi grigi che sentivo soffiare tra le mie braccia, no amore: eri tu".

Questa è arte. La vita, quella quotidiana, avrebbe per entrambi preso la direzione che la vita stessa impone, rispecchiandosi nell'arte da loro stessi poco prima cantata. Circa un anno dopo o poco più l'uscita di questi due dischi, tornati entrambi on the road, sia Dylan che Springsteen avrebbero visto i loro matrimoni concludersi nel modo peggiore. Ne sarebbero nate delle grandi canzoni, ancora una volta.

6 comments:

Anonymous said...

Davvero ricco di spunti questo blog sui due album.
Tunnel of Love lo ascolto sempre con attenzione, Blood on the Tracks con silenziosa riverenza.
Quando un artista apre quella porta, e scava dentro fino in fondo, si compie sempre qualcosa di speciale.
Credo di essere fortunato ad avere nella mia TOP THREE questi due artisti, assieme a Patti Smith (anche lei in quanto a testi che provengono dall'animo è una maestra): so dove posso andare a rifugiarmi quando vengono certi momenti, e mi dà conforto, come nessun altro mai.
Grazie Paolo

Luca Skywalker

Fausto Leali said...

Che dire: due album tra i miei preferiti in assoluto, per due artisti al top delle mie preferenze, visti sotto una luce tutta particolare ed affascinante, in un post scritto (é un caso ?) nel giorno della festa della famiglia.
Grazie Paolo, come sempre.

Spino said...

Due album immensi, Blood on the Tracks raggiunge vette incredibili... non c'è una singola canzone che non sia un capolavoro, è il mio abum preferito di Bob.
Tunnel risente molto delle sonorità anni 80 ma contiene delle perle assolute (Valentine's Day, Brilliant Disguise, Tougher Than The Rest...) un album intriso di malinconia, a volte è dura ascoltare quei testi.

giorgio said...

grande paolo (tranne che big girl non e' affatto il brano migliore).
rag

Stechinardi said...

L'altro giorno guardavo il dvd di T.Petty dove si diceva che il "suo" Blood On The Tracks è Echo (1999). Adesso lo risento e poi ti dico (mi ricordo 2 o 3 bei pezzi ma per il resto nebbia...)
Daniele

Paolo Vites said...

thanx for the tip.. echo è il disco di tom petty che mi paice di meno ma proverò a riascoltarlo

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