Wednesday, March 26, 2008

There are places I remember (2)

Prima di cominciare, un importante DISCLAIMER: tutte le foto che vedete in questo post non sono ciulate qua e là da Internet, ma le ho fatte IO. E che cavolo…
Insomma, questo è un posto dove anche con tutta la buona volontà (e i soldi che non ho) non ci potrò mai tornare. Ero lì in una tiepida e splendida prima settimana di ottobre del 1991, durante il mio viaggio di nozze, di ritorno da una settimana passata a San Francisco (di cui racconterò un’altra volta). Nel 2001, in occasione del nostro decimo anniversario di nozze, avevamo programmato di tornarci. L’occasione era ghiotta: oltre a celebrare i nostri ricordi, a novembre Bob Dylan si sarebbe esibito al Madison Square Garden, e il sogno di vedere il menestrello nella città che gli aveva dato i natali (artistici) è sempre stato un mio grande sogno, che è rimasto appunto tale.
Avevo fatto tutto per benino: il 10 settembre mi era arrivata la conferma dell’acquisto dei biglietti per il concerto e per il volo. Perfetto. Fantastico.
Il giorno dopo era l’11 settembre 2001.

Non ce la sentimmo di andare a celebrare in una città dove a novembre ancora tiravano fuori dalla terra ciò che rimaneva dei 3mila e più morti: ticketmaster, che come i più esperti sanno è soprannominata “ticketbastard”, fu meno bastarda del solito e per la circostanza mi diede indietro i soldi dei biglietti. Bob Dylan avrebbe suonato lo stesso – e dalla registrazione che ho fu anche un grandissimo concerto, baciato da una sua dedica alla “city of ruins”: “In questa città ho scritto le mie canzoni migliori e non ho bisogno di dire alcunché per esprimere tutto il mio amore per New York”, avrebbe detto riferendosi ai soliti imbecilli che polemizzavano sul fatto che Bob Dylan non avesse prese parte alle numerose maratone “buoniste” a cui tutte le star del rock stavano prendendo parte in quel periodo in ricordo delle vittime delle Twin Towers. Davvero in certi momenti non c’è bisogno del presenzialismo, ma solo dei fatti.

Ricordo che quando sbucai dalle parti di Wall Street e mi trovai davanti le Torri Gemelle, appunto, uno non poteva che rimanere a bocca aperta per lo spettacolo di grandiosità che esprimevano. Ricordo anche che mi fecero la stessa impressione che immagino un uomo dell’antichità potesse subire di fronte alla Torre di Babele: qualcosa di troppo grande e inquietante per mani d’uomo. Fu un brutto presentimento, me ne rendo conto oggi, ma l’idea di entrare lì dentro faceva davvero paura. Ricordo l’ascensore che dal piano terra ti portava in cima, letteralmente schizzando con l’accelerazione di una astronave, circa dieci minuti per scalare centinaia di piani incollandoti alle pareti per la pressione. Anche questa non era una cosa buona, pensai.
Il panorama da lassù era però davvero incredibile. Ci tornammo poi un’altra volta, alla sera, per ammirare le mille luci di New York.

Come al solito concludo con una foto della mia mogliettina: come si deduce dall’espressione, quando uscimmo sul tetto all’aria aperta era terrorizzata. In effetti le Twin Towers facevano paura. Ma senza di loro, New York non è più stata la stessa. E io non ci sono più tornato.

6 comments:

Anonymous said...

molto duro
hai fatto bene

Luca Skywalker

Spino said...

la città dove vorrei vivere.
punto.

Anonymous said...

meglio san francisco

Anonymous said...

avessi i dollari vi ci porterei!
poi io proseguirei per il texas, il white sands desert, new mexico...
ciao! anna

Anonymous said...

bah, io ci sono stato in viaggio di nozze nel '92 e ci sono tornato nel 2003 con moglie e 3 figli; twins tower si, twins tower no, devo dire che è sempre fantastico, ogni zona è un villaggio, e ci sono un sacco di posti da scoprire,camminare a testa in sù per vedere i grattacieli, andare in bici per il central park in mezzo agli scoiattoli coi figli, prendere il metrò ed andare a brooklin per vedere il quartiere ebraico dei romanzi di Chiam Potok, mangiare qualcosa da Dean e De Luca ...insomma un'avventura continua. Grazie Paolo per questo ricordo, marcello

Anonymous said...

NYC e' un deciso segno di fino a dove puo' arrivare la capacita' dell'uomo. A me stupisce, non sapventa. Se non forse per il fatto che tu sparisci la' dentro.
Il prossimo viaggio lo facciamo insieme al grand canyon, che e' ancora di piu'. ;)
rag

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